Autore Justo Navarro
Titolo La spia
EdizioneVoland, Roma, 2012, Intrecci 88 , pag. 176, cop.fle., dim. 14,3x20,5x1,3 cm , Isbn 978-88-6243-112-5
OriginaleEl espía [2011]
TraduttoreFrancesca Lazzarato
LettoreRossana Rossi, 2012
Classe narrativa spagnola , biografie , storia contemporanea d'Italia , paesi: Italia: 1940 , guerra-pace , citta': Pisa












 

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Indice


I.     La caduta                             7

II.    Confessione a Genova                 17

III.   La guerra mondiale, 1940             26

IV.    Minculpop                            34

V.     Servizi Segreti                      45

VI.    Non cadrà il mondo!                  63

VII.   Mussolini in fuga                    69

VIII.  Fine estate 1943                     76

IX.    C'era uno straniero                  8o

X.     Il Duce e la spia                    90

XI.    Metato, Pisa                        104

XII.   L'evasione                          131

Fonti e ringraziamenti                     173



 

 

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Pagina 7

I. LA CADUTA


Venne arrestato da due partigiani. Accadde la mattina del 3 maggio 1945, a Sant'Ambrogio, Rapallo, non lontano da Genova, in Liguria, e a novembre comparve davanti a un tribunale di Washington. Si chiamava Pound. Viveva a Sant'Ambrogio con due donne, ma era solo quando arrivarono i partigiani, che lo chiamarono traditore. Che stava facendo in quel momento? Traduceva Mencio, filosofo cinese, discepolo di un discepolo di un nipote di Confucio.


Avevano fucili mitragliatori e non portavano un'uniforme vera e propria, ma gli abiti che potrebbe usare un meccanico per andare a caccia. Erano alti, ma non troppo, magri, non sbarbati. Uno aveva gli occhiali, sporchi. Non chiese loro i documenti. Non chiese se avessero un mandato di arresto. Non chiese quale autorità rappresentassero. Non sembrava una faccenda ufficiale, ma qualcosa da risolvere in privato. Lo sorvegliavano dall'ingresso, tenendolo sotto tiro, e vide nello specchio la schiena degli uomini, più infantile, più misera, più indifesa dei volti. Prese con sé un libro di Confucio in carta bibbia, bilingue, della Commerciai Press di Shangai, molto usato, la copertina in pelle tenuta insieme dal cerotto, e il dizionario di cinese. Lasciò nella macchina da scrivere il foglio con la traduzione di Mencio. Lasciò alcune carte sul letto, il clarino, un cappello sull'attaccapanni, le racchette da tennis, i bastoni, le scatole di cioccolatini Moriondo in cui conservava la corrispondenza, lettere senza risposta, l'incorreggibile vita di tutti i giorni. Davanti ai due uomini scese le scale strette e brevi, in quel momento interminabili. Erano tempi di colpi alla nuca. Quattro o cinque giorni prima, Mussolini era stato ucciso e appeso per i piedi in un distributore di benzina, a Milano. Lui era uno scrittore famoso e aveva incontrato Mussolini a Palazzo Venezia una sera del 1933, in un'altra epoca, prima della fine del mondo. Sapeva che per il suo paese, gli Stati Uniti d'America, era un traditore e che, se quella mattina non gli avessero sparato, probabilmente lo doveva al fatto che i suoi volevano impiccarlo.


Si avviarono verso Zoagli, pochi chilometri più in giù, tra gli olivi. Alla curva che sbuca nel tratto finale del sentiero c'erano un eucalipto e un cipresso. Il prigioniero si chinò, come per allacciarsi una scarpa, ma si limitò a raccogliere un seme. Voleva avere una prova di quello che stava succedendo, un ricordo di quando gli avrebbero sparato. Non ti uccidono tutti i giorni. Non sapeva se il giudizio era già stato celebrato e la sentenza emanata, o se il processo fosse ancora in corso. I due partigiani, un unico arcangelo giustiziere incarnato in due corpi mortali e pericolosi, di carne scarsa e dura, gli indicavano la strada come se lo portassero dove doveva stare, come se fino ad allora ne avesse percorsa una sbagliata. Il prigioniero si chinò accanto al cipresso, raccolse un seme di eucalipto, e i due guardiani emersero all'istante dal sogno in cui scendevano passo passo il declivio, stringendo i loro Sten Mark 2 di fabbricazione inglese, che a Pound sembravano Thompson americani, armi con cui è difficile prendere la mira, soprattutto se le si impugna con troppa energia o euforia. I rami, mossi dall'aria, frusciavano come pioggia, ma il cielo era limpido. C'erano uccelli, o si sentivano di più perché ormai non cadevano bombe su Zoagli, a sud di Rapallo. Gli uccelli stridevano, battevano le ali spiccando il volo. Il mondo perduto stava tutto in un'edizione bilingue di Confucio, un dizionario cinese tascabile e un seme di eucalipto.


Al comando partigiano di Zoagli andò a cercarlo Olga Rudge. Non aveva sentito la macchina da scrivere quando era tornata alla casa di Sant'Ambrogio, la sua casa. Dov'era Pound? Una donna aveva visto gli uomini armati che se lo portavano via.


A Zoagli c'erano soldati inglesi che diedero loro pane e prosciutto. Aprirono lattine di birra con una baionetta. Nessuno dica che una baionetta non è l'ideale, per aprire le birre, disse Pound, e poi lui e Olga Rudge furono trasferiti in camion al comando partigiano di Chiavari, a sud-est di Rapallo e Zoagli. Arrivarono in un cortile. Era il carcere, ma poteva essere una fabbrica, via del Gasometro 2, vicino al porto. Si fermarono accanto ai rottami di un'auto, davanti a una serranda metallica abbassata a metà. Aspettarono tra pneumatici, quattro casse di carne in scatola, quattro latte di olio per motori e un bidone vuoto di proprietà dell'esercito degli Stati Uniti. Quando il camion era apparso, tre uomini avevano smesso di parlare, squadrando come poliziotti l'uomo e la donna in arrivo. Due erano armati.

C'erano macchie di fuliggine sulle pareti, e una moto bruciata, sventrata, carbonizzate le molle del sedile, e quattro carriole di ferro, incastrate una nell'altra. Un cane con la bocca chiusa riposava ai piedi di un vecchio che sembrava cieco, anche se guardava Pound e Rudge attraverso gli occhi del cane. L'uomo e la donna, stranieri, forse tedeschi, nemici, Pound e Rudge, videro il sangue sul muro. Benito Mussolini e Claretta Petacci, la donna che lo amava, erano stati uccisi in un posto altrettanto sudicio. Così è la gloria in questa guerra di merda, così finisce la storia.

La porta aperta dava su una stanza che dava su un'altra stanza con un tavolo e qualche sedia, come l'ufficio di una fabbrica, sommerso di carte che straripavano e cadevano ovunque. Un uomo non troppo giovane, uno di quegli operai che hanno letto sotto una luce fioca innumerevoli opuscoli clandestini, mal vestito, ma sbarbato di fresco come se fosse in attesa di ricevere i prigionieri, domandò chi fossero. Non sembrava armato. Li guardò come per vedere se li conosceva. Si sedette. Frugò tra i documenti, se li avvicinò agli occhi per vederli meglio, e, man mano che le carte cambiavano posto, gli incartamenti e le schede e i fascicoli si moltiplicavano, come se volessero collaborare e offrire ulteriori testimonianze sui crimini del prigioniero Pound. Ma l'americano Pound non lo cercava nessuno, o nessuno a Chiavari sapeva nulla dell'americano, per Pound non c'era nessuna ricompensa di mezzo milione di lire. E nemmeno esisteva neppure una denuncia.

I tre uomini del cortile adesso erano sei, un buon plotone di esecuzione. In quei giorni abbondavano le denunce e le delazioni e le esecuzioni. Una delazione serviva a salvarsi la vita, a liberarsi da pericoli o minacce, a saldare conti, a riscuotere una ricompensa, a sfogarsi. Il capo trovò insignificante il poeta americano, innocuo, come la sua amica, o amante, o moglie, Rudge. Non erano giovani. Avevano paura. Non vi consegnerò agli americani, se non volete che vi consegni agli americani, disse il capo. Sarei dannato, meriterei l'inferno se facessi una cosa del genere, siete liberi, disse. Ma Pound gli rispose che voleva essere immediatamente condotto davanti alle autorità americane. Era pronto a recarsi a Washington, a disposizione del Dipartimento di Stato e del presidente Truman, dichiarò, e chiese al capo di scrivergli il suo nome di uomo buono sul libro di Confucio: Angelo Bussoli, di Lavagna.

Proprio il giorno prima Pound, con il suo vestito migliore, era stato a Rapallo per incontrare le autorità americane come una volta, in altri tempi, aveva fatto con Mussolini. Il quartier generale alleato si trovava nel grand hotel del lungomare, vicinissimo a dove Pound aveva avuto il suo appartamento, e i vecchi camerieri dell'albergo lo salutarono con un cenno, o forse cercavano di tenerlo a distanza. Stammi lontano. Gironzolavano nei dintorni, in attesa che i nuovi padroni li chiamassero e reclutassero, e senza l'uniforme dell'hotel sembravano in difficoltà, ridotti a un niente, cancellati, più veri che mai, più sottomessi, ora che per caso e temporaneamente non erano i sottoposti di nessuno. C'era un che di clandestino e imbarazzato nei saluti a Pound, una celebrità a Rapallo, il poeta americano ricevuto da Mussolini, Pound il Dottore, il Professore, il Poeta, organizzatore di tornei di tennis e concerti. Il comitato organizzatore delle serate musicali si era riunito nel grand hotel dove ora chiudevano la porta in faccia proprio al membro più importante di quel comitato, Pound. Le sentinelle americane non capivano quel tizio che si dichiarava disposto ad andare a Washington per informare e consigliare il Dipartimento di Stato e il presidente Truman. I soldati non lo capivano, e tanta ignoranza, tanto disorientamento, confermavano a Pound che doveva volare al più presto a Washington e offrire all'esercito invasore la sua conoscenza dell'Italia. Un soldato nero aveva cercato di vendergli una bicicletta, consigliandogli di allontanarsi. Ma ora, il giorno dopo, il capo partigiano Angelo Bussoli si offriva di portarlo fino a Lavagna, a sud di Chiavari, al quartier generale degli americani, proprio come Pound voleva. Anche Rudge andò a Lavagna, dove i soldati erano neri e gli ufficiali bianchi. Bevvero bibite, mangiarono, e alle cinque del pomeriggio una jeep li portò a Genova, al comando di zona del servizio di controspionaggio militare degli Stati Uniti d'America. Il pomeriggio era ancora chiaro.


Aveva vissuto con sua moglie, Dorothy Shakespear, a Rapallo, in via Marsala 12, interno 5, finché i tedeschi non avevano fortificato la costa, minato le spiagge ed evacuato gli abitanti dal lungomare nella primavera del 1944. Il bombardamento di Genova illuminava il cielo. La guerra era una festa criminale. Una bomba aveva distrutto la chiesa e la scuola di Rapallo. Sulla terrazza di via Marsala resisteva l'enorme testa di Pound scolpita a Londra da Henri Gaudier-Brzeska prima che venisse ucciso in Francia, in un'altra guerra. Avevano avvolto la testa di marmo in lenzuola, cartoni e tela cerata per proteggerla dalle bombe, idolo dal volto fallico, alto mezzo metro e pesante mezza tonnellata: somigliava sempre di più a Pound, sotto il suo cappuccio antiaereo di tela e cartone. In quei giorni del 1944 Rapallo era la stazione balneare della Wehrmacht, il perpetuo luogo di villeggiatura dell'esercito tedesco. I soldati andavano e venivano sul lungomare, si divertivano, ballavano, cantavano, organizzavano concerti. Hanno perso la guerra per colpa del loro dubbio gusto musicale, aveva detto Pound. Niente musica matematica o americanoide, niente Bach, aveva ordinato il Kommandant, niente Puccini e la sua Fanciulla del West. Ai tavoli dei ristoranti erano così preoccupati di mantenere il collo rigido che hanno finito per perdere la guerra, i tedeschi, aveva detto Pound. Se n'era andato con Dorothy Shakespear, sua moglie, a Sant'Ambrogio, a casa di Olga, l'innamorata dei tempi di Parigi e madre di sua figlia, Mary Rudge. Un declivio pietroso portava a Sant'Ambrogio, Casa 60, sopra Zoagli, tra olivi e limoni, il paradiso.

Rudge, Shakespear e Pound avevano vissuto insieme nella Casa 60 un anno lungo come una domenica di noia infernale. Olga scendeva a Rapallo, una passeggiata di mezz'ora, per dare lezioni di inglese alle collegiali delle Orsoline. Olga faceva la spesa perché Dorothy, da vent'anni in Italia, non sapeva l'italiano. La casa numero 60 era grande, con i pavimenti di mattoni rossi pulitissimi, quattro stanze con vista sul mare e la collina. Sul soffitto, celeste e rosa pallido, erano dipinti fiori, e i mobili erano stati lavorati dalle mani di Pound, che era riuscito a far assomigliare una semplice sedia a una sedia elettrica. C'erano un divano di damasco arancione e due poltrone di tifa, una grande per l'amante e una piccola per la figlia, che aveva ceduto il posto alla moglie e viveva in Tirolo. Dappertutto spuntavano silenziosamente il leggio, gli spartiti e il violino di Olga. Una volta alla settimana Dorothy andava a casa della ottuagenaria Isabel, madre di Pound, per vedere come stava.

Il 3 maggio del 1945, tornando da una visita alla suocera, annotò nel suo diario: Oggi se lo sono portato via. Il 29 aprile aveva copiato da un giornale: Giustiziati Benito Mussolini, Alessandro Pavolini, Fernando Mezzasoma. Quello dei giustiziati era un'elenco di amici di suo marito: Mezzasoma, Pavolini, Mussolini.


Il 7 maggio Dorothy ricevette una visita nella casa di Sant'Ambrogio. Il maggiore Frank L. Amprim, agente speciale dell'FBI, Federal Bureau of Investigation, raccoglieva prove per il Dipartimento di Giustizia contro il poeta Pound, accusato di tradimento da un gran giurì sin dal 1943: Pound aveva trascorso la guerra scaricando sugli Stati Uniti d'America propaganda nemica da Radio Roma. Ampirim, Amprin, Amprim, così lo identificavano documenti diversi, dava la caccia in Italia ai criminali di guerra, ma non era maggiore dell'esercito, nonostante l'uniforme. Era un esperto in fascisti croati, fascisti italoamericani e traditori americani. Era l'uomo che ne sapeva di più sul caso Pound. Dall'autunno del 1943, ad Algeri, seguiva le tracce del traditore. Aveva una mappa dei contatti del poeta Pound con funzionari, giornalisti e gerarchi mussoliniani. Nell'estate del 1944 era vicinissimo al suo obiettivo, Pound. Aveva esplorato a Roma la sede dell'EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, gli studi in cui Pound aveva registrato i suoi programmi di propaganda nemica. Aveva interrogato i tecnici, gli annunciatori, gli impiegati, gli uscieri. Aveva cercato le scalette delle trasmissioni di Pound negli archivi del Minculpop, Ministero della Cultura Popolare. Aveva richiesto la collaborazione dell'OSS, Office of Strategic Services, il servizio di spionaggio e controspionaggio.

Amprim non dava la caccia solo a Pound. Dava la caccia anche agli agenti della polizia segreta di Mussolini, l'OVRA, infiltrati in America del Nord e del Sud, imboscati nella società Dante Alighieri, nelle camere di commercio latinoamericane, nelle imprese di import-export, nelle compagnie di navigazione e nella banca italiana in Argentina, nelle agenzie di stampa e di viaggi, nell'industria cinematografica fascista, ma il primo obiettivo di Amprim era Pound. Le accuse contro Pound erano pesanti: tradimento per le sue trasmissioni da Radio Roma a favore di Mussolini e Hitler, a favore dell'Asse Roma-Berlino-Tokyo.

Secondo l'agente Vincent Scamporino, dell'OSS, non era il caso di offrire ad Amprim tutto quello che chiedeva. Scamporino non intendeva collaborare alle indagini sulla polizia segreta fascista e sui suoi collegamenti e infiltrati in America. I nuovi contatti che il servizio di Intelligence degli Stati Uniti aveva stabilito in Italia sconsigliavano che Amprim ricevesse informazioni sulla faccenda. Ma Scamporino avrebbe aiutato Amprim a raggiungere il suo principale obiettivo: la distruzione di Pound.

Il 27 aprile 1945, a Roma, un giorno prima della più che sommaria liquidazione di Mussolini, Amprim si rivolse al tenente colonnello Spingarn, capo del CIC, Counter Intelligence Corps, della Quinta Armata, con la preghiera di ordinare la cattura di Ezra Loomis Pound, residente in via Marsala 12, interno 5, Rapalio, Genova, Liguria, Italia. Circolavano descrizioni e fotografie di Pound. Data di nascita: 30 ottobre 1885. Luogo di nascita: Hailey, Idaho. Statura: un metro e settantacinque centimetri. Fronte: ampia. Occhi: grigioverdi. Naso: dritto. Bocca e mento: baffi e barba. Colorito: chiaro. Viso: ovale. Moglie: Dorothy Shakespear Pound, inglese.


Amprim era educato e gentilissimo. Un avvocato o un medico di famiglia, sembrava. Che notizie aveva di Pound? gli chiese Dorothy Shakespear Pound il 7 maggio a Sant'Ambrogio. Stava bene, era a Genova. Ha una stanza, da mangiare, caffè, disse Amprim. Era spiacente di non poter dare altre informazioni.


Alle sette del pomeriggio del 3 maggio, Pound si trovava a Genova, in via Fieschi 6, sesto piano, sede locale del CIC, Counter Intelligence Corps, della 92a Divisione dell'esercito degli Stati Uniti, e dell'OSS, Office of Strategic Service. Rudge e Pound aspettavano in anticamera l'arrivo di qualche ufficiale dell'esercito invasore. Erano tornati al passato, al mondo perduto, anche se si trattava soltanto dell'anticamera non troppo illuminata di un edificio burocratico, mussoliniano. Gli uffici di via Fieschi 6 erano sorvegliati dai carabinieri, come ai giorni di Mussolini. Si fece notte. Nessuno diede loro cibo o acqua. Si fece giorno, la sala di attesa si andava riempiendo di gente, e i carabinieri Scarpa e Tomizza trasferirono Rudge e Pound in un'altra stanza al terzo piano. C'erano un divano, due poltrone, acqua calda e caffè. Rudge e Pound sentirono l'odore del caffè, e il caffè in bocca e nei nervi dopo anni senza caffè, e continuarono ad aspettare. Alle due del pomeriggio si aprì la porta. Era appena arrivato da Roma Frank L. Amprim, agente speciale dell'FBI che perseguiva delinquenti federali, cacciatore di criminali di guerra. Era venerdì, 4 maggio 1945.


Il 7 maggio Amprim accompagnò Olga Rudge nella sua casa di Sant'Ambrogio. Ce li portò Ramon Arrizabalaga Jr., agente speciale del CIC, che nel suo rapporto sulla cattura di Pound aveva fatto notare come a Sant'Ambrogio vivessero insieme la signora Dorothy Shakespear Pound e la signorina Olga Rudge, amante di Pound e madre di sua figlia Mary, di diciannove anni, che in quel momento si trovava in Tirolo. Pound aveva dato ad Amprim una lettera, autorizzandolo a esaminare le sue carte e, mentre cercava le prove per l'accusa di tradimento, Amprim trovò infine le armi e il corpo del delitto: gli strumenti e l'opera dello scrittore.

A) Una macchina da scrivere Everett portatile con la T storta.

B) Diverse matite.

C) Una stilografica nera marca Swan.

D) 7.000 pagine di documenti, lettere, articoli, testi per la radio, propaganda mussoliniana firmata da Pound in persona.

L'FBI stava per diventare il principale collezionista di originali del poeta d'avanguardia Pound. Appena tornò a Genova, Amprim mandò un telegramma al suo capo, Hoover:

Dorothy Pound molto collaborativa nella ricerca di prove contro suo marito.

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Il Minculpop si trovava in via Veneto 56, vicino all'ambasciata americana, e all'ammezzato funzionava lo studio per le trasmissioni destinate all'estero dell'Ente Italiano Audizione Radio, EIAR, e, scendendo per via Veneto e oltrepassando piazza Barberini, si arrivava all'hotel preferito di Pound, l'Albergo d'Italia, in via Quattro Fontane. Nell'estate del 1940 Pound andò da Siena a Roma, di nuovo all'ambasciata americana, per risolvere questioni di passaporto e ottenere documenti per sua figlia, Mary, di padre e madre americani, Pound e Rudge, ma di nazionalità dubbia. Pound andava e veniva dall'ambasciata, anche se non quanto andava e veniva dal Minculpop. Scrisse a un congressista degli Stati Uniti, il suo amico Tinkham. Gli disse che se ne sarebbe andato dall'Italia in primavera, se lo avessero aiutato. In un ufficio dell'OVRA aprirono e lessero la lettera prima di richiuderla e spedirla in America. Pensava di andarsene, Pound, e contemporaneamente chiedeva l'aiuto americano e più trasmissioni a Radio Roma? Il SIM, Servizio Informazioni Militare, sconsigliò di dare un microfono a Pound, ma Pound ottenne due trasmissioni settimanali per l'America e una per l'Inghilterra. Non parlava più in diretta, come all'inizio, perché un giorno, con disprezzo insensato delle regole, alla fine della trasmissione aveva fatto certe osservazioni che non erano in scaletta, giusto la ripetizione di un punto che considerava essenziale, spiegò. Dopo di che ebbe ordine di registrare i discorsi su disco, in modo da trasmetterli più tardi. Su disco o in diretta, quando andava in onda la sua voce gli pagavano 350 lire. Se a leggere il testo era un annunciatore, scendevano a 300. Aveva ricevuto denaro dall'estate del 1940 all'estate del 1943, o così confessò all'agente speciale Amprim, dell'FBI. Gli inviavano per posta un ordine di pagamento che doveva incassare negli uffici del fisco di Rapallo. A pagare era il Minculpop.


Quando James Joyce morì a Zurigo il 13 gennaio 1941, Pound aveva già il suo microfono e pianse Joyce il 23 in un discorso radiofonico da Radio Roma: Joyce e Joyce, James e William, Ulisse e Lord Haw-Haw, la fatalità Joyce. Che il suo spirito si incontri con Rabelais, che le coppe non siano mai vuote, brindò Pound davanti al microfono nella sua prima trasmissione memorabile. Una volta Joyce, James, aveva scritto una lettera a un giornale, molto tempo prima, nel 1925. Ancora prima che lo conoscessi di persona, Pound mi ha aiutato in tutti i modi possibili per sette anni, a fronte di difficoltà davvero grandi, e da allora è sempre stato pronto a darmi consiglio e sostegno, che apprezzo soprattutto perché arrivano da un'intelligenza così sagace e brillante, aveva detto Joyce.


Nel gennaio 1941 chiese per radio che gli Stati Uniti d'America non entrassero in guerra. Il programma, The American Hour, veniva trasmesso in inglese per l'America e la Gran Bretagna. Quelli che non condividevano le sue idee erano imbecilli, rimbecilliti dai quarant'anni trascorsi leggendo giornali ebraici o ascoltando la radio ebraica, disse Pound, ebrei di merda, indipendentemente dalla razza, ebrei autentici o ebrei onorari, specialisti in carognate ebraiche, non importa se ebrei o gentili, esclusi gli ebrei per bene, sempre che ce ne siano, precisò. Pound si recava fedelmente negli studi dell'EIAR, Ente Italiano Audizione Radio, per registare da dieci a venti dischi. Prima e dopo le sue chiacchierate, chiedeva che si suonasse musica di Vivaldi.


Fu vittoriosa la primavera del 1941. La Luftwaffe bombardò Belgrado il 6 di aprile. Il 17 l'esercito jugoslavo si arrese in Bosnia. Al culmine della campagna balcanica, le truppe dell'Asse Berlino-Roma avevano estirpato dalla carta geografica la Jugoslavia e preso Salonicco, dove il 21 la Grecia firmò la resa. Il 24 la Wehrmacht spazzò via gli inglesi dal passo delle Termopili e il 27 entrò ad Atene. L'operazione Mercurio, Unternehmen Merkur, conquistò Creta in dieci giorni. E così furono meno dolorose la fine della campagna in Africa Orientale, la presa di Addis Abeba da parte degli inglesi, la caduta dell'italico Impero di Etiopia. Il viceré di Etiopia Amedeo di Savoia-Aosta si arrese alla Gran Bretagna il 17 maggio. Una compagnia di Fucilieri Reali gli rese gli onori.


In estate Pound ascoltava musica a Siena, durante la settimana di Vivaldi. Si rappresentava l'oratorio sacro e militare Juditha Triumphans, una musica guerresca, qualcosa che non si sentiva più dal XIX secolo. Era il congedo, l'ultimo festival della segretaria dell'Accademia Musicale Chigiana, Olga Rudge: non poteva restare alla guida dell'Accademia e della sua Settimana Musicale perché era straniera, americana. Al conte Chigi-Saracini pesava il congedo di Rudge, che riempiva l'Accademia di fascino e in inglese, francese e italiano dispiegava le proprie relazioni artistiche internazionali per organizzare la Settimana Musicale Senese.

Viveva, la segretaria, in una delle ottanta stanze di Palazzo Chigi-Saracini, sede dell'Accademia Musicale Chigiana, ma, se Pound faceva la sua apparizione, andava con lui in un appartamento e mangiavano nella Trattoria Tre Croci, o prendevano il caffè al Cannon d'Oro, e cenavano a palazzo con il conte, e il conte regalava loro vino, olio, farina e verdura dei suoi campi, pane fatto in casa. Olga Rudge era un'esperta di Antonio Vivaldi. Aveva cercato e microfilmato con Pound manoscritti di Vivaldi, a Torino e Dresda.

Era sempre il Minculpop a pagare. A Washington, mentre aspettava di entrare nel tribunale che probabilmente lo avrebbe mandato alla forca, Pound mormorava: Ho salvato Vivaldi, ho salvato Vivaldi. Anche Giuseppe Bottai, il ministro dell'Educazione, lo aveva aiutato. Così Bottai aveva visto Pound: un pazzo dai capelli irosi, fronte stretta per l'estrema ostinazione, occhi furenti. l'espressione degli occhi a rivelare il carattere, lo diceva Plutarco. Ma a Siena, in quell'estate del 1941, lo videro muoversi vigorosamente: una bella figura, Pound, aveva osservato uno degli spettatori di Juditha Triumphans. Dimostrava meno di cinquant'anni e, benché i suoi abiti apparissero trascurati, vestiva in uno stile severamente aristocratico, un po' spettinato, con ricci ondulati in cui si mescolavano il grigio degli anni e il rame pallido. La barba, poco abbondante, allungava le scarna testa mefistofelica di Pound.


Il 22 giugno la Germania lanciò contro l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche l'Operazione Barbarossa, Unternehmen Barbarossa. Non ci fu dichiarazione di guerra. Tre milioni di uomini, 153 divisioni, tre flotte aeree, mille aerei da combattimento, 27 divisioni ungheresi e rumene, la 250a Divisione spagnola, o División Azul, andavano alla conquista della Russia. Si stavano allestendo in gran fretta tre divisioni italiane. Al regime sovietico restavano due giorni. I tedeschi andavano a colonizzare l'Est come gli americani avevano colonizzato l'ovest: gli slavi sarebbero stati i loro pellerossa.

Quindici minuti prima dell'inizio delle operazioni, a mezzanotte, quando lesse il messaggio di Hitler che gli annunciava la novità, Mussolini disse a sua moglie Rachele: Abbiamo appena perso la guerra.

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[...] Il capo della polizia, Arturo Bocchini, un parallelepipedo, duri il naso e la bocca, fermo lo sguardo, contadino dalle orecchie piccole e incollate alla testa, spalle cadenti da funzionario perpetuo, avvocato e figlio di un bracciante campano, sessant'anni di vita quasi interamente dedicati alla Pubblica Sicurezza, uomo di assoluta fiducia di Mussolini, era da mesi irritabile, inaccessibile, distratto, angosciato, vecchio e innamorato, amante di attrici confidenti della polizia. Stava crollando fisicamente e mentalmente quando morì, alla fine del 1940, per un'indigestione provocata da una cena, un banchetto colossale in un ristorante di Roma. Ai suoi funerali assistettero i capi delle SS e della Gestapo, Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich. Nella cassaforte di Bocchini al Viminale, Ministero degli Interni, c'erano ventun milioni in biglietti da mille lire, una somma imponente, fondo segreto, invisibile, inesistente nei bilanci dello Stato, a disposizione del capo della polizia per la sua austera banda di funzionari e informatori.

Un anno dopo, Pound e Packard si incontrarono per cenare in un altro ristorante romano, non molto lontano da quello in cui Bocchini si era ucciso. Pound era in quei giorni una figura diabolica, secondo Packard. Andava a casa dei coniugi Packard e si innervosiva perché Packard, specialista in questioni cinesi, non lo capiva. Il sospetto che Packard non volesse capirlo gli faceva perdere la pazienza. Le idee fisse rovinano il carattere, come qualunque altro tipo di povertà estrema. Spaventava le cameriere dei Packard con il saluto fascista e il grido di Viva il Duce! Pound aveva interiorizzato sfilate, manifestazioni, discorsi roboanti, fervidi applausi. Si era trasformato in una caricatura dei leader fascisti. Nessuno si rendeva ridicolo con più serietà. La sua fede fascista era un moto dell'anima trasformato in movimento del corpo, braccio alzato, mento proteso. Salve! Era il ridicolo che fa paura, il ridicolo tragico. Packard lo aveva conosciuto a Parigi tramite Hemingway, e nel Ristorante San Carlo gli consigliò immediatamente di lasciare la radio, le trasmissioni di propaganda fascista. Stai commettendo una follia, ti considereranno un traditore, disse Packard. Credo nel fascismo, rispose Pound. Non dava retta a nessuno, procedeva imperterrito, come in sogno, in un'unica direzione, verso la rovina, il discredito e la maledizione. Un dio gli aveva chiuso le orecchie. Non sentiva gli avvertimenti del giornalista Packard, che non si trovava nello stesso mondo di Pound. Packard stringeva la mano ai suoi amici. Il fascismo proibiva di stringere la mano, bisognava alzare il braccio come un centurione da film e Pound alzava il braccio, malato di tic fascisti, corporei, facciali, verbali, morali. Non dava la mano, non stringeva mani, Pound. A volte Mussolini, obbligato dalla diplomazia, dava la mano a dignitari stranieri, ma non si vedeva mai una foto di Mussolini mentre dava la mano a qualcuno. Un'intera sezione di censori provvedeva a eliminare le foto in cui il Duce stringeva una mano. Voglio difendere il fascismo, disse Pound. Non vedo perché il fascismo dovrebbe essere contrario alla filosofia americana. Insisto: la nostra rivoluzione americana del 1776, fondatrice degli Stati Uniti, e la rivoluzione fascista, fondatrice della nuova Italia, sono identiche. Sono semplicemente contro Roosevelt e gli ebrei che influenzano Roosevelt, disse. Quanto ti pagano? chiese Packard. Dieci dollari a discorso. Gesù, disse il giornalista, è una miseria.

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Ai microfoni di Radio Roma, Pound illustrò le proprie tesi all'America: il presidente degli Stati Uniti, Roosevelt, o Roosenstein, o Rosenfeld, era membro della banda internazionale dei banchieri ebrei, come il suo alleato ChurSCHILD. Non menzionava, Pound, i banchieri anglicani, cattolici, protestanti, atei o agnostici. Era come se, sulla parete dello studio di Radio Roma, stesse guardando uno di quei manifesti diffusi dal Minculpop: un ebreo grasso, con frac e orologio d'oro e monocolo, seminascosto o al riparo dietro le bandiere di Gran Bretagna, Stati Uniti d'America e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Partecipava come predicatore alla più grande persecuzione religiosa della storia e, uomo di una certa cultura, poeta che si presumeva in possesso di una sensibilità speciale, non se ne rendeva neppure conto.

Il peccato degli ebrei pestilenti, corrotti, gli Stinkschuld, i RotshSCHILD, i Rott's Child, grida vendetta. La cospirazione dei banchieri, specialità degli Stinkschuld, è storica, predicò Pound. Nel XIX secolo i Rothschild avevano finanziato gli eserciti austriaci contro gli italiani, contro Venezia e la Romagna e la Repubblica Romana. Ogni banca è un'iniquità, corruzione assoluta. Questa guerra è un altro capitolo della lunga tragedia cominciata nel 1694 con la fondazione della Banca d'Inghilterra, istituzione ripugnante, la trovata di creare denaro dal nulla e venderlo, e ricavarne interessi. La guerra in cui muoiono e vengono feriti i coraggiosi, questa nostra guerra, è cominciata con la fondazione della Banca di Inghilterra. Questa guerra non è un capriccio di Mussolini o di Hitler, disse Pound. Il nemico non è la Germania o l'Italia, il nemico è Das Kapital internazionale, il denaro a credito. Questa guerra è parte di un'altra millenaria tra usurai e contadini, tra l'Usurocrazia e chiunque svolga un lavoro quotidiano e onorato con le proprie mani e il proprio cervello.

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I servizi crittografici di Forte Braschi, sede del SIM, ascoltarono i dischi che Pound registrava nello studio dell'EIAR. Le registrazioni vennero riprodotte alla giusta velocità, ma anche a velocità che, per accelerazione o decelerazione, deformavano le parole e le trasformavano in rumore. L'operazione venne ripetuta parecchie volte. Allora i crittografi ascoltarono i dischi al contrario. Identificate le parole di Pound, e ammettendo che in fondo continuavano a essere incomprensibili, e che alcune si ostinavano a non essere rintracciabili nei dizionari di inglese o di qualunque altra lingua conosciuta, i criptografi cercarono qualche chiave segreta che le rendesse intelligibili. Non soltanto esaminarono le parole. Concentrarono l'attenzione sulle pause tra parola e parola, tra frase e frase, e riprodussero più volte uno scricchiolio captato dal microfono apparentemente per caso, i rumori quasi impercettibili registrati nello studio radiofonico mentre Pound incideva il suo messaggio. Non prestavano attenzione a quel che Pound diceva, Roosevelt o Roosenstein o Roosenfeld, Churchill, Currrschild o Rotschild, ma al silenzio, alla respirazione, agli improvvisi cambi di voce di Pound, furioso, sardonico, iracondo, stridente, esuberante, caotico, un trombone rituale e soprannaturale, un ottavino o un uccello, l'oboe o il corno funebre, la tromba, il clarino intimidatorio, la cornetta euforica, un volo di zanzare. Indifesa, violenta, la voce diventa rauca, cresce, si assottiglia, si affina, si fa acuta, grave, pappagallesca. Insiste, schiaccia, tritura, nitrisce, inganna, geme, ruggisce, stordisce, si inginocchia, si sgonfia, scompare: parole cancellate e annichilite dalla rapidità o dalla lentezza con cui vengono dette, parole spettacolari per distrarre, per dissimulare qualcosa di occulto e obliquo. In cerca del messaggio segreto i crittografi amplificavano, dividevano, tagliavano, sovrapponevano, incollavano frasi e parole, tossi perentorie, agoniche boccate d'aria, ruggiti, bisbigli, balbettii e ripetizioni, balbettamenti, parole che non vogliono dire nulla, o quasi nulla, tic verbali più che parole, insistenze assurde. Pound usava una lingua parlata da uno solo, assolutamente solo nel suo mondo.

Manganaro insistette: Pound non era solo. Passava informazioni al nemico di oltremare attraverso le onde radio. Quella mancanza di senso era parte di un'organizzazione razionalmente strutturata. La prova che i messaggi possedevano un senso occulto, essenziale, stava nel fatto che tutto quanto diceva Pound non aveva alcun senso. In qualche ufficio di Londra o di Washington o di Mosca davano un senso a quello che, a un primo ascolto, risultava totalmente privo di senso.

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Ma i confidenti non scarseggiavano, perché l'OVRA era una grande impresa nazionale. Nessun cittadino ragionevole era insensibile al magnetismo e al prestigio dell'OVRA. La condizione di confidente influiva sulla posizione sociale dell'individuo. Collaborare con l'OVRA aiutava a trovare lavoro, credito, una casa, una raccomandazione accademica, un appuntamento preferenziale col dentista. Il confidente riceveva una paga ragionevole, un fisso mensile o una retribuzione per servizi resi. Il denaro placa lo spirito, schiarisce il pensiero, dà fede nel futuro: il confidente ideale era tranquillo, lucido e ottimista, un individuo assolutamente degno di fiducia. E non c'era bisogno di essere fascista per venire pagati dalla Polpol, la polizia politica, l'OVRA. Bisognava soltanto essere un buon padre di famiglia, devotamente dedito a moglie e figli, alla loro stabilità economica e sociale. O bisognava soltanto essere venale, o avere amanti e dipendenze inconfessabili o un segreto che conosceva solo la Polpol, o il portinaio della casa in cui viveva il sospettato.

L'OVRA controllava ed eliminava, in modo graduale ma rapido, i portinai poco disposti a sorvegliare prudentemente quelli che abitavano o frequentavano l'immobile.

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Pound tornò a Rapallo e rivide lo scrittore Bilenchi, l'ex fascista pentito. Bilenchi trovava criminale, nel 1944, la difesa di Mussolini, e ripugnante il fascismo a partire dall'invasione dell'Etiopia e dalla guerra di Spagna. Criminali e ripugnanti erano le leggi razziali. Bilenchi aveva poco più di trent'anni. C'è un ebreo tedesco che vive a Sestri Levante, non lontano da qui, in fuga, nascosto, disperato, disse Bilenchi, e Pound fu molto impressionato dalle sventure dell'ebreo tedesco di Bilenchi. Gli ebrei, presi individualmente e soprattutto se poveri, sono esseri umani come noi, disse Pound. Ma collettivamente e controllati dai capitalisti hanno organizzato una inesausta cospirazione contro l'umanità, aggiunse. Non sapeva, Pound, quello che succedeva agli ebrei in Italia? E non collettivamente, ma individualmente, domandò e precisò Bilenchi. All'ebreo, preso individualmente, rompevano le vetrine del negozio. Individualmente un ebreo leggeva cartelli, quando entrava in un bar o nel negozio di alimentari: In questo locale non sono graditi gli ebrei. Individualmente gli ebrei trovavano su giornali articoli denigratori contro gli ebrei, inviti a perseguitare gli ebrei. Individualmente non potevano essere quello che erano stati fino ad allora: italiani, funzionari, tranvieri, pompieri, fotografi, tipografi, medici e veterinari, avvocati, farmacisti, giornalisti, commissionari, agenti commerciali, ingegneri agronomi, spazzini, maschere di cinema e di teatro, bigliettai, proiezionisti, orchestrali, agenti assicurativi, librai, fabbricanti e venditori di carte da gioco, riparatori di apparecchi radio, allevatori di piccioni viaggiatori, ottici, professori di accademie di danza o di taglio e cucito, portinai in case abitate da ariani. Ed ebrei erano gli ebrei, e gli ebrei travestiti da cristiani, e i cristiani sposati con ebree e le ebree con marito e cognome cristiano, e c'erano mezzi ebrei ed ebrei al venticinque per cento, individualmente esclusi dalle licenze di caccia e pesca, esclusi dagli elenchi dei poveri, espulsi individualmente dalle scuole e dalle università, arrestati, deportati individualmente, disse Bilenchi. Pound citò il discorso di Mussolini a Trieste, 18 settembre 1938: L'ebraismo internazionale è nemico irriconciliabile del fascismo. Bilenchi gli consigliò di lasciare Radio Roma. Allora Pound vide qualcosa di cui fino a quel momento non si era accorto, qualcosa di pericoloso nella bocca da anatra di Bilenchi, nel mento, nella fronte bombata, negli occhi distanti e infossati, interroganti, fissi, uomo difficile, magro e nevrotico, pensò Pound. Aveva, Bilenchi, una mosca posata sulla spalla come un pappagallo, una mosca pigra, invernale. La mosca dettava all'orecchio di Bilenchi quello che Bilenchi diceva, pensò Pound, e rispose: Gli americani sono abituati alle mie cose. Sanno da tempo quello che penso di loro.

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Pound, anche lui resuscitato, offrì la nuova vita al servizio della nuova Repubblica Sociale Italiana, RSI, marchio ideato da Pavolini, il suo capo al Minculpop. Pavolini era fuggito in Germania e ne era tornato in veste di segretario del nuovo Partito Fascista Repubblicano. Pound era andato a trovarlo a Roma, a Palazzo Wedekind, che una volta era stato la casa del banchiere Wedekind. Aveva schivato i nidi di mitragliatrici, i carri armati e, anche se Pavolini non l'aveva ricevuto, gli aveva comunque trasmesso un messaggio: l'aveva invitato ad andare a Milano e mettersi al servizio della Repubblica di Salò e di Radio Milano. Gli avrebbero pagato le spese di soggiorno e di viaggio. A Salò aveva avuto un colloquio con il nuovo ministro della Propaganda, Mezzasoma, Fernando Mezzasoma, o così confessò a Genova agli agenti Amprim e Arrizabalaga. La sede dell'Agenzia Stefani e del Ministero della Propaganda adesso era a Salò, provincia di Brescia, sulle rive del lago di Garda, e da Salò passavano tutte le notizie diffuse dalla Repubblica Sociale Italiana, nazione inesistente o esistente solo per Berlino e Tokyo. Raccomandato dal ministro Mezzasoma, Pound inviò una colonna al quotidiano "La Stampa", di Torino, dalla questura di Milano. Un corridoio della questura gli servì da stanza da letto. Spero di cambiare presto albergo, diceva nella lettera al direttore di "La Stampa". A Salò lo si vide all'Albergo Benaco. Là mangiavano e alloggiavano i principali giornalisti dell'Agenzia Stefani, al momento senza stipendio. Pound arrivò a Milano su un carro bestiame e trovò la radio nel caos assoluto o in potere di sabotatori, disse, anche se nemmeno i sabotatori potevano liberarsi della censura tedesca. Si mise agli ordini del tedesco Karl Goedel, capo della sezione inglese dell'EIAR e sua vecchia conoscenza romana, che diede ordine di pagargli 300 lire di rimborso spese.


Era difficile arrivare a Milano e Salò da Rapallo, in Liguria, e ai primi di dicembre Pound, tremante di freddo dopo un viaggio su tre diversi treni, scrisse al ministro Mezzasoma. Era assolutamente necessario che la RSI, Repubblica Sociale Italiana, istituisse un servizio di autobus tra La Spezia e Salò, via Genova, Tortona, Piacenza e Cremona. La regione Liguria è tagliata fuori dal resto della Repubblica, disse Pound. Bisogna prendere tre treni per arrivare da Rapallo a Milano. E i treni arrivavano con ore di ritardo, e la pioggia cadeva in quantità mai vista. E nevicava. E non c'era luce. Il nuovo autobus che doveva portarlo verso le sue trasmissioni radiofoniche avrebbe dato l'impressione che il Governo e la nuova Repubblica Italiana esistessero, spiegò Pound a Mezzasoma. Mussolini spiegava ai tedeschi che l'Italia era un caos, un ubriaco che ha perso l'orientamento, e l'ambasciata tedesca a Salò trasmetteva a Hitler un rapporto cifrato sull'insensatezza di un governo che prende provvedimenti e non ha i mezzi per farli compiere da una amministrazione che non ha nulla da amministrare. Anche Mussolini scrisse a Hitler per confessargli che guidava un governo probabilmente condannato a cadere nel disordine, nel caos generale e nel ridicolo. Hitler non rispose alla lettera dell'amico, e forse non la lesse mai. Mussolini risiedeva a Gargnano, a Villa Feltrinelli, una palazzina rosa sulle rive del lago di Garda, e lo scortavano le SS e la Milizia fascista. Quanto scriveva e diceva passava per i tedeschi, che registravano su disco tutte le sue telefonate. La lettera di Mussolini a Hitler poteva anche essere considerata un esempio di disfattismo antinazista e antifascista e anti-Asse Roma-Berlino-Tokyo e, di conseguenza, venire sequestrata e distrutta prima di arrivare a destinazione.


Pound scrisse a Mussolini: bisognava impartire ordini urgenti alle sezioni delle Comunicazioni e degli Interni perché l'autobus La Spezia-Salò si trasformasse nella nuovo spina dorsale della Repubblica. Mussolini, che non aveva mai risposto a una lettera di Pound, non rispose nemmeno a proposito dell'autobus La Spezia-Salò. Pound era reduce dall'aver preso tre treni per arrivare a Brescia da Rapallo e il viaggio era durato sei giorni. E sapeva quanto poteva essere dannoso, dal punto di vista della propaganda, il minimo tragitto in treno, perché i vagoni erano pieni di soldati feriti o convalescenti o spaventati o sbandati che prendevano d'assalto la prima classe e calpestavano e macchiavano i cuscini rossi delle poltrone, e i lunghi corridoi bui erano una massa oscillante di gente in piedi, e le fermate erano continue, nelle stazioni e nei campi incolti, e salivano altri soldati, all'assalto, e requisivano le merci che alcune viaggiatrici portavano nei cesti, patate e farina, lattine d'olio nascoste in fagotti di abiti vecchi. E quando non entravano i soldati, a inondare lo scompartimento erano i più stanchi tra quelli che aspettavano in corridoio, individui feriti, mutilati nella guerra di Russia, intontiti, apparizioni di un'allucinazione disfattista. E i treni, le fermate, le stazioni e gli alberghi erano luoghi ideali per i contatti clandestini tra spie e infiltrati. Bisogna passare la notte a Genova prima di arrivare a Milano, disse Pound. Una via diretta Rapallo-Milano darebbe l'impressione che il nuovo Governo esiste, insistette. Si era trasformato nel funzionario di una repubblica senza spina dorsale o con la spina dorsale spezzata. Scriveva articoli per giornali nei quali nessuno credeva. Cominciò a rimuginare sulla possibilità di andare a Berlino, consigliare Hitler e indirizzare il Reich. Un viaggio a Berlino? Avrei dovuto andarci tre anni fa, si rispose. Ormai non c'è rimedio. Ormai tutto era irredimibile, il passato, il presente e perfino il futuro.

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Ai primi di aprile del 1945, Pound scrisse al suo amico ammiraglio Uberto degli Uberti. Caro, non si costruisce sulla merda, diceva Pound. I russi stavano entrando a Vienna, gli americani sbarcavano a Okinawa. Le linee difensive tedesche in Italia avevano ceduto un millimetro alla volta, nella Zentimeterkrieg diretta dal maresciallo Kesselring. La guerra del Centimetro era una battaglia interminabile e nessuno sapeva esattamente chi la stesse vincendo, ma erano cadute tutte le linee difensive, la Linea Bernhard, la Linea Gustav, la Linea Hitler, la Linea Cesare, la Linea Gotica, da Pisa a Rimini. Anche se gli ordini erano di tenere gli angloamericani lontani dalle Alpi e dalla Germania, tutti sognavano di varcare le Alpi e raggiungere la Germania, compresi i tedeschi. Cadevano le bombe a Firenze, e a Treviso, Bologna, Ferrara, Milano e Venezia. Non c'era cibo, né acqua, né luce. Si verificavano sabotaggi ed esecuzioni più che sommarie. Il 12 aprile Genova si arrese alla Resistenza. L'ammiraglio degli Uberti rispose a Pound: Qui, chi muore fa un affare. Anche la fonte di notizie, l'Agenzia Stefani, si disintegrò dopo settimane in cui i giornalisti usavano i tavoli della redazione per giocare a carte e scopare e dormire di giorno e di notte sotto gli sguardi impavidi dei ritratti ufficiali di Hitler e Mussolini. La radio riceveva messaggi di Hitler a Mussolini. La battaglia di Berlino è entrata nella fase decisiva, disse Hitler il 21 aprile. Il cannone tuona nei sobborghi e il terrorismo aereo si accanisce furioso contro la città, precisò. In una tempesta di neve e pioggia, in città e fuori le strade erano un impasto di fuggitivi e fango. Le porte si chiudevano a chiave davanti a quelli passavano in cerca di rifugio. Il 21 cadde Bologna. I giornalisti fuggirono da Salò, il redattore capo, cinque capiservizio, otto redattori, cinque stenografi, cinque traduttori, un addetto alla dettatura telefonica delle notizie, diciotto dattilografi, dieci radiotelegrafisti, quattro telefoniste, due elettricisti, distributori, fattorini, messaggeri, autisti, tutti si unirono alla fuga in massa. Il 24 i redattori partirono per Milano, e il 25 Milano cadde. Ma ai giornali continuavano ad arrivare dispacci dell'Agenzia Stefani, come se l'Agenzia fosse una testa che apre e chiude gli occhi e pronuncia qualche parola dopo essere stata ghigliottinata. Il 25 "Il Corriere della Sera" e "La Stampa" pubblicarono un nuovo messaggio di Hitler a Mussolini: per quanto la lotta sia dura, il corso della guerra cambierà grazie all'eroismo senza pari della nazione tedesca. Insensato, cieco, patetico, inesplicabile e ridicolmente tragico, Pound continuava a mandare note e discorsi a Radio Milano e al consolato tedesco.

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Poi, nel 1932, X anno dell'Era Fascista, Pound scrisse il copione di un film, Le Fiamme Nere, e lo mandò a Mussolini. Le Fiamme Nere di Pound ardevano in onore del fascismo e della sua storia gloriosa, a partire dalla Marcia su Roma. Pound voleva discutere con il Duce della possibilità che il film venisse distribuito all'estero per controbilanciare le critiche antifasciste dei giornali americani. In dicembre Pound fu invitato a conoscere Mussolini. Il cinema, come la musica, unì Mussolini e Pound. Mussolini apprezzava molto il cinema, l'arma più forte dello Stato, diceva. Anche il suo discepolo Hitler sarebbe stato un fanatico dell'arma più potente dello Stato, il cinema: nella cancelleria del Reich avrebbe visto sei film a sera. E, come Mussolini, dal 1933 anche Hitler si sarebbe trasformato in una stella cinematografica internazionale. Sugli schermi si replicavano luminosamente, enfaticamente, ogni viaggio, ogni movimento, ogni apparizione del Duce. Mussolini era un'allucinazione di massa, Duce, soldato, cavallerizzo, schermidore, pilota, automobilista, sciatore, aviatore, padre, marito, statista, stratega, genio politico e militare. Aveva grande esperienza come ministro degli Interni di un regime in cui la polizia era essenziale e sacra. Aveva esperienza come ministro degli Affari Esteri in momenti decisivi per la Storia, e come ministro della Marina, e della Guerra, e dell'Aria. Non si era accontentato della scherma, che serve a sconfiggere un solo individuo. Praticava discipline più esigenti, utili per sconfiggerne migliaia, interi eserciti. Era un imperatore cinese, un costruttore di imperi, il Boss.

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XI. METATO, PISA


Il 24 maggio 1945 Ezra Pound fu trasferito al DTC, Disciplinary Training Center, del MTOUSA, Mediterranean Theater of Operations United States Army, a Metato, a pochi chilometri da Pisa. Era un campo per soldati americani detenuti, al limitare della via Aurelia, che da Porta Aurelia, a Roma, arriva a Marsiglia e si lascia dietro Pisa, Rapallo, Genova e la valle del Po. In una nube di polvere e fumo, le truppe angloamericane andavano al nord lungo la via Aurelia. Quattro torrette sorvegliavano il campo circondato da filo spinato.


(Arrivai a Pisa il 3 giugno 2009 ed ebbi una stanza a San Giuliano Terme, comune pisano di cui fa parte Metato. Uno passeggia per Pisa e a un tratto si ritrova a San Giuliano Terme, ma non a Metato. Nessuno conosceva Metato, a Pisa. Alla fermata degli autobus, a duecento metri da dove vivevo, la Compagnia Pisana Trasporti S.P.A. offriva un quadro del Servizio Straordinario/Extra Urban Service, Località/Destination, l'elenco dei paesi della provincia raggiunti dall'autobus, da Agnano a Vicopisano, in ordine alfabetico. Da Marina si saltava a Mezzana. Metato non esisteva.)


Furono dati gli ordini per il soggiorno di Pound a Pisa: bisognava applicare le misure di massima sicurezza al fine di evitare il suicidio o la fuga. Arrivò, gli fecero la foto segnaletica, lo chiusero in una gabbia all'aria aperta, la prima in una fila di gabbie identiche. Di giorno sulla gabbia batteva il sole, di notte era illuminata da un riflettore. Di giorno era caldissima; di notte, freddissima. Anche Mary Shelley era arrivata a Pisa in maggio, ma nel 1818, l'anno di Frankenstein, e aveva chiamato la città il nido degli uccelli canterini. Il marito, Percy, aveva scritto al suo cugino preferito per invitarlo in quel paradiso di esiliati e rifugio dei paria, Pisa. Ma in inverno Mary raccontò in una lettera a un'amica che le mancavano le parole per descrivere i pisani del 1820, farabutti straccioni dai capelli stopposi, studenti dell'università privi di educazione, mendicanti innumerevoli, schiavi delle galere vestiti di giallo e rosso e carichi di catene, donne che trascinavano gonne sudice nella spazzatura delle strade, brutte. Bisogna scacciarle con il cappello, disse la signora Shelley, nascondersi sotto il cappello di seta rosa per non vederle.

Il covile di Pound era una gabbia di meno di due metri quadrati, destinata ai prigionieri incorreggibili. Gli diedero un piatto di alluminio. A scandire il tempo erano la luce solare ed elettrica, il caldo e il freddo, i pasti, i passi polverosi dei prigionieri che andavano a mangiare. E al ritmo dei passi echeggiava nella memoria la musica dei paradisi perduti, ristoranti e sale da ballo di Parigi e Londra e Vienna e Venezia e Milano e Bolzano, il Sirdar, il Boullier, Les Lilas, Dieudonné, La Rupe, Voisin, Pré Catalan, Armenonville, La Taverna, Schoners, Florian, Campari, Der Greif, gli alberghi e i caffè in via di sparizione, e al sole tornavano a splendere l'hotel Windsor, nella Quinta Strada, vicino all'albergo degli zii di Pound, e l'Hotel Byron, a Parigi, vicino alla casa di Natalie Barney, quella che gli aveva regalato la radio a Rapallo. Non avrebbe più bevuto nel Caffè Wiener, chiuso, vicino al Museo Britannico, caffè con panna alle viennese, mit Schlag, a Londra. Non era la fine del mondo, ma la sua scomparsa. Non sarebbe mai tornato al Lido Excelsior di Venezia a scherzare con il congressista del Massachusetts Tinkham e la principessa di Polignac e il ministro delle Finanze Volpi. Avrebbe ascoltato in eterno le chiacchere dei compagni di gabbia sulla Bibbia, il latino, la morte, le puttane, la guerra, la guerra per il progreso internazionale. Il progresso? I miei coglioni. Una perfida puttana, la morte. La fortuna non dura molto e la morte nemmeno. solo un istante. E in cielo ho qualcosa da fare, io? Vide crescere un trifoglio con quattro foglie. Assistette a una parata di formiche.

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