Copertina
Autore George Lakoff
Titolo La libertà di chi?
EdizioneCodice, Torino, 2008 , pag. 248, cop.fle., dim. 14x21,4x2,1 cm , Isbn 978-88-7578-086-9
OriginaleWhose Freedom? The Battle Over America's Most Important Idea [2006]
TraduttoreValeria Roncarolo
LettoreRenato di Stefano, 2008
Classe politica , comunicazione , paesi: USA , scienze cognitive
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Indice


    Introduzione
 ix In nome della libertà


  3 Parte I. La libertà incontestata

    Capitolo 1
  5 La libertà è la libertà è la libertà

    Capitolo 2
 11 Perché la libertà è qualcosa di viscerale

    Capitolo 3
 23 La logica della libertà semplice


 45 Parte II. La libertà contestata

    Capitolo 4
 47 La metafora della nazione come famiglia

    Capitolo 5
 55 La libertà progressista: i fondamenti

    Capitolo 6
 77 La libertà conservatrice: i fondamenti

    Capitolo 7
 91 Causalità e libertà


109 Parte III. Forme di libertà

    Capitolo 8
111 Libertà personale e populismo

    Capitolo 9
125 Libertà economica

    Capitolo 10
145 Religione e libertà

    Capitolo 11
175 Politica estera e libertà


197 Parte IV. Idee e azioni

    Capitolo 12
199 La "libertà" di Bush

    Capitolo 13
213 Riprendersi la libertà


Letture consigliate

Ringraziamenti


 

 

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Pagina ix

Introduzione

In nome della libertà


Le idee sono importanti, e forse nessun'altra ha mai avuto un'importanza maggiore di quella di libertà.

La tesi centrale di questo libro è semplice: nell'America di oggi esistono due differenti concezioni di libertà, che nascono da due modi molto diversi, politicamente e moralmente, di vedere la realtà e che stanno dividendo il paese.

L'idea tradizionale di libertà è di tipo progressista: ossia si possono concepire più chiaramente i valori tradizionali nei termini di un cambiamento che è stato invocato e applaudito per oltre due secoli. L'America è stata una nazione di attivisti, che ha costantemente esteso le sue libertà più gelosamente difese:

- l'estensione della partecipazione cittadina e dei diritti di voto dai proprietari terrieri maschi di razza bianca ai non proprietari, agli ex schiavi, alle donne, a coloro che erano esclusi sulla base di pregiudizi, ai votanti più giovani;

- l'aumento delle opportunità, migliori lavori, migliori condizioni e indennità in ambito lavorativo a un numero sempre maggiore di americani: dagli uomini alle donne, dai bianchi alla popolazione di colore, da individui nati in America a quelli nati all'estero, dagli anglofoni a coloro che parlano altri idiomi;

- l'estensione dei diritti dei lavoratori (libertà da condizioni di lavoro disumane) attraverso la creazione dei sindacati: dal lavoro schiavistico alla giornata di otto ore, alla settimana di cinque giorni, al salario, al permesso per malattia, al compenso per gli straordinari, alle vacanze pagate, al congedo per maternità, e così via;

- l'allargamento dell'educazione pubblica dalla scuola elementare alla scuola media, superiore, universitaria e post-universitaria;

- il passaggio da una conoscenza scientifica condotta da figure isolate - come quella di Benjamin Franklin - a quella svolta da istituzioni scientifiche all'interno di grandi università ed enti governativi - come la National Science Foundation e i National Institutes of Health;

- l'ampliamento della sanità pubblica e l'allungamento dell'aspettativa di vita;

- l'aumento della protezione del consumatore attraverso una più efficace regolamentazione da parte del governo della condotta immorale e irresponsabile delle imprese e tramite cause legali collettive portate avanti nell'ambito del sistema giudiziario;

- il progresso di nuovi mezzi di comunicazione e l'estensione della libertà di parola, dai giornali locali alla vastità delle possibilità oggi raggiungibili tramite internet;

- l'allargamento della possibilità di accedere ai capitali dai ricchi proprietari terrieri e dai banchieri a un numero sempre maggiore di persone comuni, che oggi possono ottenere un prestito;

- l'estensione, su scala globale, della libertà dal sistema colonialistico (perlopiù grazie al sostegno della politica estera americana).


Queste sono alcune delle tendenze progressiste della storia americana. Questo progresso non è sempre stato lineare e le varie fasi sono state ben lontane dall'essere perfette, ma in ogni caso tali tendenze sono state sotto gli occhi di tutti, fino a poco tempo fa.

Il sorgere di un conservatorismo radicale in America minaccia di arrestare e invertire queste e altre tendenze progressiste, insieme alla stessa nozione progressista di "libertà" che ne è stata la linfa vitale.

A questo va aggiunto che l'inversione di tendenza si è messa in moto a un ritmo molto veloce. Sono stati minacciati i diritti di voto, soppressi o trapiantati all'estero i lavori con un buon salario e ridotti o del tutto cancellati i vantaggi. L'educazione pubblica è stata minata alle fondamenta e la scienza è sotto tiro. I media si stanno concentrando in monopoli, le regolamentazioni delle imprese vengono eliminate, il sistema di giustizia civile è minacciato, i programmi per la sanità pubblica vengono tagliati. Sono in corso la distruzione dei sindacati e l'eliminazione delle indennità lavorative. Nascono nuove leggi sulla bancarotta che limitano l'accesso al capitale delle persone comuni, e inoltre stiamo assistendo alla promozione di una nuova forma di colonialismo basato sul libero mercato sotto forma di accordi di libero commercio e globalizzazione, e addirittura all'uso della forza militare a sostegno di questi tipi di politica.

Tuttavia, per i conservatori radicali, queste tendenze non sono viste come un allontanamento dalla libertà, ma come un avvicinamento alla loro versione di libertà. Laddove nell'ultimo secolo la maggior parte degli americani ha assistito a un'estensione delle libertà, questi conservatori vedono in ciò che è avvenuto una riduzione di ciò che essi considerano come "libertà". Ciò che li rende "conservatori" non è il fatto che essi vogliano conservare le conquiste di coloro che hanno lottato per consolidare la democrazia americana, ma al contrario: essi vogliono tornare indietro, a prima che queste libertà progressiste fossero stabilite. Quello che vogliono conservare, nella maggioranza dei casi, è la situazione antecedente all'estensione delle tradizionali idee americane di libertà: essi vogliono ritornare a prima della grande estensione dei diritti di voto, dell'istituzione dei sindacati, della tutela dei lavoratori e delle pensioni, delle leggi sui diritti civili, della creazione di un sistema di sanità pubblica e della tutela dell'ambiente, del Social Security Act e di Medicare, delle scoperte scientifiche che hanno contraddetto i dogmi religiosi fondamentalisti. Ecco perché si appellano costantemente alla cosiddetta lettura "originalista", in senso stretto, della Costituzione (che la segue alla lettera e non nel suo spirito), a "giudici attivisti" piuttosto che a una popolazione innatamente attivista.

Ci porremo tre domande:

- In che modo i conservatori stanno cercando di far fare marcia indietro alla libertà?

- Perché vogliono rovesciare le libertà tradizionali?

- Che cosa intendono per "libertà"?


La libertà definisce cosa sia l'America e oggi corriamo il rischio che ci venga rubata. La destra radicale sta procedendo a ridefinirne lo stesso concetto. Perdere la libertà è una cosa terribile, ma perdere il concetto di libertà è ancora peggio.

La costante ripetizione della parola "libertà" da parte della cassa di risonanza mediatica della destra è uno dei meccanismi di quel "furto" dell'idea di libertà che si sta compiendo. Quando questa parola è usata dalla destra, il suo significato muta, gradualmente, quasi impercettibilmente, ma muta.

I discorsi al convegno nazionale dei repubblicani del 2004 invocavano continuamente le parole "libertà" e "libero". George W. Bush, nel suo secondo discorso d'insediamento, utilizzò queste parole 49 volte in 20 minuti, cioè ogni 43 parole. E se si prendono in considerazione i loro contrari ("tirannia", "dittatura", "schiavitù" e così via) così come le parole associate come "democrazia" la proporzione aumenta ancora. A partire dalle freedom fries, fino ad arrivare al Freedom Film Festival, la destra rivendica la parola "libertà" come suo marchio di fabbrica: si pensi al "National Liberty Journal", alla Liberty University e al Liberty Counsel di Jerry Falwell, alle operazioni in Iraq "Freedom" ed "Enduring Freedom", e l'elenco potrebbe ancora continuare.

Per molti progressisti l'utilizzo da parte della destra della parola "libertà" è puramente ipocrita e George W. Bush è il primo degli ipocriti. I liberali si chiedono come Bush possa dare un qualsiasi senso a questa parola quando, in nome della libertà, imprigiona a tempo indefinito centinaia di persone a Guantanamo, senza concedere loro il diritto di un giusto processo; quando, in nome della libertà, approva la tortura; quando, in nome della libertà, ha dato avvio a una guerra preventiva basandosi su delle false premesse e retroattivamente afferma che è stata intrapresa in nome della libertà; quando, in nome della libertà, causa la morte di decine di migliaia di civili iracheni innocenti; quando dà il suo sostegno a regimi oppressivi in Arabia Saudita, Egitto e Pakistan, mentre allo stesso tempo afferma di voler promuovere la libertà nel mondo islamico; quando, in nome della libertà, è d'accordo nel revocare il diritto di voto agli elettori afroamericani in Florida e in Ohio; quando, sempre in nome della libertà, cerca d'impedire alle donne di prendere le proprie decisioni in campo medico, d'impedire a coppie che si amano di sposarsi, di proibire alle famiglie di decidere di spegnere le macchine che tengono in vita i loro cari quando sono già tecnicamente morti.

Come può Bush dare un senso alla parola "libertà" quando va contro le quattro libertà di Franklin Delano Roosevelt: la libertà di parola, di religione, dalla miseria e dalla paura? La sua politica agisce contro la libertà dalla miseria spingendo sempre più americani verso la povertà, negando il suo consenso anche al più piccolo aumento del salario minimo, cercando di mettere fine alla Social Security. Con la promozione di una mentalità da assediati annunciando allarmi arancio e parlando in continuazione di "terrore" , Bush crea e alimenta un senso di paura, praticamente uno stato di emergenza permanente, invece di promuovere la libertà dalla paura. Il Patriot Act, approvato nel momento culmine di questa paura, fornisce nuovi poteri politici al governo, limitando le libertà personali. Il presidente agisce andando contro la libertà di parola incoraggiando il monopolio dei media, attraverso le intercettazioni telefoniche, facendo in modo che l'IRS minacci lo status economico dei gruppi che gli si oppongono, richiedendo a tutti i presenti ai suoi discorsi pubblici di prestargli un giuramento di lealtà e secretando più documenti governativi di quanto non abbiano mai fatto le precedenti amministrazioni dell'ultimo periodo. Lavora contro la libertà di stampa pagando segretamente i giornalisti perché promuovano la sua linea politica e negando l'accesso ai media a quei reporter che invece sono critici verso di essa. Bush lavora contro la libertà di religione nel suo tentativo d'imporre la preghiera nelle scuole a coloro che non vogliono pregare, permettendo che vengano spesi dei fondi federali per sostenere una religione (quella cristiana), introducendo nelle aule un'idea religiosa (quella dell' intelligent design) e sostenendola tacitamente, promuovendo programmi governativi di ogni genere basati sulla fede, che mettono il denaro dei contribuenti e il controllo sociale nelle mani di chiese approvate dalla sua amministrazione. Che cosa, si chiedono i progressisti, può mai voler intendere quando afferma che questo tipo di azione promuove la "libertà"? La conclusione di molti progressisti è che l'uso della parola a fronte di queste linee politiche tende a renderla priva di significato.

Sì, Bush opera per contraddire l'idea progressista di libertà, la mia idea di libertà. Tuttavia i progressisti stanno peccando di fantasia quando pretendono che la loro idea di libertà sia l'unica possibile e quando negano che la destra radicale abbia una qualsiasi idea di cosa sia la libertà. Negarlo porta a pensare che Bush non stia dicendo nulla quando parla di "libertà", che stia semplicemente degradando il linguaggio, che chi non dà significato a quello che dice è semplicemente autore di una propaganda cinica e opportunista.

Pensando in questo modo, i progressisti stessi stanno chiudendo gli occhi di fronte alla reale e graduale ascesa della destra verso il dominio culturale e politico. forte la tentazione di liquidare Bush e i membri della destra radicale come bugiardi e ipocriti, ma è troppo facile. Invece fa molto più paura pensare che Bush e gli altri appartenenti alla destra intendano proprio quello che dicono, che abbiano un concetto di "libertà" così estraneo ai progressisti che molti di questi ultimi non riescono nemmeno a comprenderlo e ancor meno a difendersi da esso. Ed è ancora più inquietante il fatto che la destra si stia gradualmente impadronendo dell'idea di libertà e che questo fatto stia passando inosservato sotto gli occhi di un gran numero di persone.

La maggioranza degli americani crede che la parola "libertà" abbia un unico significato. Ed è funzionale ai propositi della destra che il pubblico pensi che progressisti e conservatori stiano utilizzando la stessa idea, in disaccordo solamente su quale delle due parti ne sia il rappresentante piu forte; è funzionale agli scopi della destra dire che non esiste nessun tipo di furto dell'idea di libertà, che non c'è assolutamente nessuna sfida in corso: più a lungo rimane invisibile questo tentativo di furto, migliori sono le sue probabilità di successo.

Anche i democratici dalle impeccabili credenziali liberali stanno aiutando la destra radicale ín questo processo di negazione. Sono stato ospite di un programma della National Public Radio proprio dopo il secondo discorso d'insediamento di Bush, a discutere della notevole ripetizione della parola "libertà". L'ospite che veniva dopo di me era la brillante ed eloquente Elaine Kamarck, una figura importante nell'amministrazione Clinton, ora alla Kennedy School of Government di Harvard, che negò che esistesse, o potesse esistere, più di un significato della parola libertà. «La libertà è la libertà è la libertà», disse con assoluta sicurezza, rifacendosi al «Una rosa è una rosa è una rosa» di Gertrude Stein. Il presentatore radiofonico Rush Limbaugh, politicamente schierato a destra, si affrettò a seguire la Kamarck sostenendo che esiste un'unica e sola idea di libertà. Ora, se la libertà di Bush e Limbaugh è l'unica idea di libertà esistente in America, allora la destra radicale ha già vinto.

Ma in realtà i conservatori non hanno vinto, almeno non ancora!

Se avessero vinto, se la libertà fosse stata ridefinita nei loro termini in tutta la nazione, se la nostra libertà se ne fosse andata per sempre e la loro l'avesse rimpiazzata, allora non avrebbero bisogno di ripetere questa parola ancora, ancora e ancora. La ragione della ripetizione è cambiare non solo l'opinione delle persone, ma le loro stesse menti. Se fossero riusciti a inculcare la loro versione di libertà nella mente di tutti gli americani, o almeno della maggioranza, allora potrebbero semplicemente dare per scontata la libertà così come la definiscono.

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Pagina xv

La mente e la libertà

Mi avvicinerò all'idea di libertà dalla prospettiva della scienza cognitiva, ossia lo studio interdisciplinare della mente.

Esistono molti eccellenti libri sulla libertà scritti secondo diverse prospettive intellettuali: intellectual history, scienze politiche, politica pubblica, sociologia, diritto, filosofia. La storia dei tentativi di comprendere l'idea di libertà ci può insegnare moltissimo e io sono profondamente grato per l'importante produzione culturale fornita da tali aree. Ciononostante, queste ricercne hanno del limiti: la libertà e le altre idee politiche sono prodotti della mente umana e sono inevitabilmente il risultato dei processi mentali degli uomini. Ora, poiché i campi della scienza cognitiva e della linguistica cognitiva si sono sviluppati negli ultimi trent'anni, esse ci hanno permesso una nuova e più approfondita comprensione dei processi mentali e delle idee da essi generate, comprese quelle di genere politico.

La scienza cognitiva ha prodotto un numero enorme di importanti risultati, che hanno direttamente a che fare con la politica contemporanea, sebbene in un modo che non risulta immediatamente ovvio.


Noi pensiamo con il nostro cervello

I concetti attraverso i quali pensiamo sono fisicamente impressi nelle sinapsi e nei circuiti neurali del nostro cervello. Il pensiero è qualcosa di fisico e i circuiti neurali, una volta stabiliti, non cambiano velocemente o facilmente.


La ripetizione nel linguaggio ha il potere di cambiare il cervello

Quando una parola o una frase è ripetuta continuamente per un lungo lasso di tempo, i circuiti neurali che elaborano il suo significato vengono ripetutamente attivati nel cervello. Mentre i neuroni in questi circuiti si attivano, le sinapsi che connettono i neuroni che costituiscono i circuiti si rafforzano e questi ultimi possono alla fine diventare permanenti, cosa che avviene quando s'impara il significato di una qualsiasi parola nel nostro vocabolario fisso. Imparare una parola cambia fisicamente il nostro cervello e il significato di quella parola vi si fissa. Per esempio, la parola "libertà", se ripetutamente associata a temi radicalmente conservatori, può alla lunga essere associata non al suo tradizionale significato progressista, bensì a quello radicalmente conservatore. La "libertà" viene così ridefinita cervello per cervello.


La maggior parte del pensiero è inconscio

Dal momento che il pensiero avviene a livello neurale, la maggior parte del nostro pensiero non è disponibile a un'introspezione cosciente. Così che è possibile non conoscere i propri processi mentali. Ad esempio, si potrebbe non essere consci dei principi morali o politici che stanno dietro alle conclusioni politiche che si raggiungono velocemente e automaticamente.


Tutti i pensieri usano un frame concettuale

I frame sono delle strutture mentali di portata limitata, con un'organizzazione interna sistematica. Per esempio, il nostro frame mentale per la parola "guerra" include dei ruoli semantici: i paesi in guerra, i loro leader, i loro eserciti, con soldati e comandanti, armi, attacchi e campi di battaglia. Il frame include una conoscenza specifica: negli Stati Uniti, il presidente è il comandante in capo e detiene il potere di guerra; lo scopo della guerra è quello di difendere la nazione; la guerra si considera finita e vinta quando l'altro esercito si arrende. Tutte le parole si definiscono all'interno dei frame. In questo modo, dichiarare una "guerra al terrore" contro un nemico elusivo e indefinito ha conferito al presidente Bush degli speciali poteri di guerra che possono essere estesi e usati a tempo indeterminato, anche contro i cittadini americani. La guerra contro l'Iraq lo ha configurato come una minaccia per la nostra nazione, portando a considerare un traditore chiunque fosse contrario alla guerra; quando gli Stati Uniti marciarono su Baghdad, il frame della guerra diceva che la guerra era finita: "missione compiuta".


I frame hanno dei limiti

I soldati iracheni, i carri armati, gli aeroplani e il leader iracheno Saddam Hussein rientravano nel frame della guerra, dal momento che ne ricoprivano il ruolo semantico. Al di fuori del frame della guerra c'erano i civili iracheni decine di migliaia di persone uccise e mutilate , il rancore causato nelle loro famiglie da quelle morti e mutilazioni, il danno alle infrastrutture dell'Iraq, i posti di lavoro degli iracheni persi a causa di quel danno, la resistenza all'occupazione americana, la cultura e la religione irachena, gli "insorti", le antichità conservate nei musei iracheni, i parenti dei soldati americani, i tagli ai programmi sociali americani, l'aumento del deficit americano, il modo in cui venivano visti gli americani dall'opinione pubblica in tutto il mondo. Quando si pensa in termini di un frame si tende a ignorare quello che ne rimane al di fuori.


Il linguaggio può essere utilizzato per reinquadrare una situazione in un altro frame

L'amministrazione Bush in un primo tempo inquadrò la guerra in Iraq nei termini di un "cambiamento di regime", come se il Paese avesse potuto rimanere inalterato a eccezione di chi ne sarebbe stato al governo. Saddam Hussein sarebbe "caduto" (come simboleggiato dal crollo della statua che lo rappresentava, un'immagine trasmessa di continuo dalle TV americane) e un nuovo governo democratico avrebbe immediatamente rimpiazzato la vecchia dittatura. Quando cominciò a emergere l'insurrezione, divenne evidente che il vecchio frame non funzionava e dunque ebbe inizio un'operazione di reframing: l'Iraq diventò "il primo fronte della guerra al terrore".

I telegiornali della Fox utilizzarono il titolo "Guerra al terrore" ogni qualvolta venivano trasmesse immagini delle insurrezioni. Durante le elezioni del 2004, si raccomandò ai repubblicani di non parlare di "guerra in Iraq", ma di utilizzare invece per quanto possibile l'espressione "guerra al terrore". Al momento delle elezioni, tre su quattro dei sostenitori di Bush credevano che Saddam Hussein avesse dato un "sostegno fondamentale" ai terroristi di al-Qaeda, secondo quanto dimostrato dai sondaggi fatti poche settimane prima delle elezioni dal Program on International Policy Attitudes dell'Università del Maryland. L'operazione di reframing aveva funzionato.


I frame caratterizzano le idee: si possono avere frame "profondi" o "superficiali"

I frame profondi strutturano il nostro sistema morale o la nostra visione della realtà. Quelli superficiali invece forniscono una visuale più ristretta. Essi sono associati a determinate parole o frasi e alle modalità di comunicazione. Il reframing della guerra in Iraq come "primo fronte della guerra al terrore" era superficiale. Le parole sono definite perlopiù in termini di frame superficiali. Esempi di questo genere sono quelle espressioni-slogan come "tassa sul morto", "giudici attivisti", "denunce senza reale fondamento", "élite liberali" e "politically correct", che sono utilizzate dalla destra per scatenare reazioni violente. In politica, chiunque riesca a collocare il dibattito in un frame, tende a vincerlo. Negli ultimi 35 anni i conservatori hanno inquadrato in un frame la maggioranza delle questioni oggetto del dibattito politico.


I frame profondi sono presenti laddove c'è azione

I frame profondi sono gli unici che strutturano il modo in cui vediamo il mondo. Caratterizzano i principi morali e politici che sono così radicati da essere parte della nostra stessa identità. Il framing profondo è l'infrastruttura concettuale della mente: le fondamenta, i muri e le travi di quell'edificio. Senza frame profondi non ci sarebbe nulla su cui i messaggi dei frame superficiali potrebbero appoggiarsi. Come vedremo, il reframing conservatore della "libertà" è profondo, e i frame superficiali che si accompagnano a slogan e a brillanti espressioni idiomatiche hanno un effetto solo grazie al sostegno di frame profondi.


La maggioranza del pensiero ricorre a metafore concettuali

Il pensiero metaforico è normale ed è costantemente utilizzato, e noi agiamo sulla base di tali metafore. In un'espressione come "tax relief", per esempio, la tassazione è vista come un motivo di afflizione che dev'essere eliminato. Il ragionamento politico e morale è altamente metaforico, ma di norma noi non siamo consapevoli delle metafore attraverso cui pensiamo e secondo cui viviamo.


La maggioranza del pensiero non segue le leggi della logica

Pensare in termini di frame e metafore è normale e dà origine a inferenze che non rientrano nelle regole della logica così come sono state formulate dai logici matematici. Il ragionamento politico ed economico utilizza frame e metafore più che le pure leggi della logica e, poiché metafore e frame possono variare da persona a persona, non tutte le forme di ragionamento sono universali.


I frame e le metafore nei nostri cervelli definiscono il senso comune

Ragionare secondo il senso comune è semplicemente ciò che facciamo quando usiamo i frame e le metafore che sono nel nostro cervello. Il dominio da parte dei conservatori nel dibattito politico pubblico ha cambiato quello che gli americani intendono per "senso comune". Le idee del nostro senso comune possono non adattarsi al mondo. I frame e le metafore sono costruzioni mentali che usiamo per capire il mondo e per vivere le nostre vite, ma il mondo non si conforma necessariamente alle nostre costruzioni mentali.


I frame hanno la meglio sui fatti

Supponiamo che un fatto non sia in accordo con i frame e le metafore del nostro cervello che definiscono il senso comune. Allora il frame o la metafora continueranno a esistere e il fatto sarà ignorato. Perché i fatti abbiano un senso, devono adattarsi ai frame e alle metafore già esistenti nel cervello. I fatti contano e un giusto framing sia profondo che superficiale è necessario per comunicare la verità riguardo alla nostra realtà economica, sociale e politica. Importanti linee politiche nazionali sono costruite sulla base dei frame profondi che caratterizzano i nostri valori più radicati e definiscono chi siamo moralmente, socialmente e politicamente, e dei fatti, ossia quelle realtà che sono considerate urgenti sulla base di tali valori. Perché i fatti abbiano un senso e siano percepiti come urgenti, devono essere inquadrati in frame in termini di valori profondi che li rendono urgenti.


I conservatori e i progressisti pensano attraverso frame e metafore diversi

In Moral Politics ho spiegato in modo particolareggiato come complessi sistemi di pensiero conservatori e progressisti siano organizzati tramite metafore intorno ai modelli idealizzati della famiglia del padre severo e del genitore premuroso, cosa è difficile individuare quando si ragiona tema per tema, ma diventa chiaro quando comprendiamo come i temi si organizzino per aree tematiche.


I concetti controversi hanno un nucleo centrale incontrovertibile

Idee importanti come quella di libertà, che implicano dei valori e hanno una struttura interna complessa, sono solitamente controversi, ossia persone diverse hanno una differente concezione di cosa essi significhino. In generale, i concetti controversi hanno un nucleo centrale incontrovertibile, un significato centrale su cui quasi tutti si trovano d'accordo. Le parti controverse vengono lasciate non meglio specificate, come se fossero spazi vuoti che devono essere riempiti grazie ai frame profondi e alle metafore. Per esempio, la coercizione è in contrasto con la libertà. Tuttavia, persone differenti intendono qualcosa di diverso per "coercizione". In un ambito non controverso, la parola "coercizione" non è ulteriormente specificata, rimane vaga, uno spazio vuoto che dev'essere riempito.


Il pensiero razionale necessita delle emozioni

Tradizionalmente si pensava che l'emozione perlopiù interferisse con la razionalità, ma quando le persone perdono la capacità di provare emozioni esse perdono anche quella di pensare razionalmente. I conservatori hanno imparato molto meglio dei progressisti come approfittare del legame tra emozione e razionalità e sono particolarmente abili nell'usare la paura per influenzare gli elettori.


Che cosa ha a che fare tutto questo con la libertà? Tutto. Come si chiarirà più avanti, la libertà, come ogni altro concetto sociale o politico, si compone di frame e metafore ed è inoltre definita come un "concetto essenzialmente controverso" ossia al riguardo ci sarà sempre un radicale disaccordo. Questo concetto ha sì un nucleo centrale incontrovertibile su cui tutti siamo d'accordo, ma in questo caso si tratta di una libertà intesa in senso vago e tutti gli spazi bianchi importanti restano dei vuoti da riempire. Quando gli spazi vengono riempiti da progressisti e conservatori, si ottengono due idee radicalmente diverse espresse dalla stessa parola, "libertà". Attualmente, i conservatori radicali, all'interno della "guerra tra culture" che hanno dichiarato, stanno lottando per riempire gli spazi vuoti e in tal modo per ridefinire a loro modo la parola "libertà". Attualmente la destra sta vincendo questa battaglia.

Gli americani devono sapere che cosa sta avvenendo alla loro idea più preziosa.

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Pagina xxi

Una razionalità di ordine superiore

In questo libro ricopro due ruoli: da una parte, sono un linguista e un cognitivista e in questa veste esamino due forme molto diverse di ragione, alla ricerca di quella forma di razionalità più alta che ci è offerta dagli strumenti delle scienze cognitive. Io credo che sia di vitale importanza conoscere il modo in cui pensiamo e capire le nostre forme di discorso politico, fare un passo indietro rispetto alle nostre convinzioni politiche e vedere come il ragionamento morale e politico funziona sia in noi stessi che negli altri.

Quello che è qui in gioco è la forma più profonda di libertà: quella che deriva dal conoscere la propria mente. Se non si è consapevoli dei propri frame e delle proprie metafore, allora si è inconsapevoli di ciò che costituisce la base delle proprie scelte morali e politiche. Inoltre, i nostri frame e metafore profondi definiscono la sfera in cui agisce il nostro "libero arbitrio". Non si può volere qualcosa che è al di fuori della propria capacità d'immaginazione. Il libero arbitrio può operare solo su idee contenute nel nostro cervello e non su idee che non abbiamo.

Il libero arbitrio in questo modo non è del tutto libero, ma è radicalmente limitato dai frame e dalle metafore che formano il nostro cervello e definiscono il nostro modo di vedere il mondo. Questi frame e queste metafore sono generati, in buona parte, dalla ripetizione da parte dei media.

Se questo sembra un po' inquietante, è bene che sia così: stiamo vivendo in un momento inquietante.

Le scienze cognitive, rendendoci perlomeno consapevoli dell'esistenza di frame e metafore alternative, hanno la funzione di aumentare la portata del libero arbitrio.

Dall'altra parte, oltre a scrivere come scienziato, sono anche sostenitore di un punto di vista: io credo che una versione di libertà sia tradizionale e importante da mantenere per i più profondi ragionamenti morali, e al contempo credo che l'altra versione sia pericolosa per i nostri ideali democratici e per il sistema morale che sta sotto le fondamenta della nostra nazione.

Il mio compito in questo libro è quello di aprire una discussione su questi due modi di vedere la libertà, descriverli il piu accuratamente possibile e discutere di come si possa ripristinare la visione progressista di libertà che sta al centro della nostra democrazia, e di come farlo in modo onesto, utilizzando framing, sia profondi che superficiali, in cui crediamo veramente e che rivelino la verità riguardo alla nostra realtà sociale, economica e politica.

La libertà tradizionale regna ancora nelle menti degli americani. Ciononostante, la destra ha fatto dei seri danni: decine di milioni di americani oggi pensano alla libertà nell'ottica che di essa ha la destra, e una prova sono le elezioni, i sondaggi elettorali, le leggi promulgate, le decisioni giudiziarie e tutto ciò che ci è trasmesso dalla radio e dalla TV. Esiste il pericolo concreto che la destra abbia la meglio: i suoi sostenitori hanno il controllo del governo a tutti i livelli, uno stretto controllo sulle infrastrutture politiche, la prepotenza del pulpito presidenziale, il controllo di un'importante parte dei media (Fox e Clear Channel) ed essi hanno fatto un'operazione di framing per quasi ogni tema affrontato nel dibattito pubblico, in modo così esteso e invisibile che anche i giornalisti più intelligenti, preparati e perspicaci non se ne sono accorti. No, la destra non ha vinto, ma sta facendo dei veloci progressi e quasi senza dover fare discussioni.

Il pericolo non riguarda semplicemente le parole, non si tratta solo di un cavillare sulla semantica. Si tratta invece di una guerra su un'idea. E se l'idea di libertà cambiasse radicalmente, allora la libertà così come la conoscevamo sarebbe persa. La ragione di tutto ciò è che le persone agiscono sulla base delle proprie idee, che non sono cose astratte: sono componenti dell'azione, definiscono degli ideali, creano delle norme di comportamento, stabiliscono ciò che è giusto o sbagliato, e di conseguenza cambiano il nostro modo d'intendere il passato e il presente, la nostra visione del futuro e anche le leggi che vigono in un paese. Impadronirsi di questa parola significa impadronirsi dell'idea che vi si accompagna e, con essa, dominare la cultura definita da quest'idea.

Inoltre, questo dominio non si arresta alle nostre frontiere: gli Stati Uniti sono la nazione più potente della Terra e si sono votati a diffondere la loro idea di libertà. E come sarà quest'idea? Se sono i conservatori a decidere della politica estera e ad avere il controllo della definizione della libertà stessa, allora l'idea che essi diffonderanno non sarà il tradizionale concetto americano di libertà, ma in molti sensi proprio il suo opposto.

La destra radicale sa qual è la posta in gioco. La guerra tra culture che i suoi sostenitori hanno dichiarato è reale. Tutte le sopraffazioni che ho elencato sopra sono reali: la guerra in Iraq e la morte e la distruzione che ha portato con sé, la distruzione del nostro ambiente, la limitazione delle nostre libertà civili, la devastazione della nostra economia, l'indebolimento del nostro sistema scolastico: tutto questo è reale, anche troppo.

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Pagina xxiii

Il mistero dei progressisti

Tutto ciò che i progressisti vedono come sopruso, è invece salutato dagli estremisti conservatori come un'azione per promuovere la libertà. Molti progressisti dicono che i conservatori sono semplicemente avidi e ignobili. Per quanto mi riguarda, in gran parte non sono d'accordo. Alcuni di essi possono essere avidi e ignobili, ma la maggioranza dei conservatori si considerano persone moralmente corrette, semplicemente con una morale diversa.

La libertà, così come la stanno ridefinendo, è la chiave di volta alla base della loro morale e del loro impegno politico. Attorno ad essa si unificano le posizioni dei conservatori radicali sulle tematiche riguardanti una vasta area di linee di condotta sia in politica estera che interna. I progressisti tendono a lottare sui singoli temi, uno per uno, mentre per la destra la preferita delle definizioni di Bush "la difesa della libertà" riunisce in sé la volontà di combattere su più fronti allo stesso tempo. I progressisti sono in svantaggio rispetto a questo modo di concepire la realtà se sono incapaci di riconoscerlo e conseguentemente di contrastarlo con una loro propria visione coerente e articolata.

Per illustrare questa visione del mondo del tutto lontana dalla loro, considerate uno stralcio del secondo discorso d'insediamento di George W. Bush: «L'autogoverno si basa, alla fine, sul governo del sé». Che cosa significa? Perché ha avuto tanta importanza nel suo discorso inaugurale?

Non sono qui a discutere di misteri per il gusto stesso del mistero. Se gli americani vogliono tenersi stretti la libertà così com'era quella con cui sono cresciuti, così come l'hanno conosciuta e amata, allora devono capire che c'è una nozione radicalmente diversa e inquietante di quello che gli estremisti di destra chiamano "libertà" che plasma la nostra cultura e la nostra vita politica.

Non si può fermarla se non la si vede.

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