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| << | < | > | >> |Indice
Prefazione 5
Abbreviazione dei libri biblici 9
UN IMMENSO VUOTO, TUTTO E VUOTO!
1. L’enigma dell’autore 13
L’enigma del nome «Qohelet» 13
L’enigma della biografia di Qohelet 17
«Hebel», l’enigmatico stemma di Qohelet 21
2. L’enigma del libro 29
Diversi inchiostri nel libro di Qohelet 30
«L’enigma della Sfinge: la struttura del
libro di Qohelet» 32
3. L’enigma delle interpretazioni 36
Qohelet scettico, deluso, disperato? 37
Qohelet, filosofo dell’«aurea mediocritas»? 40
Qohelet, «predicatore della gioia»? 42
4. L'enigma del messaggio 46
Qohelet, così pacato e così tormentato 47
In un mondo di apparenze, di domande, di ripetizioni 49
Qohelet, «parola di Dio»? 54
Appendice bibliografica 58
PAROLE DI QOHELET, FIGLIO Dl DAVIDE, RE DI GERUSALEMME
1. Un immenso vuoto (1,1-3) 63
2. «Assolutamente niente di nuovo sotto il sole» (1,4-11) 73
Sui giri del vento (1,4-7) 77
Tutte le parole sono logore (1,8-11) 84
3. Sapienza e piacere: vuoto e vento (1,12-2,26) 95
Nella prima tavola, il sapere e il capire (1,12-18) 101
Nella prima tavola, il godere e il fare (2,1-i i) 109
Nella seconda tavola, la crisi del sapere e
del capire (2,12-16) 118
Nella seconda tavola, la crisi del godere e del fare
(2,17-26) 123
4. «Tempo di nascere, tempo di morire» (3,1-15) 136
La sfilata dei ventotto tempi (3,1-9) 138
Un tempo inafferrabile ed intoccabile (3,10-15) 147
5. Uomini come bestie (3,16-4,3) 155
Primo movimento: delitto e morte (3,16-22) 158
Secondo movimento: lacrime e morte (4,1-3) 170
6. «... Anche questo è fame di vento (4,4-16)» 175
Lavorare stanca (4,4-6) 179
Faticare per gli altri... (4,7-8) 181
«Guai a chi è solo!» (4,9-12) 183
L’illusione della rivoluzione (4,13-16) 186
7. «Dio è nei cieli e tu stai sulla terra...» (4,17-5,6) 192
Né troppo zelo né troppe parole con Dio (4,17-5,2) 194
«Quando fai un voto a Dio...» (5,3-6) 198
8. «Chi ama il denaro mai di denaro è sazio» (5,7-6,12) 203
La piramide burocratica (5,7-8) 208
Di denaro mai si è sazi (5,9-11) 211
La ricchezza in fumo (5,12-16) 213
«Il bene più bello è mangiare, bere, godere...»
(5,17-19) 216
Meglio l’aborto che viene e va nel vuoto! (6,1-9) 218
Chi sa che cosa è bene (6,10-12) 225
9. «Meglio la tristezza del riso» (7,1-14) 229
La casa in lutto e la casa in festa (7,1-8) 231
L’ombra della sapienza e l’ombra del denaro (7,9-14) 238
10.Il sapiente, la donna, il re, il delinquente
(7,15-8,15) 244
«Ho deciso: Voglio essere sapiente!» (7,1 5-24) 248
«Più tragica della morte è la donna» (7,25-29) 257
«La parola del re è sovrana» (8,1-8) 264
I funerali dei delinquenti (8,9-15) 270
11.«Si affatichi pure a cercare, nulla scoprirà»
(8,16-9,12) 276
«L’uomo non può scoprire il senso» delle cose
(8,16-17) 279
L’uomo non conosce il suo destino (9,1-10) 281
«L’uomo ignora anche la sua ora» (9,11-12) 293
12.I proverbi di Qohelet (9,15-11,6) 296
La piccola città assediata e l’uomo povero ma sapiente
(9,13-18) 301
La stupidità è come una mosca morta... (10,1-3) 306
La stupidità al potere (10,4-7) 308
Il rischio è sempre in agguato (10,8-11) 311
Lo stupido chiacchiera senza limite» (10,12-15) 314
«Guai a te, nazione governata da un ragazzo!»
(10,16-20) 317
«tu ignori l’azione di Dio che fa tutto» (11-1,6) 321
13.Il canto supremo dei giorni orribili (11,7-12,8) 328
La dolce luce e gli infiniti giorni tenebrosi (11,7-8)332
«Godi, ragazzo, perché la giovinezza è un soffio»
(11,9-10) 335
D’inverno, in un castello in sfacelo (12,1-8) 339
14.Postfazione a Qohelet (12,9-14) 361
Il ritratto di Qohelet sapiente di professione
(12,9-12) 363
«La conclusione di tutto» (12,13-14) 370
I MiLLE QOHELET
I Qohelet egizi e mesopotamici 378
Il Qohelet greco e latino 383
I fratelli ebrei di Qohelet 389
Il Qohelet cristiano 408
Un Qohelet arabo? 417
Tolstoi, Qohelet russo 421
Il Qohelet «anonimo» italiano 425
Qohelet nella lingua più usata del mondo 440
Qohelet, «un Montaigne giudaico»? 449
Spagnolo o tedesco o ceco o rumeno,
sempre l’unico Qohelet 454
«Mi procurai cantori e cantatrici»,
attori e pittori... 461
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| << | < | > | >> |Pagina 51L’ENIGMA DEL MESSAGGIOQohelet è, perciò, l’unico autore che abbandona la visione biblica della storia intesa come un progetto divino in progressivo sviluppo lineare, «messianico». Con buona pace di Hertzberg che ha tentato di vedervi un altro «messianismo», Qohelet vede la storia senza direzione; è come un carcere da cui è impossibile evadere. Esemplare per descrivere questa visione ciclica della storia è il paragrafo di 3,1-15, scandito da sette coppie di «tempi» che si ripetono perennemente senza varianti e novità: «tempo di nascere, tempo di morire... tempo di amare, tempo di odiare...». Dio «nel cuore umano ha posto anche il senso dell’eterno, ma l’uomo non riesce ad afferrare l’inizio e la fine della creazione divina» (3,1-i), cioè il destino e il senso dell’esistere. Dio ha dato all’uomo azione e intelligenza, eppure ha già strutturato tutto la storia in maniera definitiva così da «non potervi aggiungere nulla e nulla togliere» | << | < | > | >> |Pagina 54Qohelet, «parola di Dio»?Il Dio di Qohelet è veramente un Deus absconditus nel senso pieno del termine. «L’immensità di Dio non ha per Qohelet nulla di rallegrante; meravigliosa in sé, resta pura impenetrabilità». I buoni motivi che egli può avere sono privi di valore per noi perché ci restano sconosciuti. Sulla visione qoheletica di Dio, chiamato piuttosto genericamente ha-’elohim, «il Dio» (32 volte su 40 presenze), fondamentali sono i passi di 3,14 e 4,17ss a cui rimandiamo, unitamente al commento che li accompagna. Per ora accontentiamoci solo di ricordare con A. Barucq che «il problema di Dio non interessa l’autore in quanto tale ma solamente in quanto esso interferisce con quello dell’uomo». Dio è riconosciuto come creatore e giudice (3,17; 11,9; 12,1) ma la sua opera contiene in sé un’incomprensibilità tale da rendere vana non solo la contestazione ma qualsiasi tentativo di decifrazione. Infatti, «Dio è nei cieli e tu stai sulla terra...» (5,i) e l’uomo «non può contendere con chi è più forte di lui» (6,10). | << | < | > | >> |Pagina 63
1 Parole di Qohelet, figlio di Davide
re di Gerusalemme.
2 Un immenso vuoto - dice Qohelet -
un immenso vuoto, tutto è vuoto!
3 Quale valore ha tutta la fatica
che affatica l’uomo sotto il sole?
La prima riga del libro è naturalmente un titolo
modellato da un redattore su una ben nota formula
fissa usata per altri libri biblici: l’esempio più antico è
Amos (1,1: «Parole di Amos, pecoraio di Teqoa...»
il più recente tra i profeti è Geremia (1,1: «Parole di
Geremia, figlio di Helkia, sacerdote in Anatot, nella
regione di Beniamino»). Ma non mancano esempi
anche per opere di sapienti: è il caso della piccola
collezione proverbiale di Agur (Pr 30,1: «Parole di
Agur, figlio di Jaké, da Massa») o delle memorie
personali di Neemia (1.1: «Parole di Neemia, figlio
di Alkalià») o dell’altra piccola collezione proverbiale
di Lemuel (Pr 31,1: «Parole di Lemuel, re di
Massa...» Anche il testamento di Davide inizia con
la stessa formula: «Parole ultime di Davide» (2Sam
23,1). E con una formula analoga si concluderanno
altri libri come la sezione dibattimentale di Giobbe
(31,40) o come il Siracide (51,30) e lo stesso Qohelet
(12,13). Siamo, quindi, di fronte ad un modulo editoriale
escogitato dagli scribi per la pubblicazione di un
libro.
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8 16
Mi sono consacrato alla conoscenza della
sapienza
considerando le affannose attività
che si compiono sulla terra:
gli occhi dell’uomo non hanno tregua
né di giorno né di notte.
17
Ho considerato anche tutte le opere di Dio:
l’uomo non può scoprire il senso
di tutto quanto si compie sotto il sole.
Si affatichi pure a cercare,
nulla scoprirà.
Ed anche se un sapiente pretendesse di
saperlo,
in realtà non potrebbe scoprirlo.
9 1
Mi sono consacrato alla riflessione
e su tutto questo ho concluso.
I giusti e i sapienti con le loro opere
sono nelle mani di Dio.
Ma l’uomo non sa
se Dio prova per lui amore o odio.
Tutto ciò che l’uomo ha davanti è vuoto.
2
Unico è il destino di tutti,
del giusto e del malvagio,
del puro e dell’impuro,
di chi offre sacrifici e di chi non li
offre,
dell’onesto e del peccatore
di chi giura e di chi teme di giurare.
| << | < | > | >> |Pagina 309Ma c’è un’altra sciagura che Qohelet vuole denunziare all’interno del palazzo del potere. Le autorità supreme tendono a promuovere alle alte cariche figure mediocri, grigi adulatori, modesti esecutori mentre gli intelligenti sono retrocessi, penalizzati, emarginati (vv. 5-6). Qohelet descrive questa piaga, che colpisce costantemente la gestione di ogni tipo di autorità, politica, economica e religiosa, con sottile ironia: infatti il termine con cui si definisce la «cecità» dei capi nella scelta dei collaboratori è segagah che in ebraico significa «incoscienza» ma anche «peccato di inavvertenza», quasi fosse una cosa da nulla. È con questa «banalità» che si perpetua la perversa gerarchia del potere (5,7), sempre alimentata dalla mediocrità dei vari anelli, dei gradi, delle responsabilità. Per non dire poi che «a re malvagio, consiglier peggiore», come afferma il Tasso nella Gerusalemme liberata (II, 2).| << | < | |