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| << | < | > | >> |Indice
Prologo al cominciamento di un molto rigido
viaggio 7
Il principio del mondo giunge spesso 15
La lotteria, 1791 22
Prologo all'incontro con l'eroe, e quindi
incontro con l'eroe 37
Il libro dei sogni ricorrenti, 1791 47
Innamorarsi, 1791-1796 55
Un'altra lotteria, 1791 64
Avanti verso Lutsk 71
Innamorarsi, 1791-1803 93
Segreti ricorrenti, 1791-1943 106
Una sfilata, una morte, una proposta,
1804-1969 111
La molto difficile ricerca 128
La Meridiana, 1941-1804-1941 145
Innamorarsi 176
Il banchetto è stato davvero straordinario!
ovvero Dopo le nozze tutto volge
al peggio, 1941 194
Il fantoccio della sorte, 1941-1924 199
Il sangue e un dramma, 1934 204
Quello che abbiamo visto quando abbiamo visto
Trachimbrod ovvero Innamorarsi 217
Innamorarsi, 1934-1941 232
Preludio all'illuminazione 261
Innamorarsi, 1934-1941 273
Illuminazione 289
Il banchetto è stato davvero straordinario!
ovvero La fine del momento che non
finisce mai, 1941 300
Prime raffiche, e quindi amore, 1941 304
La petulansistenza della memoria, 1941 306
Il principio del mondo giunge spesso,
1942-1791 316
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| << | < | > | >> |Pagina 7PROLOGO AL COMINCIAMENTO DI UN MOLTO RIGIDO VIAGGIOIl mio nome per la legge è Alexander Perchov. Ma tutti i miei amici mi chiamano Alex, perché è una versione del nome più flaccida da pronunciare. Mia madre mi chiama Alexi-basta-di-ammorbarmi perché sempre la ammorbo. Se volete sapere perché sempre la ammorbo, è perché sempre sono in altri posti con amici, e seminando tanta moneta e eseguendo così tante cose che possono ammorbare mia madre. Mio padre mi chiamava Shapka per il cappello di pelliccia che calzavo in testa anche nei mesi d'estate. Poi ha smesso di dirmi così perché gli ho ordinato di smettere di dire così. Mi sembrava un nome bambinoso, e io invece mi sono sempre pensato un uomo molto potente e inseminativo. Ho avuto una baldoria di ragazze, credetemi, e tutte per me hanno un nome differente. Una mi chiama Baby non perché sono bambino, ma perché mi fa le coccole. Un'altra mi chiama Tutta-la-Notte. Volete sapere perché? Ho una ragazza che mi chiama Moneta perché attorno a lei spargo così tanta moneta. Che per questo bacia il terriccio dove metto i piedi. Ho anche un minuscolo fratellino, che mi chiama Alli. Io non sfagiolo troppo questo nome, ma sfagiolo molto lui, e allora okay, gli permetto di darmi il nomuncolo Alli. Ah, il suo nome è Piccolo Igor, ma il Babbo lo chiama Pasticciotto, perché sta sempre a pasticciare con le cose. Solo quattro giorni sono passati che si è fatto un occhio blu per un pasticcio con il muro di mattoni. Se siete curiosi per il nome della mia cagnetta, è Sammy Davis Junior Junior. Lei porta questo nome perché Sammy Davis Junior era il cantante preferito del Nonno e la cagnetta è sua, non mia perché non sono io quello che crede che il Nonno è cieco. Io per me sono stato procreato nel 1977, l'anno uguale dell'eroe di questa storia. In verità, la mia vita è stata molto normale. Come ho detto già prima, faccio tante buone cose da solo e con gli altri, ma sono cose normali. Io sfagiolo i film americani. Sfagiolo i negri, soprattutto Michael Jackson. Sfagiolo di seminare molta moneta in famosi nightclub di Odessa. Le Lamborghini Countach sono bellissime cose, e anche il cappuccino. Molte ragazze vogliono essere carnali con me in tante bellissime maniere, in fattispecie il Canguro Ubriaco, la Stalattite di Gorky e il Guardiano Severo dello Zoo. Se volete sapere perché così tante ragazze vogliono stare con me, è perché io sono una molto pregiata persona. Sono alla buona, e anche simpatico: e queste sono carte vittoriose. Però io conosco molte persone che sfagiolano le automobili veloci e le famose discoteche. Ce n'è tanti che eseguono un amoreggiamento Sputnik-polmoni - che sempre termina in viscideria - che non potrei contarli tutti sulle mie mani. Ci sono anche tanti che si chiamano Alex. (Tre solo in casa mia!) Per questo ero così effervescente per andare a Lutsk e fare l'interprete per Jonathan Safran Foer. Una cosa diversa. Nel mio secondo anno di università di inglese ho fatto paurosamente bene. Questa era una cosa molto imponente che ho fatto, dato che il mio istruttore aveva il cervello ripieno di merda. Mamma era talmente orgogliosa di me, che ha detto: «Alexi-basta-di-ammorbarmi! Sono talmente orgogliosa di te». Io le ho chiesto di comprarmi i calzoni di pelle, ma ha detto no. «Calzoncini?» «No.» Anche il Babbo era fiero. Lui ha detto: «Shapka» e io ho risposto: «Non chiamarmi così» e lui ha detto: «Alex, tua madre è orgogliosa di te». Mia madre è una donna umile. Molto umile, umilissima. Lei affatica in un piccolo caffè a un'ora da casa nostra. Porta il mangiare e il bere ai clienti del caffè e a me dice: «Io monto sull'autobus un'ora per andare a lavorare tutto il giorno e fare cose che odio. Vuoi sapere perché? Per te, Alexi-basta-di-ammorbarmi. Un giorno farai per me cose che hai in odio. È questo che vuol dire essere una famiglia». Quello che lei non acchiappa è che io faccio già per lei cose che odio. La ascolto quando parla con me. Mi trattengo di lamentarmi della mia paga pigmea. E ho già menzionato che la ammorbo molto meno di quello che avrei voglia? Però non faccio queste cose perché siamo una famiglia. Le faccio perché è comune pudore. Comune pudore è un modo di dire che mi ha insegnato l'eroe. Le faccio perché non sono uno stronzo malcagato. Questo è un altro modo di dire che mi ha insegnato l'eroe. Il Babbo lavora per un' agenzia dei viaggi che si chiama Viaggi Tradizione. È fatta per gli ebrei come l'eroe, che ambiscono a venire via da quel nobile territorio, l'America, e visitare umili cittadine in Polonia e Ucraina. L'agenzia del Babbo ha traduttore, guida e autista per ebrei che cercano di disseppellire i posti dove esistevano le loro famiglie. Okay, io prima del viaggio mai avevo conosciuto personaggi ebrei. Ma questa era colpa loro, non colpa mia, perché lo avrei sempre voluto: che anzi potrei quasi dire che mi sconfinferavo di conoscere uno di loro. Sarò ancora verace e dirò che prima del viaggio avevo idea che gli ebrei hanno il cervello ripieno di merda. Questo perché tutto quello che sapevo degli ebrei era che pagavano al Babbo tantissimi soldi per venire in vacanza dall' America in Ucraina. Ma dopo ho conosciuto Jonathan Safran Foer e, io vi dico, non è ripieno di merda. Lui è un ebreo geniale. | << | < | > | >> |Pagina 87Io e l'eroe a cena abbiamo parlato molto, specialmente dell' America. «Dimmi le cose che avete voi in America» ho detto. «Cosa vuoi sapere?» «Il mio amico Gregory informa che in America ci sono tante buone scuole per i commercialisti. È vero?» «Forse. Non so. Quando ritorno, potrei informarmi.» «Grazie» ho detto perché adesso avevo un contatto in America e non ero solo e basta. «Cosa vuoi fare?» «Cosa voglio fare?» «Sì. Cosa vuoi diventare?» «Non lo so.» «Certo che lo sai.» «Varie cose.» «E che cosa vuol dire varie cose?» «Non sono ancora sicuro.» «Il Babbo mi informa che stai scrivendo un libro su questo viaggio.» «Mi piace scrivere.» Ho dato un pugno nella sua schiena. «Tu sei uno scrittore!» «Ssst!» «Ma è una buona carriera, giusto? » «Che cosa?» «Lo scrittore è molto nobiliare.» «Nobile? Non so.» «Hai già pubblicato dei libri?» «No, ma sono ancora molto giovane.» «E racconti li hai pubblicati? » «No. Be', sì... un paio.» «Come sono intitolati?» «Lascia perdere.» «Questo è un titolo di prima classe.» «No. Volevo dire proprio lascia perdere.» «Io avrei molta felicità di leggere i tuoi racconti.» «Probabilmente non ti piacerebbero.» «Perché lo dici?» «Non piacciono neanche a me.» «Oh.» «Sono esperimenti.» «Cosa vuol dire esperimenti?» «Che non sono veri racconti. Stavo soltanto imparando a scrivere.» «Ma tu un giorno avrai imparato di scrivere.» «Lo spero.» «È come diventare commercialista.» «Forse.» «Perché vuoi scrivere?» «Non so. Una volta pensavo che fosse la mia vocazione. No, non l'ho mai pensato invece. È solo una frase fatta» «No, non è vero. Io sento veramente che sono nato per fare il commercialista.» «Beato te.» «Forse tu hai la vocazione di scrivere?» «Non so. Magari. È un modo di dire orribile. Volgare.» «Non sembra orribile, e nemmeno volgare.» «È così difficile esprimersi.» «Capisco questo.» «Io mi voglio esprimere.» «Lo stesso è vero anche per me.» «Sto cercando la mia voce.» «È dentro la tua bocca.» «Voglio fare qualcosa di cui non avere vergogna.» «Qualcosa di cui essere orgoglioso, giusto?» «Neanche. È solo che non voglio vergognarmene.» «Ci sono tanti scrittori russi pregiati, giusto?» «Oh, certo. In quantità.» «Tolstoj, giusto? Lui ha scritto Guerra e anche Pace che sono libri pregiati e ha anche vinto il Premio Nobel della Pace per la Letteratura, se non mi sbaglio.» «Tolstoj, Belyj, Turgenev.» «Una domanda.» «Sì?» «Tu scrivi perché hai qualcosa da dire?» «No.» «E se posso traslocare a un altro argomento: quanta moneta guadagna un commercialista in America?» «Non so. Credo guadagnino un sacco di soldi, se sono bravi. O brave.» «Brave!» «O bravi.» «Ci sono anche commercialisti negri?» «Ci sono commercialisti afroamericani. Senti, Alex... è meglio che non usi quella parola lì.» «E commercialisti omosessuali?» «Ci sono omosessuali in tutti i mestieri. Ci sono netturbini omosessuali.» «Quanta moneta può guadagnare un commercialista negro omosessuale?» «È meglio che non usi quella parola.» «Quale parola?» «Quella prima di omosessuale.» «Quale?» «La parola che inizia per n. Cioè, non è perché inizia per n, ma...» «Negro?» «Ssst...» «Io i negri li sfagiolo.» «No, non dovresti usarla... veramente.» «Però li sfagiolo al massimo. Sono gente pregiata.» «Sì, ma è quella parola. Non è bella.» «Negro?» «Ti prego.» «Che cos'hanno i negri che non vanno?» «Ssst...» «Quanto costa una tazza di caffè in America?» «Oh, dipende. Più o meno un dollaro.» «Un dollaro! Ma è gratis! In Ucraina una tazza di caffè è cinque dollari!» «Oh, ma non intendevo il cappuccino. I cappuccini possono costare anche cinque, sei dollari.» «I cappuccini...» io ho detto elevando mani sopra di testa «... non c'è limite!» «Avete il latte macchiato in Ucraina?» «Che cos'è il latte macchiato?» «Oh, perché in America è molto figo. Davvero, te lo danno dappertutto.» «E in America avete i mocha?» «Certo, ma solo i bambini li bevono. Non sono fighi in America.» «Sì, è proprio uguale anche qui da noi. E abbiamo anche mochaccinos.» «Oh, già. Li abbiamo anche in America. Possono venire fino a sette dollari.» «E sono cosa grata?» «I mochaccinos?» «Sì.» «Be', piacciono a quelli che amano il gusto del caffè, ma anche la cioccolata calda.» «Capisco. E come sono le ragazze in America?» «Come sono?» «Sono molto informali con la loro scatolina, giusto?» «Questo lo dicono, ma nessuno che conosco ne ha mai incontrata una così.» «Tu sei carnale molto spesso?» «E tu?»| << | < | > | >> |Pagina 94Me la sono immaginata tante volte. Un po' piccola di statura anche per la sua età - non piccola in una maniera tenera, infantile, ma come lo può essere una bambina denutrita. Idem per la magrezza. Ogni sera, prima di metterla a letto, Yankel le conta le costole, come se nel corso della giornata una fosse potuta sparire diventando seme e terreno da cui un nuovo compagno crescendo gliel'avrebbe sottratta. Mangia a sufficienza ed è sana, almeno nel senso che non si ammala mai, ma il corpo sembra quello di una bimba malata cronica, una |
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