Copertina
Autore Michael Kimball
Titolo E allora siamo andati via
EdizioneAdelphi, Milano, 2001, Fabula 137 , pag. 138, dim. 140x220x12 mm , Isbn 978-88-459-1638-0
OriginaleThe Way the Family Got Away [2000]
TraduttorePaolo Dilonardo
LettoreAngela Razzini, 2001
Classe narrativa statunitense , viaggi
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Indice


Come abbiamo fatto a arrivare fin là         19

Non vivere più a Mineola                     24

La famiglia delle mie bambole, la mia famiglia
di persone vere, il sole fuori, il didentro del
mio fratellino, i grandi, e come potevano farmi
un altro fratellino                          28

La nostra casa a Mineola                     32

Il buco a misura di bambino dentro la terra e
il mondo della polvere e la cassettina con
dentro il mio fratellino                     34

Da Mineola a Birthrock                       36

La nostra macchina-casa, la casa del babbo
vecchio, andare in Cielo, e quando potremo
ricominciare a vivere                        40

Da Birthrock a Stringtown                    42

Qualche altro modo che hanno le bambole per far
continuare a vivere le persone vere, come le
bambole vanno via e diventano persone vere e
poi grandi, e come dovevamo diventare grandi
anche noi e vivere da grandi                 44

Da Stringtown a Albion                       47

...


 

 

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Pagina 19

COME ABBIAMO FATTO A ARRIVARE FIN LÀ


La culla del mio fratellino e le altre cose da piccoli ci hanno portati da Mincola a Birthrock. Le collane e le altre cose per farsi bella di mia madre ci hanno portati da Birthrock a Stringtown, dove quella bambina ha preso le bambole di mia sorella insieme a tutta la roba che usava per giocare alla famiglia. A mia sorella hanno detto che la casa delle bambole e la famiglia che ci viveva dentro non le servivano più visto che non vivevamo più a casa. Così la casa delle bambole di mia sorella e tutto quello che ci stava dentro ci hanno portati da Stringtown a Albion, dove quell'uomo si è preso l'orologio da tasca e il temperino di mio padre insieme a quelle altre cose che mio padre si portava quasi sempre dietro se andavamo da qualche parte.

Le cose che mio padre teneva in tasca ci hanno fatto andare via da Albion, uscire dall'Oklahoma e cominciare a attraversare l'Arkansas per arrivare a Hot Springs. E là quell'altro bambino ha preso la mia mazza e il mio guantone da baseball e delle altre cose che come mi hanno detto erano diventate piccole. Quest'altro bambino ha preso tutti i miei vestiti tranne il completino usato che mi hanno fatto mettere e che mi andrà bene tra un bel po'. La roba da baseball la potevo passare al mio fratellino insieme ai vestiti ma tanto lui ormai non poteva più crescerci dentro.

Così tutta la mia roba ci ha portati da Hot Springs a North Little Rock e quella notte ci siamo fermati. Lì quegli altri hanno preso i cuscini, le coperte, le lenzuola, e tutta la roba che ci aiutava a dormire. Da North Little Rock siamo andati a Campbell Station e abbiamo continuato a andare via. La borsetta di mia madre e tutto quello che ci era rimasto dentro ci hanno portati da Campbell Station a Biggerton. Lì quella bambina ha preso la catenina col medaglione di mia sorella che dentro aveva una fotografia di quando mia sorella era piccola e malata. Ma mia sorella non era morta e non è morta nemmeno quando l'altra bambina si è presa la catenina col medaglione che ci ha fatto andar via da Biggerton e dall'Arkansas e arrivare a Glenallen, nel Missouri, dove quegli altri uomini hanno preso il portafogli di mio padre e tutto quello che ci era rimasto dentro. C'erano le nostre fotografie di famiglia e i bigliettini con sopra i nomi di altra gente e di altri posti. Soldi non ce ne erano rimasti ma a noi tanto i soldi non ci servivano più. Il portafogli di mio padre e tutto quello che c'era rimasto dentro ci hanno portati da Glenallen a Anna, in Illinois, e poi ci hanno piantati in mezzo all'America con tutti quei chilometri alle spalle e tutti quei chilometri davanti a noi.

A Anna quell'altro bambino ha preso le mie pistole, il cinturone con le fondine e tutte le cartucce che andavano nella pistola o negli occhielli del cinturone. Le mie pistole e gli altri giocattoli ci hanno portato da Anna a Giantsburg e poi a Old Shawneetown, e dopo, attraversando il fiume Ohio, siamo usciti dall'Illinois e siamo arrivati nella gobba del Kentucky dove c'è Henderson. Lì mia madre ha barattato il suo vestito da sposa e la sua fede con quella signora che voleva metterseli per sposarsi. Quest'altra signora voleva anche il velo ma mia madre non aveva più né quello né le altre cose che servono per sposarsi, a parte mio padre. Ma le cose da sposa di mia madre hanno fatto comunque sposare quelle altre due persone e hanno portato noi da Henderson a Hendricksville. Là quella ragazzina ha preso tutti i vestiti di mia sorella tranne quello che si era messa per andarcene da Hendricksville e arrivare a Bennetts Switch, dopo Six Points, Big Sheridan e Russellville.

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Pagina 44

QUALCHE ALTRO MODO CHE HANNO LE BAMBOLE PER FAR CONTINUARE A VIVERE LE PERSONE VERE, COME LE BAMBOLE VANNO VIA E DIVENTANO PERSONE VERE E POI GRANDI, E COME DOVEVAMO DIVENTARE GRANDI ANCHE NOI E VIVERE DA GRANDI


Mamma buttò via un bambino. Lo avvolse dentro dei pannetti e lo seppellì nella spazzatura. Ma i pannetti non bastavano a tenere caldo il bambino e quei grumi di bambino diventarono freddi e appiccicosi dentro la spazzatura. Ma il mio fratellino non lo avevamo buttato via nemmeno quando era diventato freddo e appiccicoso dentro la sua culla. Ma quei grumi di bambino di mamma non erano bambino abbastanza anche se avevano il colore del nostro didentro e di quello di mamma e del sangue.

I grandi fanno bambini troppo piccoli così loro muoiono troppo presto. Anche le bambole fanno i bambini. Ma dopo che cominciano a vivere le bambole e i loro bambini possono essere immobili o morti. Il mio fratellino era troppo piccolo per poter continuare a vivere anche se il mio fratellino-bambola viveva da bambola. Si muore se non si diventa abbastanza grandi per essere un grande oppure se si è una bambola e non si diventa una persona vera e poi grande quanto basta. Né io-persona vera né io-bambola eravamo ancora grandi abbastanza. Mio fratello grande era più grande di me ma non ancora tanto grande da essere un grande o rimanere vivo.

Io e mio fratello grande potevamo morire come il mio fratellino. Ma i noi-bambola continuavano a far vivere i noi due veri. Noi giocavamo con i noi-bambola dentro l'ombra della macchina così non ci bruciavamo al sole che entrava in macchina dai finestrini. Davamo ai noi-bambola il mangiare delle bambole e ci mettevamo in bocca le loro teste di bambola così potevamo respirare. Mettevamo a dormiree i noi-bambola sul posto dove si appoggia il braccio e poi li svegliavamo perché così potevano continuare a vivere insieme a noi.

Il mio fratellino era già morto e rotto e il lui-bambola era troppo caldo per vivere da bambola. Il sole seguiva noi e le mie bambole dentro la nostra macchina-casa per bruciarci tutti. Noi cercavamo di allontanarci dal sole per restare vivi ma quello continuava a bruciare il mio fratellino-bambola attraverso il vetro di dietro della nostra macchina-casa. Noi continuavamo a giocare alla famiglia col mio fratellino-bambola ma lui ci scottava le mani ogni volta.

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