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| << | < | > | >> |Pagina 7 [ inizio libro ]Due ex amanti di Molly Lane aspettavano davanti alla cappella del crematorio dando le spalle al gelo di febbraio. Si erano già detti tutto, ma vollero ricominciare da capo.- Non ha neanche avuto il tempo di capire che cosa succedeva. - E quando l'ha capito era troppo tardi. - Se ne è andata cosi in fretta. - Povera Molly. - Mmm. Povera Molly. Tutto era cominciato con un formicolio mentre alzava il braccio per fermare un taxi fuori del Dorchester Grill; quella sensazione non l'aveva piú abbandonata. Nel giro di qualche settimana già faticava a ricordare i nomi delle cose. Finché si trattò di parlamento, chimica o propulsore riuscí ancora a perdonarsi; molto meno, quando toccò a letto, specchio e panna. Fu dopo la temporanea scomparsa di acanto e bresaola che decise di rivolgersi a un medico, convinta che l'avrebbe rassicurata. Invece le fu consigliato di sottoporsi a un controllo e, in un certo senso, non ne usci piú. Come aveva fatto presto quella insolente di Molly a trasformarsi nella prigioniera malata di George, marito possessivo e scontroso. Molly, critico gastronomico, fine intellettuale, fotografa, la spregiudicata floricultrice, amata dal ministro degli Esteri, che alla bell'età di quarantasei anni riusciva ancora a eseguire perfettamente la ruota. | << | < | > | >> |Pagina 14Nessun altro sentiva la sua mancanza. Si guardò intorno: molti dei convenuti avevano la sua età, quella di Molly, anno piú, anno meno. Tutta gente benestante, persone influenti che avevano fatto carriera sotto un governo detestato per quasi diciassette anni. Eccola qui la mia generazione. Che energia, che fortuna. Nutriti negli anni di assestamento post bellico a suon di latte e di zuppa passata dallo stato, poi mantenuti dalla timida, innocente prosperità dei genitori, avevano raggiunto la maggiore età con un lavoro in tasca, nuove prospettive universitarie, buoni libri in edizione economica; l'età d'oro del rock and roll, degli ideali alla portata di tutti. Quando la scala incominciò a cedere, quando lo Stato smise di fare la balia e diventò severo come un'istitutrice, loro si erano già messi al riparo, si erano irrobustiti per dedicarsi a varie imprese: orientare gusti, opinioni, fortune.Senti una donna trillare: - Io non mi sento piú né le mani né i piedi, perciò me ne vado! - Voltandosi, vide un giovanotto che era sul punto di battergli su una spalla. Sui venticinque anni, calvo, o rasato, indossava un abito grigio, senza cappotto. - Signor Linley. Scusi se la importuno, - disse l'uomo, ritirando la mano. | << | < | > | >> |Pagina 20Ma c'erano anche giorni come questo, in cui Clive non aveva pensieri che per la musica e non riusciva a staccarsene. Tenendo in tasca la mano sinistra ancora intirizzita per il freddo, sedette al pianoforte e suonò il passaggio appena scritto, lento, cromatico e ritmicamente scaltro. Conteneva in effetti due segnature di tempo. Poi, senza variare la velocità della mano destra, improvvisò la frase ascendente dei violoncelli e la ripeté molte volte, variandola finché non fu soddisfatto. Si appuntò la parte nuova, che raggiungeva le note piú acute del violoncello e avrebbe dato la sensazione di una furiosa energia trattenuta. Liberarla in seguito, nella sezione finale della sinfonia, sarebbe stata una gioia.Lasciò il pianoforte e si versò del caffè, che bevve nel solito angolo accanto alla finestra. Le tre e mezza, e già faceva tanto buio da dover accendere la luce. Molly ormai era cenere. Clive aveva deciso di lavorare tutta la notte per poi dormire fino all'ora di pranzo. Non c'era molto altro da fare. Si fa qualcosa, e si muore. Dopo il caffè, riattraversò la stanza e in piedi al pianoforte con il cappotto ancora addosso si chinò per suonare a due mani le note che aveva scritto alla luce esausta del pomeriggio. Quasi perfette, quasi vere. Suggerivano l'inaridito desiderio di qualcosa di irraggiungibile. Qualcuno. Era stato cosí qualche volta quando lui le telefonava per invitarla, quando era troppo inquieto per sedersi a lungo al pianoforte e troppo elettrizzato dalle idee nuove per uscire. Se era libera veniva lei a preparare il tè o qualche cocktail esotico; poi si sedeva su quella vecchia poltrona sdrucita nell'angolo. Parlavano, lei gli faceva qualche domanda e ascoltava a occhi chiusi. Aveva gusti sorprendentemente austeri per essere tanto di compagnia. Bach, Stravinskij, qualche volta, non spesso, Mozart. Ma allora non era piú una ragazza, e nemmeno la sua amante. Erano scanzonati, troppo sarcastici per poter essere appassionati, e lieti entrambi di parlare dei rispettivi affari di cuore. | << | < | > | >> |Pagina 22A nutrire tale speranza non era solo Clive, ma anche la commissione che gli aveva affidato l'incarico, scegliendo un compositore che prevedibilmente avrebbe fantasticato su quel passaggio immaginandolo come un'antica scalinata di pietra. Persino i suoi sostenitori, per lo meno negli anni Settanta, gli conferivano l'appellativo di arciconservatore, laddove i detrattori prediligevano quello di «antiquato», tutti però erano concordi nel riconoscere a Linley, insieme a Schubert e a McCartney, la capacità di scrivere una melodia. L'opera era stata commissionata con anticipo affinché potesse «risuonare» nelle |
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