Copertina
Autore Anne Dominique Ménatory
Titolo L'arte di essere... lupi
EdizioneWhite Star, Vercelli, 2004, , pag. 220, cop.ril.sov., dim. 276x308x20 mm , Isbn 978-88-540-0009-4
TraduttoreMaria Roberta Morso
LettoreCorrado Leonardo, 2004
Classe fotografia , natura , zoologia
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Indice


Prefazione                    8

Storia e storie              16

Profilo di un predatore      36

Habitat e sottospecie        70

La vita sociale             104

I lupacchiotti              134

Caccia e prede              176

 

 

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Pagina 2

prefazione



Si sente spesso dire: "il lupo è un animale affascinante". Personalmente, oltre a trovarlo interessante sotto molti aspetti, nutro nei suoi confronti un legame più forte, che risale alla mia infanzia. Anche se la passione non si eredita necessariamente, all'origine del mio interesse per questo animale vi è senza dubbio l'influenza esercitata da mio padre, Gérard Ménatory, che ha dedicato allo studio del Canis lupus circa quarant'anni della sua vita. Per decenni, a ogni latitudine, egli ha seguito questi splendidi predatori praticamente ovunque se ne trovassero degli esemplari allo stato selvatico, entrando in rapporto con le popolazioni che vivono a contatto con i lupi. Ha studiato il Canis lupus in stato di semilibertà, all'interno di amplissime aree recintate, unici contesti offrono che offrono la possibilità di osservare e interpretare alcuni tipi di comportamento.

Ha anche effettuato l'esperienza del cosiddetto "imprinting" nei confronti di una lupacchiotta che lo considerava, a tutti gli effetti, un suo genitore. Mio padre ha condotto le sue ricerche in maniera così approfondita e innovativa (e si parla di oltre quarant'anni fa) da essere considerato un pioniere nello studio del comportamento del lupo.

stato il primo a mettere in evidenza la forza e la complessità dei legami sociali che uniscono i membri di un clan. E a dimostrare che il lupo non assale l'uomo. I suoi scritti, i libri, gli articoli, hanno suscitato in molti una vera passione per il lupo. Naturalista senza eguali, è stato anche un grande protettore dei rapaci e, in generale, del mantenimento delle bio-diversità. Nel 1985 mio padre creò a Lozère (in Francia) il parco di Sainte Lucie il cui scopo era, ed è, quello di far conoscere meglio il lupo, che in quegli anni non godeva ancora di alcuna protezione, permettendo ai visitatori di avvicinarsi a questi splendidi animali all'interno di un'area di parecchi ettari. Ogni giorno si possono ottenere informazioni e osservare di persona il comportamento dei lupi del Canada, della Siberia, della Polonia, della Mongolia. Ho lavorato a fianco di mio padre per molti anni e ho preso il suo posto da circa cinque anni, cioè da quando è scomparso nell'agosto del 1998. Sono a mia volta un'instancabile appassionata, sempre pronta a rispondere alle domande della gente, a spiegare e mostrare.

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Pagina 38

PROFILO DI UN PREDATORE



Con il suo sguardo affascinante, la sua andatura elegante e discreta, il suo carattere nobile e indipendente, il lupo è un animale che non lascia indifferenti: questo grande canide incute rispetto per la sua straordinaria vita sociale, il talento di predatore, la capacità di adattamento e l'intelligenza.

Il Canis lupus è un carnivoro appartenente alla superfamiglia dei canidi - o canidae, come il cane, lo sciacallo, il coyote, il licaone, la volpe e così via - e fa parte della classe dei mammiferi, che comprende circa cinquemila specie. I mammiferi sono vertebrati omeotermi, coperti di pelo (almeno allo stadio embrionale), che nutrono i piccoli con il latte. Il lupo è il più grande dei canidi selvatici ed è uno dei più proporzionati: la sua lunghezza varia da un metro a un metro e cinquanta, mentre l'altezza al garrese è compresa tra i sessanta e i novanta centimetri. Il peso medio di un maschio adulto si aggira intorno ai cinquanta chilogrammi, laddove le femmine pesano da dieci a quindici chilogrammi in meno. La coda, folta e pendente, misura tra i trenta e i sessanta centimetri e costituisce uno strumento utilizzato nel linguaggio corporeo. Il collo è molto muscoloso, tanto che la forza dell'animale sembra concentrarsi proprio in questa parte del corpo, formata, come avviene in tutti i mammiferi, da sette vertebre cervicali. Agile e scattante, il lupo presenta scapole più oblique di quelle dei cani, che gli consentono una grande disinvoltura nei movimenti. Dietro queste ultime è presente una sorta di criniera folta e piatta, che si rizza quando l'animale si fa minaccioso. Con il mantello invernale, i peli delle guance sono particolarmente folti, caratteristica che, insieme agli occhi di taglio obliquo, conferisce al lupo una fisionomia particolare. Le orecchie sono corte, la testa è larga e misura cento settanta centimetri cubi di volume, contro i centoventi o centotrenta dei cani più grandi.

Ciò che nel lupo colpisce di più è senza dubbio il magnifico sguardo. Di colore ambrato, giallo o arancione, gli occhi di questo superbo canide di notte brillano in maniera insolita e gli consentono di vedere molto bene nell'oscurità, il che costituisce un bel vantaggio per un predatore. Il fenomeno è dovuto a un tessuto particola il tapetum lucidum, situato nello strato coroideo dell'oo tra retina e sclera.

Il tapetum è costituito da placchette argentee e da cellule pigmentate, dette melanoblasti, che hanno la capacità di migrare lungo le placchette quando le condizioni di illuminazione sono minime, o addirittura nell'oscurità: in tal caso i melanoblasti sono ritratti e la luce penetra nell'occhio, stimolando una prima volta la retina, quindi si riflette sulle placchette del tapetum ed eccita per la seconda volta le cellule visive. Per contro, in condizioni di illuminazione normale, i melanoblasti scivolano lungo le placchette del tapetum evitando la sovraesposizione alla luce.

Gli occhi degli animali che hanno la fortuna di possedere tale struttura (oltre ai canidi, i felidi come linci e gatti), e che pertanto brillano di notte, vengono definiti "fosforescenti". Il lupo ha un campo visivo di cento gradi, ma questo tipo di visione è più adatto alla percezione del movimento che dei dettagli.

Questo predatore uccide solo per sopravvivere, nutrendosi di prede che variano in relazione all'habitat e alla stagione: il lupo può attaccare un caribù, ma sa accontentarsi d topo muschiato.

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