Copertina
Autore Sara Rezoagli
CoautorePiergiorgio Siena, Davide Danti
Titolo Fiabe vietnamite
EdizioneDell'arco, Milano, 2006, Miti e fiabe dal mondo , pag. 88, dim. 140x210x6 mm , Isbn 978-88-7876-026-4
PrefazionePina Sardella
LettorePiergiorgio Siena, 2006
Classe favole , bambini , paesi: Vietnam , viaggi
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Indice

Introduzione                          3

La grande pianta di Luong Pling       7
L'animale più furbo                  12
Il saggio boscaiolo                  14
Le avventure di Thach Sanh           21
La sfida del Dio dell'Acqua e
    del Dio del Cielo                28
I geni del focolare e della cucina   44
I pani di riso del Tet               45
Tu Thuc e il paradiso perduto        47
La storia di Tarn e Cani             53

Breve storia del Vietnam             67
Cultura e società                    79


 

 

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Pagina 28

La sfida del Dio dell'Acqua e del Dio del Cielo

Gli animali processano gli uomini


Molto tempo fa, quando gli uomini e gli animali parlavano la stessa lingua, succedeva che avessero spesso da ridire gli uni con gli altri accusandosi reciprocamente per malefatte o comportamenti giudicati malvagi. Insomma litigavano spesso tra loro. Soprattutto gli animali accusavano gli uomini di ucciderli senza rispetto delle regole e senza tener conto di tutto l'aiuto che erano soliti dare all'uomo.

Un giorno un boscaiolo che era intento a tagliare una grossa pianta vicino a uno stagno, vide alcuni ranocchi, li prese e, acceso un fuoco, si apprestava a cuocerli per mangiarli. I ranocchi si dimenavano e si lamentavano e vedevano prossima la loro fine sinché uno di essi disse al boscaiolo: «Senti, se non ci uccidi e ci liberi ti confideremo un segreto». «Dimmi», disse il boscaiolo. «Prima liberaci», propose il ranocchio più grosso che sembrava il capo, «e poi ti dirò tutto». Il boscaiolo ci pensò su e alla fine incuriosito disse: «Va bene, libererò tutti i tuoi compagni, tu invece rimarrai lì e solo quando mi avrai detto di cosa si tratta, ti libererò». «Va bene», disse il ranocchio. Il boscaiolo allora liberò tutti gli altri e tenne invece prigioniero il grosso ranocchio.

«Ora dimmi», disse, «e non raccontarmi frottole, perché altrimenti ti mangio subito e poi vado a riprendere i tuoi compagni». «Volevo confidarti un segreto che riguarda gli uomini e gli animali della foresta», disse il ranocchio. «Dimmi tutto», replicò il boscaiolo.

«Devi sapere», disse allora il ranocchio, «che domani, sotto il grande banano vicino al fiume, tutti gli animali della foresta si riuniranno, faranno una grande festa e poi terranno una riunione che ha lo scopo di processare gli uomini».

Il boscaiolo incuriosito da questa affermazione, disse: «Senti, io ti libero, ma tu devi portarmi a quel banano di modo che possa sentire cosa mai dicono gli animali e in che consiste questo loro processo». «Va bene», rispose il ranocchio, «però devi stare nascosto, perché altrimenti ti assalgono e ti uccidono». E così fu convenuto. L'indomani, di buon'ora, il boscaiolo, lasciati a casa due fratelli che avevano espresso dei dubbi sulla rivelazione, accompagnato dal ranocchio, partì per raggiungere il luogo della riunione. Nessun animale era ancora arrivato e il boscaiolo si nascose tra i rami di un altro grande albero lì vicino, dal quale avrebbe potuto vedere e udire tutto. Verso mezzogiorno cominciarono ad arrivare gli animali e ben presto la foresta fu invasa dalle grida, da strepiti e discussioni. Giunsero tigri, elefanti, orsi, cinghiali, conigli, scoiattoli, cervi e poi anche formiche e pesci. La tigre, che si sentiva il re della foresta dichiarò aperto il processo e cominciò ad accusare l'uomo di non avere nessun rispetto per lei che della foresta era il re. «Mi da la caccia», disse con aria feroce, «e uccide me e i miei figli e questo è davvero intollerabile». Cominciò allora una discussione vivace e ogni animale aveva da dire la sua. «Non hai ragione di lamentarti», dissero gli altri animali, «è giusto che l'uomo ti dia la caccia, perché tu uccidi i suoi galli, i maiali e i bufali e a volte non risparmi neppure l'uomo; è per questo che l'uomo ti uccide». E tutti furono d'accordo che per questi motivi l'uomo non poteva essere condannato. Allora la tigre, furibonda, lasciò l'assemblea e se ne tornò nel mezzo della foresta.

Parlò poi il cinghiale: «La tigre, è vero, uccide l'uomo ed è per questo che l'uomo le da la caccia, io però mi limito a mangiare radici e foglie e non faccio male a nessuno però l'uomo da anche a me una caccia spietata e uccide i miei figli». Tutti ascoltarono pensierosi ma poi dissero: « vero, tu mangi foglie e radici, ed è proprio questo il problema. L'uomo coltiva i suoi orti per mangiare e tu glieli distruggi calpestandoli e mangiando le radici delle sue piante; è giusto che l'uomo ti uccida, perché non fa altro che proteggere i suoi campi». Anche il cinghiale allora se ne andò infuriato. Venne poi il turno della formica. «Voi siete grandi e grossi», disse, «e potete difendervi, mentre io sono piccola, che motivo ho di essere uccisa? Eppure l'uomo distrugge la mia tana per impadronirsi delle uova, usa fumo per disperderci e ogni volta ci uccide a migliaia». Pareva che nessuno avesse da ridire su questa accusa ma poi si alzò la scimmia che disse: «Eh no, voi formiche avete grandissimi torti. Dove c'è cibo arrivate a migliaia e lo distruggete, poi pizzicate e rubate il riso dei campi portandolo nelle vostre tane, è giusto che l'uomo vi uccida, anzi dovreste essere tutte sterminate». A queste parole le formiche lasciarono l'assemblea e si rifugiarono nelle loro case.

Toccò poi al pesce denunciare il suo caso. «L'uomo», disse, «sulla terra deve competere con tutti gli animali, ed è questa la ragione del conflitto; ma io sto nell'acqua, non uccido gli animali dell'uomo, non distruggo i suoi raccolti, nemmeno guardo il suo cielo, eppure l'uomo getta le sue reti e mi cattura. Perché mai deve essergli concesso questo?».

Parlò allora un grosso rospo che aveva ascoltato con attenzione le lamentele del pesce. « vero», disse, «l'uomo mangia i frutti della terra, ma poi beve acqua, e la vorrebbe limpida e pulita, mentre voi pesci lasciate escrementi ovunque e la sporcate e perciò è giusto che l'uomo vi uccida e poi la vostra carne è buona. Invece, per quanto mi riguarda, noi rospi abbiamo deciso che l'uomo sia condannato a morte perché ci trascura, è arrogante con la nostra razza e disprezza i nostri servizi. Pensate che noi rospi mangiamo le mosche che infestano le sue case e lo avvisiamo quando sta per piovere di modo che possa premunirsi. Ma ora siamo stanchi della sua boria e abbiamo deciso la sua fine». «E come faremo a ucciderlo?», chiesero gli altri animali. «Non dobbiamo far altro che aspettare», disse il rospo. «Dovete sapere che fra qualche giorno il Dio dell'Acqua sfiderà il Dio del Cielo, si scateneranno temporali fortissimi e una pioggia spaventosa inonderà tutta la terra. Ma questa volta non avvertiremo gli uomini di ciò che sta per succedere, così non potrà ripararsi e morirà».

All'annuncio che un diluvio avrebbe sommerso la terra, tutti gli animali fuggirono pensando a come potersi salvare. Anche il boscaiolo, spaventato, scese dall'albero dove si era nascosto e chiese al ranocchio come fare per potersi salvare. Il ranocchio rispose: «Abbatti un grande banano e costruisciti una zattera, poi caricala di riso e sistema un fuoco per poterlo cucinare. L'acqua raggiungerà senz'altro la zattera, ma questa galleggerà e poi si abbasserà tornando sulla terra allorché il diluvio sarà finito. In tal modo potrai salvarti». Il boscaiolo tornò a casa e avvertì del pericolo che avrebbero corso i suoi due fratelli, che lo stavano aspettando. I tre uomini allora seguirono attentamente i consigli del ranocchio. Prepararono una zattera, la caricarono di riso e vi misero un fuoco.

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Pagina 45

I pani di riso del Tet


Re Hung combattè a lungo contro gli Han (i cinesi) e vinse finalmente tutte le battaglie. Scacciati i nemici oltre i confini, stanco e ormai vecchio, decise di affidare il regno a uno dei suoi venti figli. Li convocò e disse loro: «Figli miei, io intendo abbandonare il regno a uno di voi e il prescelto sarà colui che mi porterà i cibi più preziosi di modo che io possa offrirli agli antenati e meritarmi il loro sostegno. Fra un anno ci troveremo qui e io, dopo aver assaggiato i vostri cibi, emetterò il mio giudizio».

I figli partirono per il mondo. Chi andò a est, chi a ovest, chi salì sui monti più alti, chi invece tra le pianure o sulle coste, o sulle acque dei fiumi e dei mari. Solo il più giovane dei venti figli che aveva nome Lang Lieu non si mosse non sapendo dove andare. Ma una notte fece un sogno stranissimo. Gli apparve una Tien che gli disse: «Sappi che in cielo nessun cibo può essere considerato più prezioso del riso. Il riso nutre e da forza e nulla gli può essere paragonato. Prepara dunque dei pani con del riso glutinoso, ne farai alcuni quadrati e altri rotondi, i primi rappresentano la terra e i secondi il cielo. Poi li avvolgerai in larghe foglie di banano e li farcirai con un gustoso ripieno. Questi pani rappresentano per noi celesti un simbolo di felicità e saranno certo graditi agli antenati degli uomini». Quando Lang Lieu si svegliò, comprese che gli dei erano venuti in suo soccorso. Prese il riso migliore, il più bianco e glutinoso, scelse i chicchi più perfetti e preparò i pani come gli era stato detto. I pani quadrati che simboleggiavano la terra li chiamò banh chung e cioè pani cotti a fuoco lento; i rotondi, che simboleggiavano il cielo, li chiamò col nome di banh day e cioè pani spessi.

Quando venne il giorno stabilito, il re convocò i figli e questi gli presentarono i cibi più preziosi che venivano da ogni parte del mondo. Erano tutti eccellenti e il re non sapeva proprio come avrebbe potuto scegliere. Ma alla fine si presentò Lang Tieu. Quando il re assaggiò i pani trovò che il loro gusto era davvero particolare e che nessun altro cibo li superava. Decise così di affidare il trono a quel figlio e decretò che ogni anno, il giorno del Tet, quei pani venissero offerti agli antenati e scambiati in segno di amicizia tra i parenti e gli amici.

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Cultura e società


A causa della sua posizione geografica e della sua storia, il Vietnam ha conosciuto influssi culturali molteplici. Crocevia tra il sudest asiatico e il mondo cinese, patria di cinquantaquattro etnie giunte attraverso i secoli da diverse aree dell'Asia, sottoposto all'influenza del colonialismo francese, poi della cultura statunitense e di quella sovietica, il Vietnam ha saputo assorbire elementi da ogni contatto, senza mai perdere i propri tratti autoctoni, ricchi e raffinati. La stessa influenza culturale cinese è stata consapevolmente contrastata dai sovrani del Vietnam indipendente, nonostante il cinese sia rimasto a lungo la lingua dei dotti e il confucianesimo venuto dal vicino del nord la dottrina morale ufficiale.

Le minoranze etniche, che tutte insieme comprendono circa il 12% della popolazione, sono sparse dal nord al sud e appartengono a cinque macrogruppi etnici e linguistici principali. Alcune sono integrate e assimilate in modo indistinguibile alla maggioranza Viet, altre conservano quasi intatti i loro usi e costumi e vivono in villaggi remoti sulle montagne, con il loro patrimonio di arte, tradizione, canti e leggende. Molte di queste zone montuose sono poverissime e prive di infrastrutture; assicurare lo sviluppo economico e sociale garantendo al contempo la preservazione degli usi e costumi etnici è una delle sfide aperte nel Vietnam di oggi. La società tradizionale vietnamita si basa sulla comunità del villaggio, organizzata in modo relativamente autonomo: «La legge del re si ferma alle porte del villaggio», recita un proverbio. All'interno del villaggio, gli anziani godevano e godono di grande rispetto. La prevalenza degli interessi della famiglia estesa su quelli dell'individuo è comune a tutti i Paesi dell'Asia, anche se negli anni più recenti l'introduzione dell'economia di mercato e l'urbanizzazione hanno cominciato a introdurre uno stile di vita sempre più individualista. Ancora oggi, tuttavia, il dovere verso la famiglia e verso la collettività è molto sentito, lo spirito di solidarietà soprattutto all'interno delle piccole comunità è molto forte, e sono pochissime le persone che scelgono di non sposarsi e non avere figli. La religione vietnamita è sincretica, un amalgama delle "tre religioni" (tam giao): buddismo mahayana, taoismo e confucianesimo (quest'ultima in realtà una dottrina morale), con una maggiore presenza dei culti di origine taoista al nord, e una prevalenza buddista al sud. Templi e pagode accolgono divinità e santi buddisti e taoisti insieme; a livello popolare si nota una forte matrice pagana, con la venerazione di geni e numi tutelari dei luoghi, spiriti degli elementi, la pratica di culti magici spesso di origine agricola e riti superstiziosi.


Qualche suggerimento per il turista

Negli anni recenti, grazie al benessere economico crescente e alla generale riscoperta delle tradizioni, si è assistito alla rinascita dei festival tradizionali e delle sagre paesane, alcune delle quali dimenticate per vari decenni. Ogni villaggio ha i suoi numi tutelari, ogni regione ha le sue feste del raccolto, ogni tempio ha un santo miracoloso festeggiato in una particolare ricorrenza. La maggior parte dei festival viene organizzata nel mese successivo al Tet, il Capodanno lunare, con cerimonie, giochi tradizionali, piatti tipici, sfilate in costume e altre attività che attirano un numero crescente di turisti. La cucina vietnamita, una delle più ricche e raffinate dell'Asia, si basa su una complessa armonia di sapori. Un banchetto vietnamita prevede un equilibrio tra piatti yin e yang, tra diversi sapori e ingredienti, con ampio uso di erbe fresche.

La cucina del nord è ricca di zuppe, indicate per gli inverni freddi della regione, mentre nel sud tropicale prevalgono i sapori forti e l'uso di spezie piccanti. Il pho, zuppa di tagliatelle e carne, è servito in ogni angolo di Hanoi a ogni ora del giorno e della notte e venduto perfino dagli ambulanti che portano sui bilancieri grandi pentole riscaldate da carboni accesi. La cucina più famosa è quella della corte imperiale di Hue, dove un banchetto comprendeva decine di piatti presentati in composizioni artistiche. Ogni provincia, ogni cittadina e ogni villaggio vantano le loro specialità e una serie di piatti tipici locali.

L'alimento base è il riso, consumato a ogni pasto e utilizzato per confezionare dolci e torte salate, ma non mancano gli spaghetti di grano e di riso, i ravioli di origine cinese e i deliziosi sfilatini croccanti che diffondono il loro profumo nelle vie di ogni città alla mattina, eredità francese come il crème cammei, l'anatra all'arancia e il manzo cotto nel vino rosso.

Un viaggio attraverso il Vietnam offre la possibilità di scoprire paesaggi naturali grandiosi e opere d'arte affascinanti. Hanoi non finisce mai di sorprendere il visitatore con i suoi viali alberati e i suoi laghi, le antiche vie del centro che ospitavano le trentasei corporazioni delle arti e dei mestieri e che ancora oggi sono un incredibile labirinto di botteghe artigianali e negozietti, le ville e i monumenti del periodo francese, le pagode e le gallerie d'arte.

Al nord escursioni di un giorno dalla capitale includono la Pagoda dei Profumi, dove ogni anno in primavera affluiscono pellegrini da tutto il Vietnam; i paesaggi rurali e le pagode di Tarn Coc-Hoa Lu e la famosa Baia di Halong, spettacolare paesaggio marino disseminato di faraglioni che, si dice, furono creati dall'immersione di un drago. Chi ha più tempo, raggiunga le montagne del nord per scoprirne i superbi paesaggi montani, visitando i mercati settimanali di Sapa e Bac Ha. Nel Vietnam centrale non può mancare una visita alla città imperiale di Hue, con la cittadella e le tombe reali, e un soggiorno nella deliziosa città di Hoi An, a sud di Danang, un antico porto fluviale di mercanti rimasto intatto come secoli fa, e famoso anche per la cucina e l'artigianato. Vicino a Hoi An sorge il sito Cham di My Son, il più famoso di tutto il Vietnam. Scendendo verso sud ci si può fermare a riposare sulle spiagge di Nha Trang e Phan Tiet, per poi immergersi nella vita frenetica di Ho Chi Minh, l'antica Saigon, e perdersi tra i templi e gli incredibili mercati del quartiere cinese di Cho Lon. Altre tappe nel Vietnam meridionale sono i mercati galleggianti, i frutteti e i paesaggi tropicali del delta del Mekong, la bizzarra cattedrale della setta religiosa Cao Dai a Tay Ninh, e i tunnel e le città sotterranee scavate dalla resistenza Vietcong a Cu Chi.

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