Copertina
Autore Anton Reininger
Titolo Storia della letteratura tedesca
SottotitoloFra l'illuminismo e il postmoderno 1700-2000
EdizioneRosenberg & Sellier, Torino, 2005 [1986], Voci & segni , pag. 790, cop.fle., dim. 180x240x52 mm , Isbn 978-88-7011-953-4
LettoreFlo Bertelli, 2006
Classe storia letteraria , critica letteraria , paesi: Germania
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Indice

VII OSSERVAZIONI PRELIMINARI
    Continuità culturale, tradizione letteraria, il lavoro dell'oblio

  3 I. LE PREMESSE STORICHE E CULTURALI


    La situazione storica e culturale alla fine del Medioevo, 3;
    Vita letteraria dal tardo Medioevo alla Riforma, 5;
    La Riforma, 7;
    La letteratura tedesca nell'epoca della Riforma, 11;
    Dalla Controriforma alla Guerra dei trent'anni, 14;
    La letteratura del Barocco, 17.

 21 II. ILLUMINISMO - EMPFINDSAMKEIT - STURM UND DRANG

    L'assolutismo illuminato, 21;
    Pietismo e Illuminismo, 24;
    Il bipolarismo austro-prussiano, 37;
    La cultura della Empfindsamkeit, 41;
    Fra anacreontica e poesia del Sublime, 45;
    Il teatro, 55;
    Dal romanzo d'avventura al Bildungsroman, 65;
    Lo «Hain» di Gottingen, 74;
    Lo Sturm und Drang - Teoria della cultura fra genio e popolo, 79.

109 III. IL PERIODO CLASSICO-ROMANTICO (1775-1820)

    Verso la fine dell'assolutismo illuminato, 109;
    Geothe a Weimar,113;
    L'epoca classica, 117;
    Contemporanei gravitanti nell'area dell'Illuminismo, 145;
    La rottura dell'equilibrio classico, 146;
    La prima generazione romantica, 170;
    Il circolo di Jena, 175;
    Il Romanticismo nell'era napoleonica, 188;
    Epilogo dell'età classico-romantica, 213.

225 IV. BIEDERMEIER E VORMÄRZ (1815-48)

    La Germania fra Restaurazione e Rivoluzione, 225;
    La poesia lirica fra il 1815 e il 1830, 228;
    Il teatro viennese nel periodo della Restaurazione, 241;
    La narrativa del Biedermeier, 252;
    La Giovane Germania, 264;
    La drammaturgia critica, 274;
    I segni premonitori della rivoluzione, 280.

285 V. REALISMO E GRÜNDERZEIT (1848-90)

    La rivoluzione del 1848 e la nascita del Realismo poetico, 285;
    Il teatro, 288;
    La narrativa tedesca fra Dorfgeschichte e romanzo sociale, 298;
    Narratori svizzeri, 319;
    Il Realismo austriaco, 329;
    Friedrich Nietzsche, 335.

339 VI. NEL SEGNO DELL'IMPERIALISMO (1880-1918)

    La situazione politico-sociale dopo la fondazione
        del Secondo Impero, 339;
    Il Naturalismo, 344;
    Il teatro del fin de siècle, 351;
    L'Estetismo, 355;
    Il Modernismo viennese, 362;
    Le aporie del mondo borghese, 382;
    La letteratura praghese, 396;
    L'Espressionismo, 420;
    Dada, 436.

439 VII. DALLA REPUBBLICA DI WEIMAR AL TERZO REICH

    La crisi della Germania sconfitta, 439;
    Il romanzo nella Repubblica di Weimar, 443;
    Il romanzo austriaco nella Prima repubblica, 461;
    Brecht e il dramma fra le guerre, 480;
    La Neue Sachlichkeit, 495;
    La crisi della Repubblica di Weimar e la presa di potere
        del nazionalsocialismo, 504;
    Letteratura nazionale e völkisch, 510;
    L'emigrazione interna, 516;
    La letteratura dell'emigrazione, 523.

535 VIII. LA LETTERATURA NELLE DUE GERMANIE, IN AUSTRIA
          E IN SVIZZERA FRA IL 1945 E IL 1990

    La situazione politica e sociale nella Germania occupata, 535;
    Dagli inizi letterari nella Germania occupata agli anni
        Cinquanta. Le zone d'occupazione occidentali - La RFT, 540;
    La lirica, 546;
    La prosa, 556;
    La zona d'occupazione sovietica - La RDT, 569;
    La situazione politica, sociale e letteraria
        dopo la liberazione in Austria, 588;
    La letteratura svizzera del dopoguerra, 601;
    Dal rinnovamento della scrittura realistica nella
        Repubblica Federale Tedesca al 1968, 609;
    Il 1968 e il suo seguito nella Repubblica Federale, 628;
    Fra poesia di impegno politico e poesia concreta nella RFT
        e in Austria, 634;
    Il teatro tedesco e austriaco dal dopoguerra agli anni
        Sessanta, 649;
    La letteratura degli anni Sessanta nella RDT, 664;
    Il romanzo svizzero negli anni Sessanta e Settanta, 683;
    Dalla sperimentazione al ritorno della tradizione in
        Austria e in Germania negli anni Settanta e Ottanta, 688;
    Letteratura all'insegna della quotidianità nella RFT e
        in Austria, 718;
    Il Postmoderno, 730;
    L'era di Honecker e la letteratura nella RDT degli anni
        Settanta e Ottanta fino alla Riunificazione, 735.

757 BIBLIOGRAFIA
781 INDICE DEI NOMI

 

 

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Pagina VII

OSSERVAZIONI PRELIMINARI

Continuità culturale, tradizione letteraria, il lavoro dell'oblio


Questa storia della letteratura tedesca ha concentrato fortemente la sua attenzione sul periodo che va dal 1700 ai giorni nostri. Il primo capitolo offre un'informazione piuttosto ridotta sui quattrocento anni di letteratura tedesca dalla fine del Medioevo fino agli inizi dell'Illuminismo in Germania. Tale scelta si giustifica in parte con motivi pragmatici: l'esperienza insegna che negli atenei italiani l'attenzione è prevalentemente, se non esclusivamente, concentrata sugli ultimi trecento anni di storia letteraria. Non senza motivi validi. Dopo la fioritura letteraria del medio alto tedesco, nel periodo fra il 1180 e il 1220, il livello estetico della letteratura tedesca si è senza dubbio abbassato notevolmente. La nascita improvvisa e sorprendente di una letteratura di livello europeo a metà Settecento ha avuto anche la conseguenza negativa di celare alla maggior parte dei lettori, ma anche a molti studiosi, l'esistenza della letteratura tedesca postmedievale. Solo poche opere narrative e qualche poesia sono riuscite a sottrarsi a questo ostracismo. I grandi classici della seconda metà del Settecento crearono un modello di scrittura di fronte al quale il passato letterario improvvisamente rivelò scarsa attrattiva. Questo verdetto colpì in primo luogo la letteratura fra il Trecento e il Seicento.

La rinuncia a trattare in questo studio la letteratura medievale si basa su ragioni sostanzialmente linguistiche. Da tempo si è consolidata la consuetudine di relegare l'incontro con i testi medievali all'insegnamento storico-linguistico, cioè prevalentemente alla storia della lingua tedesca. Non esiste, in pratica, l'insegnamento della Letteratura tedesca medievale. Allo stesso modo, nei paesi di lingua tedesca la specializzazione dei ricercatori è talmente avanzata che difficilmente un germanista è ancora in grado di padroneggiare la materia storico-letteraria dagli inizi fino ai giorni nostri. A questa evoluzione ha senza dubbio contribuito in modo determinante la questione linguistica. Fin dalla seconda metà del XII secolo, nel sistema fonologico dei dialetti tedeschi sono avvenuti cambiamenti notevoli che hanno portato nel giro di un secolo e mezzo a una trasformazione piuttosto incisiva anche del linguaggio letterario. Un lettore non preparato linguisticamente per questo compito si rende subito conto che i testi appartenenti al periodo medievale risultano di lettura assai difficile, quando non si sottraggono del tutto alla comprensione, appena raggiungono una certa complessità espressiva e concettuale. A disorientare il lettore si aggiungono inoltre anche le ampie modifiche nel sistema semantico. Questa trasformazione del tedesco sufficientemente estesa per impedire un accesso spontaneo ai testi ha senza dubbio contribuito in modo decisivo a interrompere la continuità della tradizione letteraria tedesca. La realtà sociale e culturale che si rispecchia nei testi risulta inoltre assai estranea alle esperienze di vita di un uomo dei nostri tempi. Ma come mostrano la storia del Romanticismo e il successo di opere letterarie moderne ambientate nel Medioevo, il gusto esotico che caratterizza questo mondo può anche stimolare una certa curiosità culturale, sebbene non sempre spiccatamente letteraria. L'approccio linguistico ha comunque, secondo la mia esperienza, un peso preminente. Del resto, testi medio alto tedeschi, anche del cosiddetto periodo «classico» intorno al 1200, non fanno affatto parte delle letture abituali di un tedesco – nemmeno se di buona istruzione –, a meno che non abbia alle spalle studi di filologia. È necessario un notevole sforzo per abbattere le barriere linguistiche che si frappongono fra il lettore e un testo il cui mondo risulta più estraneo che non quello dei grandi poemi antichi. I pochi versi di Walther von der Vogelweide o di qualche altro poeta del XII e XIII secolo, ancora oggi di dominio pubblico, non sono sufficienti a invalidare questo quadro generale poco confortante. Ma anche l'idea stessa di poesia lirica che si è imposta grazie al ruolo determinante dei grandi autori di fine Settecento aggiunge un'ulteriore difficoltà alla ricezione. Solo Walther von der Vogelweide sembra anticipare in alcune poesie la scrittura lirica del periodo classico-romantico. Perciò che riguarda gli altri autori, il lettore odierno rimarrà sconcertato dall'assenza di quella empatia fra l'io e il mondo che caratterizza invece la poesia lirica fin dai tempi del Classicismo. Non sorprende perciò che il mondo letterario medievale sopravviva quasi esclusivamente attraverso le elaborazioni che il Romanticismo ottocentesco ha offerto dei suoi poemi epici, eliminando però quasi sempre la complessità formale degli originali e reinterpretando il loro significato secondo le esigenze di una cultura effettivamente assai diversa e molto più complessa.

Sfortunatamente mancano, agli albori della letteratura postmedievale, scrittori di rilievo eccezionale. Tra il Trecento e il Cinquecento solo pochissimi nomi di poeti e letterati tedeschi hanno resistito all'oblio che il passare del tempo e l'evolversi del gusto letterario hanno decretato. Ma anche quelli che persistono nella memoria mancano di quella straordinaria qualità estetica che contraddistingue invece i grandi autori contemporanei in Italia, Spagna, Inghilterra e Francia. Dante, Petrarca, Boccaccio, Cervantes, Lope de Vega, Calderon de la Barca, Ariosto, Tasso, Shakespeare, Spenser, Milton, Montaigne, Corneille, Racine sono i punti di riferimento per un confronto che conferma la scarsa levatura della produzione letteraria tedesca prima del Settecento.

I motivi di questo ritardo storico non sono certamente da imputare a una generale arretratezza della Germania in campo economico e sociale e forse neanche alla mancanza di unità nazionale che apparentemente ha favorito in alcuni altri paesi una fioritura letteraria ben superiore. Ma anche se in Spagna, Inghilterra e Francia la nascita di una grande letteratura coincide con il formarsi di uno stato nazionale fortemente centralizzato; l'Italia e anche la Germania settecentesca provano che nazione, politica e letteratura non sono tre elementi inscindibilmente connessi fra di loro. Il Classicismo tedesco nascerà in un momento storico di più profonda mortificazione dell'idea di nazione in senso politico. È vero infatti che Goethe si è a più riprese lamentato della mancanza di un centro politico e culturale tedesco che potesse solo lontanamente rivaleggiare con Londra o Parigi. Le modalità di sviluppo del Classicismo tedesco in condizioni più favorevoli si sottraggono purtroppo a ogni ipotesi plausibile. Del resto, neanche la situazione politica dell'Italia trecentesca offre un quadro molto più confortante della Germania settecentesca; eppure anche qui è nata una grande letteratura nazionale insieme a una lingua letteraria che rimarrà punto di riferimento per il futuro. Inoltre bisogna tenere conto del fatto incontestabile che nel campo delle arti figurative la Germania vive un periodo di grande fioritura nel Quattrocento e Cinquecento. Pittori come Michael Pacher, Dürer, Grünewald, Altdorfer, Lucas Cranach e Holbein o scultori come Riemenschneider e Veit Stoß, hanno realizzato opere che non temono il confronto con la grande arte europea sebbene, in una prospettiva più ampia, manchi in Germania la ricca produzione che invece caratterizza l'Italia. Ma neanche la Francia, l'Inghilterra e la Spagna possono rivaleggiare sotto questo aspetto con l'Italia. Questa grande fioritura artistica coincide in Germania con l'affermazione delle città come fattore trainante della vita economica e culturale. Già nel corso del Cinquecento questa posizione privilegiata, che ha il suo riscontro, sebbene minore, anche in campo politico, viene meno e questo fatto si ripercuote notevolmente anche in campo artistico, un settore che risulta sempre più povero, fino alla grande riscossa dell'arte barocca e rococò di fine Seicento. In campo letterario sarà invece difficile trovare una prova convincente che avvalori la tesi secondo cui fenomeni culturali e situazione politica e economica sono sempre strettamente interdipendenti. Per spiegare le difficoltà riscontrate dalla letteratura tedesca di questo periodo bisogna prendere in considerazione certamente un altro fattore spesso trascurato in queste speculazioni storico-culturali, che in ogni caso non possono pretendere grande rigore metodologico, l'instabilità del paese.

La situazione linguistica piuttosto precaria che caratterizza il paese fin dalla seconda metà del Duecento, quando inizia il passaggio al prototedesco moderno, ha sicuramente contribuito a rendere la posizione della letteratura tedesca così precaria. Si assiste al fenomeno sconcertante per cui la Germania fatica immensamente nello sviluppare una lingua letteraria moderna comune a tutti i tedeschi. L'Alto medioevo aveva conosciuto una lingua letteraria sorprendentemente unitaria basata soprattutto sui dialetti meridionali, con qualche contributo della Germania centrale. Le inflessioni dialettali erano sempre presenti, ma avevano un ruolo secondario rispetto a un lessico culturale comune. La crisi del potere centrale e la decadenza della cavalleria, ceto unificatore nonché sostenitore della politica imperiale, porta anche allo sgretolamento di una relativa unità linguistica in campo letterario. Per due secoli sopravvivono solo varie lingue scritte di importanza puramente regionale, sviluppate di regola dalle cancellerie (Praga, Vienna, Meissen). La formazione degli estensori contrastava con la base latina della letteratura cavalleresca: la nascita del tedesco postmedievale doveva passare necessariamente attraverso l'adattamento della grammatica, ma soprattutto della sintassi latina al tedesco. Evidentemente l'impresa non era facile e ha condizionato a lungo la produzione letteraria.

Paradossalmente sarà un altro avvenimento storico – di per sé volto a rafforzare ancor di più la divisione politica e culturale della Germania – a favorire l'unificazione linguistica. Mi riferisco evidentemente alla riforma protestante e al ruolo che la lettura della Bibbia tedesca ha avuto nella vita quotidiana in ogni ceto sociale. Lutero, che ha continuamente migliorato la sua traduzione delle Sacre Scritture accogliendo anche suggerimenti linguistici provenienti dalla Germania meridionale, ha diviso i tedeschi in campo religioso, ma li ha unificati in quello linguistico. La nascita di una cultura del libro nei paesi protestanti segnerà la storia letteraria tedesca proprio nel suo periodo più alto. Nel Settecento poteva sembrare che solo i protestanti avessero una produzione letteraria, mentre la cultura cattolica esauriva le sue forze creative nelle arti figurative.

Verso l'inizio del Cinquecento il novanta per cento dei libri pubblicati era scritto in latino, nel 1570 erano ancora il settanta per cento e solo verso la fine del Seicento i libri in tedesco diventarono più numerosi di quelli in latino. Effettivamente la nascita di un tedesco letterario unitario avverrà definitivamente solo nel corso di questo secolo; l'arretratezza della Germania risulta da un ritardo dell'affermazione della lingua nazionale rispetto ad altri paesi: in Francia per esempio è avvenuta già un secolo prima. Fin dal XVI secolo si usa in Francia e Inghilterra la propria lingua madre persino per temi scientifici, mentre l'accademia tedesca rimane invece legata fino al XVIII secolo alla tradizione latina. Entrando nella scuola superiore l'allievo passava all'uso del latino perdendo buona parte del suo legame con la lingua madre e con essa la sua forza ispiratrice. Il latino classico forniva inoltre modelli sintattici che a fatica si adeguavano alle possibilità del tedesco.

Lo stile ciceroniano, applicato al tedesco, venne abbandonato solo all'inizio del Settecento, e solo nella seconda metà del secolo la poesia cercò deliberatamente di ricostituire i legami con la lingua parlata che Lutero aveva così fortemente caldeggiato. Dopo il 1600 gli scrittori – lamentando il disprezzo mostrato dagli stranieri nei confronti del tedesco – incominciarono a preoccuparsi della situazione della loro lingua, e in modo particolare della scarsa considerazione di cui questa godeva fra dotti e cortigiani. Ma di fatto erano i ceti più elevati a rifiutare l'uso della lingua madre: la corte e l'aristocrazia preferivano il francese per distinguersi dalla borghesia e dal popolo e il tedesco veniva utilizzato solo per intendersi alla servitù.

Le immense difficoltà riscontrate dai letterati lasciarono così tracce molto evidenti nello stile: la lettura dei testi secenteschi risulta infatti spesso estremamente difficoltosa a causa di un linguaggio contorto, privo di chiara razionalità ed eleganza concettuale. Ancora nella prima metà del Settecento, in alcuni casi i poeti sembrano distanti anni luce dalla capacità espressiva di un Lessing o un Wieland, autori con i quali inizia veramente la storia del tedesco letterario moderno.

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