Copertina
Autore Piergiorgio Odifreddi
Titolo Il Vangelo secondo la Scienza
SottotitoloLe religioni alla prova del nove
EdizioneEinaudi, Torino, 1999, Tascabili Saggi 651 , pag. 224, dim. 120x195x15 mm , Isbn 88-06-14930-X
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe filosofia , storia , fisica , matematica , cosmologia , scienze sociali , religione
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Indice


p.3   Introito
  9   La varietà dell'esperienza religiosa
 23   Le Colonne d'Ercole dell'induzione
 27   La creazione
 53   Il Nulla
 67   L'Uno
 85   L'anima
113   Il Santo Graal della deduzione
117   Paradossi
133   Dimostrazioni
155   Giochi matematici
187   Opzioni per il terzo millennio

217   Bibliografia

 

 

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Pagina 3

Introito

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Pagina 5

In particolare, mi apparve evidente che l'atteggiamento tipico dello scienziato, di superiore liquidazione delle problematiche religiose come di un residuo culturale mitologico e anacronistico, equivaleva a una assunzione di corresponsabilità nella separazione delle due culture. Da un lato, la società tecnologica e scientifica sta infatti conquistando l'intero pianeta ma è apparentemente disinteressata a tutti i valori, eccettuati quelli economici. Dall'altro lato, la società umanistica perde sempre piú contatto con la realtà storica ma continua ancora incontrastata a determinare e condizionare la visione della vita dell'uomo comune, attraversa i media che essa controlla.

Il proposito di quella sera, che queste pagine cercano ora di mantenere, fu di portare un contributo, sia pur minimale, all'avvicinamento delle due culture, mediante un tentativo di rivisitazione delle problematiche religiose da un punto di vista scientifico. Le domande da affrontare sono ovvie, e sempre le solite: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Di solito gli scienziati si accontentano di dichiarare che queste domande o non hanno senso, o non hanno risposta. Ma il loro stesso lavoro li contraddice, poiché da esso affiorano a volte risposte che non sono né ovvie né note.

Le risposte scientifiche moderne ad appropriata riformulazioni di quesiti teologici classici risultano infatti essere piú complesse e problematiche, oltre che meno immediate e rassicuranti, di quelle mitologiche: questo è il pedaggio da pagare per l'affrancamento dall'ingenuità e l'acquisizione della consapevolezza. Ma è un processo di maturazione intellettuale inevitabile, che si manifesta in trasformazioni culturali successive: il mito religioso diventa dapprima racconto letterario, poi speculazione filosofica e infine risultato scientifico e matematico.

Non a caso, il percorso che seguiremo sarà in qualche modo parallelo a queste trasformazioni. Accenneremo dapprima agli aspetti socio-culturali del fenomeno religioso, che certo condizionano, e forse determinano la varietà contingente dell'esperienza religiosa. Passeremo in seguito alle implicazioni teologiche della ricerca scientifica, esponendo alcune sorprendenti speculazioni sulla natura ultima del mondo sensibile. Tratteremo poi degli aspetti trascendenti della matematica e della logica matematica, che rendono queste discipline le vere eredi moderne della teologia scolastica. E concluderemo infine con una discussione delle opzioni religiose che si presentano all'uomo contemporaneo occidentale allo scadere del millennio.

Poiché dalla scelta che egli farà dipenderà certamente la sua pace intellettuale, e forse anche la sua stessa sopravvivenza fisica, c'è da sperare che egli sappia approfittare degli strumenti a sua disposizione, lasciandosi guidare dal pensiero e abbandonando finalmente sia la superstizione che l'illusione.

Torino, 5757 dell'era ebraica
        5099 dell'era induista
        2540 dell'era buddista
        1997 dell'era cristiana
        1417 dell'era islamica
         153 dell'era baha'i.

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Pagina 9

La varietà dell'esperienza religiosa

Non tutte le domande sono sensate. e non tutte le domande sensate ammettono risposta: questo insegna la logica contemporanea e questo è tenuto a ricordare chiunque desideri affrontare qualunque discorso, in particolare quello religioso, da una prospettiva scientifica. La nostra indagine avrà dunque l'obiettivo di stabilire quali domande teologiche abbiano un senso per la scienza e la matematica moderne, e quali domande sensate ricevano da esse una risposta.

Naturalmente, sarebbe ingenuo pensare che il linguaggio sia il solo essere che si possa comprendere, e che quindi i fenomeni religioso e scientifico si esauriscano nei soli discorsi. Per questo motivo, prima di iniziare la nostra analisi cercheremo di inserirla brevemente in una prospettiva piú ampia, accennando a una classificazione trinitaria dell'esperienza religiosa che giustifichi la nostra concentrazione sulla teologia.

Affrontare il discorso religioso dal punto di vista di discipline non strettamente scientifiche significa però passare alla considerazione dell'enorme numero di fattori (geografici, biologici, antropologici, linguistici, storici, sociologici, psicologici, psicoanalitici) che determinano, o almeno condizionano, le possibilità e gli sviluppi delle religioni.

Se nel seguito il limitare il discorso a fisica e matematica ci permetterà di elevarci al livello di ragionamenti e deduzioni, di natura probatoria, il voler qui ampliare anche solo leggermente lo sguardo ci costringerà a scendere per un momento al livello di considerazioni e stimoli, di natura puramente suggestiva, perdendo in profondità ciò che guadagneremo in estensione.

Ad esempio, sarebbe difficile rendere precise le pur interessanti considerazioni che molti hanno proposto riguardo al legame fra clima e religione, e che si basano sull'osservazione di relazioni forse non causali, ma certo non casuali, tra monoteismo e deserto mediorientale, buddhismo e giungla tropicale, induismo e montagne himalayane...

Nel deserto niente si trova infatti gratuitamente o naturalmente e tutto ciò che occorre al sostentamento deve essere imposto ed estorto alla natura, e continuamente mantenuto disponibile. In un simile ambiente, niente di ciò che serve all'uomo risulta avere un'origine indipendente e autonoma, e tutto appare invece essere il frutto di una scelta consapevole, di un progetto preciso, di un atto di volontà determinato. L'idea di un creatore, che pone in essere e conserva la materia per propria scelta e per i propri scopi, sembra essere la naturale generalizzazione all'intero universo di una tale visione del mondo. Non a caso, la prima frase della Bibbia è per l'appunto: «In principio Dio creò il cielo e la terra».

Ai tropici, invece, i bisogni della vita sono soddisfatti ancora prima di essere formulati: le stagioni si avvicendano violentemente e la vegetazione esplode in un ciclo continuo. In tali condizioni, in cui nessun intervento diretto sulla natura è richiesto, perché essa dispensa i suoi doni autonomamente, senza che l'uomo debba piegarla alle proprie esigenze attraverso un'azione cosciente, l'idea di un creatore non solo non è necessaria ma è fuori luogo.

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Pagina 13

Naturalmente, il legame fra politica e religione è un altro importante fattore da cui non sarebbe possibile prescindere in un discorso completo. Già Sesto Empirico l'aveva smascherato, in Contro i matematici (IX, 54):

    Il timore degli dèi è un'invenzione
ingegnosa e abile, uno spauracchio per
impedire ai malvagi di perseguire
nascostamente pensieri, parole e opere
asociali.

Opinione, questa, condivisa da illuministi e marxisti. Si potrebbe aggiungere che molte grandi religioni sono tali anche perché sono riuscite a divenire, in determinati periodi storici, religioni di stato: il che ha permesso loro di integrarsi, spesso forzatamente, nel tessuto sociale di un popolo.

L'esempio del cristianesimo è ben noto: permesso dall'editto di Costantino del 313, fu proclamato religione di stato durante l'Impero Romano da Teodosio nel 391, e tale rimane ancora oggi in alcuni stati dell'Europa (Finlandia, Inghilterra, Norvegia) e del Sud America (Bolivia, Colombia e Paraguay). Oltre a Cristo hanno goduto di privilegi analoghi:

- Marduk, «Figlio del Sole», il Dio di Babilonia che Hammurabi elevò, nel secolo XVII a.C., al rango di divinità protettrice dell'intero regno;

- Aton, «Disco del Sole», che sotto Akhenaton rimpiazzò, nel secolo XIV a.C., tutti gli dèi d'Egitto;

- Iahvè, il cui culto Mosè impose agli ebrei nel 1200 a.C., ed è oggi religione di stato in Israele;

- Zarathustra, che divenne il Dio di Persia sotto Ciro il Grande, nel 558 a.C., e tale rimase fino alla conquista araba, nel 651 d.C.;

- Buddha, la cui religione fu adottata dall'imperatore Ashoka nel 250 a.C., restò dominante in India per piú di un millennio, e ispira ancora alcuni stati confessionali dell'Indocina (Thailandia) e dell'Himalaya (Bhutan e, fino al 1959, Tibet);

- Confucio, il cui insegnamento costitui l'ortodossia ufficiale in Cina dal regno dell'imperatore Wu degli Han, nel 136 a.C., fino alla rivoluzione del 1911;

- Allah, la cui fede Maometto diffuse nel mondo arabo a partire dal 622 d.C., e che tuttora domina molti stati secolari e alcuni integralisti, dal Nord Africa (Algeria, Libia) all'Asia (Iran, Afghanistan, Pakistan).

Quanto ai motivi che possono spingere l'uomo a credere, non c'è limite alla varietà di opinioni che sono state proposte nel corso dei secoli: il desiderio di avere una garanzia dei valori morali (Platone, Kant), il bisogno di comprensione della natura (Epicuro), i sensi di timore, impotenza e paura nei confronti della vita e della morte (Hobbes, Hume, Voltaire), la coscienza dell'infinito (Feuerbach), la speranza di propiziarsi le supposte potenze superiori che presiedono alla natura (Frazer), il tentativo di fronteggiare in maniera standardizzata le situazioni di crisi esistenziale (Malinowski), la soddisfazione nevrotica di pulsioni e desideri infantili rimossi (Freud), la concretizzazione delle idee di perfezione, grandezza e superiorità (Adler), l'attivavione simbolica di archetipi collettivi (Jung), la reazione difensiva della natura contro il potere disgregatore dell'intelligenza (Bergson), il senso di solitudine dell'uomo nell'universo (Whitehead)...

I possibili influssi a cui abbiamo finora accennato costituiscono un aspetto oggettivo della fenomenologia delle religioni e agiscono a livello di massa o di gruppo. Esistono però ovviamente anche aspetti soggettivi, che influenzano e condizionano in maniera altrettanto radicale la scelta del tipo di fede da parte del singolo individuo. Come dice infatti il Dalai Lama nella sua autobiografia Libertà in esilio, le religioni sono medicine, e ciascuna è adatta a un particolare tipo di malattia spirituale. E, come aggiunge Jung in Psicoterapia e cura d'anime, le religioni sono sistemi di guarigione per i mali della psiche. Dal che deriva il naturale corollario che chi è spiritualmente sano non ba bisogno di religioni.

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Pagina 16

La manifestazione piú evidente della triade è naturalmente la Trinità, che separa gli aspetti contingente, necessario e assoluto della divinità:

- A Babilonia si veneravano terra, acqua e cielo nelle

[...]

 


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