Copertina
Autore Francesco Rotondi
Titolo Luna di miele ad Auschwitz
SottotitoloRiflessioni sul negazionismo della Shoah
EdizioneESI, Napoli, 2005 , pag. 172, cop.fle., dim. 13x21x1 cm , Isbn 978-88-495-1051-5
PrefazioneLuigi Parente
LettoreRenato di Stefano, 2006
Classe storia criminale , storia contemporanea , shoah
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Indice

Prefazione
Nota di Luigi Parente                                     9

Introduzione                                             15

Abbreviazioni                                            17


Capitolo primo
Revisionismo storico e negazionismo                      19

Differenziamo                                            19
E le testimonianze?                                      34
Antinegazionismo in rete                                 36
Il negazionismo scientifico dell'Olocausto               37

Capitolo secondo
La questione delle camere a gas e lo zyklon B            39

I gas velenosi                                           42
Ossido di carbonio                                       43
Acido cianidrico e zyklon B                              45
Perché i cianuri sono più letali per gli uomini
    e meno per i pidocchi                                47
Uso dell'acido cianidrico                                49

Capitolo terzo
Il tifo petecchiale: assolto per insufficienza di prove  51

La malattia                                              51
L'alibi del tifo petecchiale ad Auschwitz                52

Capitolo quarto
Auschwitz                                                61


Capitolo quinto
Il negazionismo tecnico                                  67

Il Rapporto Leuchter ovvero la luna di miele ad
    Auschwitz di un sedicente ingegnere                  67
La credibilità di Leuchter                               70
Il Rapporto                                              73
La risposta antinegazionista a Leuchter                  75
Gli altri Rapporti di Leuchter                           87
Walter Lüftl e il rapporto poco scientifico
    di un vero ingegnere                                 89
Il Rapporto Rudolf: percorso di un giovane chimico
    dal Max Planck Institute al negazionismo
    dell'Olocausto                                       92
No Holes No Holocaust: il professor Faurisson dai
    buchi nei tetti ai buchi nell'acqua                  97
Carlo Mattogno e il negazionismo tecnico in Italia      105
La critica a Mattogno                                   108

Capitolo sesto
L'antinegazionismo scientifico                          121

Jean Claude Pressac: un farmacista prestato alla storia 121
Richard J. Green: un chimico della Stanford University
    contro il negazionismo                              138
Il lavoro di Green                                      140
Lo studio dell'Università di Cracovia                   148
Il Rapporto Van Pelt                                    151

Considerazioni finali                                   157
Bibliografia                                            159


 

 

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Pagina 15

Introduzione


Non sono uno storico né uno scrittore; non sono ebreo. Ho studiato chimica, fisica e farmacologia all'Università ma non sono chimico, fisico o farmacologo. Sono cattolico e faccio il cardiologo; un «dilettante allo sbaraglio», come direbbe uno dei più noti negazionisti, ma un dilettante vero, non un esperto tacciato di dilettantismo da uno dei suoi denigratori, affetto da quella strana sindrome professionale che colpisce taluni medici e li porta a interessarsi di tutto ciò che è «deviante», nel mio caso del «negazionismo» dell'olocausto.

È la navigazione nella rete che mi fa fatto scoprire siti pieni di articoli revisionisti, forumisti antisemiti e filonegazionisti che leggono i libri di Faurisson e di Mattogno e che ribattono on line alle mie obiezioni citando, non tanto documenti e testimonianze, quanto piuttosto formule chimiche e perizie tossicologiche. Mi ha incuriosito più di tutto quella corrente del «revisionismo radicale» definito «negazionismo tecnico o scientifico», teso a negare l'olocausto, e in particolare l'esistenza delle camere a gas, attraverso gli strumenti non della storiografia tradizionale ma della ricerca scientifica.

Trovare su Internet, spessissimo tradotti in Italiano, lunghi brani tratti dai testi revisionisti è assai facile: basta digitare su un motore di ricerca - «camera a gas» e si vedono comparire centinaia di lavori negazionisti. Viene anzi il dubbio che non esista una risposta scientifica anti-negazionista. Questa risposta però, per quanto poco divulgata, esiste: lavori di grande interesse, misconosciuti da lettori e navigatori virtuali, raramente citati, mai tradotti nei siti italiani.

Una sproporzione enorme tra l'iperdivulgazione delle tesi revisioniste e la minima diffusione dei lavori scientifici antinegazionisti. Forse perché si ritiene superfluo o addirittura amorale dover rispondere e quindi discutere con Les assassins de la mémoire, come li definisce Vidal-Naquet.

Personalmente ritengo che ci sarebbe poco da aggiungere alle montagne di testimonianze e di documenti, fin troppo chiari, ma penso anche che, nonostante sia difficile, occorrerebbe dimenticare per un attimo la sacralità della Shoah e dare, più che ai negazionisti, a quella parte delle nuove generazioni irretita da questo tipo di storiografia, anche una risposta tecnico-scientifica alle loro perplessità.

Questo libro non fornisce alcun elemento nuovo alla ricerca sull'olocausto: è una semplice rassegna bibliografica dell'antinegazionismo scientifico il cui unico scopo è rendere noti questi lavori anche in Italia, dove tutti sanno chi è Irving e quasi nessuno conosce Pressac. Non servirà a far cambiare idea all'antisemita fanatico, ossessionato dal complotto massonico-sionista, né all'integralista cattolico, convinto che l'antigiudaismo teologico sia un dogma di fede, ma farà sì che lo scettico e il dubbioso abbiano la possibilità e il diritto-dovere di sapere che esistono anche studiosi che la pensano diversamente da Butz e Faurisson.

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Pagina 22

In Italia il revisionismo storico ha il suo interprete più autorevole in Renzo De Felice, autore di una monumentale biografia su Mussolini e di studi fondamentali sul fascismo.

Il cardine della storiografia defeliciana è la distinzione tra fascismo movimento e fascismo-regime; lo storico reatino opera inoltre una netta distinzione tra il fascismo, considerato almeno inizialmente rivoluzionario e modernista ed espressione del totalitarismo di sinistra, e il nazionalsocialismo, ritenuto reazionario, tradizionalista e da includere tra i totalitarismi di destra. De Felice, assai osteggiato, soprattutto all'inizio, dalla storiografia ufficiale (sarà invece, difeso dal comunista Amendola), ha incentrato i suoi studi sulla rivisitazione del fascismo e di Mussolini (nei confronti dei quali sarebbe esistito, almeno fino all'entrata in guerra, un consenso oceanico), senza accennare ad alcuna revisione dell'olocausto e del nazionalsocialismo in genere.

Figlio degenere di questo tipo di revisionismo storico che, con varie sfumature, ha aperto un dibattito, a volte discutibile, ma sicuramente legittimo, è invece il «revisionismo negazionista» o negazionismo, oggetto di questa rassegna bibliografica.

I negazionisti non si limitano al ridimensionamento del giudizio sul nazismo o al rifiuto dell'unicità della Shoah, ma arrivano a negarne, con varie argomentazioni, la realtà; di varia ispirazione culturale e politica, che va dal neonazismo all'estremismo di sinistra, affermano con qualche diversificazione, che:

1. Non è mai esistito un piano di sterminio degli ebrei e che la Endlösung (Soluzione finale) era da intendersi non come sterminio ma come deportazione del popolo ebraico.

2. Il numero di 6 milioni di ebrei, vittime dei campi di concentramento, è una cifra gonfiata e inventata e che gli ebrei realmente morti, in numero molto più esiguo rispetto a quello ufficiale, sarebbero deceduti per gli stenti, le malattie (specialmente «tifo petecchiale») e i bombardamenti alleati.

3. Il mito o la menzogna dell'olocausto sarebbe opera di un complotto sionistico internazionale e/o della propaganda alleata teso da un lato a screditare la Germania e dall'altro a garantire impunità e vantaggi economici e politici al neonato Stato di Israele.

4. Le camere a gas omicide non sono mai esistite e l'acido cianidrico, il gas usato nelle gassazioni di massa, era semplicemente un antiparassitario usato nella disinfestazione dei campi per uccidere i parassiti e evitare la diffusione di malattie infettive.

In realtà germi del negazionismo sono riscontrabili già nell'ambito dello stesso nazismo: i gerarchi si preoccuparono, nel momento stesso dell'espletamento del genocidio, di occultarne le prove ricorrendo costantemente alla Sprachregelung (linguaggio cifrato usato per nascondere la vera natura delle operazioni criminali), distruggendo documenti compromettenti, smantellando al termine del conflitto gli edifici adibiti a camere a gas, facendo scomparire ogni traccia dei corpi delle vittime dei massacri (Aktion 1005), vietando la visita dei Krematorien durante le ispezioni, usando i corrieri piuttosto che le comunicazioni radio. Nella Sprachregelung lo sterminio degli ebrei era chiamato Endlösung (Soluzione finale), gli architetti della Zentralbauleitung (Direzione centrale delle costruzioni) indicavano le camere a gas omicide sotterranee con il termine di Sonderkeller (cantine per azioni speciali) e quelle in superficie Badeans für Sonderaktionen (bagni per azioni speciali), il motore diesel utilizzato a Belzec si trovava in un locale detto Fondazione Hackenholt, dal nome del responsabile della messa in moto del motore, per designare l'uccisione con i gas si usava il termine Sonderbebandlung (azione speciale). Il personale del campo era tenuto ad osservare il più stretto riserbo sulle operazioni omicide e solo in casi eccezionali venne violata questa consegna.

L'Aktion 1005 è il nome in codice di un'operazione protrattasi dall'estate del 1942 all'estate del 1944, consistita nella riesumazione e nella successiva cremazione all'aperto di centinaia di migliaia di cadaveri realizzata per nascondere le prove dei massacri perpetrati sia nei campi di sterminio che dalle truppe speciali (Einsatzgruppen), nell'Europa dell'Est.

Pare che tra i primissimi ad avere negato l'olocausto sia stato un pastore protestante scozzese, Alexander Ratcliffe, leader della Scottish Protestant League, che pubblicava i suoi articoli antisemiti e anticattolici su una rivista chiamata Vanguard.

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Pagina 61

Capitolo quarto

Auschwitz


Questo campo, istituito su ordine di Himmler del 27 aprile 1940 e affidato a Rudolf Höss, fu destinato inizialmente alla detenzione degli oppositori politici polacchi.

Situato in Polonia nel territorio di Oswiecim (Auschwitz in tedesco), una cittadina dell'Alta Slesia a 50 km da Cracovia, con gli anni, cambiando funzioni, si ingrandì enormemente e nell'autunno del 1943, risultava composto da 3 campi maggiori e da oltre 50 sottocampi.

I tre campi principali erano:

– Auschwitz I o KL (Konzentrationslager «campo di concentramento») Auschwitz, ex caserma polacca detta campo madre o principale;

– Auschwitz II o KGL (Kriegsgefangenenlager «campo per prigionieri di guerra») Birkenau, grande campo in baracche, la cui costruzione iniziò nell'ottobre del 1941, con i 4 grandi crematori (camere a gas e forni crematori annessi);

– Auschwitz III o KL Monowitz, comprendente il complesso industriale (I. G. Farben di Buna dove fu internato Primo Levi).


Auschwitz fu:

a. campo di concentramento e sterminio per ebrei, rom, sinti e testimoni di Geova;

b. campo di lavoro;

c. campo di prigionia per prigionieri di guerra;

d. campo di concentramento per i prigionieri politici polacchi.

La zona circostante doveva, secondo i progetti di Himmler, diventare una città nazista modello, abitato da popolazioni di etnia germanica; l'evoluzione della guerra sfavorevole ai tedeschi e la decisione di Hitler di ripulire l'Europa dagli ebrei, trasformarono Auschwitz nel più grande luogo di sterminio pianificato ideato dalla mente umana.

Ad Auschwitz furono utilizzati come camere a gas 8 edifici, fu anche progettata la costruzione di un nuovo crematorio a Birkenau (Krematorium VI), che però non fu mai realizzato.


1. Blocco n. 11 (Auschwitz I): fu la prima struttura ad essere utilizzata come camera a gas: nel suo sotterraneo il vice di Höss, Karl Fritsch, fece gasare 250 malati gravi e 600 prigionieri di guerra sovietici con lo zyklon B. L'utilizzazione di questo locale fu rapidamente abbandonata perché l'assenza di un meccanismo di ventilazione rendeva la sede poco pratica e le gassazioni immediatamente successive furono pertanto effettuate usando l'obitorio del Krematorium I, dotato invece di sistema di ventilazione.

2. Krematorium I (Auschwitz I): funzionò prima come crematorio e in seguito, sporadicamente, anche come camera a gas. Presumibilmente fu la sede della prima gassazione collettiva con HCN effettuata su ebrei il 15 febbraio 1942. Era dotato di 3 forni crematori a 2 muffole. I forni erano costituiti dalle camere o «muffole» di incenerimento rivestite da muratura refrattaria, dove venivano deposti i corpi generalmente senza la bara, e dai focolari riscaldati a coke dove veniva prodotto il calore necessario per cremare i corpi.

3. Bunker n. 1 (Birkenau): ex casa colonica (casetta rossa) fu utilizzata come camera a gas dal marzo del 1942 alla fine del 1943. Non essendo dotata di forni crematori, i corpi delle vittime venivano seppelliti in gigantesche fosse comuni scavate nel vicino bosco di betulle. Dal gennaio 1942 per problemi sanitari legati alla decomposizione dell'enorme massa di cadaveri seppelliti, iniziò la cremazione a cielo aperto che coinvolse anche i corpi già seppelliti che vennero pertanto riesumati.

4. Bunker n. 2 (Birkenau): ex casa colonica (casetta bianca) fu usata come camera a gas dalla fine di giugno 1942 alla fine di marzo 1943 e successivamente riattivata dal maggio al luglio 1944 con il nome di Bunker n. 5. Non essendo dotata di forni crematori i corpi delle vittime erano seppelliti (dal gennaio 1942 cremati a cielo aperto) in fosse comuni.

5. Krematorium II (Birkenau): edificio costituito da un pianterreno con 5 forni crematori a 3 muffole e da un seminterrato con spogliatoio (Leichenkeller II) e camera a gas (Leichenkeller 1). Fu usato dal marzo del 1943 al novembre 1944.

6. Krematorium III (Birkenau): edificio costituito da un pianterreno con 5 forni crematori a 3 muffole e da un seminterrato con spogliatoio e camera a gas. Fu usato dal giugno 1943 al novembre 1944.

7. Krematorium IV (Birkenau): edificio costituito dal solo pianterreno diviso in una sezione destinata alla cremazione (un forno crematorio a 8 muffole) e in un'altra alla gassazione. Fu usato per le gassazioni dal maggio 1943 al luglio 1944.

8. Krematorium V (Birkenau): edificio costituito dal solo pianterreno diviso in una sezione destinata alla cremazione (un forno crematorio a 8 muffole) e in un'altra alla gassazione. Fu usato per le gassazioni dall'aprile al novembre del 1943.

Il maggior numero di gassazioni si ebbe nei 4 grandi crematori di Birkenau che erano strutturalmente i più ampi ed efficienti del campo. La distruzione dei corpi avveniva o negli annessi forni crematori o a cielo aperto. Le ceneri, caricate sui camion, venivano disperse nei campi o nel vicino fiume Vistola. Alle vittime, prima di essere cremate, venivano tagliati i capelli, che venivano disinfettati, imballati e usati per fare scarpe, ed estirpati i denti d'oro, puliti e inviati alla zecca che li fondeva in lingotti.

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Pagina 157

Considerazioni finali


È stato opportuno replicare agli assassins de la mémoire o sarebbe stato preferibile limitarsi a discutere «sui» piuttosto che «con» i negazionisti?

Trincerarsi dietro la sacralità della Shoah non penso sia sufficiente; le teorie contrarie alle tesi ufficiali e le ipotesi più astruse suscitano sempre curiosità e riescono talora ad ottenere successo: Nessun aereo è caduto sul Pentagono, Paolo VI era massone, l'AIDS non esiste, i Merovingi discendono dai figli avuti da Gesù con Maria Maddalena, Paul McCartney è morto in un incidente d'auto nel 1965 ed è stato rimpiazzato da un sosia.

Negare l'Olocausto non significa revisionare la storia ma fare una deprecabile fantastoria che, proprio in virtù della sua componente fantasiosa, suscita curiosità e potrebbe riscuotere successo.

Dare sempre e comunque risposte è un dovere anche e soprattutto nei confronti dei milioni di ebrei morti nei campi di sterminio.

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