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| << | < | > | >> |Pagina 3 [ inizio libro ]Il Novecento fu un secolo di profondi cambiamenti e di terribili conflitti bellici.
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Stanley Bliss, ex comandante operativo della nave "Sfida dei Mari", conduceva da anni una vita da semipensionato nell'hotel di sua proprietà sulla Costa del Sol, vicino a Malaga. | << | < | > | >> |Pagina 58Windom, il titolare della ditta di consulenze che portava il suo nome, era un uomo di quarantotto anni, con i capelli rossi e le lentiggini, che amava, in ordine di priorità, i gatti, la birra e il jazz. Aveva lavorato come direttore dell'ufficio progetti alle dipendenze di Martin Marietta fino al giorno in cui aveva sentito l'esigenza di mettersi in proprio e aveva creato una società di consulenza. Gli affari andavano abbastanza bene, anche se non benissimo, come lui di tanto in tanto si illudeva. Analogamente a molte altre persone che facevano il suo stesso mestiere, spesso lavorava troppo e talvolta soffriva della depressione del lunedì.Richiamò la voce "Torreson" nella rete e scoprì qualcosa di più. Otto anni dopo la morte del matematico danese, erano stati rinvenuti in una biblioteca di Copenhagen alcuni suoi scritti inediti. Fra questi, vi era un'elaborazione dell'equazione d'onda di Schreodinger, che permetteva, in teoria, di trasportare un oggetto istantaneamente da un luogo all'altro. Quella soluzione cosidetta "barbara" era nota da anni, ma era sempre stata ignorata da tutti. Torreson, invece, l'aveva modificata quel tanto che bastava a renderla attuabile praticamente. Un gruppo di fisici e di ingegneri di diverse nazioni avevano sviluppato il concetto fino a pervenire a una dimostrazione di laboratorio. Era un'idea apparentemente folle, ma Windom sentiva odore di soldi e, poi, era sinceramente incuriosito. | << | < | > | >> |Pagina 61"Fino a pochi anni fa, una delle leggi fondamentali della fisica stabiliva che nulla si crea dal nulla, che le macchine del moto perpetuo non funzionano, che un sistema produce in ragione dell'alimentazione che riceve e non di più. Ma Torreson scoprì il classico buco nella rete, un modo elegante per imbrogliare le carte, di cui oggi noi tutti beneficiamo. Infatti, la sua soluzione dell'equazione dell'onda di Schroedinger dimostra che una particella può trovarsi in qualunque parte dell'universo, non importa dove. Perciò, quando noi trasferiamo quella particella da un punto all'altro del cosmo, i conti tornano sempre, perché la massa totale dell'universo non muta, ma noi possiamo trarre profitto da questo trasferimento e intascare i soldi. Evviva!"- Lei è laureata in fisica, signorina Bondy? - No, sono una PR, ma la spiegazione che le ho appena fornito è stata elaborata da Adrian Edelman, uno degli inventori di questo apparecchio. | << | < | > | >> |Pagina 62- Dottor Edelman, l'apparecchio da lei inventato è un trasmettitore di materia?- Oh, no, no. È una cosa completamente diversa. - Qual è la differenza? - Be' cominciamo dallo spazio. Lo spazio è ciò che impedisce ai corpi di trovarsi tutti nello stesso luogo. D'accordo? E il tempo è ciò che impedisce che tutto accada contemporaneamente. Fin qui è tutto chiaro. Ma tempo e spazio devono essere stati creati durante il Big Bang, come la materia e l'energia, mentre non si può creare il nulla, non avrebbe senso... il nulla c'era già. Riesce a seguirmi? - Sì. - Molto bene. Adesso, però, dobbiamo modificare un po' questi postulati. Lo spazio diventa quella cosa che impedisce a "tutto il resto" di trovarsi in un determinato luogo e lo stesso vale per il tempo. Ora noi sappiamo che lo spazio è qualcosa, perché non può essere deformato dalla materia e può essere caricato da un campo elettrico o magnetico. Quindi, anche lo spazio, come qualsiasi altra cosa, ha una sua struttura. Anche il tempo, naturalmente, ma questo è un altro discorso. Perciò, su un fronte, Einstein si era sbagliato: esiste una struttura inerziale in cui si esplicita ogni forma di moto, ed è per questo che funziona il pendolo di Foucault. Ne consegue che è possibile attribuire a un punto qualsiasi dello spazio un numero e trasferire in quel punto una particella: ma per trasferire un oggetto si dovrebbero numerare le singole particelle che lo compongono e, per fare ciò, bisogna distruggere l'oggetto. Ecco perché la trasmissione della materia non è possibile. - Capisco.
- Un tempo guardavo i fil di
fantascienza alla TV, in cui l'eroe
veniva atomizzato e trasferito con
un raggio su un altro pianeta, dove
veniva riassemblato, e ho sempre
pensato: "Poverino, quello non sei
tu, ma un altro che indossa i tuoi
vestiti". Be', in ogni caso, il
nostro approccio è completamente
diverso. La macchina di Torreson
emette un impulso virtuale che
ricerca un ricevente sintonizzato
su una certa frequenza. L'emissione
dell'impulso avviene
istantaneamente in tutte le
direzioni, ma trattandosi di un
impulso virtuale, se non trova un
ricevente, non finisce da nessuna
parte e perciò non costa nulla. È
tutto chiaro? Ora, quando l'impulso
raggiunge il ricevente, rimanda un
segnale virtuale che arriva,
naturalmente, nello stesso istante
dell'impulso originale, e noi
possiamo caricare questo segnale di
tutte le informazioni che
desideriamo. Ma il ricevente è
vuoto o contiene dei corpi solidi?
Qualcuno di questi corpi si
sovrappone ai confini del campo? Se
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