Autore R. David Lankes
Titolo Biblioteche innovative in un mondo che cambia
EdizioneBibliografica, Milano, 2020, Biblioteconomia 31 , pag. 192, cop.fle., dim. 15x21x1 cm , Isbn 978-88-9357-104-3
OriginaleExpect More: Demanding Better Libraries for Today's Complex World [2012]
PrefazioneAnna Maria Tammaro
TraduttoreElena Corradini
LettoreElisabetta Cavalli, 2021
Classe libri , musei









 

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Indice


Prefazione all'edizione italiana, di Anna Maria Tammaro         11

Introduzione                                                    33

1. LA PRIMAVERA ARABA: ESIGIAMO L'ECCEZIONALE                   35

2. ESIGERE BIBLIOTECHE MIGLIORI PER UN PIÙ EFFICACE
   IMPATTO SOCIALE                                              41

    Servizio di acquisto collettivo                             42
    Supporto allo sviluppo economico                            46
    Centro di apprendimento                                     52
    Rete di protezione sociale                                  53
    Presidio del patrimonio culturale                           56
    La biblioteca "terzo luogo"                                 58
    Culla della democrazia                                      59
        Democrazia e trasparenza                                61
        Democrazia e accesso                                    62
        Democrazia e educazione                                 63
        Democrazia e maggiori aspettative                       64
    Espressione delle aspirazioni della comunità                65

3. LA MISSIONE DELLE BIBLIOTECHE: ESIGETE MOLTO PIÙ CHE LIBRI   67
    Io adoro leggere... non proprio                             74
    Missione verso il nulla?                                    76
    Una missione fondata su aspettative più elevate             82

4. FACILITAZIONE: ESIGETE MEZZI PER CREARE CONOSCENZA           83
    La biblioteca luogo di facilitazione                        84
    Che cos'è la conoscenza?                                    86
    Per una definizione allargata di facilitazione              91
        Fornire accesso                                         91
        Fornire formazione                                      92
        Garantire un ambiente sicuro                            97
        Sicurezza fisica                                        98
        Sicurezza intellettuale                                100
        Spingete più avanti il vostro desiderio di apprendere  104
    Docente, bibliotecario, tuttofare, informatore             108

5. MIGLIORARE LA SOCIETÀ: ESIGETE DI PIÙ                       110
    Aspettarsi di più di torte e prostitute                    113
    Far parte della comunità                                   115
    Giardini chiusi                                            120
    Le grandi sfide                                            122
    La mia biblioteca è all'altezza delle grandi sfide?        128
    Comunità, conflitti ed equità                              131

6. FARE COMUNITÀ: ESIGETE UNA PIATTAFORMA                      137
    La biblioteca come piattaforma                             137
        Il giardino della comunità                             138
        Riorganizzare una biblioteca di ricerca                139
        e-Science                                              142
        Incubatori di biblioteche pubbliche                    144
    La comunità come collezione                                147
    Le biblioteche come luogo                                  150

7. BIBLIOTECARI: ESIGETE AGENTI DEL CAMBIAMENTO                154
    Bibliotecari senza formazione                              154
    Bibliotecari con laurea in biblioteconomia                 156
    Bibliotecari nell'anima                                    161
    Salisburgo e alcune delle mie cose preferite               162
    I facilitatori                                             166
    Identità del bibliotecario                                 170

8. UN PIANO D'AZIONE: ESIGETE DI PIÙ                           172
    Piano d'azione per ottime biblioteche                      172
    Piano d'azione per cattive biblioteche                     174
        Fatevi una cultura                                     177
        Divertitevi                                            178
        Fate confronti                                         179
        Fidatevi delle vostre competenze (ma siate aperti)     180
        Visita (le biblioteche)                                181
        Create forum                                           183
        Mappate la conversazione                               185
    Piano d'azione per buone biblioteche                       186


Postfazione all'edizione italiana, di Elena Corradini          188


 

 

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Pagina 14

Perché questo libro?


Sono tante le domande che la società si pone sulle biblioteche, alcune ricorrenti: in un mondo sempre più digitale e sempre più connesso ha ancora senso dare risorse alle biblioteche per investire nei libri? Cosa fanno le biblioteche per la società? Quale futuro attende le biblioteche?

Le biblioteche hanno il potenziale di diventare un'infrastruttura essenziale per la conoscenza, tuttavia è innegabile che finora sono state affrontate troppo blandamente alcune loro fragilità e carenze. Da qui muove l'argomentazione di Biblioteche innovative in un mondo che cambia: le biblioteche hanno il potenziale per migliorare la società ma su come le biblioteche potranno esprimerlo dipende dal loro contesto locale. Le soluzioni innovative devono essere sviluppate localmente e saranno significative solo nell'ecosistema locale che deve appropriarsi dell'innovazione. Occorre convertire prima di tutto la forma mentis delle istituzioni e delle comunità da cui le biblioteche dipendono, per dar vita a nuove conversazioni con i membri, perché il valore di una biblioteca nasce dai valori delle comunità.

Questo libro descrive le biblioteche come luoghi di impegno sociale e apprendimento dove ogni risposta che le biblioteche innovative potranno dare dipende dalle comunità, che con la loro partecipazione attiva hanno la responsabilità di esprimere un orientamento. È bene chiarire che il programma di advocacy di Biblioteche innovative in un mondo che cambia non va confuso con un modello standard di biblioteca pubblica, ma come uno stimolo a concepire una narrazione innovativa delle biblioteche indirizzata a ogni tipo di biblioteca e a livello globale. Non è neppure un programma di advocacy che parta dai bisogni di sopravvivenza delle biblioteche per reclamare più attenzione dai politici e dagli amministratori. Alzare le aspettative verso le biblioteche significa inoltre andare al di là di discorsi retorici e d'occasione usati spesso per mettere le biblioteche al centro di concetti importanti come cultura, democrazia, comunità informate.




Definizioni chiave


C'è un filo rosso che lega i tre libri sulla biblioteconomia moderna di Lankes ed è la missione della biblioteca proposta come infrastruttura portante per la creazione collaborativa della conoscenza. La missione della biblioteca viene così definita da Lankes:

La missione delle biblioteche è quella di migliorare la società facilitando la creazione di conoscenza.

Molti bibliotecari possono riconoscersi in questa missione: la biblioteca è spesso identificata con il concetto di conoscenza. Tutti i bibliotecari inoltre ritengono di mettere gli utenti al centro e di organizzare le biblioteche "per" gli utenti. Perché allora Lankes afferma che la missione di facilitare la conoscenza comporta una narrazione innovativa della biblioteca?

Il libro propone un cambio di approccio basato su una cultura partecipativa delle comunità e su un diverso concetto di "conoscenza" e "apprendimento". I bibliotecari che sapranno realizzare le biblioteche innovative sono "attivisti", agenti del cambiamento.




Comunità


La biblioteconomia moderna sposta il baricentro dalle collezioni alle comunità, con importanti conseguenze. Le comunità sono intese come un gruppo di persone che esprime comunanza di interessi, e si trovano laddove le persone vivono, studiano o lavorano. Tutte le biblioteche sono definite dalle comunità a cui si rivolgono, non esistono più rigide divisioni tra tipologie di biblioteche (biblioteche pubbliche, scolastiche, accademiche e di ricerca ecc). Le idee qui esposte che, ad esempio, fanno riferimento alle biblioteche pubbliche possono essere ugualmente utilizzate con successo in quelle accademiche o aziendali. Non c'è un modello di riferimento standardizzato in base al quale le comunità costruiscono le loro biblioteche. L'unico principio è che le biblioteche innovative devono riflettere la loro comunità.

[...]

Le biblioteche diventano istituzioni dove si coltivano le aspirazioni delle comunità, a cominciare dallo stesso edificio o spazio virtuale, che può rappresentare un simbolo della comunità e del desiderio della comunità di essere identificata con la conoscenza. Naturalmente, si tratta di un percorso a doppio senso di marcia. Le biblioteche innovative si aspettano ugualmente molto dalle loro comunità. Le comunità devono essere partecipative, non solo consumatrici passive delle collezioni, e neppure un pubblico assente che si limita a guardare le biblioteche da lontano.




Conoscenza e apprendimento


Le biblioteche hanno dunque una missione: migliorare la società attraverso la creazione di conoscenza. Le biblioteche innovative hanno a cuore che i membri migliorino la loro conoscenza per agire meglio nella società.

Fornire accesso alla conoscenza tuttavia non è la stessa cosa che fornire accesso agli scaffali dei libri, alle banche dati e alle risorse in internet. Le biblioteche innovative facilitano il processo di creazione della conoscenza collaborativa e non solo il consumo di conoscenza registrata nei libri. La visione della conoscenza come struttura dinamica e in costante evoluzione è molto importante per capire il bisogno di innovazione delle biblioteche. "Conoscenza" e "apprendimento" rappresentano una diversa filosofia di servizio. Nella presentazione tenuta a Roma presso il Ministero dell'istruzione e dell'università, Lankes ha chiarito (2017):

Credere che una collezione da sola incrementi l'apprendimento è come credere che una busta piena di spesa si trasformi magicamente in un soufflé.

Se la conoscenza è considerata come qualcosa che è contenuta nei libri (o nelle banche dati o negli articoli), allora facilitare la creazione di nuova conoscenza significa acquisire collezioni di libri, articoli e dati e renderli accessibili. Se invece la conoscenza è qualcosa di più dinamico e costruito in definitiva dall'individuo e dalla comunità, la funzione della biblioteca cambia radicalmente e diventa un luogo di apprendimento attivo. Le scienze cognitive e dell'apprendimento evidenziano che le persone non sono vasi vuoti che aspettano un qualche esperto oratore capace di riempirli di conoscenze. Al contrario, i discenti sono attivi, collegano continuamente nuove idee e fatti a quello che già sanno. Il docente in cattedra è stato sostituito dal docente facilitatore che aiuta il processo di creazione della conoscenza.

Questa nuova concezione di conoscenza costruita attivamente è forse il cambiamento maggiore che dobbiamo esigere per avere le biblioteche innovative. La biblioteca dovrebbe essere un luogo dove andare, fisicamente o virtualmente, per aiutare a raccogliere idee e condividere le idee con altri membri. Le comunità apprendono attraverso la collaborazione e la conversazione.

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Struttura del libro


Se le biblioteche vengono concepite come parte integrante della creazione di conoscenza, passando dalla descrizione della biblioteca come "collezione di libri" alla narrazione della biblioteca come agente attivo per "facilitare la conoscenza", si determina uno spostamento del focus, che da centrato su un prodotto (i libri) sarà centrato sui servizi. Sono i servizi di facilitazione e non la collezione a rappresentare la funzione fondamentale delle biblioteche e questo libro chiarisce cosa si deve esigere dalle biblioteche per "facilitare la conoscenza".

Il libro è strutturato in otto capitoli che descrivono i servizi per "facilitare la conoscenza" sulla base degli elementi costitutivi della missione descritti sopra (che cosa si intende per migliorare, per conoscenza, per comunità partecipativa ecc.)

Il primo capitolo La primavera araba: esigiamo l'eccezionale, parte appunto da circostanze eccezionali come quella della primavera araba, per evidenziare come siano le comunità le sole responsabili di alzare l'asticella di quello che le biblioteche devono rendere disponibile. Le comunità, ad esempio i presidi delle università, gli studenti, í genitori, i membri dei consigli di amministrazione, i volontari e, insomma, tutti coloro che pagano i tributi locali, ancora amano le biblioteche, tuttavia le identificano in una narrazione tradizionale, che è legata al libro e alla lettura. Bisogna quindi che le comunità diventino consapevoli di una nuova narrazione di biblioteca e sappiano quali servizi debbono esigere.

Il secondo capitolo Esigere biblioteche migliori per un più efficace impatto sociale si concentra sui ruoli strategici che le biblioteche oggi rivestono: servizio di acquisto collettivo, supporto allo sviluppo economico, centri di apprendimento che offrono un ambiente in grado di favorire la formazione permanente, rete di protezione sociale, presidi del patrimonio culturale, "terzo" luogo, culla della democrazia e, soprattutto, espressione delle aspirazioni della comunità. Il capitolo offre dati e una varietà di buone pratiche che evidenziano i motivi per cui le comunità ancora sostengono le biblioteche. Eppure bisogna pretendere un più efficace impatto sociale: perché? come?

Il terzo capitolo La missione delle biblioteche: esigete molto più che libri affronta il problema che ha spinto Lankes a scrivere questo libro:

la mia principale critica è che si punti molto sui materiali, non sulla co-proprietà o sulla co-creazione insieme alla comunità. Tutto ciò non ha a che fare con una biblioteca come servizio, ma piuttosto con una biblioteca come "serva".

Secondo un modello "riduzionistico", la biblioteca si limita a essere definita dalle collezioni e da alcune funzioni (prestito di libri, risposte a domande di reference, catalogazione) con un'organizzazione degli spazi basata sulla separazione tra front office e back office (scaffali, bancone del reference, sale di lettura) che si adegua a questa concezione. Spesso i bibliotecari si irrigidiscono su ciò che hanno fatto da sempre, nel tentativo di difendersi dal cambiamento. Ancora troppe biblioteche cercano di sopravvivere invece di rinnovarsi, e promuovono l'amore per la lettura piuttosto che l'indipendenza culturale dei gruppi di persone cui sono al servizio. Purtroppo ancora troppe comunità pretendono poco dalle biblioteche. Il vero problema, nel definire le biblioteche in base solo ai libri e alle collezioni piuttosto che in base all'impatto e alla missione sociale, è che una volta che ci si definisce per ciò che si fa tutte le nuove modalità di fare appaiono come minacce.

Il quarto capitolo Facilitazione: esigete mezzi per creare conoscenza risponde alla domanda: se il ruolo della biblioteca non sarà più incentrato sulle collezioni e i libri, quale sarà il suo compito? Questo capitolo è particolarmente importante per orientarsi nei servizi delle biblioteche innovative. In una parola, l'azione delle biblioteche e dei bibliotecari consiste nel facilitare. Le biblioteche lo fanno in quattro modi: forniscono accesso, offrono formazione, garantiscono un ambiente sicuro, incentivano la motivazione ad apprendere. La maggior parte delle biblioteche tuttavia si concentra sul primo aspetto della facilitazione: fornire accesso. Il concetto chiave di questo capitolo è che la biblioteca dovrebbe facilitare in modo pro-attivo la conoscenza. Laddove troppe biblioteche falliscono è perché vedono la conoscenza come un manufatto, enfatizzano troppo l'accesso e facilitano il consumo di conoscenza ma non la creazione.

Il quinto capitolo Migliorare la società: esigete di più si concentra appunto sulla grande sfida di migliorare la società. Per discutere come le biblioteche possano giocare un ruolo in questo senso, bisogna considerare il loro contesto e non sono í bibliotecari che devono imporre il loro punto di vista. Questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di un'infrastruttura per la conoscenza che sia più partecipativa, non per una visione utopistica basata su un principio di equità. Il futuro della nostra economia, della nostra democrazia, della nostra educazione e delle nostre vite quotidiane dipenderà sempre più dall'infrastruttura della conoscenza dove le biblioteche dovranno essere sempre più inserite.

Il sesto capitolo Fare comunità: esigete una piattaforma descrive la biblioteca non come luogo o collezione, ma come una piattaforma di comunità. Ciò ha implicazioni su come le biblioteche si organizzano e come utilizzano la tecnologia, abbandonando il modello basato sulla separazione tra back office e front office. Questo capitolo può essere utile per quei bibliotecari che fanno fatica a capire una narrazione diversa della biblioteca e vedono i nuovi servizi come "estensioni" che però snaturano la funzione primaria. Il termine piattaforma è preso in prestito dal mondo della tecnologia dell'informazione, ma la biblioteca come piattaforma non deve necessariamente usare la tecnologia. Una piattaforma consiste in una serie di servizi e strumenti che permettono una varietà di funzioni non predeterminate, per creare qualcosa che è assolutamente unico e personalizzato. La biblioteca non dovrebbe dire alle comunità cosa possono fare (come leggere, prendere in prestito, fare ricerche), ma dovrebbe fornire una varietà di strumenti per costruire ciò che la comunità ha bisogno di fare. Questo approccio è esattamente il contrario di quello tradizionale, che ha avuto un impatto profondo sulle biblioteche e su come vengono percepite: biblioteche che tendono alla normalizzazione, all'uso degli standard, all'efficienza e alla produzione di massa.

Il settimo capitolo Bibliotecari: esigete agenti del cambiamento propone un'immagine e un profilo nuovi dei bibliotecari come "attivisti" messi a confronto coi bibliotecari che invece frustrano le aspettative delle loro comunità. I bibliotecari attivisti sono preparati e hanno competenze in ambito tecnologico, di gestione di servizi, di comunicazione di beni culturali. Usano queste capacità per la loro missione: migliorare la società facilitando la creazione di conoscenza nelle loro comunità di riferimento. Ci sono però una serie di competenze nuove: i bibliotecari devono essere preparati a un ruolo sociale trasformativo. Una comunità dovrebbe diventare un posto migliore se ha una biblioteca, i bibliotecari devono aggiungere valore alla comunità. Il cambiamento non dipende soltanto da un bibliotecario che adotta una visione orientata al cambiamento, ma il bibliotecario deve lavorare concretamente con la comunità.

Il capitolo finale Un piano d'azione: esigete di più disegna un'agenda per biblioteche cattive, buone e ottime secondo la definizione volutamente radicale proposta da Lankes per stimolare la conversazione: ,cor 3

Le biblioteche cattive costruiscono soltanto raccolte. Le biblioteche buone costruiscono servizi (e una raccolta è soltanto uno di questi). Le biblioteche ottime costruiscono comunità.

L'impatto che viene perseguito dalle biblioteche partecipative è quello di migliorare l'apprendimento, ispirare la creatività, rendere i membri della comunità capaci di realizzare le loro aspirazioni e favorire la loro partecipazione attiva alla società. Questo scopo come prima conseguenza rende le biblioteche partecipative tutte diverse, massimizzando l'adattamento al contesto mutevole delle varie comunità. Il modo più efficace di realizzare il legame con la comunità non è tramite una lista di servizi o di collezioni. Non è attraverso le statistiche o i piani strategici, ma sta nelle conversazioni che la biblioteca sceglie di avviare e sostenere.

La differenza fra biblioteche buone e ottime si riduce a questo: una biblioteca che cerca di servire la comunità è buona, una biblioteca che cerca di ispirare la comunità a essere migliore è ottima. Un'ottima biblioteca cerca modi innovativi per sostenere l'apprendimento, si impegna a provocare e avviare conversazioni. Certamente non si può esigere che un'ottima biblioteca possa esserlo pur con tagli alle spese sul personale, tuttavia un'ottima biblioteca deve guadagnare la fiducia degli amministratori e politici e giustificare quella spesa.

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Pagina 41

La tesi principale di questo libro è che abbiamo bisogno di biblioteche migliori. Questo presuppone che, in primo luogo, abbiamo bisogno di biblioteche. Ci sono molte voci che mettono in discussione la necessità di avere biblioteche. Prima di parlare di che cosa dovreste pretendere dalla vostra biblioteca, vale la pena ricapitolare i motivi per cui le biblioteche sono necessarie.

Da sempre le ragioni principali a sostegno delle biblioteche si possono riassumere in alcuni loro ruoli strategici:

• servizio di acquisto collettivo;

• supporto allo sviluppo economico;

• centro di apprendimento;

• rete di protezione sociale;

• presidio del patrimonio culturale;

• terzo luogo;

• culla della democrazia;

• espressione delle aspirazioni della comunità.


In verità, raramente questi aspetti si trovano isolati; molti hanno confini sfumati, ma è opportuno considerarli uno per uno e mettere in luce che cosa esigere di più in base a come si presentano.

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Pagina 59

Culla della democrazia


Tanto per essere chiari, potete aver biblioteche senza avere democrazia, e avere democrazia senza avere biblioteche: basta guardare indietro alla nostra storia. Tuttavia mi sento di sostenere che le biblioteche sono indispensabili perché si possa avere una vera democrazia liberale.

Gli Stati Uniti sono una democrazia liberale. Il Canada è una democrazia liberale. Anche la Francia, la Germania, l'India e Israele sono democrazie liberali. La dimensione "liberale" della democrazia non ha nulla a che vedere con un partito politico o con quanto un paese è progressista a livello sociale. Si riferisce alla convinzione che la democrazia significhi più che il mero esercizio del diritto di voto. Una democrazia liberale implica anche garanzie sui diritti civili e la protezione costituzionale nei confronti di un potere governativo prevaricatore. Si tratta di una differenza di non poco conto. L'Iraq sotto Saddam Hussein era una democrazia, sulla carta. Saddam Hussein era stato eletto presidente con il 99% dei voti. Tuttavia pochi sarebbero d'accordo nel considerarlo veramente uno stato democratico liberale.

Perché le biblioteche sono così importanti per una democrazia liberale? In breve, perché una vera democrazia richiede la partecipazione di una cittadinanza informata. La missione chiave delle biblioteche - pubbliche, scolastiche o di altro tipo - sta nel creare una nazione di cittadini informati e attivi.

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Pagina 69

A ben vedere perfino le più celebri leggi della biblioteconomia fanno con forza riferimento ai libri. Nel 1931, S. R. Ranganathan propose le sue cinque leggi della biblioteconomia. Tali leggi sono diventate una pietra miliare nel pensiero bibliotecario:

• I libri sono fatti per essere usati.

• Ad ogni lettore il suo libro.

• Ad ogni libro il suo lettore.

• Risparmia il tempo del lettore.

• La biblioteca è un organismo che cresce.


Chiaramente l'idea che le biblioteche abbiano a che fare con i libri fa profondamente parte del DNA della biblioteconomia. Tuttavia considerate di nuovo queste leggi. Sono davvero i libri al centro di quelle leggi? Se Ranganathan fosse vissuto duemila anni fa, non avrebbe forse scritto "i rotoli devono essere usati"? Se sostituite il vocabolo "libri" con "ebook" o "pagine web", le idee sono ancora valide? Io penso di sì. Queste leggi ci dicono in realtà che al centro della biblioteca sta la comunità. Il lavoro della biblioteca è quello di soddisfare i bisogni dei membri della comunità, non semplicemente immagazzinare materiali.

Le biblioteche, buone e cattive, sono esistite per millenni. In questo lungo periodo, sono certamente state magazzini di materiali, ma anche luoghi di ricerca, archivi degli stati nazionali, incubatori di sviluppo economico ante litteram. Di fatto, l'idea che una biblioteca sia un edificio stracolmo di libri e documenti è una concezione degli ultimi ottant'anni.

Date un'occhiata a com'è oggi la Free Library of Philadelphia: Libri sugli scaffali, attorno alle colonne: una biblioteca. Ora, date un'occhiata alla stessa sala in un'immagine dei tardi anni Venti del XX secolo.

Sì, è lo stesso posto. Tavoli da lavoro, luce naturale, uno spazio più per le persone e per l'apprendimento che per i libri. Tanto per essere chiari, i libri erano ancora in biblioteca, ma venivano recuperati soltanto su richiesta da magazzini chiusi. Gli spazi aperti erano per le persone, gli spazi chiusi per i materiali.

Quando abbiamo cominciato a pensare alle biblioteche come paradiso dei libri? Le biblioteche hanno sempre ospitato collezioni di materiali, anche se il concetto di archivio o deposito è relativamente recente. Si è formato quando le biblioteche stavano tentando di creare raccolte esaustive nel momento in cui vi fu un crollo dei prezzi della carta e della stampa. Soltanto nel XX secolo i libri, prodotti su vasta scala, iniziarono a riempire le biblioteche, i salotti e le scuole.

Questo amore per i libri cambiò il modo in cui consideriamo le biblioteche non solo oggi, ma nella storia.

Diamo un'occhiata alla biblioteca di Alessandria di cui abbiamo parlato nel primo capitolo. La biblioteca delle origini era una delle meraviglie del mondo antico. Oggi chi la visita pensa che si tratti di una enorme raccolta di documenti del mondo antico, e in effetti lo è stata. La storia che preferisco è quella che racconta di navi che attraccavano nel porto di Alessandria, uno dei porti più frequentati del mondo a quei tempi. I soldati accoglievano le navi e confiscavano ogni documento che avevano a bordo (inclusi quelli utilizzati come zavorra). I documenti venivano portati in biblioteca, copiati, e le copie venivano restituite alle navi. Ma se state pensando a quella biblioteca antica come un enorme magazzino di documenti, come l'immagine attuale della Free Library of Philadelphia, avreste torto. Infatti la biblioteca di Alessandria era molto più simile alle università di oggi. C'erano diversi edifici nel campus. Uno dei primi era un tempio dedicato alle Muse, detto Musae, il termine da cui deriva il nostro museo. L'edificio principale della biblioteca era un dormitorio oltre che un magazzino. Gli studiosi di tutto il mondo conosciuto vi si radunavano per discutere e creare. Di fatto si trattava di uno dei primi think tank e centri di innovazione della storia. Il bibliotecario era uno dei consiglieri più vicini ai legislatori della città-stato, non perché avesse accesso ai documenti, ma perché aveva un legame diretto con i pensatori.

Quando la biblioteca di Alessandria fu distrutta, molte delle raccolte trovarono alla fine una nuova destinazione nella Spagna dei Mori. Laggiù questi documenti non furono abbandonati ma tradotti, ampliati e utilizzati. Ciò divenne chiaro durante le prime Crociate alla fine del Medioevo. Quando i crociati "liberarono" la città di Toledo, trovarono una biblioteca dopo l'altra. Deve essere stato stupefacente vedere che una delle 80 biblioteche conteneva più volumi dell'intera Francia. Ancor più impressionante tuttavia fu che i cittadini di Toledo non stavano semplicemente preservando dei manoscritti, ma li stavano utilizzando per sviluppare nuove forme di architettura, nuovi acquedotti, nuovi modelli di governo e una piccola cosa chiamata algebra (compreso lo stesso concetto di zero). Infatti, c'è persino uno storico che attribuisce a queste biblioteche viventi del mondo musulmano il merito di aver reso possibile il Rinascimento e la creazione di università

[...]

Il punto è che se pensate che una biblioteca sia un insieme di libri ospitati in un edificio (o peggio, se il vostro bibliotecario la pensa così), dovete aspettarvi di più, molto di più. Le migliori biblioteche di oggi si stanno trasformando da spazi silenziosi con solo una o due stanze dove si può parlare ad alta voce in edifici "parlanti" con una stanza silenziosa. Stanno passando dal dominio dei bibliotecari al dominio delle comunità. Che cosa sta guidando questa trasformazione? Che cosa sta modellando l'organismo che cresce teorizzato da Ranganathan? Una missione che hanno da tempo:

La missione della biblioteca è migliorare la società facilitando la creazione di conoscenza nella comunità.


Tanto per essere chiari, questa è una mia espressione, ma i concetti di fondo possono essere fatti risalire a quando gli studiosi solevano allestire biblioteche per fare avanzare i lavori di ricerca delle loro scuole. Ed è la stessa missione dei bibliotecari del Kenya e di Ferguson che ho citato all'inizio di questo libro. Le biblioteche cattive costruiscono soltanto raccolte. Le biblioteche buone costruiscono servizi (e una raccolta è soltanto uno di questi). Le biblioteche migliori costruiscono comunità.

Le tavolette di pietra sono diventate rotoli, i rotoli sono diventati manoscritti, i manoscritti libri e i libri stanno velocemente diventando app. Gli strumenti che le biblioteche utilizzano per adempiere alla loro missione, ogni missione, cambieranno. La ragione per cui noi utilizziamo questi strumenti (nuovi o vecchi), resta la stessa nel corso dei tempi. Le biblioteche dovrebbero occuparsi di conoscenza, non di strumenti.

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