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| << | < | > | >> |Indice
7 Presentazione di Danilo Mainardi
9 Prefazione
Guida allo studio degli animali in natura
13 1. La ricerca in natura
Profilo storico, 14
Gli studi in natura e in laboratorio, 21
Applicazioni pratiche degli studi in natura, 23
25 2. L'osservazione diretta
Attrezzature ottiche e fotografiche, 25
Nascondigli, 36
Esche, 38
40 3. Il rilevamento indiretto
Lo studio delle tracce, 41
Attrezzature fotografiche e fotoelettriche, 42
La radiotelemetria, 46
La radiotelemetria satellitare, 53
Il sistema di posizionamento satellitare GPS, 54
L'identificazione elettronica, 55
56 4. Catture e marcature
Le catture, 57
Attrezzatura per le catture con anestetico, 62
Le marcature, 64
80 5. Tecniche di conteggio
Perché contare gli animali?, 81
Cosa è un conteggio?, 82
Metodo del mappaggio dei territori, 82
Transetti/percorsi lineari, 84
Punti di ascolto, 86
Metodi di cattura e ricattura, 88
Stime numeriche di singole specie, 89
93 6. La raccolta dei dati
Campionamento ad libitum, 95
Campionamento primo attore («focal animal»), 95
Campionamenti e indipendenza statistica, 96
La registrazione dei dati, 97
Raccolta dei dati e ricerca scientifica, 102
104 7. L'analisi dei dati
Sequenze comportamentali, 106
L'analisi delle situazioni, 108
Gli indici di diversità, 109
La valutazione statistica, 110
Frequenze percentuali, 112
Correlazioni e regressioni, 113
Confronto tra campioni, 114
Analisi multivariate, 115
Modellistica, 116
Statistica bayesiana, 118
120 8. Etoecologia alimentare
La sequenza alimentare, 121
Lo studio del comportamento alimentare, 123
Lo studio della dieta, 125
137 9. L'utilizzo dello spazio
Nicchia ecologica e habitat, 138
Movimenti locali, 142
Territorialità, 145
Migrazioni, 146
150 10. Bioacustica
La registrazione dei suoni, 151
L'analisi spettrografica, 154
Riconoscere i canti degli uccelli, 157
La tecnica del playback, 158
L'universo ultrasonico, 160
162 11. Le ricerche sperimentali
Le reazioni dei gracchi alpini verso potenziali
predatori, 163
L'orologio primaverile della cinciarella, 166
Parassitismo sperimentale delle covate di gazza,
168
Altre indagini sperimentali in Italia, 170
Considerazioni finali, 171
173 12. Scrivere un articolo scientifico
Impostazione, 173
Suddivisione del testo, 175
Suggerimenti vari, 178
Riviste scientifiche, 180
Presentazioni a congressi, 181
183 13. Etica della ricerca
Pianificazione e articolazione della ricerca, 183
Stesura e pubblicazione dell'articolo scientifico,
184
Uccisioni e catture, 185
Specie rare, 186
Introduzioni, 187
190 14. Conservazione e gestione della fauna
La conservazione della biodiversità, 191
Aree protette, 194
Gestione faunistica, 197
Gestione della fauna italiana, 200
Il prelievo venatorio, 202
Studi in natura: qualche aspetto applicativo, 205
Strategie adattative e problemi di conservazione,
208
La rete Natura 2000, 21O
Cenni di dinamica di popolazione, 211
215 Bibliografia
235 Indice analitico
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| << | < | > | >> |Pagina 9PrefazioneSono ormai trascorsi poco meno di trent'anni da quando gli etologi e gli ecologi italiani, fino ad allora perlopiù confinati nel chiuso dei laboratori, iniziarono a uscire in campo e a pubblicare i risultati dei primi studi sugli animali condotti in natura. Nel 1980 uno di noi (S.L.) pubblicò per questa stessa casa editrice un libro, intitolato Etologia di campagna che, rappresentando allora una novità in campo internazionale, forse contribuì a stimolare l'interesse per le ricerche di campo, e oggi costituisce un documento che ben rispecchia il clima di quel particolare momento storico. Negli anni successivi si è assistito nel nostro paese a una vera rivoluzione copernicana, giacché gli studi di etologia ed ecologia animale condotti in natura, prima sporadici, si sono via via moltiplicati fino a rappresentare oggi la quasi totalità delle ricerche condotte, specialmente in ambito teriologico e ornitologico. Questa crescita impetuosa ha visto l'affermazione di un gran numero di nuovi campi di indagine, accompagnandosi alla comparsa e all'affinarsi di nuove tecniche di indagine e analisi dei dati raccolti. Nel mettere mano a questo libro abbiamo quindi avuto cura di aggiungere, accanto ad alcune pagine della precedente opera (tutte peraltro sottoposte a una profonda revisione e a un radicale aggiornamento), un nutrito gruppo di capitoli scritti per l'occasione. Il testo che abbiamo realizzato si configura quindi, di fatto, come un'opera nuova, dedicata a tutti coloro che a vario titolo (etoecologi, tecnici faunistici, studenti universitari, semplici appassionati di storia naturale) sono interessati a studiare in natura l'ecologia e il comportamento degli animali, con particolare riferimento agli uccelli e ai mammiferi. La scelta di privilegiare queste due classi di vertebrati, oltreché da motivazioni di ordine editoriale (il libro doveva configurarsi come una guida agile, non come un pesante trattato di etologia ed ecologia animale), è anche derivata dai nostri interessi di ricerca (S. L. si occupa di mammiferi, A. R. prevalentemente di uccelli). Durante la stesura e l'aggiornamento del testo, ci siamo resi conto che in alcuni campi di indagine (per esempio la telemetria, la fotografia digitale, la bioacustica e la modellistica) il progresso tecnico-scientifico è così travolgente che una trattazione dettagliata di certi metodi o materiali rischiava di essere superata (e quindi inutile) in poco tempo. Come impostazione generale, senza rinunciare a presentare le novità relative alla strumentazione o alle metodologie analitiche di ultima generazione, abbiamo perciò deciso di privilegiare quei concetti, criteri e metodi che, ormai ben consolidati e radicati in campo scientifico, devono guidare l'operato di tutti coloro che si dedicano allo studio degli animali in natura, indipendentemente dalla strumentazione impiegata. Per motivi analoghi, in un mondo in cui l'informazione corre rapida in Internet cambiando continuamente, abbiamo ritenuto superfluo indicare gli indirizzi o gli attuali siti web delle ditte o dei ricercatori che forniscono materiale e assistenza per le ricerche di campo; dai nominativi specifici riportati nel testo, o anche solo impiegando i titoli dei vari paragrafi a mo' di parola chiave, con una breve ricerca in rete, al lettore sarà facile risalire ai fornitori attivi sul mercato e ottenere tutte le informazioni necessarie. Le ricerche di campo si avvalgono di un gran numero di tecniche e strumentazioni e possono riguardare svariati argomenti. Con i quattordici capitoli in cui il testo è articolato non ci illudiamo quindi di aver trattato in modo esauriente ogni aspetto della materia. Il nostro scopo è stato soprattutto quello di presentare i diversi approcci metodologici e alcune delle tematiche che possono interessare chi voglia studiare, o anche semplicemente osservare, gli animali nel loro ambiente naturale. Ogni capitolo va quindi letto come un'introduzione a un determinato argomento e, per i lettori più motivati, come un invito a ulteriori approfondimenti. In quest'ultimo caso speriamo che la consultazione della bibliografia (oltre 250 voci) possa essere di valido aiuto. Con queste premesse, ci auguriamo di aver prodotto un testo che, non privo del necessario rigore analitico, riesca a coniugare didattica e divulgazione scientifica. Se la sua lettura contribuirà a far crescere l'interesse e il rispetto per la fauna selvatica e riuscirà anche ad avviare qualche lettore verso le indagini di campo, sentiremo di avere raggiunto l'obiettivo prefissato. SANDRO LOVARI ANTONIO ROLANDO | << | < | > | >> |Pagina 252. L'osservazione direttaI naturalisti del XIX secolo conducevano le loro ricerche di campo basandosi su osservazioni metodologicamente semplici, il più delle volte sporadiche, registrandole sovente in forma aneddotica e giungendo pertanto a conclusioni prevalentemente induttive. Le moderne tecniche di osservazione e di rilevamento dei dati hanno contribuito in modo determinante a migliorare la qualità delle ricerche di campo, stimolando anche la loro diversificazione. La conoscenza delle nuove tecniche e metodologie di indagine, in grado di quantificare e analizzare quei fenomeni precedentemente descritti soltanto in termini generici, è di basilare importanza per il ricercatore. Tre sono i principali approcci impiegabili negli studi in natura: l'osservazione diretta (gli animali vengono osservati direttamente dal ricercatore), il rilevamento indiretto (il comportamento animale viene desunto ricorrendo a metodi che prescindono dall'osservazione diretta) e l'analisi sperimentale (che si basa su esperimenti condotti in natura). In questo capitolo vengono illustrati i principali strumenti dell'osservazione diretta, nel capitolo 3 viene trattato il rilevamento indiretto, mentre alcuni esempi di ricerche sperimentali sono presentati e discussi nel capitolo 11. | << | < | > | >> |Pagina 1208. Etoecologia alimentareUn individuo sopravvive fisicamente se si nutre, mentre sopravvive geneticamente se si riproduce: nutrirsi e riprodursi, in definitiva, sono le attività che permettono la sopravvivenza delle specie. Non ci dobbiamo sorprendere, dunque, se un'importante ambito delle ricerche in natura concerne le abitudini alimentari: parte di questi studi appartiene a un tipo più strettamente comportamentale, che riguarda le strategie di ricerca del cibo (per esempio, le tecniche di pascolo o di predazione tese a migliorare lo sfruttamento delle risorse alimentari), mentre un altro settore, di natura più fisioecologica, analizza il tipo e la qualità della dieta o, in altri termini, tratta della nicchia trofica della specie. In questi ultimi decenni tanto il primo quanto il secondo campo di studio hanno assunto una particolare rilevanza per le numerose implicazioni relative alla gestione e conservazione della fauna. Il comportamento alimentare, in senso lato, origina da un complesso sistema di risposte a informazioni esterocettive e segnali fisiologici interni. Esso è alla base dell'organizzazione ecologica delle comunità che, come noto, sono strutturate in catene alimentari (o, meglio, reti alimentari) in cui i vegetali (produttori) sono il cibo degli erbivori (consumatori primari) che, a loro volta, sono predati dai carnivori (consumatori secondari). Spesso, se due specie competono per la medesima, limitata sorgente di cibo negli stessi luoghi, una delle due è destinata a scomparire (principio di esclusione competitiva) o a mutare le proprie abitudini alimentari (spostamento di nicchia trofica). Se la sorgente di cibo si riduce sotto il livello minimo capace di sostentare l'intera popolazione locale di una specie, la competizione a livello intraspecifico si intensificherà e gli individui più deboli e subordinati saranno i primi a pagarne le conseguenze.
Per la maggior parte dei vertebrati la ricerca del cibo è senza dubbio
l'attività di maggior importanza che, oltre ad assicurare la sopravvivenza
individuale, può avere pesanti ripercussioni su molti altri aspetti della
biologia, come l'organizzazione gerarchica, i rapporti sociali, la struttura dei
branchi e i sistemi nuziali. La disponibilità di cibo e il comportamento trofico
adottato sono inoltre alla base dell'etoecologia spaziale (in altri termini, il
comportamento d'occupazione e l'uso degli ambienti) di molte specie poiché ne
influenzano i movimenti, le aree familiari (o home range), la selezione di
habitat e la territorialità. Il presente capitolo, relativo all'etoecologia
trofica, e quello successivo, relativo all'etoecologia spaziale, sono quindi
strettamente interconnessi.
La sequenza alimentare Gli animali hanno sviluppato i più vari adattamenti comportamentali per la ricerca, la raccolta o la cattura e l'ingestione del cibo. Questi complessi adattamenti sono soprattutto palesi tra i carnivori, che devono fare i conti con la capacità di sopravvivenza delle loro prede che evolvono, in generale, un'ampia gamma di comportamenti antipredatori. La sequenza alimentare di un consumatore si articola in quattro fasi principali: ricerca, avvicinamento, cattura (o semplice raccolta) e ingestione, che comprende anche gli eventuali processi manipolativi preparatori. Mentre nei consumatori secondari (e, in particolare, nei carnivori cacciatori) queste quattro fasi sono tutte presenti e cospicue, nei consumatori primari, per la natura stessa dei vegetali, la seconda e la terza fase tendono di solito ad assumere un'importanza nettamente inferiore alla prima e alla quarta. Per questo motivo, nella breve trattazione che segue, ci riferiremo principalmente al modello offerto dal predatore carnivoro. | << | < | > | >> |Pagina 15010. BioacusticaLa vita degli animali in natura è largamente basata sulla comunicazione tra individui. Ciò è facilmente verificabile nelle specie sociali, ove le interazioni sono frequenti e manifeste, ma vale anche per le specie poco gregarie, o per quelle in cui gli individui rimangono solitari per gran parte della loro esistenza: una lince che si muove nel bosco «sa» dove sono le altre linci, perché con esse continua in qualche modo a comunicare, soprattutto per vie indirette. La comunicazione può realizzarsi solo in presenza di sistemi ricetrasmittenti. Gli animali, infatti, devono essere in grado non solo di trasmettere un segnale, ma anche di riceverlo e interpretarlo correttamente. A seconda della modalità di comunicazione potranno quindi avere sviluppato appositi organi di emissione e ricezione del segnale. Tra i vari tipi di comunicazione, quella visiva è forse la più diffusa, specialmente tra i vertebrati. I magnifici colori di molti maschi di uccelli si sono senza dubbio evoluti per essere esibiti e ammirati (cioè trasmessi e ricevuti) dai conspecifici, soprattutto di sesso femminile. In molti mammiferi, accanto alla comunicazione visiva, si è sviluppata anche la comunicazione chimica: una volpe che marca con uno spruzzo di urina il tronco di un albero vuole probabilmente informare i conspecifici che quella zona ricade nel «suo» territorio. Sempre tra i mammiferi (ma anche tra gli insetti) viene usata sovente la comunicazione tattile, basata sul contatto reciproco; essa è particolarmente diffusa, per esempio, nei primati, che infatti non mancano mai di pulirsi e manipolarsi reciprocamente, con un significato importante nell'ambito della socialità del gruppo. Tra le varie forme di comunicazione, quella acustica (o sonora), basata sullo scambio di segnali sonori, è per certi versi la più complessa perché in grado, almeno in alcuni gruppi, di veicolare un gran numero di informazioni. Questo tipo di comunicazione è molto diffuso nel regno animale. Si va dal linguaggio umano alle vocalizzazioni più o meno complesse di mammiferi e uccelli, dai canti delle rane fino alle stridulazioni prodotte da molte specie di insetti. Per un approfondimento sulla comunicazione animale ci si può riferire al testo di Rogers e Kaplan (2001). La bioacustica, in senso tecnico, è quella disciplina che studia le caratteristiche fisiche del segnale sonoro e il loro significato biologico. Le indagini di bioacustica constano spesso di una parte in natura, in cui il segnale viene registrato (fase di campionamento), e una fase di laboratorio, in cui il segnale viene analizzato in dettaglio. Nelle pagine che seguono si tratteranno vari aspetti di questa materia, a partire naturalmente da quelli che più interessano le ricerche di campo. | << | < | > | >> |Pagina 19014. Conservazione e gestione della faunaIn un mondo sempre più segnato da innumerevoli emergenze ecologiche, la necessità di conservare quel che rimane della natura e delle sue risorse è ormai avvertita da tutti. In ambito scientifico questa necessità ha contribuito a far affermare una nuova disciplina, la conservazione della natura, che negli ultimi anni si è completamente rinnovata nei metodi, nelle tematiche e negli scopi. La moderna conservazione della natura, infatti, oltre a temi classici come la biodiversità, la demografia e la genetica delle popolazioni selvatiche, le immissioni faunistiche e le aree protette, incorpora anche argomenti e metodi dell'etologia, dell'ecologia del paesaggio e dell'economia. In questo capitolo ci limiteremo a trattare della conservazione e gestione della fauna. A chi volesse approfondire la questione nel suo complesso consigliamo il libro di Massa e Ingegnoli (1999) e i testi di Entwistle e Dunstone (2000) e Norris e Pain (2002) per coloro che sono interessati, rispettivamente, alla conservazione dei mammiferi e degli uccelli. Eccettuate poche aree di steppa e di alta montagna, folte selve coprivano in origine i suoli italici. L'evoluzione recente delle popolazioni di uccelli e mammiferi nella penisola ha seguito pertanto lo stato delle foreste, regolato soltanto da eventi climatici fino a circa 2500 anni fa, ma poi progressivamente sempre più influenzato dall'intervento dell'uomo (Perco 1987). La deforestazione a favore di pascoli e colture agricole raggiunse la massima intensità nel periodo repubblicano della civiltà romana. Con la fine dell'Impero romano le foreste ripresero vigore e nel Medioevo la situazione ambientale appariva migliorata: tuttavia, pur fluttuante nel tempo, il degrado naturalistico tornò a manifestarsi a più riprese. Nel XIX e agli inizi del XX secolo venne completata la distruzione delle grandi foreste centromeridionali, tranne pochissime aree protette. Fu il momento di maggiore crisi della nostra macrofauna, con l'estinzione totale della lince, la quasi estinzione dell'orso bruno marsicano, dello stambecco e del camoscio appenninico, il drammatico declino del lupo, del cervo, del capriolo, del daino e del muflone.
Dall'ultimo dopoguerra in poi, però, con l'abbandono delle
montagne e la crisi della zootecnia si è manifestato un netto cambiamento
ambientale, che ha promosso un quadro faunistico migliore. Non c'è, per esempio,
grosso mammifero che oggi non sia in fase di recupero e accrescimento numerico,
eccettuate la foca monaca e la lontra, specie i cui ambienti sono meno sensibili
ai mutamenti sopra ricordati, nonché l'orso bruno marsicano, ormai ridotto a
poche decine di individui superstiti. Perfino il lupo, che pure è ancora
illegalmente perseguitato (la specie è protetta da oltre trent'anni), ha potuto
ricolonizzare aree nelle quali era scomparso da molto tempo, in conseguenza del
forte aumento di cinghiali e caprioli, sue prede naturali, verificatosi negli
ultimi decenni.
La conservazione della biodiversità
Una delle sfide più impegnative che l'umanità dovrà affrontare nel nuovo
millennio è probabilmente quella di conservare il massimo della biodiversità o,
più correttamente, della
diversità biologica
(intesa come grado di variabilità della natura espressa dal numero degli
ecosistemi, dal numero delle specie presenti negli ecosistemi e dal patrimonio
genetico delle singole specie/popolazioni) attraverso modalità compatibili con
il mantenimento delle attività umane. Questo obiettivo è estremamente ambizioso
perché finora la crescita della popolazione umana si è inesorabilmente
accompagnata ad alterazioni ambientali che hanno comportato la scomparsa di un
crescente numero di specie animali e vegetali. Alcuni calcoli (in realtà, per
fortuna, ancora da confermare) indicano che le alterazioni causate dall'uomo
(tra cui ricordiamo, in particolare, il taglio della foresta tropicale)
rischiano di far scomparire nei prossimi dieci anni tra il 5 e il 10 per cento
delle specie animali e vegetali ancora presenti sulla terra; se ipotizziamo un
totale di 10 milioni di specie esistenti, ciò equivarrebbe a perdere dalle 50000
alle 100000 specie ogni anno. Le estinzioni hanno sempre accompagnato la storia
della vita sul nostro pianeta. Si distinguono però le
estinzioni di fondo,
che non hanno troppo pregiudicato gli equilibri biologici planetari, e le
estinzioni di massa,
che, coinvolgendo un gran numero di specie e individui, hanno invece
contrassegnato periodi di gravissima crisi biologica (la scomparsa dei
dinosauri, di 65 milioni di anni fa, è uno degli esempi più noti). Se
consideriamo che gli «istanti» geologici che hanno caratterizzato temporalmente
le estinzioni di massa del passato erano almeno dell'ordine di migliaia di
anni, possiamo ipotizzare che, all'attuale ritmo di estinzione, l'uomo moderno
si trovi a essere l'artefice di una immane estinzione di massa che potrebbe,
alla fine, travolgere l'umanità stessa.
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