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| << | < | > | >> |Pagina 7 [ prima pagina ]Le storie d'amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca. Stella era una donna profondamente frustrata, che subì le prevedibili conseguenze di una lunga negazione e crollò di fronte a una tentazione improvvisa e soverchiante. Come se non bastasse, era una romantica. Traspose la sua esperienza con Edgar Stark sul piano del melodramma, facendone la storia di due amanti maledetti che sfidano il disprezzo del mondo in nome di una grande passione. E' stata una vicenda il cui corso ha distrutto quattro vite, eppure Stella, ammesso che abbia mai provato qualche rimorso, è rimasta fedele alle sue illusioni fino alla fine. Io ho cercato di aiutarla, ma lei mi ha tenuto lontano dalla verità finché non è stato troppo tardi. Non aveva scelta.| << | < | > | >> |Pagina 46Stella lo vedeva come una specie di adorabile canaglia. Non riusciva a contraddirlo. Non era capace di contrastarlo in nessun modo, non era possibile, perché ormai si era arresa, spingendo così a fondo l'identificazione da sentirsi incompleta senza di lui. Capiva cosa stava succedendo, si stava innamorando, e non voleva fermarsi. Non poteva, mi disse. Per questo non si oppose al suo furto, perché aveva assunto lo stesso atteggiamento di sprezzo del pericolo di Edgar e lo aveva razionalizzato. Qualche giorno dopo, quando lui le chiese dei soldi, gli diede tutto quello che aveva nel borsellino.Aveva perso il controllo. Non si controlla un innamoramento, mi disse, non è possibile. E la divertiva che fosse potuto accadere in questo modo, con quest'uomo. Un paziente. Un paziente che lavorava nell'orto. Stella, le dissi, non potevi fare una scelta più scriteriata. La verità, mi rispose, è che non ho scelto affatto. A casa cercava di funzionare nel modo più normale possibile, ma era come se fosse da un'altra parte. A poco a poco, le sue giornate cominciarono a concentrarsi sul momento in cui, sempre più eccitata, aspettava al buio nel capanno del cricket di sentire gli scarponi di Edgar che si arrampicava sul muro, e da lì sul tetto della rimessa, per poi infilarsi nella finestrella e saltare sul pavimento. Poi veniva verso di lei con un sorrisetto, verso di lei che lo aspettava, pronta per lui, sulle coperte, e le si gettava addosso, e lei si perdeva completamente mentre lo cercava, mentre sentiva le sue mani forti sul suo corpo. Oh, sì, lo amava. Chissà. | << | < | > | >> |Pagina 63«Eri ubriaca. Perché devi bere in quel modo? Nessun altro ha bevuto tanto».Una pausa di silenzio. Era un silenzio cupo, carico di collera e di risentimento: il silenzio di Max. Stella aveva passato il segno, e il suo modo di punirla era creare quel mostruoso silenzio, che riempiva la stanza di dolore e di rabbia. Stella si voltò dall'altra parte, lasciandosi inondare la mente dalle immagini di Edgar. Poi pianse sommessamente nel buio, perché non riusciva a non pensare, con terrore, che Jack Straffen poteva revocargli la semilibertà. Max non fece neppure il gesto di consolarla, e del resto lei non glielo avrebbe concesso. Quella sera, per la prima volta, Stella sentì che la catastrofe si avvicinava. La giornata era calda e serena, e gli insetti ronzavano fra le rose sfiorite mentre lei andava incontro al suo amante, che intravedeva al banco da lavoro nella serra. Con lui c'era anche Charlie. Vedendola arrivare, Edgar posò gli attrezzi e si pulì le mani sul fustagno dei pantaloni. Stella aveva con sé il cestino, con dentro i guanti da giardinaggio e le cesoie. Edgar le aveva raccolto un po' di fagioli e di scarola, e un mazzo di carotine. Mentre le riempiva il cestino Stella andò a sedersi sulla panchina. | << | < | > | >> |Pagina 149E Max? Aveva mai sentito la sua mancanza?
Mai. Stella ammise di averci pensato,
naturalmente, ma senza un briciolo di rimorso, il
che faceva sembrare tristemente fuori luogo la
gelosia di Edgar, e il suo timore che Stella
volesse tornare da lui. No, per Max non provava
niente. Disse che se fosse stato un vero marito
nulla di tutto questo sarebbe mai successo, lei
non avrebbe sentito quel vuoto, quell'avidità, non
avrebbe avuto bisogno di quello che Edgar le aveva
offerto e che era stata incapace di rifiutare,
anche se significava perdere tutto il resto, suo
figlio, la casa, un posto nel mondo. Max adesso
le sembrava una specie di morto vivente, una
creatura esangue che osservava l'umanità con uno
sguardo da entomologo, rinchiudendo le persone in
tante bacheche con sotto la loro brava etichetta,
questo è un disturbo della personalità, questo un
isterico. Solo dopo averlo lasciato, mi disse, si
era resa conto di quanto grande fosse il vuoto che
Max aveva creato in lei. Lo odiava per questo,
per averla spinta a quel parossismo di
disperazione. Non sapeva che cosa ne sarebbe
stato di lei, ma le sembrava di non avere altra
scelta che giocarsi la partita fino in fondo.
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