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| << | < | > | >> |Indicep. 5 L'ultimo dei mohicani 17 Le madri sono tutte uguali 31 Il mago di Oz 45 Ailsa 55 Il fantasma 73 Case di vetro 89 Il lungo viaggio verso casa 107 La festa beduina 133 Il lavello 141 L'uomo sulla collina 171 Libertà di stampa 179 La cosa piú importante è l'amore 191 I veri credenti | << | < | > | >> |Pagina 31Il mago di OzAlla fine telefonai a Ed e mi presentai. Ci misi una vita prima di riuscire a parlargli. Quella orribile donna continuava a dirmi con voce cantilenante, in puro cockney, che Ed era «in riunione» oppure «che aveva davvero molte richieste da soddisfare». Il vecchio Ed sembrava avere piú richieste da soddisfare del marchese de Sade. Finalmente, alla sesta telefonata, accettò di parlarmi. Da principio non sembrava avermi riconosciuto. Poi disse: - Ah, sei tu, Dave, cosí sei tu il mago di Oz -. Questa stessa battuta l'avevo già sentita almeno cinque miliardi di volte da quando ero tornato: dal mio vecchio, dai miei amici, da Noreen, da tutti. Ma dovevo ridere. Date le circostanze non c'erano altre possibilità. Chiacchierammo del piú e del meno per un paio di minuti e alla fine disse: - Ok, senti Dave, vediamoci a pranzo. Aspetta che arraffo l'agenda -. Aveva un buco libero il giorno dopo. - Da Scruples, - propose, un piccolo bar, non lo conoscevo? No, non lo conoscevo. Ecco come mi è successo di ritrovarmi da Scruples in Charing Cross Road con Ed. Lo riconobbi appena entrò. Come tutti gli yuppie irlandesi, specialmente quelli che fuggono a Londra, sembrava leggermente a disagio in quell'abito costoso. Sembrava vestito per la cresima, o qualcosa del genere, capite? Si diresse verso di me e, tendendomi la mano, disse: - Ciao Dave. Ci avrei scommesso che eri quello abbronzato -. Si sedette al tavolo, schioccò le dita per chiamare il cameriere e disse: - Mein bost, por favor -. | << | < | > | >> |Pagina 33- In ogni caso, - continuò, - basta per quello che riguarda me. Raccontami un po' di te, ragazzo, che cosa stai combinando? - Si accese una lunghissima sigaretta. Notai che come molti dublinesi emigrati qui, Ed imitava un leggero accento americano quando parlava.Vediamo. Che cosa avevo fatto? - Bella domanda, Ed, - risposi. Fece nuovamente quella fastidiosa risata. Gli dissi che ero stato a Sydney, naturalmente lo sapeva già, avevo lavorato in un bar, un sacco di responsabilità, clienti pochi. - Oh un bel divertimento, amico, - continuò. Risi. - Molto genuino, amico, - disse, - Charlenes e Sheilas -. Risi di nuovo. - Koylie Meenowg, - aggiunse. Vidi una coppia seduta in un angolo bisbigliarsi qualcosa. I due si alzarono e uscirono. Prima che potesse arrivare alle inevitabili battute su Crocodile Dundee, lo informai che nel bar dove lavoravo c'era un orologio a muro con i cocktail scritti tutt'attorno al posto delle ore. Pensavo che a Ed sarebbe piaciuta l'idea. Poi gli raccontai della sera in cui io e mio cugino ci ubriacammo finché le lancette non arrivarono alle nove e un quarto. Fece la sua solita risata: - Finiscila, mi prendi per il culo. - No, Ed, - ribattei io, - non ti prendo affatto per il culo. Poi gli raccontai della casa galleggiante e della pazza che rubava tutte le nostre cose quando uscivamo. E di come non stavo piú con la stessa ragazza, perché lei aveva deciso di rimanere là. Beh, non mi andava di mettere il mio cuore affranto lì sulla tovaglia, non certo con Ed. Ed ha questo grande posto ai Docks, uno di quei magazzini trasformati in case. Immagino che non sia un vero e proprio yuppie. - Yuppie è un concetto cosí ridondante, - dice. In realtà è un nipple. Sí, Ed era un maledetto nipple, un New Irish Professional Person in London. Anzi, era il piú grande nipple che avessi mai visto. Foxrock, Blackrock College, Trinity, Democratici progressisti, Bmw, non è proprio d'accordo con Maggie, però lei sí che sta mettendo a posto quei fottuti sindacati, per Dio, di questo bisogna darle atto. Ecco che tipo era. Il tipo che dice «Yeah» dopo qualsiasi frase, seguito da un leggerissimo «?». Mettiamola in questi termini e vediamo che effetto fa, yeah? Avete capito. Ed è anche di quelli che con le dita fanno nell'aria quel fastidiosissimo gesto delle «virgolette». Versò un bicchiere di vino, lo tracannò ed esclamò: - Accidenti, questo sí che uccide tutti i germi, yeah?... È un amico di mia sorella Noreen. Si sono conosciuti al Trinity, al Trinners, come lo chiama lui. Dice che Noreen è «un vero sballo, una goduria per gli occhi». Penso che sia cotto perso, ma non ha nessuna possibilità: adesso è fidanzata. Mia sorella Noreen è una specie di affarista: si è trasferita a Londra tre anni fa, è entrata nella categoria dei proprietari di case con i soldi presi per via di un incidente, s'è comprata un posto a 32 mila sterline e l'ha appena rivenduto per 535oo, adesso è fidanzata, mioddio, fidanzata, ha una macchina e un po' di azioni della British Telecom, vota per i Verdi perché le piace Jonathan Porrit, è contro l'apartheid naturalmente, anche se deve ammettere che forse a Londra ci sono troppi neri: ecco com'è lei, e io non ho ancora trovato un fottuto lavoro. Cristo.
Quando ritornai a casa da Oz mia madre cominciò a
rompere le palle. Mio padre si controllava abbastanza, ma
lei stava davvero diventando insopportabile. Cosí decisi
di tornare a Londra alla veloce. Noreen aveva organizzato
questo appuntamento con Ed, per vedere se riusciva a
trovarmi un lavoro. Ed è il tipo che ha un sacco di
contatti nella City. O meglio, il tipo che dice alla gente
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