Copertina
Autore Matteo Ricci
Titolo Dell'amicizia
EdizioneQuodlibet, Macerata, 2005 [1595], Quaderni 19 , pag. 213, cop.ril.sov., dim. 165x233x17 mm , Isbn 978-88-7462-081-4
CuratoreFilippo Mignini
LettoreGiorgia Pezzali, 2005
Classe classici italiani , classici cinesi , aforismi , storia: Asia , paesi: Cina
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Indice

  7      Introduzione di Filippo Mignini
 35      Cronologia essenziale
 37      Sigle e abbreviazioni


         Dell'amicizia


 45   I. Jiaoyou lun

         (riproduzione fotografica dell'edizione a stampa, Pechino 1601)

         Dell'amicizia

         (nuova traduzione annotata)

101  II. [Risposta intorno alla amicitia al Re Chiengan Chienzai]

         (autografo dell'Amicizia in italiano, Nanchang 1595-1599)

119 III. Risposta del P. Matteo Ricci da / Macerata della Compagnia
         di Giesù intorno / all'amicitia al Re Chiengan Chienzai /
         Tradotta dalla lingua Cinese in Italiano dal / medesimo
         Autore

         (apografo dell'Amicizia in italiano, s. d.)

133  IV. Qu Taisu
         Da Xiyu Ligong Youlun Xu

         (riproduzione fotografica dell'edizione a stampa, Pechino 1629)

         Prefazione all'Amicizia del signor Ricci dei Grandi Paesi
         Occidentali
         (nuova traduzione annotata)

145   V. Fonti

147      Note alle Sentenze

181      Indice delle fonti riportate nelle note alle Sentenze

187      Bibliografia
197      Elenco dei caratteri cinesi
203      Indice dei nomi

 

 

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Pagina 7

Introduzione



1. L'Amicizia nell'esperienza storica di Ricci

Il sette agosto 1582 il trentenne Matteo Ricci sbarcava dal galeone portoghese che in due mesi di viaggio lo aveva trasportato da Goa a Macao, passando per Malacca. Chiamato dal Visitatore delle missioni gesuitiche d'Oriente Alessandro Valignano, veniva ad aiutare il confratello Michele Ruggeri, che già da tre anni si misurava con la lingua e i classici cinesi, tentando a più riprese di entrare nel misterioso Paese, fino a quel momento impenetrabile a ogni straniero. Ricci aveva trascorso quasi quattro anni in India, dove aveva studiato teologia ed era stato ordinato sacerdote. Nell'aprile del 1578 si era imbarcato a Lisbona, dopo aver soggiornato sei mesi nel collegio di Coimbra, studiando la lingua portoghese. A Roma era stato quasi nove anni: aveva frequentato dapprima la facoltà di diritto alla Sapienza; quindi, entrato nell'Ordine dei gesuiti e finito il noviziato, aveva ricevuto la migliore educazione umanistica e scientifica al Collegio Romano. [...]

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Pagina 13

Dalle notizie raccolte possiamo trarre le seguenti conclusioni intorno alla composizione dell'opera:

1) Il breve testo sull'amicizia fu composto da Ricci a Nanchang, forse non prima del 4 novembre 1595 (data della Lettera 29 al p. Claudio Acquaviva, nella quale non si fa cenno all'opera) e fu consegnato al principe di Jian'an prima della fine dello stesso anno, come si può arguire dalla Lettera 32 del 13 ottobre 1596: "L'anno passato per esercitio feci in littra cina alcuni detti De amicitia". La data riportata nella conclusione dell'opera può essere intesa come 15 dicembre 1595.

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Pagina 20

4. Nuclei tematici dell'opera

Le sentenze dell' Amicizia non sono state esposte da Ricci ordine logico, a modo di un trattato, ma sembrano rispecchiare piuttosto l'ordine cronologico nel quale sono state trovate o ricordate e trascritte. Neppure nelle edizioni successive dell'opera è stato compiuto un lavoro di sistematizzazione, lasciando eventualmente al lettore questo compito. Le sentenze vengono offerte per essere lette e meditate una alla volta, anche senz'ordine, potendo essere scelte qua e là come si preferisce: ciascuna di esse è come un assioma che può essere inteso da solo, indipendentemente dagli altri, valutandolo con la propria esperienza e capacità di comprensione. Si tratta essenzialmente, dunque, di un testo destinato alla meditazione e non di un trattato argomentativo, che si premuri di offrire anche una fondazione teorica dei precetti trasmessi, come, ad esempio, il Lelio di Cicerone o l'analogo e più tardo trattato di Martino Martini. Ricci sembra seguire in questo l'atteggiamento pratico di Seneca, che preferisce la precettistica; o, piuttosto, si ispira forse ai modelli di insegnamento per aforismi e precetti propri dei libri confuciani.

Tuttavia riteniamo utile per il lettore una raccolta sistematica delle cento sentenze, che in pochi punti mostri i nuclei teorici fondamentali del saggio e ne consenta una percezione sintetica forse più facile da ricordare. Proponiamo, dunque, la seguente riduzione schematica in sei punti.

1) L' essenza dell'amicizia consiste nel sentire l'amico come un altro se stesso (1), al punto da considerare l'unione tra amici come quella di un'anima sola con due o più corpi (2). Fondamentale è dunque l'accordo tra le parti, che ha nella musica il suo modello (10). L'accordo perfetto degli amici richiede consonanza di virtù e di ideali: quando questi convengono in unità, l'amicizia è solida (18). L'unione tra amici è ancora più stretta di quella che c'è tra fratelli: infatti solo i più intimi tra i fratelli sono anche amici (36). La parentela sussiste anche senza amore; ma senza amore, l'amicizia non può sussistere (50).

2) Il fine dell'amicizia è la soddisfazione dei bisogni e il mutuo aiuto (spirituale e materiale), ossia la costruzione della società (3, 53). Infatti il singolo uomo non può compiere da solo ogni cosa: il precetto dell'amicizia, inteso come vincolo naturale e divino, salvaguarda la stessa esistenza del genere umano (16, 65). vera e utile soltanto l'amicizia che produce buoni effetti (23); nessuna impresa umana, benché negativa, può essere compiuta senza il soccorso di amicizie (42, 51, 56). Uomini di grande virtù o ebbero amici che li aiutarono o grandi nemici che li costrinsero a difendersi, sviluppando così la loro forza (6); perciò si può dire che l'amicizia sia più utile al mondo che la stessa ricchezza (37). Uno stato può sussistere anche senza tesoro, ma non potrebbe sussistere senza amici (77, 93); sicché si può concludere che l'amicizia è per il mondo ciò che il sole è per il cielo e gli occhi sono per il corpo (79). L'amico che non produce in noi nessun bene, specialmente morale, è un "ladro di tempo" (69) e dove non vi è reciproca corrispondenza, non v'è amicizia (73). La forza con la quale gli amici si fanno del bene è minore di quella con la quale i nemici si odiano: ciò dimostra che il mondo è più incline al male che al bene (12).

3) Il beneficio supremo dell'amicizia è l'aumento della gioia e della potenza umana. [...]

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Pagina 63

Dell'amicizia
composto da Matteo Ricci, del Grande Oceano Occidentale,
membro della Compagnia di Gesù, in risposta al principe di
Jian'an, Qian Zhai.



[PROEMIO]


Io, Matteo, venuto per mare dal grande Occidente, entrai in Cina ammirando le nobili virtù del Figlio del Cielo dei grandi Ming e gli insegnamenti tramandati dagli antichi re. Dimorai al di là del Monte dei Susini per diverse mutazioni di astri e di nevi.

Quest'anno, in primavera, valicando il monte e navigando per fiumi, arrivai a Jinling, dove, con mia grande gioia, ho ammirato la luce del nobile regno, pensando che forse non avevo fatto questo viaggio invano. Prima ancora di finire il lungo viaggio, remando indietro, mi recai a Nanchang e fermai la barca a Nanpu. Qui alzai gli occhi verso la montagna dell'ovest, apprezzai il paesaggio di singolare bellezza e pensai che in questa terra erano certamente ritirate persone nobili: non riuscendo a distaccarmi, lasciai la barca e presi una casa.

Perciò sono andato a vedere il principe di Jian'an, il quale non mi ha disprezzato, mi ha permesso di fargli il grande inchino, mi ha fatto sedere al posto dell'ospite, mi ha offerto del vino dolce e mi ha fatto gran festa.

[Terminato il banchetto], il principe ha lasciato il suo posto, è venuto da me e, tenendomi le mani, mi ha detto: "quando uomini nobili di grande virtù si degnano di passare nella mia terra, non c'è una volta che non li inviti, li tratti come amici e li onori. Il grande Occidente è il paese della moralità e della giustizia: vorrei sentire ciò che in esso si pensa dell'amicizia".

Io, Matteo, mi ritirai con ossequio, scrissi quello che avevo udito sin da fanciullo, composi un opuscolo sull'amicizia e lo presentai con rispetto.


[SENTENZE]


1. [2] Il mio amico non è altro che la metà di me stesso; anzi, un altro me stesso. Perciò devo considerare l'amico come me stesso.

2. [3] Sebbene l'amico e io abbiamo due corpi, nei due corpi c'è un cuore solo.

3. [4] Ragion d'essere dell'amicizia sono il bisogno reciproco e il mutuo aiuto.

4. [5] Il figlio devoto eredita le amicizie del padre come ne riceve le proprietà.

5. [6] Quando tutto procede tranquillamente e non ci sono contrarietà, è difficile distinguere i veri dai falsi amici; ma, quando le avversità sopraggiungono, si dimostra l'amicizia. Infatti, nel momento dell'urgenza i veri amici si avvicinano sempre più, mentre i falsi si allontanano sempre più.

6. [7] Un uomo di grande virtù, se non ebbe nemici fuor dal comune, ebbe certamente buoni amici.

Se non ebbe nemici straordinari che lo costrinsero a essere accorto, certamente ebbe buoni amici che lo aiutarono.

7. [8] Prima di contrarre amicizia, bisogna osservare; dopo averla contratta, bisogna fidarsi.

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Pagina 79

47. [45] Se gli amici sono pochi, avrò poca gioia; ma avrò in tal modo anche poca tristezza.

48. [46] Un vecchio amico è un buon amico: non dobbiamo abbandonarlo. Chi senza motivo lascia un vecchio amico per uno nuovo, dopo poco se ne pentirà.

49. [47] Dopo aver contratto un amico, in ogni cosa potrò consultarmi con lui; ma, prima, devo decidere chi sia vero amico.

50. [48] L'amicizia prevale sulla parentela solo per questo: i parenti possono non amarsi reciprocamente, gli amici no. Infatti le relazioni di parentela restano anche senza amore tra i parenti; ma, se togliete l'amore reciproco tra gli amici, come potrebbe sussistere l'essenza dell'amicizia?

51. [49] Possono prosperare solo le imprese di chi ha degli amici.

52. [50] profonda amicizia essere amico degli amici dell'amico e nemico dei nemici dell'amico.

Se il mio amico è retto, sa amare e sa odiare; perciò nei miei giudizi lo seguo.

53. [51] Chi non aiuta l'amico nel bisogno, quando si troverà nel bisogno non avrà chi l'aiuti.

54. [52] Gli amici volgari stanno insieme più nel divertimento che nella gioia dell'animo; così, quando si separano, restano tristi. Gli amici virtuosi stanno insieme più nella gioia dell'animo che nel divertimento; così, quando si separano, non hanno di che pentirsi.

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