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| << | < | > | >> |Indice
Introduzione V
I. Uno sguardo a volo d'uccello 3
II. Crescita del reddito e ristagno
degli investimenti (1963-1969) 9
III.Un intermezzo: lo schema
interpretativo 15
Impreparazione e inadeguatezze,
p. 18 - Perché? Tre brevi flash,
p. 22 - Occasioni mancate, p. 32
IV. La grande inflazione (1970-1979) 35
Domanda e offerta di inflazione:
la domanda, p. 37 - L'offerta di
inflazione, p. 41 - La crisi di
metà decennio, p. 45 - Un tentativo
di stabilizzazione consensuale,
p. 48 - Eppur si muove, p. 54
V. Il grande debito (1980-1992) 59
Una stabilizzazione incompleta e
semi-conflittuale, p. 61 - Inflazione,
disavanzi, debito: tredici anni di
politiche, p. 64 - L'economia reale:
crescita, occupazione, Mezzogiorno,
imprese, p. 76
VI. Crisi politica e risanamento
macroeconomico (1992-1999) 83
La crisi finanziaria, p. 84 -
La crisi politica, p. 87 - La
stabilizzazione e le politiche
pubbliche: il metodo della
concertazione, p. 93 - Sviluppo,
occupazione, Mezzogiorno,
privatizzazioni, p. 99
VII.La politica come ostacolo e
come risorsa 109
Appendice 115
Note 123
Bibliografia 133
| << | < | > | >> |Pagina 3L'esposizione che segue copre un periodo molto lungo: quello che va dai primi anni Sessanta sino ai nostri giorni. Tale periodo comprende l'ultima parte della fase del grande sviluppo postbellico dei paesi industrialmente avanzati e l'intera fase successiva, a sviluppo più lento e instabile, nella quale tuttora viviamo. Dal punto di vista interno esso si estende da un «miracolo economico» reale ad un «miracolo» finanziario e fiscale: dal grande boom dei primi anni Sessanta al risanamento degli anni Novanta. Dopo aver sottolineato l'importanza dello snodo degli anni Settanta tra le due diverse fasi di sviluppo internazionale, queste pagine introduttive sorvolano l'intera vicenda sotto esame e spiegano le ragioni della periodizzazione adottata. Chiunque osservi lo sviluppo postbellico dei paesi europei (e, più in generale, dei paesi economicamente avanzati) non può non essere colpito da un fenomeno evidente: con alcune sfasature temporali e variazioni di intensità, in tutti questi paesi il ritmo dello sviluppo (il tasso di crescita del reddito e le variabili ad esso più strettamente collegate: tasso di crescita della produttività, tasso di crescita e quota nel reddito degli investimenti) si spezza nel corso degli anni Settanta. La rottura lascia nella prima parte - dalla fine della guerra sino agli anni Settanta - quella fase di travolgente crescita industriale che ha ricevuto le denominazioni più fantasiose (l'«età dell'oro», il «compromesso keynesiano», l'«accumulazione fordista», «les treinte glorieuses», ecc.); lascia nella seconda parte una fase di sviluppo assai più modesta, nella quale il tasso di crescita del reddito e della produttività (in media e grosso modo) si dimezzano, e il tasso di crescita e la quota nel reddito degli investimenti si riducono in proporzione (aumenta anche la turbolenza: la varianza del tasso di crescita è quasi doppia rispetto al periodo precedente). [...] Come vedremo, gli anni Settanta, tutti gli anni Settanta, sono caratterizzati da una forte ridistribuzione del reddito e del potere nei luoghi di lavoro a favore del lavoro dipendente, da tensioni sociali di inconsueta intensità, da una forte instabilità politica, da un problema di politica economica che sovrasta sugli altri e non viene mai efficacemente affrontato: quello dell'inflazione. È certo possibile periodizzare all'intemo degli anni Settanta, in particolare intorno al 1975: l'hanno fatto tanti e l'ha fatto anche chi scrive in altri lavori, un poco per far coincidere un punto di svolta interno con la più consueta tra le periodizzazioni della svolta internazionale, un poco perché dopo quella data effettivamente si attenua la spinta ridistributíva a favore del lavoro dipendente e i governi di solidarietà nazionale attuano un primo tentativo di affrontare seriamente, anche se senza successo, il problema dell'inflazione. Ma la vera rottura - nel clima sociale, negli equilibri politici, nelle politiche economiche - è quella che avviene all'inizio degli anni Ottanta, in cui il mutamento di regime internazionale appena imposto dagli Stati Uniti trova nel nostro paese governi e «clima» capaci di assecondarlo. Assecondarlo era inevitabile; e poi si tratterà di un «nuovo regime» all'italiana, in cui l'inflazione viene ridotta assai più lentamente che altrove in Europa e sovrapponendo ad essa un debito pubblico sempre più pesante; ma lo stacco rispetto agli anni Settanta è molto netto.
Fissati due punti cardine della periodizzazione che
adotteremo - in buona misura, e soprattutto il secondo,
attribuibili a influenze internazionali, ma anche
coincidenti con significativi mutamenti nell'impulso di
variabili politiche e sociali interne - è a queste ultime
che occorre soprattutto rivolgere l'attenzione per stabilire
gli altri. Due momenti di svolta si impongono con evidenza.
Il momento da cui parte il nostro racconto è costituito dal
primo intervento di politica economica fortemente
restrittivo dopo la stabilizzazione einaudiana del
1947-1948, attuato nel 1963 allo scopo di frenare le
tensioni infiazionistiche e lo squilibrio nella bilancia
dei pagamenti che si erano sviluppati nella fase finale del
miracolo economico. A differenza dei paesi a noi vicini, e
in condizioni internazionali favorevolissime, l'economia
(ma soprattutto la politica e la società) del nostro paese
dimostra di non essere in grado di sostenere uno sforzo di
accumulazione e di crescita prolungato, di far seguire ai
successi della prima industrializzazione degli anni
Cinquanta uno sforzo di modernizzazione - di «seconda
generazione», per così dire - coronato da un analogo
successo. Le restrizioni monetarie e fiscali del 1963 non
avrebbero di per sé alcun significato periodizzante: altri
paesi hanno dovuto ricorrervi per raffreddare momentanei
surriscaldamenti dell'economia, ma sono poi rapidamente
tornati sulla stessa pista di crescita che avevano dovuto
momentaneamente abbandonare. Non avviene così nel caso
italiano: il raggiungimento della piena occupazione nei
primi anni Sessanta e le tensioni sui mercati del lavoro che
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