Copertina
Autore Flavio Pagano
Titolo monologo per editore
Sottotitolobasso continuo e lettore ad libitum
Edizionemanifestolibri, Roma, 2000, munizioni 2 , pag. 96, dim. 145x210x7 mm , Isbn 978-88-7285-199-9
LettoreRenato di Stefano, 2002
Classe libri , narrativa italiana
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 9

MONOLOGO
Per editore, basso continuo
e lettore ad libitum



                            L'usanza del secolo
     è che si stampi molto e che nulla si legga
                               Giacomo Leopardi



La redazione di una casa editrice in fallimento. I facchini stanno svuotando gli uffici per ordine del Tribunale. Le stanze sono ormai semivuote ma ci sono ancora, un po' ovunque, montagnole di libri accatastati alla rinfusa.

L'editore, un uomo relativamente giovane, di aspetto sobrio e dai modi affabili, sta parlando ad un visitatore da poco sopraggiunto ed evidentemente sorpreso di quanto avviene nell'ufficio.

Non sono un'azienda. Glielo ho detto. Io rifiuto totalmente la mentalità per cui un uomo dovrebbe comportarsi come se fosse un'azienda in carne ed ossa, e fare bilanci, ed essere produttivo, e competitivo, e...

L'editore s'interrompe, ed agita la mano davanti agli occhi del visitatore che fissa come ipnotizzato un mucchio di volumi.

Mi sta seguendo?

Il visitatore si riscuote di colpo, poi annuisce timidamente.

Io, non sono un'azienda. Anche se a giudizio di tanti, il fallito sono io. In persona, per così dire.

Del resto lo può vedere da sé, no? Stanno portando via tutto. Lasciano soltanto i libri. Quelli non interessano...

L'ufficio è sempre stato tutto pieno di libri. Libri ovunque. La mia vita è piena di libri. Crede che per raccontarle la mia vita - no, non si preoccupi, dicevo così per dire... - crede che le parlerei dei miei guai, o delle mie donne? Magari di mia madre?

No. Io le parlerei dei miei libri.

Sapesse quanti ce ne sono giù in deposito... Ora non glielo posso mostrare, perché sono stati già apposti i sigilli (una parola affascinante, vero? «Sigilli...» Evoca più le atmosfere del castello di Camelot che quelle di un tribunale), ma, creda, lì ci sono vere e proprie montagne di libri!

Guardando attentamente i dorsi delle copertine dei volumi ammonticchiati nel nostro deposito - dorsi che ovviamente sono un po' diversi tra loro nella grafica, a seconda delle ere editoriali in cui sono stati concepiti e prodotti - lei potrebbe osservare qualcosa di straordinariamente simile alla stratificazione geologica delle montagne: cataste editoriali sedimentarie potremmo definirle, non senza una certa magniloquenza.

Del resto la magniloquenza si addice alle disfatte.

Il tracollo era nell'aria da tempo. Un deposito troppo pieno non è buon segno. Vuol dire che si vende poco... Ma a me piaceva lo stesso. Ed intanto adesso si portano via tutto. I libri no, però, quelli pare che non valgano niente. Il curatore fallimentare è venuto stamane sul presto e ha detto ai facchini: «Quella roba lasciatela perdere, non ha valore». Si rende conto? Ha detto proprio così: «Non ha valore.»

quello che tecnicamente si chiama «esecuzione del pignoramento». Tutto ciò che era qui, andrà all'«incanto», come poeticamente si dice.

Per essere falliti bisognerebbe essere un'azienda, non una persona, ma la gente non va tanto per il sottile. Così adesso anch'io sono diventato un fallito. Ufficialmente. una specie di documento. Qualcosa che potrei appendere sulla parete dietro la mia scrivania, come un diploma di laurea. Si, bravo: un attestato, in un certo senso.

In realtà nessuno ha mai visto di buon occhio il mio lavoro. Normalmente le persone hanno paura di tutto ciò che non capiscono, Ed è difficile che qualcuno comprenda perché un suo simile si metta a fare l'editore, a meno che la cosa non procuri sostanziosi profitti, questo è ovvio.

Ma stiamo andando già troppo lontano, mentre non siamo che al principio.

Partiamo allora dal vero inizio. Da ciò che ho in mano, per esempio.

Che cosa ho in mano? Bravo, infatti è proprio un libro. Vedo che anche lei ne ha un paio sottobraccio (le do del lei perché per il momento preferisco che manteniamo una certa formalità - io non credo affatto, come fanno molti, che le formalità siano una perdita di tempo).

Lei se ne vergogna, forse? Di portare libri sottobraccio, intendo.

Il visitatore fa cenno di no.

Evidentemente perché anche lei ha capito che marziani non ne esistono affatto, che siamo irrimediabiltnente soli nell'universo, e che abitiamo un mondo, questo mondo, che è uno strano luogo rotondo dove, quando ti allontani troppo, in realtà hai già cominciato a tornare. Dove le sole cose che ci arrivano veramente da lontano provengono da dentro di noi.

il libro, creda, la vera navicella spaziale.

Lo sanno tutti, perché tutti ci hanno viaggiato almeno una volta. Si dice che il popolo dei lettori sia una ristretta minoranza. Ma non è vero. Anzi.

solo che la maggior parte della gente finge di non leggere. Una specie di pudore per le cose di dentro... Le persone nascondono l'amore per la lettura, allo stesso modo in cui nascondono le proprie debolezze. I propri sentimenti. Le emozioni.

La vera minoranza, che poi viene fuori dalle statistiche, è quella della gente che finge di leggere, non il contrario. Del resto i numeri non hanno alcuna importanza. Il protagonista di Auto da fé, il romanzo di Canetti - mi pare si chiamasse Kien, professor Kien - diffidava di tutti quelli che avessero letto meno di duemila libri. Ma io non sono affatto di questo parere. Al contrario io diffido di chi possiede una grossa biblioteca. Un uomo in mezzo a troppi libri, non è che un naufrago.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 39

Pensi alla maniera in cui avviene la scelta dei titoli. Nei titoli dei libri tutto sembra esageratamente avvincente, oppure deliziosamente facile. E tutto, sistematicamente, viene rapportato alla condizione dell'uomo medio di oggi. In realtà si vorrebbe dare l'impressione che il mondo intero sia un po' come il computer: una macchina meravigliosa, costruita da un genio per essere utilizzata da idioti. Ovvero dal consumatore. Che il libro sia un «prodotto», è già una bestemmia. Se lo sono i libri, allora dobbiamo considerare tali anche le persone. E torniamo al principio: siamo aziende? Io no. Io non sono un'azienda. Io sono una persona. Lei mi dirà: «persona» in latino significa maschera. E con questo? Le ho già spiegato che avere una copertina (che è un po' una maschera, non le pare?), mi andrebbe benissimo. l'etichetta che non mi piace. La maschera nasconde il viso e allude al carattere, all'anima, all'assoluto che riecheggia in ognuno di noi. trascendenza.

L'etichetta è una faccenda completamente diversa. Fornisce dati. Riduce tutto a materia, a «cosa». immanenza. Non ho mai visto una copertina con sopra stampigliata la data di scadenza. E lei?

Pur di vendere, tutto viene presentato come qualcosa di intrinsecamente gradevole. Io sono per il piacere, è vero, ma come le ho detto sono anche per la sofferenza. Per la passione. Io odio quei libri in cui tutto viene presentato come se fosse facile, a portata di mano, divertente. Cose tipo la Meccanica quantistica a fumetti, per intenderci.

Dicono che i titoli dei libri debbano essere coinvolgenti, invitanti. Niente di più sbagliato. Devono essere chiari, diretti, espliciti. Cose tipo: «Huston, qui Apollo 13, abbiamo un problema». Mi capisce?

Invece tutto è confezione, seduzione, adescamento... Ma la vogliamo smettere di prenderci in giro? I libri sono libri. Non televisione.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 46

una cosa del tutto ovvia che se Socrate fosse stato un uomo cordialmente soddisfatto di sé tutto gli sarebbe venuto in mente meno che preoccuparsi degli altri e del loro bene, e che probabilmente noi oggi non staremmo qui a parlare, ma correremmo felici per i prati... Evidentemente sarebbe stato troppo comodo. Del resto a Socrate avremmo potuto sfuggire. Platone che non ha dato scampo. Lui ha scritto. lui l'untore. Il distruttore dell'Eden. L'inventore della memoria.

L'età dell'amore spirituale tra la parola detta ed il pensiero, era finita. Era finito il corteggiamento, la cortesia dei sensi. La parola scritta è carne. Sesso puro. C'è un solo punto in cui l'amore e la passione sono realmente, armoniosamente, in equilibrio: il silenzio. mai stato innamorato? Bene, allora lei sa che cosa meravigliosa possa essere non aver nulla da dire.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 50

Nel mio Catalogo dei Libri Inesistenti, ovvero dei Libri Non In Commercio c'erano i Veri Libri. Libri che non sono mai stati scritti, che non sono mai stati letti, che nessuno potrà mai pubblicare. Libri che ognuno di noi porta nel cuore. Libri che trattano dell'indicibile, concepiti nell'unica lingua eterna e universale. Il silenzio.

Forse qualche grande maestro della letteratura ha intravisto quei capolavori. I capolavori del silenzio, intendo. I libri perfetti. Ma nessuno può scriverli. Del resto alcuni tra i più grandi uomini della nostra Civiltà a scrivere non ci pensavano nemmeno.

Socrate, per esempio.

A quell'epoca i pochi che lo desideravano potevano essere iniziati ai misteri del sapere senza alcun bisogno di un libro. Il fatto è che i primi pensatori ritenevano (il che si sarebbe poi rivelato sostanziahnente esatto) di aver già detto tutto, e di averlo fatto chiaramente. Ma le generazioni successive non se la sentirono di tacere, ed è così che la Storia cominciò ad allungarsi più del previsto. Il Libro, che ne divenne la memoria, fu da allora indispensabile. Ma il libro perfetto resta quello non scritto.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 53

[...] La lettura, vede, è una forma di meditazione. Una forma di meditazione che conduce all'orgasmo, nel senso in cui Reich vuole che l'orgasmo sia il momento di contatto con l'infinito. Noi siamo abituati a considerare l'orgasmo come una punta, un picco, un vertice, il sommo di qualche cosa, ma la vita è essenzialmente piattezza, e contraddire questo presupposto è un errore. La vita è maestosa piattezza. Pensi alla storia naturale, benché anche quella, in pratica, la scrivano i vincitori... Pensi al concetto di tutto scorre. Se così è, questo costituisce una prova che non vi sono picchi. Ma se anche lei volesse affermare che tutto permane, evidentemente non vi sarebbero picchi ugualmente. A meno che non siano intesi in senso statico. Come i monti. I monti la fanno pensare ad un orgasmo? No. Perfetto. Allora siamo d'accordo.

Del resto non esistono praticamente concetti che non siano influenzati dal fatto che siamo creature mortali. Sì, naturalmente poi c'è il problema di Dio, è vero... Comunque bisogna riconoscere che il modo scelto da Dio per manifestare il Suo amore per gli uomini è effettivamente bizzarro. Perfetta la vita? Ma dico: chi ha affermato una cosa simile era davvero vivo? Come si fa a considerare perfetto un sistema che per crescere deve continuamente distruggersi? Basare la vita sulla lotta per la sopravvivenza è una mostruosità, specie se lo si considera un aspetto premeditato della Creazione. Del resto ovviamente anche l'idea di Dio nasce dal timore della morte. Tutto nasce da lì. Io dico che anche l'analisi matematica, mi riferisco al concetto di limite, di infinitesirno, nasce dal problema della morte. Chi non fosse mortale non potrebbe ipotizzare spazi infinitamente divisibili. Non avrebbe senso. Solo chi non vuol saperne di rassegnarsi al trapasso, al passaggio netto e improvviso dallo stato di vivente a quello di cadavere, cioè di nulla, può aguzzare il proprio ingegno a riflettere su cose simili. Trovate geniali. Ma in fondo insensate. Peccato.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 73

Questa è un'ora del giorno che amo particolarmente. Il ventre della notte giovane è ancora sodo, ben retratto, e s'inarca lassù in cima e forma questa volta così materna, femminile, rassicurante. Per un attimo la notte ci conchiude in un abbraccio che appena sfiora la luce, e sembra farsene grembo, volerla nutrire, proteggere, anziché soffocarla e infine spegnerla. Tra poco parrà quasi incantarla, e quello è il crepuscolo, quando si crea la magica fusione della luce e dell'ombra nell'impalpabile crogiuolo dell'aria. La luce pare dissolversi, e per un breve tratto pare che si dissolva nel nulla; non che ad essa si sostituisca il buio, ma semplicemente il nulla. L'aria si fa leggera...

Poi la notte invecchia, ingrassa, il suo pancione nero viene giù laido e cadente, e all'improvviso te la ritrovi addosso e sei nel nero più pesto. Hai mai conosciuto il buio assoluto? Fuori delle pareti del tuo corpo, intendo. In mare aperto senza luna, con il cielo coperto, o in mezzo ad una foresta, mezzo intontiti dall'espirazione corale di anidride carbonica degli alberi? Uno spettacolo magnifico. Il buio ed il silenzio sono indubbiamente situazioni estremamente affascinanti.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 77

Si dice che il problema del futuro per il nostro pianeta sia legato al petrolio, all'esplosione demografica, allo scioglimento dei ghiacciai et cetera, invece tutto si giocherà sul linguaggio. Al pericolo che un giorno vi sia un unico e solo editore in tutto il mondo. Quel giorno tutti saremo schiavi. Chi controlla il linguaggio, controlla tutto. A quel punto, ci potrebbe salvare soltanto la catastrofe nucleare. Si, si, hai capito bene... Regressione allo stato primitivo, recupero dell'indicibile, arretramento al di qua della soglia logica, ritorno agli «uh!», agli «uh!, oh!». Ad un mondo di vocali. Senza le consonanti è tutto più semplice. La logica ha bisogno di consonanti, le emozioni no. Ed i sentimenti non hanno bisogno nemmeno di quelle.

Prendiamo il sesso, ad esempio. Il sesso fa parte dell' indicibile. Non si può dire il sesso, lo si può vivere, agire... L'unica cosa che posso fare con le parole a proposito di sesso, è negarlo, oppure mentire. Oggi si parla molto di sesso, invece, ed infatti quello non è sesso, ma perversione. Se è vero che il libro resta l'espressione più compiuta della nostra condizione intellettuale, è bene sottolineare che non si tratta di un oggetto sessuale. Il libro è un oggetto erotico. Niente di più. No, non sto certo affermando la superiorità della sessualità pura sull'erotismo, assolutamente no, ma sta di fatto che tu puoi annusare un libro voluttuosamente, carezzarne la copertina, soffrire se te lo prendono a prestito con la forza e poi non te lo vogliono ridare, innamorartene a prima vista quando è dietro una vetrina o su un bancone, ma non potrai mai fare del sesso con un libro. Con i libri si può solo girare intorno alle cose. Mai passarci attraverso. Si può arrivare a sfiorare le cose, le più segrete e delicate, ma toccarle no. Non chiediamo questo ad un libro. Da questo punto di vista una motocicletta dà dei punti a qualunque testo. L'elenco degli oggetti sessualmente rilevanti può essere lungo, lunghissimo, ma non ci troverai nemmeno un libro. Puoi scriverci un libro sopra tutte queste cose, ma scoparci direttamente no. Non se ne parla nemmeno. Stop.

Credo sia una delle ragioni per cui il libro è in crisi. Per gustare i libri fino in fondo bisogna avere una vita sessuale soddisfacente. E questo è diventato raro. Ma a questo punto non posso non spendere una lancia in favore dei piccoli editori. I piccoli editori sono sessualmente più capaci dei grandi. Non credo sia un problema di categoria, ma di potere. Chi ha troppo potere non può avere una vita sessuale gratificante. Ai vertici della finanza, della politica, dell'impresa tu non troverai che campioni dell'erotismo. Ma poco sesso. Puoi giurarci.

| << |  <  |