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| << | < | > | >> |Pagina 9I due ragazzi camminavano sull'alta cresta al centro della strada forestale, evitando i solchi fangosi sui lati. I boscaioli avevano azionato le grosse macchine lungo i sentieri improvvisati – le loro enormi ruote avevano inciso tagli profondi nella terra molle. Gli uomini si erano presi il legname di qualche valore; ora rimanevano soltanto gli alberi indesiderabili – quelli giovani, quelli rovinati o contorti, quelli marci o malati. I ragazzi avanzavano faticosamente tra il fitto intrico di rami abbandonati che ricopriva il terreno del bosco. Il sole penetrava attraverso la rada volta vegetale e batteva sui loro colli sudati. Con la punta di un piede, Terry urtò l'estremità di una radice scoperta e incespicò per una serie di passi traballanti. Il suo zaino sbatacchiò. L'altro ragazzo schivò quel moncone di legno scheggiato e, con cautela, s'affrettò ad aggirare un piccolo ceppo di betulla. Rispetto all'amico, Terry era più alto di un'intera testa e più largo di mezza figura, tuttavia portava il proprio corpo come se fosse un vestito troppo grande. Comunque, il fatto di essere piccolo e agile non rendeva felice il compagno. Guardava il corpo di Terry e si diceva che avrebbe voluto averne uno così: con il collo e le braccia massicci, identici a quelli di un adulto. Penzolante al centro della sua ampia schiena, lo zaino sembrava un giocattolo per bimbi. Terry incespicò di nuovo. "Cazzo," disse. Con un balzo, superò il solco che fiancheggiava il sentiero e andò a sedersi su un grosso ceppo. Tagliato di recente, quel legno appariva ancora pallido e burroso. Una bianca segatura aderiva alle foglie morte sul terreno, simile a neve appena caduta. Terry s'inginocchiò per stringere i lacci di uno dei suoi scarponi col carrarmato. Li portava quasi sempre slacciati e laschi, secondo la moda in uso nella loro scuola per quelle calzature e le pedule. Allungò la gamba e tirò la stringa con forza. Dopo averla allacciata, passò a occuparsi dell'altro scarpone. Mentre era impegnato in quell'operazione, l'altro ragazzo osservò le mani e gli avambracci di Terry: erano coperti di ispidi peli rossi che si intonavano con il colore dei capelli tagliati cortissimi. Le sue braccia, invece, erano ancora infantili; sul corpo, aveva pochi peli biondi e fini. Rialzandosi, Terry grugnì. Con un balzo, tornò sul sentiero. Il compagno aveva sei mesi di più, ma la sua corporatura gli aveva conferito il diritto di far da guida in quel labirinto di viottoli sdrucciolevoli. Ma quando era incerto sulla direzione da prendere, l'altro gliela indicava da dietro con il tono di chi la sa lunga. Era cresciuto andando a caccia nella terra dei Darling con il padre e lo zio. Il vecchio Darling era morto alcuni anni prima, e i figli avevano ceduto la proprietà a un operatore immobiliare. Nel giro di poche settimane, quei quattrocento acri di terreno erano stati circondati da cartelli con la scritta DIVIETO D'ACCESSO. E nel volgere di qualche mese, l'intero appezzamento era stato lottizzato, e la commissione urbanistica municipale si era ritrovata a esaminare i progetti per alcuni eleganti complessi residenziali. In effetti, i ragazzi stavano violando il divieto, ma nei dintorni non c'era nessuno che potesse impedirglielo. Quando l'economia aveva cominciato ad andar male – poi aveva proseguito lungo la china –, i lavori si erano fermati. I cigolanti camion-betoniera avevano interrotto l'andirivieni verso i nuovi insediamenti. Lo sciame dei subappaltatori era sparito. La Mercedes dell'operatore immobiliare aveva smesso di girare per la città. Correva voce che fosse riuscito a evitare il fallimento soltanto grazie al denaro ricavato dal recente contratto per il taglio e il trasporto dei tronchi. I ragazzi sbucarono nella radura di Woodbury Heights, l'ultimo dei progetti dell'imprenditore immobiliare. L'uomo aveva aperto una strada fin nel folto del bosco, l'aveva asfaltata e gli era riuscito anche di vendere un certo numero di aree edificabili prima che cominciasse la recessione. Cumuli di terra e massi dissotterrati costellavano ora il paesaggio. Alberi privi di foglie giacevano sul terreno; le loro radici si protendevano ambiguamente nell'aria. Il nero profondo della pavimentazione stradale spiccava nella confusione di quella scena. I ragazzi riuscirono a raggiungere il sottopasso alla fine della strada. Il sole d'agosto incombeva pesantemente sopra di loro; il calore rimbalzava verso i corpi dall'asfalto rovente. "Sei sicuro?'" disse il ragazzo più basso. Terry annuì. Fece scivolare lo zaino fuori dalle braccia e ne estrasse tre bottiglie di vetro. "Come lo hai imparato?" "Mio fratello," disse Terry. "Due parti di benzina, una di petrolio." Tirò fuori tre calzini e ne annodò un'estremità di ciascuno. Poi li inzuppò con la miscela contenuta nelle bottiglie e infilò un nodo in ciascuno dei colli. Raggiunse il ciglio della strada e si asciugò le mani nell'erba alta. Al ritorno, prese una delle bottiglie, accostò un accendino al calzino e scagliò lontano quel cocktail fiammeggiante; quando il vetro andò in frantumi, incendiò una buona porzione di asfaltatura. "Vedi," disse Terry. "Te l'avevo detto." Il ragazzo sorrise. "Cristo!" esclamò. Rimasero a guardare le fiamme che andavano lentamente smorzandosi. | << | < | > | >> |Pagina 69Il ragazzo scese i tre gradini rivestiti di gomma e, per un momento, rimase immobile e si guardò intorno, prima di fare l'ultimo passo dall'autobus al selciato. Il vialetto si apriva in una sorta di mezzaluna di fronte alla scuola. Orde di ragazzi si riversavano dai vari pullman; e frotte di studenti attendevano l'arrivo dei propri amici sul marciapiede. La torre campanaria di mattoni rossi si levava alta sopra le loro teste; l'orologio sulla facciata era fermo da chissà quando. Scorse alcuni volti conosciuti, ma la folla intorno a lui era composta per la maggior parte di estranei. Cercò di fermarsi per valutare l'ambiente, ma fu investito da una massa di studenti che lo spinse nella calca del marciapiede. Avanzò urtando e districandosi in quel labirinto di corpi e di cartelle. Vide Karen Hatch, la quale gli sorrise, lo salutò con la mano e si diresse verso di lui a piccoli passi veloci. "Ciao, Teddy," disse. Si chinò e lo abbracciò rapidamente. "Ciao." Lui sorrise. Non si poteva dire che fossero amici, tuttavia si conoscevano fin dalle elementari. "C'è un sacco di gente nuova," disse Karen. "È così... eccitante." Il ragazzo annuì. Lei si guardò attorno, osservando tutti tranne lui. "Hai visto Terry Duvall?" La ragazza scosse il capo, e stavolta fu lui ad annuire. "Bene," disse Karen. "Ci vediamo." "D'accordo," replicò lui. "Buona fortuna," disse la ragazza. Gli sorrise e gli rivolse un altro cenno di saluto, prima di allontanarsi. Quando trovò uno spazio libero, il ragazzo estrasse da una tasca un foglio ripiegato. Era una mappa della scuola, arrivata per posta qualche settimana prima. Sul foglio erano sommariamente disegnati i contorni di tutti gli edifici; all'interno di ciascun poligono campeggiava il nome. Una stella indicava l'ubicazione della sala comune delle matricole. A quel punto si orientò, mise via la piantina e s'avviò verso la stella. Svoltando un angolo, vide Darren Bell che camminava verso di lui. Gli sorrise e cercò di attirare la sua attenzione, ma l'altro abbassò lo sguardo sul selciato e passò oltre, senza rivolgergli la parola. Il ragazzo si domandò quanto sapessero. Si chiese se il "Buona fortuna" di Karen si riferiva alla scuola oppure all'indagine. Si domandò se era per questo che Darren l'aveva ignorato. Essendo minorenne, il suo nome non era stato divulgato ma, in quella cittadina, ciò voleva dire assai poco. Quando arrivò nella sala comune, c'erano già due stu- denti seduti. Il ragazzo guardò l'orologio sulla parete, e si rese conto di essere in anticipo di un quarto d'ora. Su ogni banco c'era un cartoncino di piccolo formato. Trovò quello con il suo nome, si sedette, tirò fuori la scheda con il suo piano di studi e analizzò il programma della giornata. Poi posò la testa sulle braccia conserte e chiuse gli occhi. Non passò molto tempo prima che suonasse la campanella e che affluissero gli studenti. Ne riconobbe alcuni, a cui rivolse fuggevoli cenni di saluto. Un ragazzo corpulento, con la testa rasata, andò a sedersi dietro di lui – sembrava più vecchio delle altre matricole. Dopo qualche minuto, batté con forza un dito sulla spalla del ragazzo. Questi si voltò. Senza dire una parola, l'altro prese fra le dita le due estremità del labbro superiore e lo rivoltò, mostrandogli l'interno: sulla mucosa c'era la scritta SKINS, in scure lettere maiuscole. "Mi sta facendo morire," disse, dopo che ebbe lasciato la presa sul labbro. "Ma bisogna farlo." Il ragazzo annuì. Skinhead: ne aveva sentito parlare.
Quando il compagno tacque, il ragazzo si voltò e appoggiò di nuovo la testa
sul banco. Si sforzò per tener chiusi gli occhi – vanamente, continuavano a
spalancarsi.
Riuscì a raggiungere facilmente le quattro aule dove si tenevano le prime lezioni, ma una strozzatura del corridoio e la conseguente calca gli impedirono di arrivare alla mensa in modo abbastanza spedito. C'era un unico ingresso – utilizzato sia per l'entrata che per l'uscita. Cercò di immettersi nella fila che arrivava oltre la porta, ma nessuno gli consentì la mossa. Poi una ragazza si fermò, aspettò che il compagno prima avanzasse e gli fece posto. In quel momento, lui vide Kevin Dennison che veniva dalla direzione opposta. Il suo corpo fu percorso da un brivido; abbassò lo sguardo sul pavimento. "E allora, ti muovi o no?" disse la tizia che gli aveva ceduto il passo. Il ragazzo scosse il capo. "Ah, perfetto," ringhiò lei. Lui si' voltò e si diresse verso il bagno in fondo al corridoio. Entrò, percorse il pavimento di piastrelle, raggiunse uno dei box e aprì la porta dozzinale. Era fuori squadra rispetto allo stipite, e così dovette chiuderla con una spallata. Si sedette sulla tazza, senza calarsi i pantaloni. I rumori degli altri ragazzi presenti nel bagno echeggiavano tutt'intorno alle pareti del box.
Rispetto ai compagni, Kevin Dennison aveva un aspetto
"diverso". Il ragazzo non avrebbe saputo definirlo con
esattezza – semplicemente, era così. Forse per via della
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