Copertina
Autore Paolo Nori
Titolo Grandi ustionati
EdizioneMarcos y Marcos, Milano, 2012 [2001], Marcos ultra 7 , pag. 192, cop.fle., dim. 10,7x16,5x1,2 cm , Isbn 978-88-7168-624-0
LettoreFlo Bertelli, 2012
Classe narrativa italiana
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Pagina 7

Stasera almeno c'è l'Inter su Radio Zeta, la radio di famiglia, e quando gioca l'Inter fanno sempre la radiocronaca, quando gioca l'Inter, e il radiocronista è uno che ha addosso una carica che sembra sempre che l'Inter deve spaccare lo stadio, Fenomeno qui, Fenomeno là, Baggio Baggino, gli dà questi soprannomi, ai giocatori, Tractor Zanetti, Paperinìk, il postino Cauet, Ciccio Colonna è simpatico, il radiocronista.

Dopo, nell'intervallo, che l'Inter magari sta perdendo uno a zero, oppure magari sta facendo zero a zero, vincere è un po' difficile che vincono, i ragazzi, lui l'Inter li chiama i ragazzi, quest'anno è un po' difficile che vincono, i ragazzi, alla fine del primo tempo, allora nell'intervallo ci sono i tifosi che gli telefonano gli dicono, a Tractor, Stiamo giocando da cani, è una vergogna. Eh, lo so, gli dice Tractor, lo so che state soffrendo, vecchi cuori nerazzurri, ma abbiate fiducia, che la squadra va sempre sostenuta.

Basta che sentono così, i vecchi cuori nerazzurri, si ringalluzziscono gli dicono a Tractor, non si chiama Tractor, dico Tractor così per dire, perché non mi ricordo come si chiama, questo radiocronista, di sicuro non Tractor, che Tractor è il soprannome che gli dà lui al numero quattro dell'Inter Zanetti, si chiama, è un argentino che non va mica tanto forte, quando corre, comunque gli dicono, a questo radiocronista che lo chiamiamo Tractor così per capirci, Tractor, gli dicono i vecchi cuori nerazzurri, lo sai che forse hai ragione che bisogna avere fiducia nella magica Inter?

Dopo di solito finisce che l'Inter perde tre a zero, o cinque a uno, ma questo radiocronista che fa le radiocronache su Radio Zeta, la radio di famiglia, non lo perde mica, il suo buonumore. Sempre bello pimpante che sembra sempre che va tutto bene, che magari l'Inter perde quattro a uno a cinque minuti dalla fine, magari gli danno una punizione al limite dell'area, all'Inter, sai cosa fa Tractor?

Baggiolandia! comincia a gridare, Baggiolandia! Mettila dentro, Baggio Baggino, che poi dopo vediamo. Dopo Baggio tira alto. Per radio Tractor dice sempre che la palla accarezza l'incrocio dei pali. Io, ho dei dubbi.

Comunque è simpatico, Tractor, è un piacere sentire le sue radiocronache su Radio Zeta, la radio di famiglia, soprattutto quest'anno che l'Inter non ne azzecca una neanche se crepa.

Allora stasera, essendo una sera che si può sentire la radiocronaca su Radio Zeta, la radio di famiglia, stasera va ancora bene, che essendo occupato a sentire Fenomeno qui Fenomeno là, Taribo Taribo ollallà, dai Ciccio dai Ciccio Colonna, forza ragazzi che ce la facciamo, e i vecchi cuori nerazzurri che telefonano alla fine del primo tempo a dire Io me la sento, che nel secondo tempo facciamo degli sfracelli, anche se stiamo già perdendo due a zero, porca puttana, scusa lo sfogo, e Tractor che dice Non preoccupatevi, che basta una punizione in Baggiolandia siamo già due a uno, essendo una sera di quelle stasera mi va ancora bene, che se non ci fosse questa radiocronaca su Radio Zeta, la radio di famiglia, io stanotte piangerei tutta notte.

Perché il cervello, non è che te puoi indirizzarlo dove vuoi te, il cervello, che te gli dici Pensa delle cose belle, al cervello, e lui il cervello comincia a pensare a delle cose che ti fanno star bene no, non funziona così. Era bello, se funzionava così, era comodo.

Il cervello, se te non hai una storia parallela che lo guida fuori dai suoi pensieri, al cervello, lui il cervello ci va a ricadere, nei suoi pensieri e il mio, di cervello, garantito a limone che stasera, se non c'era la partita dell'Inter, andava per forza a pensare a un avvenimento che è successo oggi che se non trattenevo le lacrime, che intorno a me c'era della gente e non stava bene, farmi vedere, se non trattenevo le lacrime io mi sa che piangevo con dei singhiozzi che mi scuotevano tutto, se non c'era questa gente che faceva il suo mestiere, il cervello.

venuto qui un egiziano, mi ha detto Io sono uno di quelli che ti hanno tirato fuori, quel venerdì là.

Allora io ho avuto un grave incidente. Io ho avuto un grave incidente mi è bruciata la macchina io c'ero dentro. Mi dispiace molto per la mia macchina.

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Pagina 21

Comunque, nel vago ricordo che ho delle cose che ho letto la cosa più bella che ho letto qua dentro mi sembra l'inizio della prima canzone dell'ultimo album di Tom Waits, si intitola Big in Japan, Alto in Giappone, che sentirla come la canta lui non capivo niente, di quello che dice, poi nel libretto allegato al compact ho visto il testo in inglese è facile, il testo.

Ho lo stile, non ho la grazia.
Ho i vestiti, non ho la faccia.
Ho il pane, non ho il burro.
Ho la finestra, non ho lo scuro.
Ma in Giappone sono alto, in Giappone sono alto, in Giappone sono alto.

Ero lì che camminavo con Rocco per il corridoio, Rocco è un altro dei degenti di questo reparto Grandi ustionati, prima era pieno, il reparto, adesso molti sono guariti siamo rimasti in pochi, oramai, io Rocco un bambino di Modena e una ragazza di Monticelli, Rocco è qui da prima, di me, si è messo in piedi prima, di me, cammina peggio, però, anche sua mamma a Rocco gli dice sempre Guarda Learco come cammina bene, impara da lui, ero lì che camminavo con Rocco, io quarantotto giorni, che sono qua dentro, lui quasi ottanta, ero lì che camminavo con lui, che da quando ci siam messi in piedi io con Rocco appena possiamo non facciamo altro che andare avanti e indietro per il corridoio, eravam lì che camminavamo, da dentro il cucinino dove stan le infermiere quando non hanno niente da fare abbiamo sentito un discorso che ci ha inchiodati ci ha ridotto tutti e due all'immobilità.


Cosa facciamo, diceva un'infermiera da dietro la porta, che adesso stanno guarendo tutti?

Come, stanno guarendo? diceva l'altra infermiera.

Ah, il bimbo e la ragazza di Monticelli son quasi a posto, Rocco e Learco hai visto come van via spediti, ormai son pochi giorni.

Be', almeno venti, diceva l'altra infermiera.

E se in venti giorni non vien dentro nessuno?

già successo.

Ah be', io in aspettativa non ci vado ve'.

E neanche in geriatria a pulir delle merde, diceva la prima infermiera.

Ne teniamo qui uno, come abbiam fatto con Giovanni, ti ricordi con Giovanni? diceva la seconda infermiera.

Eh, mi ricordo sì, poveretto, l'abbiam tenuto in ostaggio quindici giorni che era guarito.

E be', faremo così anche stavolta, diceva la seconda infermiera, ne teniamo qua uno fino a che non ne entra uno nuovo.

Ah, be', diceva la prima, io in geriatria non ci vado, su questo non ci piove.


Io e Rocco ci siamo guardati con uno sguardo come per dire Ce la giochiamo io e te. Un attimo, è stato, poi ci siamo girati, siamo rientrati nelle nostre stanze di corsa lui zoppicando vistosamente, io zoppicando un po' meno, in Giappone sono alto, in Giappone sono alto, in Giappone sono alto.

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Pagina 27

Io, devo dire, ci son degli effetti positivi trovarmi in un posto dove le cose vanno tutto il contrario di come vanno di solito, un posto carnascialesco, direbbero i critici che se ne intendono, che il carnevale una volta, per un giorno solo nel giorno di carnevale il povero diventava ricco, il ricco diventava povero, il suddito re, diventava, eccetera eccetera. Io ultimamente da quando sono qua dentro mi vanno bene le cose nel campo dell'editoria. Io le mie cose nel campo dell'editoria, proprio un'evoluzione, carnascialesca hanno avuto, da quando sono qua dentro.


venuto il dottore Mangi? mi ha chiesto.

Mangio, gli ho detto.

Allora togligli l'essennegì, ha detto il dottore all'infermiera.

E l'infermiera lei me l'ha tolto, l'essennegì.


Io, prima di entrare in questo posto carnascialesco, il primo romanzo che avevo pubblicato non era andato benissimo. L'avevan recensito solo il manifesto e la Gazzetta di Parma, il mio primo romanzo Le cose non sono le cose pubblicato dalla casa editrice Fernandel di Ravenna.

Il manifesto, mi avevan sbagliato il nome, Il romanzo di esordio di Learco Ferrario, avevano scritto. La Gazzetta di Parma, peggio ancora.

L'essennegì, nel gergo di questo posto carnascialesco, sta per sondino naso gastrico. Il sondino naso gastrico è un tubo di plastica che entra dal naso e arriva nello stomaco, e a me quando me l'han messo io ero contento per due motivi. Primo, mi sembrava di essere un malato serio, con il sondino naso gastrico infilato nel naso; secondo, ero contento per via della natura doppia del posto in cui sono, che questo probabilmente è l'unico posto nel mondo che quando ti infilano un sondino nel naso te sei contento.

Il sondino naso gastrico serve per gli ustionati che oltre a mangiare, tre pasti al giorno, tramite questo sondino gli dan delle proteine, che dicono che l'ustione con la pelle che si deve rifare brucia molte calorie, dicono. E si vede che è vero, che l'ustione brucia le calorie, perché dopo cinquanta giorni che sono qua dentro con tutti i pasti e le proteine che mi hanno dato ho perso sei chili, che pesavo ottantatré, la sera che ho fatto l'incidente, adesso peso settantasette. Io che in genere nella mia vita ingrasso sempre prendo sempre del peso, in questo posto cinquanta giorni ho perso sei chili.

La Gazzetta di Parma, mi ricordo, l'editore insisteva farsi fare una recensione dalla Gazzetta di Parma I giornali locali, diceva, i giornali locali sono una forza, per la piccola editoria, e gli aveva mandato il romanzo, alla Gazzetta di Parma, e tutti i giorni gli telefonava cercava di parlare con il responsabile della cultura, della Gazzetta di Parma.

Il responsabile della cultura, della Gazzetta di Parma, per fortuna tutti i giorni quando l'editore chiamava lui si faceva negare.

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Pagina 51

Senti ma, potrebbe dire un lettore che leggesse questo romanzo, che anche questo romanzo, data l'influenza del posto dove è concepito, dopo magari si trova anche per questo romanzo un editore disposto ad accettare il rischio d'impresa di pubblicarlo, questo romanzo, magari, Senti ma, potrebbe dire un lettore che lo leggesse ammesso che si pubblicasse, spiegami un attimo, potrebbe dire. Tu adesso sei in ospedale da quasi due mesi, ti sei ustionato, dev'essere una cosa seria, questo fatto dell'ustione.

Eh, insomma, gli direi io al lettore.

Ecco, mi direbbe, allora spiegami un momento una cosa, mi direbbe, se posso chiedere.

Prego, gli direi, prego, che io cerco di esser gentile, io, coi lettori.


Ecco, mi direbbe il lettore, tu sono quasi due mesi che sei in ospedale per un'ustione, dev'essere un'esperienza piuttosto dolorosa, dolorosa sia fisicamente che spiritualmente, mi direbbe questo lettore, e invece di parlare di questa esperienza, direbbe, ti metti a parlare dell'editoria, che tra l'altro l'editoria ne hai parlato anche negli altri, di romanzi, mi direbbe questo lettore anche attento anche informato.

Invece di parlare dell'ustione, che tra l'altro è anche un argomento nuovo inedito, nella letteratura, tu ti metti a parlare delle solite storie dell'editoria, poi non pago tiri anche fuori questa storia strampalata della gallina fischiona, spiegami un po' il motivo di questa incongruenza, mi direbbe questo lettore che si vede che gli piace anche usare delle parole un po' ricercate come incongruenza un lettore anche colto, questo lettore, non uno basta che sia.


Eh, hai ragione, gli direi, che i lettori bisogna trattarli bene, che in fin dei conti i lettori han sempre ragione, i lettori, Hai proprio ragione, gli direi al lettore, è ben strano, questo fatto che invece di parlar dell'ustione mi metto a parlare dell'editoria, gli direi. Che poi, tra l'altro, dell'editoria ne parlano tutti chi vuoi che gli interessino, i miei casi editoriali, e non parliamo poi di quella storia strampalata della gallina fischiona, hai ragione, gli direi al lettore. Pensa invece quante cose sorprendenti potrei dire dell'ustione, gli direi, che la stragrande maggioranza dei lettori non si sono mai ustionati, hai proprio ragione, gli direi. Che poi, gli direi, i primi tempi che ero in ospedale io credevo, di non aver scritto niente, invece poi dentro al comodino ho trovato un quadernetto verde, guardalo qui, gli direi, ci sono delle note scritte con una grafia tremolante, che all'epoca la mano destra non la usavo mica tanto bene, adesso invece è guarita, almeno quella.

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Pagina 59

Il dottore dice che è positivo, che mi fa male la schiena. Oh, lui è il dottore. Poi è anche una cosa logica, in un posto farsesco e carnascialesco così come questo.

Hai male? Positivo.

Non ti fa male niente? Ci dev'essere qualcosa che non va.

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Pagina 74

You can't always get what you want, dicono la radio, hanno ragione, You can't always get what you want.

Viene a trovarmi Mario, che è tornato poi dalla Russia Mario, gli dico, questo è un posto, incredibile, qua dentro le cose van tutto il contrario di come van fuori.

In che senso? mi chiede.

Nel senso che qui gli scrittori non scrivono, i fumatori non fumano, viene qui uno, ti dice Io sono Poldo, ti dice, poi salta fuori, Raffaello, si chiama, qui anche se guarisci magari non ti mandano a casa per dei motivi oscuri che te li nascondono, qui prendi un libro ti sembra, La lingua salvata di Canetti, lo apri, Sette storie gotiche di Karen Blixen, qui gli editori ti mandano i contratti senza neanche leggere i libri, qui sei contento se ti mettono i sondini nel naso, qui le interviste non sono delle interviste dei quiz, sono, qui i degenti non sono degenti, son concorrenti nella gara a chi esce prima da questo reparto, Mario, qui io nella hit parade sono testa a testa con John Holmes, Mario, qui se non ti fa male niente i òi, dicono, c'è qualcosa che non va, qui quando al mattino ti sveglia un bambino che piange tu sei contento, Mario, al mattino presto alle cinque e mezza, Mario, qui si impara a pisciare da coricato, Mario, qui quando ti operano poi non ti operano perché c'è un cazzo di sciopero degli anestesisti, Mario, questo posto bisogna starci attenti questo è un posto carnascialesco che qui niente è quello che sembra una cosa incredibile Mario, gli dico a Mario.

Sì, perché fuori, mi dice Mario.

Come fuori? gli dico.

Eh, mi dice, io son stato a Mosca.

E allora?


Allora a Mosca c'è un architetto, ha fatto una statua per l'anniversario della scoperta dell'America, una statua di Cristoforo Colombo. Sai come l'ha fatta? Alta, voglio dire. Cento metri. Forse anche centodieci non esagero mica, mi dice Mario.

Quella statua lì, l'ha presentata alla Spagna, la Spagna gliel'han rifiutata. Eh, ha detto Cereteli, si chiama Cereteli, questo archi-

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