Copertina
Autore Valentina Orengo
CoautoreSilvia L. Positano
Titolo Singles
EdizioneEinaudi, Torino, 2001, Tascabili Stile libero 853 , pag. 136, dim. 120x195x9 mm , Isbn 978-88-06-15903-0
Classe narrativa italiana
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Pagina 3

Un giorno gli mando una raccomandata con scritto: «La informo che il nostro rapporto è finito diversi mesi fa...»



Dopo tre anni rompo con il mio fidanzato storico.

L'unico ufficiale della mia vita, con tanto di presentazione dei reciproci genitori e progetti di matrimonio. Un rapporto affondato nella quotidianità che si è dolorosamente trasformato in amicizia.


Dopo un periodo di depressione riprendo a uscire con le amiche e grazie a una di loro conosco Bruno, il tenebroso.

Alto, magro, con gli occhioni blu spiritati e un modo di fare molto impegnato.

Un intellettuale.

Parlava con voce bassa e suadente, faceva soltanto discorsi profondi.


Cominciamo a uscire insieme.

Lo seguo a concerti, a mostre, vado con lui a tutta una serie di appuntamenti culturali che per me erano un'ottima occasione per distrarmi dai miei dolori. Ma presto, quello che doveva essere un toccasana per le mie ferite si trasforma in un incubo.


Piú lo conoscevo piú mi rendevo conto che era terribilmente egocentrico e aveva solo bisogno di un pubblico che lo stesse ad ascoltare. Io avevo tutti i requisiti per esserlo. Però mi stavo innamorando di lui e presto mi sono trasformata in una specie di satellite impazzito che gli ruotava attorno.

Era contento di questo e continuava a parlarmi di sé.


Voleva fare lo scrittore.

Voleva diventare famoso e mi spiegava perché gli altri non si erano ancora accorti di lui. Quando gli parlavo io lui prendeva appunti per dei romanzi che avrebbe scritto. Eravamo sempre insieme e nel giro di poco tempo mi ero trasformata in una specie di suo agente letterario mentale.


La storia è andata avanti cosí per quattro mesi.

Abbiamo iniziato ad avere rapporti dopo due mesi. Ricordo la prima volta che abbiamo fatto l'amore, alla fine si è messo a raccontarmi come avrebbe descritto i miei movimenti in un racconto. Poi mentre mi rivestivo mi ha spiegato la differenza tra un racconto e una novella. Credo che quando me ne sono andata via lui fosse ancora lí a parlare di tecniche letterarie.


Un giorno in un bar decido di parlargli e di dirgli come stavano le cose, una volta per tutte. Sapevo che il nostro rapporto, se solo mi avesse ascoltato, sarebbe finito. Gli ho detto che sentivo che c'era qualcosa che non andava, che non ero piú molto sicura perché forse aveva dei sogni da realizzare e io in fondo gli ero di ostacolo. Mi guardava tutto serio, però mi sono resa conto che pensava ad altro. All'improvviso si è alzato e mi ha detto: - un discorso sotto certi aspetti interessante, dovrei considerarlo con attenzione però adesso scusa, devo andare.

E se n'è andato.


Nei giorni successivi ci siamo rivisti spesso e quando cercavo di parlargli mi bloccava. Una volta mi ha detto che io non essendo un'artista non ero in grado di capire quello che provavo per lui.

Me l'avrebbe spiegato quando aveva tempo.


Tra le altre cose che potrebbero essere utili a disegnare il personaggio c'era il suo rapporto con i panni sporchi. Non aveva la lavatrice e due volte alla settimana riempiva la borsa e si faceva un paio d'ore di treno per andare dalla mamma a farsi lavare le mutande. Io gli avevo fatto notare che era davvero assurdo e quell'unica volta mi ascoltò, andammo insieme a comperare una lavatrice gialla e lo sentii normale.


Un giorno ho fatto un esperimento.

Eravamo al telefono e tanto per cambiare mi stava raccontando quanto era bravo.

Ho provato ad abbassare lentamente la cornetta e sono andata in cucina a prepararmi un caffè. Quando sono tornata lui era ancora lí che parlava, non si era accorto di niente!


Piano piano l'amore si trasformava in risentimento puro.

Da lui avevo solo da imparare, mi aveva detto quando avevo provato a dirgli che il nostro rapporto era proprio finito.


Ho deciso di fare la stronza.

Quando ci vedevamo mettevo in scena un personaggío diverso, il piú repellente possibile.

Una volta ho fatto la zotica pura, quando mi parlava gli rispondevo a grugniti e mi tiravo fuori le schifezze dal naso, però lui trovava tutto questo divertente.

Un'altra volta ho fatto la fissata con i cruciverba, siamo andati in pizzeria e per tutto il tempo ho fatto solo cruciverba, quando alla fine mi ha riportata a casa in macchina continuavo a fare cruciverba. In realtà gli andavo bene comunque, perché non ero una donna ma il suo pubblico.


Un giorno gli mando una raccomandata con scritto: «La informo che il nostro rapporto è finito diversi mesi fa. Le auguro di riuscire a trovare un'altra audience. Le auguro tutto il successo possibile».

Non mi ha piú vista.

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