Copertina
Autore Mario Luzi
Titolo Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
EdizioneGarzanti, Milano, 2004 [1994], Poesia , pag. 224, cop.ril.sov., dim. 145x220x25 mm , Isbn 978-88-11-63471-3
LettoreLuca Vita, 2005
Classe poesia italiana
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Indice

ESTUDIANT
Natura, lei 13 Giovanna 14 Lo umilia 15 Nella mente umana? 16 Dentro la lingua avita 17 Chi è - improvvisamente non conosce 18 Quell'alone, quell'eccitato lembo 20 L'uomo - o l'ombra - 21 Mondo in ansia di nascere... Ma stretta 22 La breccia che mi s'apre 24 Simone 26 Per amore di chi 27 [...]
ISPEZIONE CELESTE
Dinanzi eccole a un tratto 197 Riemerge in lontane chiarità 200 Pasqua, ora, nuovamente 202 Brani di tempo e storia 203 Tutto è angustia intorno, tutto 205 Non girasoli, frumento 207 Dove ci sorprende il giorno? 209 S'accorge il tempo 210 S'accovaccia, s'allunga 211 , l'essere. 212  

 

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Pagina 9

Simone Martini, secondo le storie divulgate, morì ad Avignone nel 1344. Forse reco offesa alla verità storica, forse no immaginando questo estremo viaggio intrapreso al richiamo di Siena e del suo mondo. Con la moglie Giovanna, con il fratello Donato, pittore, e la moglie di lui bella e strana, di nome anch'essa Giovanna e le loro figlie e qualche domestico si mette in cammino per l'Italia. La carovana ha da seguire un percorso lungo e faticoso. La accompagna uno studente (è da supporre di teologia) che rientra al termine dei suoi studi a Siena: testimone, interprete e cronista oltre che parte integrante dell'avventura. Lo scriba è un po' ciascuno di loro e nessuno in particolare.

I titoli fungono in questo caso da semplici didascalie.

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Pagina 13

Natura, lei
sempre detta, nominata
dalle origini...
                Com'era,
come stava nella mente
degli uomini e nel senso -
                          in quel carcere, in quel vento,
molto viva, molto cauta.
Niente le dava, niente le toglieva il tempo.
Tempo era lei stessa, lo era eternamente.
Storia umana che le nascevi in grembo
e in lei ti consumavi
senza lasciare impronta...
                          Senza?
eppure - ma questo lo ignoravano,
non erano ancora né sapienti
né consci - entro di lei operava
                    l'universale esperienza.
E ora, tardi, se ne avvedevano in pianti.

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Pagina 170

Punto estremo.
              Nessun punto più alto,
                                    né
di più aspra
            e diamantina tempra.
Non può,
            oltre, andare
né da esso
            recedere la mente.
O così ti pare.
E intanto muta
tutto - e anche tu -
in se stesso: e mutuamente.

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Pagina 210

S'accorge il tempo
della sua furtività, tradisce
un soprassalto l'uomo.
                      Tempo, l'uomo,
che s'allarma
dentro il tempo fermo
insediato nella sua durata,
immobile nel suo trascorrimento.
Tempo dell'uomo
               nel paragone con il tempo -
leva esso il suo
pugno d'istanti, d'illusorie
perennità - persi quelli
e queste rapite in quel certame...
ma eccolo, s'infiamma
in cima alla collina,
                     lo sfiora
il vento nuovo,
               lui salpa,
               nell'azzurro
e nell'oro si sfarina,
tempo dolente
nella carne, nella storia.

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