Copertina
Autore Alberto Mario Moriconi
Titolo La trilogia tragicomica
EdizioneTullio Pironti, Napoli, 2011, , pag. 450, cop.fle., dim. 15x23x3 cm , Isbn 978-88-7937-430-9
LettoreGiangiacomo Pisa, 2011
Classe poesia italiana
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Pagina 64

LE MANI TESE



Mi sperdo
          in cento luccichii
di voglie:
forzo attese,
mi chiudo
in soliloqui senza sbocchi:
gli umori essudo
di qualche male, forse.
In stolti fuochi m'infatuo,
                            su un orlo
di nero,
         su uno sfondo
di paure...

Creature!

mentre voi due in clamori e capriole
provate il cuore ad avvolgermi, in gioia,
il cuore che si sgretola;
                          e io
vi sgrido pure,
se le manine mi tendono l'attimo
coppe odorose
calici di rugiada...
                     Che svapora
accanto alle mie arsure.

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Pagina 65

COLLOQUIO FRA I GIOCHI



Mi crescerete: e io,
vi crescerò.
(C'è poi qualche suorina
per chiamarmi
              papà).
Qua, qua: dunque?
                  crescete? ditemi...
tutto: dopo...
dopo v'ascolterò.
«Quando, papà?».
                 Perché crescete?
                                  «Gioca
papà gioca papà».
                  Non gioco?
Se mi ricorderete
(la nobil fronte arata,
l'occhio di chi si sgusci
la prima sua frittata,
«meglio berle così»)

sparito
vi divertirò:

«Lui si contava sillabe, papà,
come danari...».

E forse no, forse proprio non gioco.

«Quattro vocabolari
ci lasciò».

Giocate, su, di là, crescete.
                              Cari.

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Pagina 68

IL LOCALE DELL'ANGELO AllURRO
(ANCORA SUICIDIO)



E l'Angelo Azzurro ti fluttua da presso,
lo vedi, lo vedi, professore: alia
nel semibuio fra nivee
tovaglie canta un sospiro di voluttà canta — su,
gli occhi! — qui: beve al tuo bicchiere, passa
il suo alito su te.

                    E investi il tuo fondo
di cassa scolastica, spendilo a dovere:
oh certo
non verrà non viene con te berrà però berrà
al tuo bicchiere, com'ora
ti sfiora e ti lascia
il suo alito...
sederà una notte, qui,
tutta una notte con te.

L'Angelo Azzurro sedé. Tre notti, di eterno
amore.
Poi la cassa scolastica non resse.

«Io, professore Schneider,
pure ho creduto in te».

L'oro del Reno il professore Schneider
cerca nel Reno.

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Pagina 69

LOGICA DEI MOROSI



«La mora è troppo mora
io sono troppo biondo
dunque m'aspetterà.

Si chiama traditora
dunque non tradirà».

                «Ora so il biondo: e mora
                è tutta la mia razza,
                io torno alla mia razza,
                io sono una ragazza
                che appena trascolora.
                Sono di razza mora
                catanese».

«La mora è troppo mora
io troppo moro sono
palermitano
e questa traditora
dunque moro per moro
e siciliano sono
con me si sta».

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Pagina 332

LA MIA GUERRA DA NIENTE



I
NON GLI SPARAMMO
Nell'ottobre del 1943


In alto in alto, in Casentino. Dentro
la nebbia, fra i cespugli d'un querceto
algente. Ero alla macchia:
ero con un tenente
e con la sua pistola. Il motociclista
tedesco saliva sonoro i tornanti,
ci oltrepassò: non gli sparammo.
                                 Era solo?
Era solo.

          E quando
ciò narrammo, ci tacciarono
di vili e d'avere serbato
a noi e a loro
un invasore in più.

                    E una notte
poi sognai d'avere incontrato
più su più su del Casentino, ed era
con me il tenente e la sua innocua pistola,
quel soldato tedesco e che questi
ci ha, sì, ringraziato, ma appena,
e dopo anche lui ci ha tacciato
però di vili: magari,
via, solo un po'...
Ora, anche a volerlo strozzare,
a chi, allora, lassù, avrei giovato?



II
LA MIA REPUBBLICHINA
Novembre del '43. Ad Arezzo.


Dall'Appennino in caccia d'un pastrano.
Da un occhiuto drappello
repubblichino acciuffato
renitente di leva, passibile,
senza processo, di fucilazione;
e torchiato bel bello
con una indulgenza imprudente da una
poco più che fanciulla...
mi sorrideva!...
                 scappai!
                          scappai...
Grazie a te, sorridente fra i truci
repubblichina,
grazie a te, birichina,
oh accetta un minimo grazie
dal tuo salvato,
qui, almeno, almeno... Se,
come pregai e spero, se
non hanno te, fucilato.



III
SANT'EMERENZIANA 1944


Una minestra
da quel Vaticano
silenzioso e insonne.
Alla lunghissima fila
di vecchi e di femminette coi pentolini
attorno attorno alle mura
di Sant'Emerenziana, ai confini
dell'oppressa città.

Una madre stanca alla giovane suora:
«Anche oggi, ancora un cucchiaio...
per il cagnetto...». E mamma mia
della bugia e dell'ardire arrossiva:
«Per l'amore di Dio...». Ma la suora capiva
che il cagnetto ero io.

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Pagina 336

PACEMAKER


«Amico mio, che Ignoranza decanti,
quella virtù dei semplici,
accetti, tu, poi, e vanti la scienza
di quelli che,
pronti, per i capelli ti sottrassero
alla fossa».

«Pacemaker, peace...»

                ***

«Qualcosa a te basta cantare, e canti».



NOTTI FECONDE


Tutto nelle pezze avvolto,
detto versi e versi a lei:
ch'è, smantata, in vivo ascolto.
«Io son stanco: tu no 'l sei:
dài!...».



IL MIO BELLO: IL NON BIGIO


È stata tutta nera
la folta capelliera:
nero n'è il rimanente.
E la mia mano che scrive leggera
è vigorosa, delicata e bianca
come d'adolescente.
È forse solo in ciò tutto il mio bello.



NON DOMO


Eppure mi rialzo, eppur mi muovo.
Eppure correrò, lontano.
C'è chi, cascato, non si rialzerà.
E chi, per téma, è fisso nel suo covo.
Come un pulcino che becchetti l'ovo.

Io volerò lontano.



CORONE


Ho io giocato tutte le mie carte.
Né voi m'incoronate.
                     Né mi tocca.
M'incorono da me.
Siccome Bonaparte.
«Guai a chi la tocca!».

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