Copertina
Autore Ian McDonald
Titolo Forbici vince carta vince pietra
EdizioneEinaudi, Torino, 1997, Tascabili Vertigo 469
OriginaleScissors Cut Paper Wrap Stone [1994]
TraduttoreAntonio Caronia
LettoreRenato di Stefano, 1997
Classe fantascienza
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al sito dell'editore








 

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Pagina 3 [ libro inizio ]

Con la presa craniale Berlitz-Kikoyan posso capire e parlare il gergo di Tokyo-Bay, ma la preghiera del pellegrino, che è antica quanto è lungo il pellegrinaggio, mette a dura prova ogni capacità di traduzione: «Onore a Kobo Daishi, faro di spiritualità, fonte dell'ascesi, guida e compagno del nostro viaggio di ricerca». Quanto è piú semplice ed elegante in giapponese: Namu Daisbi Henio Kongo; i suoni fluiscono leggeri dalle mie labbra mentre mi inginocchio davanti all'immagine, nella sala Daishi, per la breve cerimonia di preparazione. Le parole mormorate, legate l'una all'altra e ripetute come in un mantra scivolano fra il sé e lo spirito, danno sollievo alla straziante autocoscienza di un europeo, troppo alto e troppo presente. Con i capelli rossi. Davanti a un altare straniero.

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Pagina 30

- Cos'è questo? - chiese lui, cercando stabilità, cercando Luka, vedendo solo macchie cinetiche.

- Il Boccioni-verso -. La voce di lei era un ancoraggio profondo e rassicurante in quella turbinosa instabilità. - Umberto Boccioni: decano dei pittori futuristi italiani, 1882-1916; ossessionato dall'industria, dall'energia, dalla velocità e dall'aggressivita. Questo posto è perfetto per lui. «La città si alza!» Non senti l'odore del testosterone? Sarebbe diventato un grande fascista se una mattina, a Verona, non fosse caduto da cavallo e non fosse morto prematuramente per la botta alla testa.

Il più piccolo movimento del capo gli faceva scorrere davanti agli occhi linee di energia colorata.

- Come hai fatto?

- Con i computer. Non si fa tutto così? Ho preso un vecchio sistema video di elaborazione immagini, l'ho remixato, hackerato e riassemblato usando programmi enzimatici in commercio ricuciti da me -. Spargendo superfici di luce che si modellavano quando muoveva le mani, lei raccolse un cavo di fibra ottica che stava bruciando, brulicante di informazione visiva. - Le videocamere montate sulla testa raccolgono le immagini, questo portatile le processa e le rimanda ai sistemi di realtà virtuale. Questa è la modalità solo visiva. Poi aggiungerò anche dimensioni supplementari. Per la prossima sto pensando di fare un universo cubista, o magari alla maniera di Kandinsky. O di Miró, magari? Mi ci vedi come una cosina nera accartocciata con una macchietta per testa? Ma alla fine voglio arrivare a creare i miei universi personali. Luka-versi, come nessuno ne ha mai visti. Ritorno alle origini. Estetica dello scarto. Moltiplicazioni di realtà. Loro non lo capiscono, Ethan. Gli altri del mio corso. Siccome voglio remixare il software per modellare le sfumature tra realtà e virtualità, sono fascista. Meccanicista, senz'anima, estranea allo "zeitgeist" dell'uomo del ventunesimo secolo intrappolato in un universo di indeterminazione quantistica, ecco quello che dicono. Ma almeno io ho un interesse. Amo quello che faccio, e amo la ragione per cui lo faccio. Non piegherò la testa infilandola tre volte nella merda davanti all'ideologia del mese. Loro si preoccupano dell'affidabilità dei loro PC, o di farsi rivolgere la parola dalla gente giusta, o di farsi notare dai tutor giusti; o, se sono tutor, pensano ad andare alle feste giuste, all'integrità del cazzo, all'originalità del cazzo, all'"arte" del cazzo. Io ho un interesse, Eth. Voglio fare qualcosa, cazzo, e voglio che qualcuno lo sappia-. La sua voce, arrivando dal cuore di una cascata di immagini turbinanti, aveva una ferocia oscura, terribilmente concentrata, che Ethan Ring trovava eccitante e inquietante allo stesso modo.

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Pagina 43

- Effettivamente ci sono un sacco di cose di questo tipo, là fuori, qui dentro, da qualche parte; le forme pure e perfette di ciò di cui stiamo parlando. Entità visive, - e sottolineò le parole, - che la mente conscia non riesce a elaborare, che vanno al di là delle nostre capacità razionali di giudizio e stimolano risposte dirette, fisiche. Come la gioia o la rabbia o l'estasi religiosa. O anche stati alterati di coscienza completamente nuovi.

- Si crede che i mandala buddhisti aprano la mente al nirvana, - intervenne Masahiko. - Forse i mandala, l'arte astratta, i diversi stili tipografici, contengono tutti degli indizi, delle forme diluite di queste cose di cui parla Eth. Le vere entità visive, le pure forme, le forme assolute, aspettano solo di essere viste, sintetizzate, isolate.

- "Campi perduti", - disse 'Becca. - Una vecchia poesia di Robert Graves, credo. Non ti hanno insegnato niente a scuola?

- Essenzialmente a farmi le seghe, - disse Marcus. E poi come rollare una canna con una mano sola.

- Tracce. Campi perduti parla del fatto che piccole parti di paesaggio sono scomparse a causa di errori nel rilevamento topografico. Non sono proprio sicura di come sia successo, ma piccole parti di campi, di sentieri, siepi di confine, boschi, venivano come piegate e non comparivano piú sulle mappe. Sulla mappa, il paese A sarà proprio attaccato alla città B; ma sul terreno ci potrebbero essere in mezzo intere geografie.

- Realtà nascoste. E' un po' troppo fantasy per i miei gusti, - disse Marcus.

- Be, quelle entità potrebbero essere i campi perduti della mente, - continuò 'Becca, - cose che sono state superate dallo sviluppo della coscienza; e adesso la coscienza non riesce a vederle, non riesce a elaborarle, riempie gli spazi dove si trovano ripiegando intorno a loro la mappa visiva, avvicinando le cose che stanno sui due lati, come il punto cieco dell'occhio.

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Pagina 46

Era soggezione ed era meraviglia. Era bellezza ed era terrore. Era purezza ed era condanna. Era tutto e niente, vuoto e luce, distruzione e creazione. Alfa e Omega. Il "Fiat" primigenio. Il grande "Io sono". Era amore verità giustizia pienezza potenza; ogni cosa, tutti i libri, tutti i versi, tutti i mantra, tutti i sutra, dicevano che lo era. Era tutte le esperienze spirituali, tutte le danze dei dervisci, tutti i balenii di nirvana, tutte le trance degli sciamani, tutti i rapimenti estatici. Era di piú. Terribilmente di piú.

Era il volto di Dio. La stanza tremò. La sala computer fu invasa da un rumore di vento che soffiava potente. Sulle teste e sulle mani di quella trinità di osservatori sembrava che danzassero lingue di fuoco, le loro labbra si muovevano nell'estasi, esprimendosi in linguaggi che nessuno aveva udito prima di allora da lingua umana.

Dopo un tempo che sembrò un preannuncio dell'eternità, si udí la voce di Luka. - Il mio volto voi non vedrete, perché non c'è uomo che possa vedere il mio volto e restare in vita -. Le sue parole sembravano trapassate da un rimbombo bianco e rauco, come di ali di angeli che sbattessero davanti al trono di Dio. - Ma noi vediamo, cazzo, vediamo e siamo vivi! Ogni parola di Marcus era un masso di razionalità spinto su per il piano inclinato dell'estasi, all'infinito.

- Sono entrato nel nucleo del database sull'arte e le immagini religiose della National Gallery e ho settato i parametri del programma perché mi avvisasse ogni volta che incontrava qualcosa che corrispondesse alla mia definizione di spirituale, di numinoso, di irrazionale. Avete idea di quante madonne con bambino ho dovuto guardare prima di mettere insieme un campione abbastanza grande? La macchina ci ha messo tre giorni per collazionare e riprodurre tutti i campioni che avevo raccolto, piú una notte, quindici ore, per mettere a punto l'immagine finale.

- E il risultato che ne è venuto fuori è qualcosa che stimola la tendenza dell'uomo all'estasi religiosa, - disse Ethan, e le sue parole scivolavano con naturalezza nella voce luminosa di Dio.

- Proprio cosí. Tutte quelle icone, tutti quei mandala, quei mantra sanscriti, quei manoscritti celtici miniati, sono solo riflessi, accenni, ricordi, esplorazioni. Questa è la vera gloria.

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Pagina 58

Ci sarà una Cerimonia del Fuoco stasera a Tempio Ventiquattro. Sono tutti invitati, ci dice il sacerdote Tsunoda. E' un uomo minuto ed energico, di grande fascino e carisma. Un insegnante di scuola intensiva in pensione, nella migliore tradizione dei maestri che si fanno voler bene, come Bette Davis, Robert Donat, Robin Williams. Le storie che girano in questo gruppo isolato di tre templi, sulla punta della penisola di Muroto, raccontano che avrebbe potuto vincere il premio Nobel per gli studi nel suo ramo della matematica, ma che rinunciò alla fama mondiale e alle lodi dei contemporanei per dedicare la sua vita a quella che chiamava «la sovversione attraverso l'educazione»: e infatti immolò il sacro dogma giapponese «studia come un pazzo per prepararti a lavorare e dedicare la tua vita all'azienda» sull'altare di un pericoloso ed evanescente principio: «imparare per il piacere di imparare». I dirigenti scolastici, le Associazioni Genitori e Insegnanti, i politici locali lo crocifissero. I suoi studenti lo divinizzarono. Sulla sua lavagna stava scritta la citazione di Bertrand Russell: «Com'è desiderabile conoscere», una citazione che lo seguì a Tempio Ventiquattro con un solo cambiamento: l'aggiunta di «non» davanti all'ultima parola della frase. - Un terzo della nostra vita la passiamo a imparare, il resto a disimparare tutte le sciocchezze di cui ci hanno imbottito la testa, - dice mentre ci mostra la nostra stanza ordinata e scrupolosamente pulita, che profuma di sandalo, lavanda e mare. - Qualità: sapere cosa è buono, cosa non lo è, e perché; questo ho sempre cercato di insegnare. Se anche solo due o tre persone l'avessero imparato, potrei lasciare questo mondo contento.

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Pagina 65

Centootto bastoncini di legno profumato per le centootto illusioni dell'uomo.

Il fuoco guizza nel braciere di pietra sull'altare, evoca strane ombre dalle nicchie della sala del Daishi.

Si percuote il gong, si agitano le campanelle, si cantilenano i mantra, si recitano le preghiere.

Uno a uno, si accendono i centootto bastoncini, le illusioni del mondo materiale, le avversità del percorso spirituale, i peccati della condizione umana.

Le colombe fanno frusciare le loro ali come carta di riso sotto le travi del tetto.

Foglie fragranti, incensi, oli, vengono gettati sul fuoco. Le ombre si muovono sul volto del sacerdote, come peccati non consumati che l'influsso della luce penetrante trascina fuori dalle labbra e dalle narici.

In tutto il mondo, non ci sono ormai che due suoni. La voce del sacerdote Tsunoda che intona le preghiere. Il pesante tonfo della risacca - una sensazione piú che un suono - che si abbatte sulle rocce sotto Tempio Ventitre. Talvolta quei due suoni si fondono in un unico suono, un'unica voce universale dell'oceano. Le lanterne si muovono nel vento caldo della notte, le ombre oscillano. E quella sensazione di numinoso che non ero riuscito a cogliere nelle grotte marine, adesso mi avvolge.

Del tempo trascorso in quello stato alterato di coscienza chiamato estasi divina nessuno può arlare, perché esso trascende il pensiero, il sé, il linguaggio, la logica. Qualsiasi affermazione si possa fare al proposito è così lontana dalla verità dell'esperienza, che nella migliore delle ipotesi è priva di valore, nella peggiore è fuorviante. Puro essere. I mistici medievali l'hanno definita bene: la nuvola dell'inconsapevolezza.

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Pagina 68

Il motivo per cui egli ha intrapreso questo pellegrinaggio è quello di fuggire dal grande male che sta nel suo passato.

-La fuga, figliolo, può non essere la strada giusta, - dice Mr Spider. - Sarebbe così rassicurante se alla fin fine tutto si potesse ricondurre alla Luce contro l'oscurità, l'ordine contro il Caos, il Bene contro il Male. Ma la vita non è il fantasy dei pulp. Se la Strada fosse facile, che merito ci sarebbe a seguirla? L'insegnamento del Daishi è che la via non sta nella fuga, ma nemmeno nell'accettare la sconfitta. La risposta all'abuso non sta nel disuso, ma nell'apprendere il corretto uso, certo.

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Pagina 82

Un trip da incubo. Qualcuno gli aveva venduto qualcosa nella toilette degli uomini e da un momento all'altro si sarebbe svegliato sul pavimento di casa sua, o da qualcun altro, con un'emicrania spaventosa.

- Devo confessare che lei mi delude non poco, signor Ring. Mi sarei aspettata di piú dall'inventore di questi...

-Frattori. Signora, lei che cosa fa di preciso? La donna cieca sorrise increspando appena il viso, come chi è consapevole di quante cose possa mostrare l'espressione di un viso, e teme di rivelarle.

- Noi siamo una Divisione Ricerca e Sviluppo del Segretariato alla Sicurezza Comune Europea. Ci occupiamo di tecniche psicologiche.

- I frattori.

- Proprio così, signor Ring. Dagli appunti del signor Cranitch sappiamo che su quel disco esistono piú di cento frattori, come li chiama lei; armi psicologiche di una tale potenza e raffinatezza che i nostri progetti attuali, al confronto, equivalgono a costruire maschere di carnevale, o a dire parolacce.

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Pagina 84

Se fosse Ethan Ring a fare questo pellegrinaggio, osserverebbe che la vita è proprio un pellegrinaggio circolare dal nulla al nulla, il Tempio Zero della non esistenza, su per i ripidi pendii delle contingenze e della legge di Murphy sino alla cima delle montagne dell'autorealizzazione, e poi già per le dolci distese in cui lo spirito può deporre il cruccio e rilassarsi, senza dover spingere nella storia l'insopportabile meccanismo della vita, dalle oscure caverne marine dell'accidia, risuonanti di morte, alle autostrade a sei corsie stipate di mastodonti preistorici.

E' strano: più ricreo dentro di me la vita di Ethan Ring, meno sono le cose di lui che riesco a riconoscere in me. Sarà la grazia di Kobo Daishi, ma io non riesco più a trarre conseguenze assolute dai particolari, come un tempo avrebbe fatto lui per autogiustificarsi. Adesso la mia predica sarebbe piuttosto questa: che la testa del Buddha riposa tanto bene negli ingranaggi Shinamo di una mountain bike a ventiquattro rapporti quanto nel volto di Kokuzo intagliato nella carne di un albero vivente, e che i templi della vita vera, reale, ardente, sono così pochi e così distanti l'uno dall'altro, che dobbiamo tenerci stretto ogni singolo nostro momento di sacralità.

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Pagina 131 [ libro fine ]

Prende le mie mani distrutte fra le sue mani, alza le braccia, le allarga.

-Sono andate, Luka. E non torneranno. Ma qualche volta, se la luce è giusta, di prima mattina o al tramonto, credo che si possa vedere scritto qualcosa lì, sotto la plastica. Si blocca, con i muscoli pronti a un confronto finale, a una resa dei conti, a un tradimento. Nello stesso momento decide di avere fiducia in me.

- E che cosa ci sarà scritto, Ethan?

«Emon Sabuto rinato».

- Vuoi dirmi che cosa vuol dire?

Le nostre mani si riuniscono alla sommità del cerchio che hanno descritto nell'aria.

- Un giorno o l'altro, Luka, un giorno o l'altro.

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