Copertina
Autore Marc Lieberman
CoautoreRobert Hall
Titolo Principi di economia
EdizioneApogeo, Milano, 2006 , pag. 744, ill., cop.fle., dim. 190x235x40 mm , Isbn 978-88-503-2319-7
OriginaleIntroduction to Economics [2005]
TraduttoreElena Di Benedetto
LettoreElisabetta Cavalli, 2006
Classe microeconomia , economia aziendale , macroeconomia , economia politica
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Indice


Parte I: Nozioni preliminari


1 Che cos'è l'economia 1

Economia, scarsità e scelta 1
La scarsità e le scelte individuali 1
La scarsità e le scelte della società 3
La scarsità e l'economia 5

Il mondo dell'economia 5
Microeconomia e macroeconomia 5
Economia positiva ed economia normativa 6

Perché studiare economia? 8
Per capire meglio il mondo 8
Per acquistare fiducia in se stessi 8
Per cambiare la società 9
Per prepararsi ad altre carriere 9
Per diventare economisti 9

Il metodo dell'economia 10
L'arte di elaborare modelli economici 10
Ipotesi e conclusioni 11
Due ipotesi fondamentali 12
L'ausilio della matematica, la terminologia tecnica
e altre considerazioni 14

I principi fondamentali dell'economia 15

Come studiare economia 17

Appendice: I grafici e altri strumenti utili 19

Tabelle e grafici 19
I grafici lineari 20
I grafici non lineari 21

Le equazioni lineari 22

Come si spostano le curve 23
Gli spostamenti di una curva e i movimenti lungo di essa 25

Risolvere le equazioni 26

2 Scarsità, scelta e sistemi economici 27

Il concetto di costo opportunità 27
Il costo opportunità e l'individuo 27
Il costo opportunità e la società 33
Il principio del costo opportunità 33
La frontiera delle possibilità di produzione 33
Alla ricerca di un pasto gratuito 37

I sistemi economici 43
La specializzazione e lo scambio 44
L'allocazione delle risorse 49
La proprietà delle risorse 54
I tipi di sistemi economici 55

Applicare la teoria:
Stiamo salvando vite in modo efficiente? 57

3 La domanda e l'offerta 63

I mercati 64
La dimensione dei mercati 64
Gli acquirenti e i venditori 65
La concorrenza nei mercati 66
L'utilizzo del modello della domanda e dell'offerta 67

La domanda 69
La legge della domanda 70
La scheda di domanda e la curva di domanda 71
Gli spostamenti della curva di domanda
e i movimenti lungo di essa 72
I fattori che spostano la curva di domanda 74

L'offerta 79
La legge dell'offerta 80
La scheda di offerta e la curva di offerta 81
Gli spostamenti della curva di offerta
e i movimenti lungo di essa 82
I fattori che spostano la curva di offerta 84

L'interazione fra domanda e offerta 89

Che cosa succede quando cambiano le condizioni? 92
Un aumento del reddito provoca un aumento della domanda 92
Una tempesta di neve provoca una diminuzione dell'offerta 94
I computer palmari nel 2003: si spostano entrambe le curve 95

Il principio dei mercati e l'equilibrio 98

L'intervento dello Stato nei mercati 99
Il "tetto" al prezzo 99
Il prezzo minimo 102
Il principio fondamentale dei trade-off
in politica economica 103
Il modello della domanda e dell'offerta
e l'economia normativa 104

Applicare la teoria:
Gli amministratori dei college americani
hanno commesso un errore costoso 104

Appendice: L'elasticità della domanda 110
Il calcolo dell'elasticità della domanda rispetto
al prezzo 111
La classificazione dei beni in base all'elasticità 112
Elasticità e spesa totale 114


Parte Il: Le decisioni a livello microeconomico


4 Le scelte del consumatore 117

Il vincolo di bilancio 118
Variazioni della linea di bilancio 120

Le preferenze 122
Razionalità 123
Più è meglio 123
I due approcci alle scelte del consumatore 124

Le decisioni dei consumatori:
l'approccio dell'utilità marginale 125
Utilità e utilità marginale 125
L'unione del vincolo di bilancio con le preferenze 128
Cosa succede quando cambiano le condizioni? 131
La curva di domanda individuale 133

Gli effetti di reddito e di sostituzione 135
L'effetto di sostituzione 135
L'effetto di reddito 136
L'impatto complessivo 136

I consumatori nei mercati 138
La teoria del consumatore nella giusta prospettiva 139
Le estensioni del modello 140
Le sfide al modello 141

Applicare la teoria:
Migliorare l'istruzione 143

Appendice: L'approccio delle curve di indifferenza 149

Una curva di indifferenza 149
Il tasso marginale di sostituzione 150

La mappa di indifferenza 152

Il processo decisionale del consumatore 153

Che cosa succede quando cambiano le condizioni? 154
Le variazioni di reddito 155
Le variazioni di prezzo 156

La curva di domanda individuale 156

5 La produzione e i costi 159

La natura delle imprese 160
I tipi di impresa 161

La produzione 162
Il breve e il lungo periodo 163

La produzione nel breve periodo 164
I rendimenti marginali del fattore lavoro 166

I costi 167
I costi irrecuperabili sono irrilevanti 168
Costi impliciti e costi espliciti 169

I costi nel breve periodo 170
Il calcolo dei costi nel breve periodo 171
Il motivo della forma della curva del costo marginale 175
La relazione tra i costi medi e il costo marginale 176

La produzione e i costi nel lungo periodo 179
La relazione fra i costi di lungo e di breve periodo 181
La spiegazione della forma della curva LRATC 184

Applicare la teoria:
Costi di lungo periodo, stuttura di mercato e fusioni 188
LRATC e le dimensioni delle imprese 189
La necessità delle fusioni 191

6 Il processo decisionale delle imprese: la massimizzazione
del profitto 197

L'obiettivo della massimizzazione del profitto 197

Il profitto 199
Le due definizioni di profitto 199
Come si originano i profitti? 201

I vincoli di una impresa 202
Il vincolo della domanda 202
Il vincolo del costo 204

Il livello di produzione che massimizza il profitto 205
L'approccio del ricavo totale e del costo totale 205
L'approccio del ricavo marginale e del costo marginale 206
La massimizzazione del profitto con l'ausilio dei grafici 209
E i costi medi? 213
L'approccio marginalista al profitto 214

Le perdite 214
Il breve periodo e la regola della cessazione dell'attività 214
Il lungo periodo: la decisione di uscita 217

Applicare la teoria: Fallimenti e successi 217
Il fallimento: la Franklin National Bank 218
Il successo: la Continental Airlines 219


Parte III: Mercati, prezzi e allocazione delle risorse


7 La concorrenza perfetta 223

Che cos'è la concorrenza perfetta? 224
Le tre condizioni della concorrenza perfetta 224
La concorrenza perfetta è realistica? 227

L'impresa perfettamente concorrenziale 228
Gli obiettivi e i vincoli dell'impresa concorrenziale 229
I costi e i ricavi di un'impresa concorrenziale 231
Come trovare il livello di produzione che massimizza
il profitto 233
La misura del profitto totale 234
La curva di offerta di una impresa nel breve periodo 236
I mercati concorrenziali nel breve periodo 239
La curva di offerta di mercato nel breve periodo 236

I mercati concorrenziali nel breve periodo 239
La curva di offerta di mercato nel breve periodo 239
L'equilibrio nel breve periodo 240

I mercati concorrenziali nel lungo periodo 243
Il profitto, la perdita e il lungo periodo 243
L'equilibrio di lungo periodo 245
La nozione del profitto nullo nella concorrenza perfetta 248
La concorrenza perfetta e le dimensioni dell'impianto 249
Un riepilogo del comportamento dell'impresa
concorrenziale nel lungo periodo 251

Che cosa succede quando cambiano le condizioni? 252
Una variazione della domanda 252
I segnali di mercato e il sistema economico 256

Applicare la teoria: Le innovazioni tecnologiche 258

8 Il monopolio e la concorrenza imperfetta 265


Il monopolio 266
Che cos'è un monopolio? 266
I motivi dell'esistenza dei monopoli 267
Gli obiettivi e i vincoli del monopolista 273
La decisione di prezzo o di quantità del monopolio 274
Il profitto e la perdita 277
La regola della cessazione dell'attività 279
Il monopolio nel lungo periodo 280
Un confronto tra il monopolio e la concorrenza perfetta 281
Il futuro del monopolio 284

La concorrenza monopolistica 286
La concorrenza monopolistica nel breve periodo 287
La concorrenza monopolistica nel lungo periodo 289
Concorrenza non di prezzo 291

L'oligopolio 292
I motivi dell'esistenza degli oligopoli 293
Il comportamento degli oligopoli 295
Il comportamento cooperativo nell'oligopolio 299
Il futuro dell'oligopolio 303

Applicare la teoria:
La pubblicità nella concorrenza monopolistica
e nell'oligopolio 305
La pubblicità e l'equilibrio di mercato
nella concorrenza monopolistica 306
La pubblicità e la collusione nell'oligopolio 308

Le quattro strutture di mercato: un poscritto 310

Appendice: La discriminazione di prezzo 318
Le condizioni della discriminazione di prezzo 318
Gli effetti della discriminazione di prezzo 320

9 Il mercato del lavoro e i salari 323

I mercati del lavoro 324
La definizione di mercato del lavoro 325
I mercati del lavoro concorrenziali 326

I mercati del lavoro concorrenziali e il salario
di equilibrio 327

Perché i salari differiscono? 329
Un mondo immaginario 331
I differenziali compensativi 333
Le differenze di capacità 336
Le barriere all'entrata 340

Contrattazione sindacale e disoccupazione 344

La discriminazione e i salari 346
Il pregiudizio dei datori di lavoro 347
I pregiudizi dei dipendenti e dei clienti 348
La discriminazione statistica 349
Come affrontare la discriminazione 350
La discriminazione e i differenziali salariali 350

Applicare la teoria:
Il salario minimo negli Stati Uniti 353

10 L'efficienza economica e il ruolo dello Stato 359

Il significato di efficienza 360

I miglioramenti paretiani 360
I pagamenti compensativi e i miglioramenti paretiani 362

I mercati e l'efficienza economica 364
Una reinterpretazione della curva di domanda 364
Una reinterpretazione della curva di offerta 365
La quantità efficiente di un bene 367
La concorrenza perfetta e l'efficienza 369
Il ruolo dello Stato nell'efficienza economica 370

Le infrastrutture istituzionali di una economia di mercato 370
Il sistema legale 372
La regolamentazione 377
Considerazioni su legislazione e regolamentazione 377

I fallimenti del mercato 379

Il monopolio e il potere monopolistico 379
Il rimedio della legge anti-trust 381
Il caso particolare del monopolio naturale 382
La regolamentazione del monopolio naturale 384

Le esternalità 386
La soluzione privata a una esternalità negativa 386
Le esternalità di mercato e le soluzioni attuate
dallo Stato 389

I beni pubblici 396
I beni misti 401

Considerazioni sull'efficienza e il ruolo dello Stato 403

Applicare la teoria:
Il traffico come fallimento del mercato 406


Parte IV: Macroeconomia: concetti fondamentali


11 Introduzione alla macroeconomia 411

Gli obiettivi della macroeconomia 411
Crescita economica 412
Piena occupazione (o bassa disoccupazione) 414
Prezzi stabili 418

L'approccio macroeconomico 419
L'aggregazione in macroeconomia 420

Le controversie macroeconomiche 421

12 Produzione, reddito e occupazione 425

La produzione e il prodotto interno lordo 426
Una definizione di PIL 426
L'approccio della spesa al PIL 431
Altri approcci al PIL 438
Un riepilogo della misurazione del PIL 441
PIL reale e PIL nominale 441
L'importanza dei valori reali: un principio fondamentale 442
L'utilizzo del PIL 442
I problemi relativi al PIL 444

Occupazione e disoccupazione 446
La tipologia della disoccupazione 447
I costi della disoccupazione 452
Come si misura l'occupazione 454
I problemi relativi alla misurazione della disoccupazione 458

Applicare la teoria:
Il PIL negli Stati Uniti dopo 1'11 settembre 459
L'impatto diretto sul PIL 460
Gli impatti indiretti sul PIL 460

13 Il sistema monetario, i prezzi e l'inflazione 467

Il sistema monetario 467
La storia del dollaro 468
Perché la carta moneta è accettata quale mezzo di pagamento 469

La misura del livello dei prezzi e dell'inflazione 470
I numeri indice 470
L'indice dei prezzi al consumo 471
L'andamento del CPI 473
Dall'indice dei prezzi al tasso di inflazione 473
L'utilizzo del CPI 474
Le variabili reali e gli aggiustamenti compensativi
degli effetti dell'inflazione 475
L'inflazione e il calcolo del PIL reale 477

I costi dell'inflazione 478
Il mito dell'inflazione 478
Il costo redistributivo dell'inflazione 479
Il costo dell'inflazione in termini di risorse 483

Il grado di precisione del CPI statunitense 485
Le cause di un CPI errato 486
L'indicizzazione 489
I confronti nel lungo periodo 489

Applicare la teoria:
Uso corretto ed errato di un CPI imperfetto 489
Il problema principale, di natura concettuale 490
I vantaggi del CPI 491

Appendice:
Il calcolo dell'indice dei prezzi al consumo 495


Parte V: Il comportamento del sistema macroeconomico


14 Crescita economica e innalzamento del tenore di vita 497

L'importanza della crescita 498

I fattori che portano alla crescita dei sistemi economici 500
La crescita economica e il tenore di vita 503

La crescita del rapporto occupazione/popolazione (EPR) 504
Come aumentare l'occupazione e il rapporto EPR 508

La crescita della produttività 510
L'incremento dello stock di capitale 510
L'investimento e lo stock di capitale 511
Il mercato dei fondi mutuabili 512
Come incrementare gli investimenti 517
Il capitale umano e la crescita economica 524
Il progresso tecnologico 526

Le politiche di crescita economica: un riepilogo 528

I costi della crescita economica 528
I costi di bilancio 530
I costi in termini di consumo 531
I costi opportunità in termini di tempo dei lavoratori 533
Il sacrificio di altri obiettivi socialmente desiderabili 533

Applicare la teoria:
La crescita economica nei paesi in via di sviluppo 534

15 Le fluttuazioni economiche 541

La spesa e le fluttuazioni economiche 543

La spesa per il consumo 545
La funzione di consumo 545
Gli spostamenti della funzione di consumo 549

Per ottenere la spesa totale 551
La spesa per investimenti 551
La spesa pubblica 552
Le esportazioni nette 553
La somma che dà la spesa totale 554

La spesa totale e il PIL di equilibrio 554

Che cosa succede quando cambiano le condizioni? 556
Una variazione della spesa per investimenti 556
Il moltiplicatore di spesa 558
Il moltiplicatore al contrario 560
Altri shock di spesa 560
Le variazioni delle imposte nette 562
Gli shock di spesa nella storia recente degli Stati Uniti 563
Gli stabilizzatori automatici 564

La politica fiscale anticiclica 567

Applicare la teoria:
La recessione del 2001 negli Stati Uniti 570

Appendice: Il caso particolare del moltiplicatore 575

16 Il sistema bancario, la banca centrale
e la politica monetaria 577

Che cosa si considera moneta? 577
Le componenti dell'offerta di moneta 578

Il sistema bancario 579
Gli intermediari finanziari 579
Le banche commerciali 580
Le riserve bancarie e il coefficiente di riserva
obbligatoria 580

La Banca Centrale e l'offerta di moneta 581
Come la Banca Centrale aumenta l'offerta di moneta 582
Come la Banca Centrale riduce l'offerta di moneta 585
Alcune condizioni importanti a proposito
del moltiplicatore dei depositi a vista 586
Altri strumenti per controllare l'offerta di moneta 587

Il mercato monetario 589
La domanda di moneta 589
L'offerta di moneta 593
L'equilibrio del mercato monetario 594
Che cosa succede quando cambiano le condizioni? 599
Come la Banca Centrale modifica il tasso di interesse 599
Gli effetti delle variazioni dei tassi di interesse
sul sistema economico 600
Gli spostamenti della curva di domanda di moneta 603

Banche centrali a confronto 607
Il Federal Reserve System (Fed) 607
La struttura della Fed 608
Il Federal Open Market Committee 610
Le funzioni della Federal Reserve 610
La politica della Federal Reserve in pratica 611
La Banca Centrale Europea (BCE) 615
La struttura della BCE 616
Le funzioni della BCE 616
Gli obiettivi della BCE 616
La BCE in azione 617

Applicare la teoria:
La Fed e la recessione statunitense del 2001 617

17 La domanda aggregata e l'offerta aggregata 625

La curva di domanda aggregata 625
Il livello dei prezzi e il mercato monetario 626
Il livello dei prezzi e le esportazioni nette 627
La curva di domanda aggregata (AD) 627
Gli spostamenti lungo la curva AD 627
Gli spostamenti della curva AD 629
Gli spostamenti lungo la curva AD e gli spostamenti
della curva AD: un riepilogo 631

La curva di offerta aggregata 631
I costi e i prezzi 632
Il PIL, i costi e il livello dei prezzi 634
La curva di offerta aggregata 636
Gli spostamenti lungo la curva AS 637
Gli spostamenti della curva AS 638

L'interazione tra AD e AS: l'equilibrio di breve periodo 640

Che cosa succede quando cambiano le condizioni? 642
Gli shock di domanda nel breve periodo 64
Gli shock di domanda: gli aggiustamenti nel lungo periodo 647
La curva di offerta aggregata di lungo periodo 650
Alcune importanti condizioni a proposito
del processo di aggiustamento 652
Gli shock di offerta 653

Applicare la teoria:
La storia di due recessioni ed espansioni
"senza occupazione" negli Stati Uniti 655
La recessione del 1990-91 655
La recessione del 2001 655
Le espansioni senza occupazione 657


Parte VI: Economia internazionale


18 Il vantaggio comparato e il commercio internazionale 663

La logica del libero scambio 664

La teoria del vantaggio comparato 665
Il costo opportunità e il vantaggio comparato 666
La specializzazione e la produzione mondiale 667
I vantaggi del commercio internazionale per ogni nazione 668
Le ragioni di scambio 670

Convertire il guadagno potenziale in guadagno effettivo 671
Alcune condizioni importanti 674

Le fonti del vantaggio comparato 676

I motivi degli oppositori del libero scambio 679
L'impatto del commercio nel Paese esportatore 681
L'impatto del commercio nel Paese importatore 681
Gli atteggiamenti nei confronti del libero scambio 682

Le restrizioni al libero scambio 685
Le tariffe doganali 685
I contingenti di importazione 687

Il protezionismo 688
I pregiudizi sul libero scambio 688
Le argomentazioni complesse a favore del protezionismo 691
Il protezionismo negli Stati Uniti 692
Cosa accade in Europa? La politica agricola
dell'Unione Europea 693

Applicare la teoria:
I contingenti di importazione
sullo zucchero imposti dagli Stati Uniti 695

19 La nuova Europa 701

Innanzitutto un po' di storia 702
Le istituzioni europee 703
Verso il mercato unico 703

Tassi di cambio e regimi di cambio 705

Dal Sistema Monetario Europeo all'Unione Monetaria Europea 708
Il Sistema Monetario Europeo 708
Il trattato di Maastricht 710
La crisi dello SME 712
Dallo SME all'UME 715

Tasso di cambio fisso e valuta unica 716

La teoria delle aree valutarie ottimali 717
L'importanza degli shock asimmetrici 720
L'ottimalità dell'area valutaria: ex-ante o ex-post? 721
Federalismo fiscale 722

Costi e benefici dell'integrazione 722

Applicare la teoria:
Allargamento a est: problemi e opportunità 723
I vantaggi dell'allargamento 723
I costi dell'allargamento 726
Dal rublo all'euro 726
Più Paesi, più decisioni? 727


Glossario 729


Indice analitico 741


 

 

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Pagina XV

Prefazione


Ai docenti

Questo libro fornisce una introduzione ai principi dell'economia, e a come questi principi vengono applicati nel mondo reale. Il contenuto si basa su un nostro precedente libro, che ha avuto una ottima accoglienza da parte dei docenti (Economics: Principles and Applications, South-Western, ora alla terza edizione), ma il testo è stato ripensato e sostanzialmente riscritto in funzione di un corso semestrale.

[...]

Elementi pedagogici particolari

Abbiamo scelto gli elementi che consolidano la comprensione dei concetti teorici fondamentali, piuttosto che quelli che rappresentano delle deviazioni dal percorso principale di apprendimento. Riportiamo qui di seguito un elenco dei più importanti, spiegando in che modo riteniamo che essi aiutino gli studenti a concentrare l'attenzione sui concetti essenziali.


Gli otto principi fondamentali dell'economia

La teoria economica si avvale ripetutamente di alcuni concetti fondamentali che ricompaiono in svariati contesti. Per una effettiva comprensione dell'economia, gli studenti devono apprendere questi concetti centrali e vederne l'applicazione in contesti differenti. In questo testo abbiamo individuato ed evidenziato otto principi fondamentali dell'economia:

• la massimizzazione soggetta a vincoli

• il costo opportunità

• la specializzazione e lo scambio

• i mercati e l'equilibrio

• i "trade-off" in politica economica

• le decisioni al margine

• i risultati nel breve e nel lungo periodo

• l'importanza del valore reale

La definizione completa di ogni principio è data nel Capitolo 1 e ricompare nel testo in occasione del suo primo impiego. In seguito, ogni volta che il principio viene utilizzato, esso viene indicato a margine del testo assieme al simbolo di una chiave.


Le curve pericolose

Chi insegna economia da alcuni anni si sarà reso conto che, semestre dopo semestre, gli studenti tendono a commettere sempre gli stessi errori. In aula, durante l'orario di ricevimento e agli esami, ragionando sulla teoria economica e applicandola, gli studenti sembrano quasi spinti dalla forza di gravità verso certi trabocchetti logici. Nei corsi che abbiamo tenuto abbiamo scoperto che la mera spiegazione della teoria non è sufficiente; gli errori più comuni devono essere affrontati, e occorre mostrare agli studenti i motivi specifici dell'erroneità di un certo ragionamento. È questo il motivo alla base delle curve pericolose, che anticipano i trabocchetti più comuni che si presentano in economia e allertano gli studenti nel momento esatto in cui potrebbero cadervi. Abbiamo appreso con molto piacere dai docenti che queste spiegazioni si sono rivelate molto utili nel superamento dei punti problematici più comunemente riscontrati dagli studenti.


Applicare la teoria

Il testo è ricco di applicazioni intrecciate alle spiegazioni nel corpo dei capitoli. In aggiunta, quasi ogni capitolo termina con una applicazione estesa — sezione Applicare la teoria — che ricorre a più strumenti analizzati nel capitolo. Si tratta di presentazioni di casi precise e dettagliate che aiutano gli studenti a capire come gli strumenti economici possono essere utilizzati per spiegare alcuni fenomeni della realtà che sarebbero altrimenti difficili da interpretare.


Le differenze nel contenuto e le relative motivazioni

Oltre agli elementi particolari appena descritti, troverete alcune differenze rilevanti, rispetto ad altri manuali, nell'approccio e nell'organizzazione della materia. Anche queste sono mirate a esporre la teoria in maniera più precisa e a facilitarne l'apprendimento. Le differenze pedagogiche che troverete in questo testo sono il frutto di anni di esperienza in classe.

Alcune differenze possono richiedere minimi adattamenti nell'organizzazione delle lezioni; le elenchiamo qui di seguito. Per amor di precisione, nell'elenco evidenziamo anche i motivi per cui le riteniamo un miglioramento.


Microeconomia

• Scarsità, scelta e sistemi economici (Capitolo 2). Questo capitolo iniziale, pur esponendo del materiale classico come il costo opportunità, rispetto ad altri testi introduce con molto anticipo il concetto del vantaggio comparato e il principio fondamentale di specializzazione e scambio. Abbiamo presentato tali concetti all'inizio del testo perché riteniamo che la loro conoscenza sia fondamentale per la comprensione di molti concetti successivi. Per esempio, le economie di scala (Capitolo 5) possono essere il risultato del vantaggio comparato e della specializzazione all'interno dell'impresa; il commercio internazionale (Capitolo 18) può essere considerato un'applicazione particolare di questi principi, che li estenda allo scambio tra le nazioni.

• La teoria dell'impresa (Capitolo 6). È abbastanza naturale che gli studenti pensino che le imprese siano soggette a curve di domanda discendenti (anziché orizzontali). Abbiamo visto che è più semplice per loro apprendere la teoria dell'impresa in un contesto più familiare, che presenti la curva di domanda discendente, piuttosto che ricorrendo al modello della concorrenza perfetta.

Inoltre, trattando la teoria dell'impresa in un capitolo separato (prima della concorrenza perfetta), possiamo raggruppare quei concetti che sono validi in tutte le strutture di mercato, distinguendoli dai concetti che pertengono solo alla concorrenza perfetta. In questo modo si evita una successiva confusione.

• Descrizione e valutazione delle strutture di mercato (Capitoli 7, 8 e 10). Consideriamo l'analisi delle quattro principali strutture di mercato come un soggetto unitario, includendo le descrizioni delle diverse strutture e le valutazioni dei risultati di ciascuna (Capitoli 7 e 8). Il nostro libro raccoglie il materiale sull'efficienza economica in un unico capitolo (Capitolo 10). Otteniamo in questo modo diversi vantaggi: 1. innanzitutto potete concentrarvi sugli aspetti di descrizione e previsione durante l'insegnamento delle quattro strutture di mercato; 2. dedicando un capitolo all'efficienza e ai fallimenti del mercato, è possibile trattare l'argomento in modo più esauriente; 3. facendo apprendere agli studenti l'efficienza dopo che hanno assimilato le quattro strutture di mercato, il nostro approccio permette loro di studiare l'efficienza con il bagaglio di nozioni necessarie per una sua effettiva comprensione.


Macroeconomia

• Macroeconomia di lungo periodo (Capitolo 14). Questo testo presenta la crescita di lungo periodo prima delle fluttuazioni di breve periodo.

Riteniamo che tale scelta sia preferibile per due ragioni. Innanzitutto, il modello del lungo periodo si avvale ampiamente degli strumenti della domanda e dell'offerta, rendendo così più agevole il passaggio dalla microeconomia alla macroeconomia. In secondo luogo, riteniamo che le fluttuazioni economiche si comprendano meglio considerandole come deviazioni dal trend di lungo periodo; il che, ovviamente, richiede una trattazione precedente dei modi in cui si determina il trend di lungo periodo.

Inoltre, la nostra trattazione segue un approccio analitico: utilizziamo un modello molto semplice della domanda e dell'offerta per spiegare le cause — e i costi — della crescita economia nei Paesi ricchi e in quelli poveri.

• Le fluttuazioni economiche (Capitolo 15). La nostra analisi del modello macroeconomico di breve periodo si basa sui concetti relativi al diagramma keynesiano senza introdurre il diagramma stesso. Riteniamo infatti che in un corso semestrale sia preferibile omettere tale diagramma, che necessita di tempo per essere assimilato. Se tuttavia alcuni docenti volessero introdurlo, troverebbero nel capitolo un valido sostegno teorico.

• Domanda aggregata e offerta aggregata (Capitolo 17). In questo testo, le curve AD e AS non compaiono fino al Capitolo 17, dove vengono esposte in maniera esauriente. La nostra trattazione dell'offerta aggregata si basa su un modello di mark-up molto semplice, che i nostri studenti hanno trovato facile da comprendere.

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Economia positiva ed economia normativa

La distinzione fra micro e macroeconomia dipende dal livello di dettaglio che si vuole raggiungere. Un'altra distinzione utile dipende dallo scopo dell'analisi dei problemi. L' economia positiva si occupa semplicemente di come funziona l'economia. Un'affermazione del tipo "I recenti aumenti della spesa per la sicurezza domestica hanno rallentato il tasso di crescita dell'economia statunitense" è di tipo positivo. Affinché un'affermazione venga classificata come positiva, non è necessario che sia precisa e neppure che sia sensata. Per esempio, l'affermazione "La politica del governo non produce alcun effetto sul nostro tenore di vita" è falsa, ma di carattere positivo; a prescindere dalla sua veridicità, è un'affermazione concernente il funzionamento di un sistema economico, e la sua precisione può essere verificata attraverso l'analisi dei dati empirici — e solo di quelli.

L' economia normativa si occupa di ciò che dovrebbe essere. La si utilizza per esprimere giudizi sull'economia, identificare i problemi e indicarne le soluzioni. Anziché limitarsi ai "dati", essa va oltre per affermare come questi dati dovrebbero essere utilizzati e per questo motivo dipende dai giudizi di valore che si formulano.

Se un economista consiglia di ridurre la spesa pubblica, sta svolgendo un'analisi normativa. Poiché questo provvedimento produrrebbe effetti favorevoli per alcuni cittadini e sfavorevoli per altri, tale consiglio poggia su un giudizio di valore. Un'affermazione di carattere normativo (come quella riguardante la spesa pubblica) non può essere comprovata o confutata sulla base dei soli dati empirici.

Nella pratica, le due discipline sono strettamente correlate: non possiamo pensare di discutere su ciò che dovremmo o non dovremmo fare a un certo proposito senza la conoscenza di determinate nozioni sulla realtà. L'analisi normativa si basa quindi su quella positiva; ma, mentre l'analisi positiva può prescindere, almeno in linea di principio, da giudizi di valore, l'analisi normativa dipende sempre, almeno in parte, dai valori della persona che la sta svolgendo.


Perché gli economisti sono in disaccordo.

La distinzione fra economia positiva ed economia normativa può aiutarci a comprendere perché così spesso le opinioni degli economisti discordino. Immaginate di assistere a un'intervista televisiva a due economisti, ai quali si domanda se gli Stati Uniti debbano abbattere tutte le barriere commerciali con il resto del mondo. Il primo economista risponde: "Assolutamente sì"; il secondo "No di certo". A cosa è dovuto il netto disaccordo?

La divergenza d'opinione può essere di natura positiva: in altre parole può essere che i due economisti abbiano idee molto differenti su ciò che accadrebbe se le barriere commerciali venissero abbattute. Divergenze di questo tipo sono di solito dovute alla nostra conoscenza imperfetta dei meccanismi di funzionamento dell'economia oppure alla natura controversa di alcuni dati.

È più probabile, tuttavia, che il disaccordo sia di natura normativa, poiché gli economisti, come tutti, hanno valori diversi. Nel nostro caso, entrambi gli economisti potrebbero essere d'accordo sul fatto che l'apertura al commercio internazionale sarebbe di vantaggio per molti americani, ma ne danneggerebbe alcuni. Potrebbero però non essere d'accordo sull'opportunità di una tale politica sulla base di valori diversi. Il primo economista potrebbe porre l'accento sui benefici per l'economia nel suo complesso, mentre il secondo potrebbe ritenere più importante evitare di recare danno a un gruppo particolare. Quindi i due economisti sarebbero giunti alle medesime conclusioni positive, ma i loro diversi valori li porterebbero a conclusioni normative diverse.


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CURVE PERICOLOSE

Affermazioni apparentemente positive

Occorre prestare attenzione alle affermazioni che apparentemente hanno carattere positivo mentre sono effettivamente di tipo normativo. Consideriamo il seguente esempio: "Se vogliamo ridurre l'inquinamento, la società deve diminuire il consumo di benzina". Questa affermazione può sembrare positiva, in quanto sembrerebbe riferirsi solamente a dati di fatto. Si tratta in realtà di un'affermazione normativa. Perché? La riduzione del consumo di benzina è solamente una delle tante politiche che potrebbero contribuire a ridurre l'inquinamento. Quando si sostiene che sia necessario scegliere questo metodo si formula quindi un giudizio di valore sulla superiorità di tale metodo rispetto agli altri. Un'affermazione meramente positiva su questo tema potrebbe essere invece la seguente: "La diminuzione del consumo di benzina — senza alcuna altra modifica delle abitudini di vita — ridurrebbe l'inquinamento."

Analogamente, occorre prestare attenzione alle affermazioni che contengono termini vaghi sotto cui si celano dei giudizi di valore, come per esempio: "A parità di condizioni, più si riduce il consumo di benzina più migliora la qualità della vita." A prescindere dal fatto che concordiate o meno con tale affermazione, essa non ha carattere positivo. Due persone che concordino sui dati di fatto — in questo caso le conseguenze della riduzione del consumo di benzina — potrebbero invece non trovarsi d'accordo sul significato dell'espressione "qualità della vita", sul modo in cui misurarla e sui fattori che porterebbero a un suo miglioramento. Tale disaccordo non potrebbe risolversi semplicemente con un'analisi dei dati di fatto.

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Raramente i mass media concedono spazio sufficiente agli economisti per permettere loro di spiegare le motivazioni alla base delle loro opinioni, e il pubblico percepisce solo il disaccordo; potrebbe quindi concludere che gli economisti non riescono ad accordarsi su come funziona l'economia, quando invece il vero disaccordo riguarda la scelta degli obiettivi sociali più importanti.


Perché studiare economia?

Vi sono diverse ottime ragioni per intraprendere lo studio dell'economia. Alcune di esse sono elencate qui di seguito.


Per capire meglio il mondo

Utilizzando gli strumenti dell'economia potete comprendere meglio molti eventi di rilevanza mondiale, come le guerre, le carestie, le epidemie e le recessioni, ma anche molte vicende di carattere locale e personale, come il peggioramento delle condizioni del traffico nella vostra città, l'aumento che avete ottenuto o meno il mese scorso, la lunga fila di persone in attesa di comprare i biglietti per un concerto pop. L'economia può aiutarci a comprendere questi fenomeni perché essi derivano in gran parte dalle scelte che facciamo in condizioni di scarsità.

L'economia ha ovviamente i suoi limiti. Ma è difficile trovare un aspetto della vita sul quale essa non abbia qualcosa di importante da dire. L'economia non può spiegare perché a così tanti americani piace guardare la televisione, ma può spiegare come le reti di trasmissione via etere e via cavo decidono quali programmi offrire. L'economia non può proteggervi da una rapina, ma può spiegare perché alcune persone scelgono di diventare rapinatori e perché nessuna società ha scelto di estirpare completamente la criminalità. L'economia non vi aiuterà a risolvere i problemi di cuore o i conflitti inconsci derivanti dalla vostra infanzia, e non vi aiuterà nemmeno a superare la paura di volare, ma può spiegare quanti terapisti, sacerdoti e consulenti matrimoniali possono aiutarvi a risolvere questi problemi.


Per acquistare fiducia in se stessi

Coloro che non hanno mai studiato economia spesso hanno l'impressione che la loro vita sia in preda a forze oscure, che li sballottano come palline in un flipper, e determinano se riusciranno o meno a trovare lavoro, quanto guadagneranno, se potranno permettersi di comprare una casa e così via. Se anche voi eravate di tale opinione, presto la cambierete. Alla fine di questo corso, vi stupirete di non scartare più la pagina di economia del vostro quotidiano perché sembra scritta in una lingua straniera; non cambierete più canale quando il giornalista televisivo annuncerà le notizie economiche; vi troverete ad ascoltare i servizi sull'economia con orecchio critico, cogliendo gli errori di logica, le affermazioni fuorvianti e le bugie vere e proprie.


Per cambiare la società

Se volete migliorare il mondo, l'economia vi è indispensabile. Non mancano certo seri problemi sociali che meritano la vostra attenzione — disoccupazione, fame, povertà, malattie, maltrattamento di minori, tossicodipendenza, criminalità — e i fattori economici giocano un ruolo chiave in ciascuno di essi. L'economia può aiutarci a comprendere l'origine di questi problemi, ci spiega i motivi del fallimento dei tentativi che sono stati fatti per cercare di risolverli e ci consente di elaborare soluzioni nuove e più efficaci.


Per prepararsi ad altre carriere

L'economia è stata a lungo la materia universitaria preferita da coloro che intendevano mettersi in affari. Ma negli ultimi due decenni ha ottenuto molto successo anche fra coloro che progettavano una carriera in campi quali la politica, le relazioni internazionali, la giurisprudenza, la medicina, l'ingegneria, la psicologia. E ciò ha una valida motivazione: i professionisti in ciascuno di questi campi devono spesso affrontare questioni economiche. Gli avvocati, per esempio, si trovano sempre più di frequente di fronte a decisioni giudiziarie basate sui principi dell'efficienza economica. I medici devono capire in quale modo la loro professione verrà influenzata dalle nuove tecnologie e dai cambiamenti nella struttura dell'assicurazione sanitaria. Gli psicologi industriali devono comprendere le implicazioni economiche di ogni loro richiesta di modifica delle condizioni di lavoro, come l'introduzione di un orario di lavoro flessibile o l'organizzazione di asili nidi all'interno delle aziende.

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Occupazione e disoccupazione

Quando pensate alla disoccupazione, vi si potrebbe presentare alla mente un'immagine di questo tipo: mentre il sistema economico scivola in una fase di recessione, un dipendente in preda all'ansia viene chiamato in ufficio e riceve una lettera da un dirigente arcigno. "Mi dispiace", dice il dirigente, "vorrei ci fosse un altro modo ...". Forse, il lavoratore passa i mesi successivi a controllare sul giornale le offerte di lavoro che fanno per lui, misurando il pavimento a grandi passi e spedendo curricula nella disperata ricerca di un posto di lavoro. E forse, dopo mesi di tentativi, il lavoratore licenziato getta la spugna, per trascorrere le giornate al bar sotto casa, affogando nel bere la vergogna e la frustrazione, e affondando nella disperazione sempre più cupa e nell'inerzia sempre più deprimente.

Per molte persone, la disoccupazione inizia e finisce più o meno in questo modo: una tragedia umana non necessaria. Da una parte abbiamo delle persone che vogliono lavorare per mantenersi producendo qualcosa; dall'altra abbiamo il resto della società, che sicuramente potrebbe usufruire di maggiori quantità di beni e servizi. Eppure, in qualche modo, il sistema non funziona, e i disoccupati non riescono a trovare lavoro; la conseguenza è una vita difficile per loro e per le loro famiglie, e una perdita per la società nel suo complesso.

Ma questo è solo un aspetto della disoccupazione; ve ne sono altri. Alcuni esempi di disoccupazione non dipendono quasi per niente dalle condizioni macroeconomiche e, spesso, essa non provoca tanta sofferenza quanto narra la nostra triste storia.


La tipologia della disoccupazione

Negli Stati Uniti le persone sono considerate disoccupate se: 1. non stanno lavorando e 2. stanno cercando attivamente un lavoro. La disoccupazione tuttavia può avere una molteplicità di cause, ciascuna con le sue implicazioni politiche. È per questo che gli economisti ritengono utile classificare la disoccupazione in quattro categorie distinte, ognuna provocata da una causa diversa e comportante conseguenze diverse.


La disoccupazione frizionale. La disoccupazione di breve periodo che interessa le persone che stanno cambiando impiego o che entrano nel mercato del lavoro per la prima volta o dopo una lunga assenza è definita disoccupazione frizionale. Nel mondo reale si impiega un po' di tempo per trovare un lavoro, tempo necessario per preparare il curriculum, decidere dove inviarlo, aspettare le risposte e poi esaminare le offerte di lavoro per attuare una decisione saggia. Occorre tempo anche ai datori di lavoro per considerare le vostre abilità e qualifiche e decidere se siate adatti alla loro impresa. Se nel frattempo non state lavorando, siete disoccupati: in cerca di occupazione ma senza lavoro.

Poiché la disoccupazione frizionale è, per definizione, di breve periodo, non provoca grossi disagi a coloro che ne sono interessati. Nella maggior parte dei casi, le persone dispongono di risparmi sufficienti per mantenersi nei brevi periodi di disoccupazione, altrimenti possono acquistare con la carta di credito o prendere denaro in prestito dagli amici o dalla famiglia. Questo tipo di disoccupazione presenta inoltre degli effetti benefici: spendendo tempo nella ricerca di un impiego invece di accettare il primo che capita, le persone trovano i lavori per cui sono più adatte e nei quali saranno più produttive; ne consegue che i lavoratori guadagnano dei salari più elevati, le imprese hanno dipendenti più produttivi e la società dispone di una maggior quantità di beni e servizi.


La disoccupazione stagionale. La disoccupazione correlata a variazioni meteorologiche, flussi turistici o altri fattori stagionali è definita disoccupazione stagionale. Per esempio, la maggior parte degli istruttori di sci perdono il lavoro ogni anno ad aprile o maggio, e molti operai edili sono licenziati ogni inverno.

La disoccupazione stagionale, come quella frizionale, può essere considerata piuttosto benefica: interessa il breve periodo e, poiché è totalmente prevedibile, i lavoratori sono in genere compensati in anticipo per la futura disoccupazione nel periodo fuori stagione. Gli operai edili, per esempio, percepiscono salari orari superiori alla media, in parte proprio come compenso per l'alta probabilità di disoccupazione in inverno.

La disoccupazione stagionale tuttavia complica l'interpretazione dei dati relativi alla disoccupazione. I fattori stagionali fanno alzare il tasso di disoccupazione in determinati mesi dell'anno e lo fanno diminuire in altri, anche quando le condizioni generali del sistema economico rimangono invariate. Per esempio, ogni anno a giugno, il tasso aumenta quando milioni di studenti universitari e delle scuole superiori iniziano a cercare un lavoro estivo. Se i dati ufficiali riportassero l'effettivo aumento della disoccupazione in giugno, le condizioni del mercato del lavoro sembrerebbero deteriorarsi, mentre, in realtà, l'aumento è costituito solo da una variazione stagionale prevedibile e temporanea. Per evitare i fraintendimenti, i dati ufficiali riportano in genere il tasso di disoccupazione corretto delle variazioni stagionali, un tasso che riflette solo le variazioni del mese oltre la norma. Per esempio, se il tasso di disoccupazione in giugno è in genere l'1% più alto che nel resto dell'anno, allora il tasso di giugno corretto delle variazioni stagionali corrisponderà al tasso effettivo meno un punto percentuale.


La disoccupazione strutturale. A volte vi sono dei posti di lavoro disponibili e dei lavoratori che sarebbero ben contenti di occuparli, ma in qualche modo manca una corrispondenza tra chi cerca un lavoro e chi lo offre. Per esempio, negli Stati Uniti nel 2003 si sono aperte diverse possibilità di lavoro per i docenti di economia, gli infermieri generici e professionisti, i traduttori da lingue strategiche come l'arabo, il persiano e l'urdu, e molte altre professioni. Molti disoccupati, tuttavia, erano stati licenziati dalle industrie alberghiera e del viaggio aereo, o da quella manifatturiera, e non possedevano le abilità e le qualifiche necessarie per lavorare nelle industrie in cerca di forza lavoro: non vi era corrispondenza tra le abilità possedute e quelle richieste. La mancanza di corrispondenza può essere anche di natura geografica, come quando vengono offerti dei posti di lavoro nell'industria edile in determinate regioni, ma gli operai edili disoccupati vivono in altre regioni.

La disoccupazione che risulta da questi tipi di mancata corrispondenza è detta disoccupazione strutturale, perché deriva da un cambiamento strutturale del sistema economico, che avviene quando industrie vecchie e morenti sono sostituite da nuove industrie che richiedono abilità differenti e sono situate in altre zone del Paese. La disoccupazione strutturale è in genere un problema persistente che interessa il lungo periodo e può durare anche parecchi anni; come mai? Perché può trascorrere un periodo di tempo considerevole prima che i disoccupati strutturali trovino un posto, tempo necessario per trasferirsi in un'altra regione del Paese o per acquisire nuove abilità. Per complicare la situazione, il disoccupato strutturale ha spesso bisogno di assistenza finanziaria per l'addestramento o il trasferimento, ma, poiché non ha un impiego, non è in grado di ottenere dei prestiti.

[...]

Tuttavia, i tassi di disoccupazione frizionale, strutturale e stagionale non sono immutabili e le politiche pubbliche possono essere in gradi, di modificarli. Negli Stati Uniti molti economisti ritengono che si possa continuare a godere dei benefici di un sistema economico flessibile e in rapido cambiamento con un tasso di disoccupazione inferiore. Per raggiungere questo obiettivo, essi ritengono necessari dei programmi che promuovano la corrispondenza tra disoccupati e datori di lavoro e aiutino i disoccupati nel trasferimento e nell'apprendimento di nuove abilità. In Europa, invece, a detta di molti economisti il problema della disoccupazione strutturale fonda le sue radici proprio nelle politiche pubbliche relative al lavoro e alla regolamentazione. La regolamentazione imposta dal governo, per esempio, rende costoso o impossibile per molte imprese europee il licenziamento dei lavoratori una volta assunti. Sebbene in questo modo le imprese siano incoraggiate a tenere qualsiasi lavoratore abbiano assunto, esse sono tuttavia scoraggiate a effettuare nuove assunzioni, in quanto il lavoratore assunto è considerare un obbligo permanente, anche qualora si verificassero riduzioni della produzione e il nuovo lavoratore non si rendesse più necessario. Anche i benefici di disoccupazione hanno un peso determinante nel problema europeo della disoccupazione strutturale: sono più generosi rispetto agli Stati Uniti, vengono distribuiti per periodi più lunghi e la porzione della forza lavoro potenziale che possiede i requisiti necessari per riceverli ha dimensioni più ampie. Sebbene questo sistema aiuti indubbiamente i disoccupati a gestire le difficoltà dovute alla perdita del lavoro, esso comporta tuttavia un incentivo inferiore dei lavoratori europei a cercare un nuovo lavoro quando diventano disoccupati.

Osservate infine che sia in Europa sia negli Stati Uniti le soluzioni proposte per ridurre i tassi di disoccupazione stagionale, frizionale e strutturale eccessivamente elevati sono rappresentate da modifiche delle politiche del lavoro o della regolamentazione, anziché da modifiche della politica macroeconomica che mirino a incrementare il PIL.

Il quarto e ultimo tipo di disoccupazione ha invece una causa totalmente macroeconomica.


La disoccupazione ciclica. Quando un sistema economico entra in una fase di recessione e il prodotto totale diminuisce, il tasso di disoccupazione aumenta. Molti lavoratori precedentemente occupati perdono il posto e hanno difficoltà a trovarne un altro. Allo stesso tempo vi sono pochi nuovi posti di lavoro disponibili, per cui i nuovi entranti nella forza lavoro devono spendere nella ricerca un tempo più lungo del solito prima di essere assunti. Questo tipo di disoccupazione, poiché è determinato dal ciclo economico, è definito disoccupazione ciclica.

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