Copertina
Autore Michel Mestre
Titolo Le Alpi contese
SottotitoloAlpinismo e nazionalismi
EdizioneCentro Documentazione Alpina, Torino, 2000, tascabili 6 , pag. 272, dim. 115x166x15 mm , Isbn 978-88-85504-84-4
TraduttoreGabriella Tenderini
LettoreRenato di Stefano, 2001
Classe montagna , sport , storia sociale , storia contemporanea , paesi: Austria , paesi: Italia
PrimaPagina


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.COM

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


Introduzione                                         9

Parte prima   Dal 1850 alla prima guerra mondiale   19

Capitolo I    Dall'alpinismo d'epoca vittoriana
              al nazionalismo italiano              21
Capitolo II   Il Club Alpin Français:
              "Pour la patrie par la montagne"      43
Capitolo III  I club alpini in area germanica       61

Parte seconda La prima guerra mondiale
              e le sue conseguenze                  93

Capitolo IV   Montagna ed eroismo                   95
Capitolo V    Il DÖAV e il CAI dell'immediato
              dopoguerra                           109

Parte terza   Tempesta a est, sereno a ovest       135

Capitolo VI   Dall'alpinismo elitario
              all'arianizzazione del DÖAV          137
Capitolo VII  L'alpinismo in Francia
              dal 1919 al 1939                     149

Parte quarta  L'alpinismo negli stati totalitari   159

Capitolo VIII Alpinismo e fascismo                 161
Capitolo IX   Alpinismo, austro-fascismo e nazismo 171
Capitolo X    Montagna, alpinismo e
              ideologie totalitarie                189
Capitolo XI   L'alpinismo sotto Vichy              209

Conclusione                                        223
Note                                               236
Bibliografia                                       253

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 9

INTRODUZIONE



In questo saggio si studiano le relazioni tra l'alpinismo e l'ideologia nazionalista dal 1850 al 1950, nel contesto geografico delle Alpi. Prima della metà del XIX secolo sono pochi gli eventi significativi per la storia dell'alpinismo, e quasi tutti di interesse aneddotico. Si possono citare l'ascensione del Monte Ventoux compiuta dal Petrarca il 26 aprile 1336, quella del Rocciamelone a opera di Rotario d'Asti il l° settembre 1358, la traversata dei Krimmler Tauern di Rodolfo IV d'Austria nell'inverno del 1363, le escursioni in montagna dell'imperatore Massimiliano d'Austria verso il 1500 o quelle di un certo Jakob von Payersberg nel 1552.

In territorio francese assume rilevanza particolare l'ascensione del Mont Aiguille di Antoine de Ville nel 1492. Sul margine est dell'altopiano del Vercors si trova questo colosso (2086 m) di roccia calcarea dalle ripide pareti, sormontato da un pianoro erboso lungo circa un chilometro. Menzionato fin dal 1211, il monte è al centro di numerose leggende. Nel 1349 il Delfinato, e quindi il Mont Aiguille, era stato annesso alla Francia; nel 1483, morto Luigi XI, saliva al trono il figlio Carlo VIII, già governatore della provincia. Nel 1490 questi incaricò uno dei suoi ufficiali, Antoine de Ville, di scalare la montagna: il 26 giugno 1492, una squadra composta da esperti di fortificazioni, un carpentiere e un tagliapietre raggiunse la vetta. Questo evento alpinistico, che venne debitamente registrato, ha suscitato l'attenzione degli studiosi.

Non sfuggirà al lettore la contemporaneità dell'evento con la scoperta dell'America, come alcuni ricercatori hanno evidenziato investendo l'ascensione di un valore simbolico. L'impresa - si trattasse o no dell'ordine del re - indubbiamente costituì un atto di rilievo politico. Per quell'epoca non è possibile parlare di nazionalismo; d'altra parte "gli intenti non avevano nulla di sportivo né di romantico", criteri giustamente pertinenti alla definizione dell'alpinista. Risultano invece, in quel fatto, due tratti caratteristici della relazione alpinismo-politica: il patrocinatore illustre, perché "la portata simbolica dell'ascensione di un monarca o di un letterato è molto più evidente di quella di un ignoto montanaro", e la presenza di una cima particolare per forma, collocazione geografica o qualsiasi altra caratteristica suscettibile di assumere valore emblematico. Fondamentale è il fatto che una delle prime ascensioni non sia stata conseguenza della libera scelta di uno scalatore, ma abbia avuto un committente, ciò che le conferisce valore simbolico.

Tuttavia, trattandosi di un evento isolato, non si può considerare la scalata del Mont Aiguille come termine a quo. Occorre attendere l'8 agosto 1786, con la prima ascensione del Monte Bianco a opera di Jacques Balmat e Michel Gabriel Paccard e la pubblicazione, l'anno seguente, del Voyage dans les Alpes d'Horace Bénédict de Saussure, perché la conquista di una montagna abbia vasta eco. Di questa impresa, i dettagli cronologici precisi e le figure dei protagonisti permettono di delineare il ruolo svolto dagli inglesi e anche quello d'Horace Bénédict de Saussure. Essa offre inoltre allo studioso molti elementi utili alla definizione della prima forma accertata di alpinismo, quella dell'alpinismo scientifico, e, ancora, illustra come la conquista della vetta abbia raggiunto una dimensione simbolica di rilievo grazie a un fenomeno di mediatizzazione (per quanto il termine possa qui sembrare inappropriato) senza precedenti. La pubblicità contribuì a rendere il Monte Bianco di gran moda. Philippe Joutard ha potuto parlare al riguardo di una "mise en littérature" dell'alta montagna, a dimostrazione "che l'alta montagna era essenzialmente un fenomeno culturale".

Qui il termine "alto" riguarda più le caratteristiche simboliche che quelle geografiche, apparendo come la "manifestazione territoriale di un sistema di valori". All'epoca il Monte Bianco era il luogo "alto" per eccellenza, per il suo carattere glaciale, la sua altezza, perché scelto come luogo privilegiato di un'attività scientifica e per la sua verginità.

All'inizio del XIX secolo l'attenzione degli alpinisti si spostò dal Monte Bianco a cime raggiungibili per vie più facili (vie normali), come quelle del Grossglockner nel 1800, del Mont Perdu nel 1802, dell'Ortles nel 1804, con un vero sviluppo dell'alpinismo. Ma era ancora poco rispetto all'esplosione degli anni 1840-50, preludio all'alpinismo sportivo e alla creazione dei club alpini. Tra le 81 date significative ricordate nella Grande Encyclopédie de la montagne, tre (3,7%) risalgono al periodo 1492-1700, cinque (6,1%) a quello 1700-1800 e dodici (15%) a quello 1800-1840, per un totale di venti imprese (25%) in un arco temporale di quattro secoli. Tra il 1840 e il 1900 sono menzionate 35 date, un po' più del 43%. È chiaro dunque che l'alpinismo si è sviluppato a partire dalla metà del XIX secolo, quando fu fondato il primo club alpino, l'Alpine Club, che segnò il passaggio da un alpinismo di circostanza a un vero movimento alpino. Di qui muove la presente ricerca.

Essa si estende fino a comprendere il periodo del fascismo e del nazismo, e quindi la seconda guerra mondiale. Dopo il 1945 si è assistito a una mondializzazione dell'alpinismo con lo sviluppo, fra l'altro, dell'himalayismo e di nuove tecniche. Le prime spedizioni all'Himalaya risalgono alla metà del XIX secolo, ma l'ascensione della prima vetta superiore agli 8000 metri è avvenuta solo nel giugno 1950 con la conquista dell'Annapurna a opera di Louis Lachenal e Maurice Herzog. Tre anni più tardi Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing scalavano la più alta vetta della Terra, l'Everest.

Nella seconda metà del XX secolo il rapporto dell'alpinismo con il nazionalismo si è nettamente attenuato. A partire dagli anni sessanta tutti i grandi alpinisti hanno trascurato, a torto o a ragione, le Alpi, salvo poi ritornarvi: esse hanno perso molto del loro interesse non essendo più gli unici punti di riferimento per le imprese di alto livello.

È stata così scelta la data del 1950 come termine ad quem della ricerca. Le due date di inizio e di termine non si riferiscono dunque ad avvenimenti determinati e vanno interpretate come approssimazioni cronologiche.

L'alpinismo è un'invenzione europea. Al principio è stato praticato quasi esclusivamente nelle Alpi; anzi, per lungo tempo ci sono stati soltanto tre grandi centri alpinistici: Chamonix, Zermatt e la regione di Grindelwald nell'Oberland bernese. Non sorprende quindi che la prima denominazione sia stata "alpinismo". Il termine "pireneismo" ha faticato a imporsi; "andinismo" e "himalayismo" sono apparsi più tardi, quando alpinisti europei sono andati a cercare in quelle montagne ciò che pensavano di non trovare più nelle Alpi, cime vergini. Tutte le lingue europee usano termini derivati dalla base "Alpi", anche se in tedesco ad Alpinismus si affianca il sostantivo composto Bergsteigen, in cui al più circoscritto "Alpi" viene sostituito il più generico "Berg".

L'entità geografica delle Alpi non corrisponde tuttavia a un'unica entità politica, bensì a più stati, i cui alpinisti hanno partecipato in diversa misura alla storia dell'alpinismo: anche se gli inglesi, non appartenenti a uno stato alpino, agli inizi hanno svolto una funzione predominante, al successivo sviluppo hanno contribuito soprattutto gli austro-tedeschi, gli italiani, i francesi e, in modo un po' diverso, gli svizzeri.

Alcune linee di confine degli stati alpini corrono sulle Alpi. Il loro tracciato è stato spesso modificato in seguito a conflitti bellici, con importanti variazioni dopo la prima guerra mondiale, in particolare tra l'Austria e l'Italia. Le questioni di frontiera hanno coinvolto anche gli alpinisti, e ciò spiega la scelta del tema qui trattato.

Nel condurre la ricerca si è dovuto andar oltre alle dichiarazioni degli alpinisti e dei protagonisti dell'ambiente alpino. Lo scopo non era infatti soltanto quello di dimostrare che l'alpinismo è o fu un fenomeno nazionale, né che o questo o quell'alpinista era fascista o nazista, ma soprattutto di analizzare il contesto storico-sociale del movimento alpino, della sua organizzazione e del suo sviluppo in momenti e luoghi determinati. L'alpinismo non è unicamente un fatto di personaggi che percorrono le montagne per piacere o per altre ragioni, ma è anche un movimento strutturato che, in quanto tale, ha accolto due aspetti della nostra civiltà. Il primo è il bisogno dell'uomo di scoprire luoghi nuovi, cercare, esplorare, osare, a qualunque prezzo, compresa la morte. Fu così che nel corso della storia Marco Polo, Cristoforo Colombo, Fridtjof Nansen, David Livingstone, per citarne solo alcuni, sono diventati grandi esploratori. Il secondo è rappresentato dal configurarsi di un nuovo rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, che ha permesso a una piccola élite, di ricchi inglesi, tedeschi, austriaci, francesi, italiani e svizzeri, di inventare e praticare tale attività.

Ma su quale pianeta vivono gli alpinisti, questi strani esseri apparentemente al di sopra di ogni contingenza materiale, indipendenti da ogni sfondo sociale tangibile? Sono davvero distaccati dal reale, da ogni legame familiare e da ogni gruppo sociale? Non è questa, piuttosto, un'immagine che si è voluta dare, che gli alpinisti hanno voluto darsi, ma che è soltanto un aspetto di una realtà più vasta e più complessa? Perché, in definitiva, che cosa è la montagna se non un mucchio di sassi dalle forme più o meno estetiche, dal clima spesso poco clemente, luogo di pericolo e di sofferenza? Il fatto che l'uomo l'abbia potuta personificare proiettando su di essa gioie e dolori, paure e fantasmi, e l'abbia così trasformata e plasmata, ha condotto a una mistificazione, che a sua volta ha dato vita a un'ideologia o ha facilitato il compito di uomini politici fornendo loro argomenti ad esempio sulla natura dell'uomo. Diventa dunque fondamentale individuare con esattezza quando e perché sia avvenuta questa "apologia della finzione".

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 16

Un'altra categoria è costituita dai romanzi di montagna, il genere letterario in cui la montagna è il tema, oppure lo sfondo o la professione di un protagonista, e che comprende
[...]

 


Pubblicata scheda parziale con 10000 bytes di citazioni.
Scheda completa con 44217 bytes di citazioni.
Scheda con Riferimenti bibliografici.
Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore.

| << |  <  |