Copertina
Autore Peter N. Stearns
Titolo Atlante delle culture in movimento
EdizioneBruno Mondadori, Milano, 2005, Sintesi , pag. 150, ill., cop.fle., dim. 240x210x8 mm , Isbn 978-88-424-9199-6
OriginaleCultures in Motion. Mapping Key Contacts and Their Imprints in World History [2001]
CuratoreCarlo Fumian, Giovanni Gozzini
LettoreAngela Razzini, 2005
Classe storia , storia antica , storia sociale , geografia , movimenti
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice

IX  Ringraziamenti
2   Premessa all'edizione italiana
6   Introduzione

    Parte prima
    I primi contatti culturali nell'età classica

12  1.  L'Egitto e il Medio Oriente: il contatto con la Grecia arcaica
18  2.  L'incontro tra ellenismo e India
24  3.  Il buddhismo e i nuovi contatti culturali in Asia
32  4.  La diaspora ebraica
40  5.  La diffusione del cristianesimo

    Parte seconda
    L'età postclassica e l'inizio dell'età moderna, 450-1750

50  6.  La diffusione dell'islamismo
60  7.  Lo scambio colombiano
66  8.  Il cristianesimo e le Americhe
72  9.  Il trasferimento di tecnologie in età premoderna
78  10. La diffusione della scienza
82  11. La diaspora africana

    Parte terza
    L'età moderna

92  12. La diffusione del nazionalismo
100 13. Colonialismo e decolonizzazione
108 14. Le concezioni imperialiste sulla donna
116 15. Le migrazioni internazionali
122 16. Lo sviluppo dell'arte internazionale
128 17. La diffusione del marxismo
138 18. La cultura internazionale del consumo

143 Indice dei nomi e dei luoghi

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 6

Introduzione


La nostra epoca conosce molti esempi di contatti culturali e le influenze e le conseguenze che essi hanno provocato sono ben note.


I missionari cristiani evangelici provenienti dall'Europa occidentale, e più spesso dagli Stati Uniti, portarono il proprio messaggio in Russia dove, nel 1997, il governo cercò di limitarne l'azione. Negli ultimi decenni l'opera missionaria ha generato anche uno dei più importanti cambiamenti culturali che si siano verificati nell'America Latina: la diffusione del fondamentalismo protestante. La disseminazione dei ristoranti McDonald's in Europa, in Asia e in Russia è una sfida alle scelte dei modelli alimentari tradizionali: il suo successo è fonte di cambiamenti importanti nel campo dei valori e nello stesso tempo li riflette. I periodici femminili indiani hanno aperto un dibattito sull'impatto delle immagini di amore romantico di stampo hollywoodiano su una cultura in cui i matrimoni combinati fanno parte della tradizione. In epoca moderna influenze significative viaggiano in entrambe le direzioni: tanto verso Occidente quando verso Oriente. Negli anni ottanta del Novecento le grandi corporation statunitensi furono invitate a imitare la cultura aziendale giapponese, che enfatizzava lo spirito di corpo e gli scambi di opinioni tra i gruppi di lavoratori.


Come è ovvio, i modelli odierni di contatto culturale non sono stati sempre prevalenti. L'Europa occidentale e gli Stati Uniti sono diventati fonti egemoni di influenza internazionale solo negli ultimi secoli. Prima del XVII secolo i contatti più significativi implicavano influenze provenienti dall'Asia e da alcune aree dell'Africa. Il ritmo dell'interazione culturale si è accelerato in epoca moderna con l'aumento del commercio mondiale e con il progresso delle tecnologie della comunicazione. Ma il tema del contatto ha origine nel passato più lontano. La Cina importò il buddhismo dall'India circa diciassette secoli or sono; e già da tempo, dopo il breve ma intenso scambio con gli eserciti di Alessandro Magno, gli artisti indiani rappresentavano gli dei indù in costume greco.


Il contatto culturale è un elemento di grande portata nella storia del mondo per due motivi tra loro connessi.

Prima di tutto, esso provoca eventi di ovvia drammaticità. Quale apporto potevano ricevere gli indiani d'America dall'incontro con i conquistatori europei e con i missionari, quando le loro credenze e i loro stili artistici si erano sviluppati, letteralmente, per millenni nel più totale isolamento? Come potevano i giapponesi, da tempo giustamente orgogliosi della propria cultura distintiva, accettare di importare la scienza e l'istruzione europee occidentali e americane alla fine del XIX secolo senza perdere il proprio orgoglio e la propria identità culturale?


In secondo luogo, il contatto è una delle grandi forze di cambiamento della storia del mondo. Lo sviluppo filosofico e scientifico dell'Europa occidentale non avrebbe potuto seguire le strade che calcò a partire dall'XI secolo se non avesse attinto alcuni prestiti dalla dottrina islamica (sia pure tra odio e paura dell'Islam). Il nazionalismo, uno dei temi della storia mondiale moderna, fu un prodotto del contatto culturale con l'Europa occidentale; ironicamente, esso facilitò lo scambio nella stessa misura in cui lo intralciò.


In questo libro esporremo un certo numero di casi esemplari di culture in movimento a partire dalle prime civiltà per giungere ai giorni d'oggi, avvalendoci anche di carte e di altri materiali. Il nostro scopo, più che presentare una ricerca di vasta portata, è quello di esplorare i contatti più importanti. Nello studio di molti episodi chiave di contatto culturale, di culture in movimento geografico, ci fonderemo su due definizioni fondamentali la prima di carattere culturale e la seconda riguardante le circostanze che fecero da sfondo al contatto per comprendere il motivo per cui, in genere, questo porta con sé sfide e controversie significative.


La cultura di una società comprende le sue credenze e i suoi valori fondamentali, oltre agli stili e ai metodi impiegati per esprimere quelle credenze e quei valori. Noi esseri umani abbiamo bisogno di sistemi di credenze elaborati perché, come specie, i nostri istinti innati sono piuttosto modesti. Non ci serve la cultura per imparare a evitare le fiamme o ad allattare i neonati, ma abbiamo bisogno di credenze o di ipotesi che ci indichino quale tipo di famiglia formare o come affrontare la morte, o anche se il sole ritornerà quando ci troviamo nell'oscurità dell'inverno. La fiducia più nella cultura che nell'istinto aiuta gli individui ad adattarsi alle situazioni più varie: per essere una specie complessa, gli esseri umani sono straordinariamente adattabili ai diversi ambienti. Ma la stessa fiducia significa che tra un'area e quella vicina si può sviluppare una grande varietà di sistemi di credenze diversi. Talvolta le culture possono anche stimolare una negazione dell'istinto, e questo avviene per esempio quando le società arrivano a credere che l'allattamento al seno sia sconveniente o dannoso per la salute e, per nutrire i neonati, si rivolgono ad altri metodi.


All'inizio le culture si svilupparono in un grande isolamento. Durante la lunga fase della storia umana caratterizzata dalla caccia e dalla raccolta gli individui dovevano coprire aree geografiche molto vaste. Entro il 10000 a.C., alla vigilia della rivoluzione agricola, tutta la Terra poteva essere popolata da una decina di milioni di individui, che però erano sparsi su quasi tutte le terre abitabili. Naturalmente, i gruppi di cacciatori e raccoglitori, composti da un'ottantina di individui ciascuno, avevano contatti gli uni con gli altri. Ma i gruppi di una regione potevano sviluppare credenze molto diverse da quelle dei gruppi della regione adiacente. Potevano parlare lingue differenti (la lingua riflette le convinzioni e inoltre vincola le credenze), potevano avere concezioni differenti su certe particolari divinità o sugli elementi della natura, o anche sull'interpretazione di ciò che accade dopo la morte. Nei vari gruppi regionali si svilupparono identità fondate sulle proprie credenze, come per esempio la consapevolezza che altre aree avevano credenze e stili differenti (e, come spesso si credeva, inferiori).


L'isolamento non fu mai assoluto, sia perché molto spesso la specie umana ha avuto bisogno di migrare, sia perché l'impulso a intrattenere contatti commerciali si sviluppò molto presto. Alcuni contatti iniziali furono dovuti agli spostamenti di successive specie di umanoidi, per lo più dall'Africa verso l'Asia e l'Europa, ma anche dall'Asia verso le Americhe, l'Australia e le isole del Pacifico. Le migrazioni successive non solo diffusero le specie geograficamente, ma permisero pure il contatto con i progressi tecnologici ivi compresa, alla fine, la stessa agricoltura. E vi furono pure indubbie implicazioni culturali: attraverso il contatto gli individui poterono apprendere nuove fedi religiose o nuove forme artistiche. Tuttavia, nella maggior parte dei casi non disponiamo di prove specifiche sulle idee che furono scambiate. Eppure, anche quando si riconosca che l'interazione è una costante dell'umanità, bisogna osservare il forte grado di delimitazione degli spazi entro i quali le prime società svilupparono le loro diverse specificità. Anche società che maturarono relativamente vicine, come l'Egitto e il Medio Oriente dopo il 3500 a.C., e che condivisero un contatto periodico attraverso il commercio e la guerra, dettero vita a religioni e a forme artistiche molto differenti, e perfino a diversi atteggiamenti collettivi di base, come l'ottimismo o il pessimismo. Questo tipo di differenze contribuì a rendere il contatto successivo allo stesso tempo vantaggioso e destabilizzante.


Fin dalla fase della caccia e della raccolta una parte importante della storia umana ha implicato contatti tra una cultura regionale e quella vicina. Lo sviluppo dell'agricoltura, che ebbe inizio verso il 9000 a.C., incoraggio il contatto in almeno due sensi. Prima di tutto, alcune popolazioni agricole dettero luogo a movimenti in espansione (con l'avvento dell'agricoltura il tasso di natalità aumentò). A loro volta, queste popolazioni si sparsero su altre aree in cui riuscirono a soppiantare i gruppi preesistenti o a fondersi con essi. Le guerre di conquista territoriale tra regioni confinanti rappresentarono una forma specifica di questo processo. In secondo luogo, la maggior parte delle società agricole produsse eccedenze e dette luogo a specializzazioni che stimolarono il commercio il quale, a sua volta, per sua specifica natura, provocò contatti ulteriori. Talvolta il contatto fu talmente ampio che due culture si fusero fino a diventare una sola, creando aree culturali più vaste. Le civiltà, particolarmente a partire dall'età classica, furono il risultato di questo processo di integrazione delle culture in unità più ampie, come nel caso della Cina e dell'India. Spesso, però, l'interazione culturale non riuscì a operare una fusione completa, anche se comportò ugualmente un'influenza reciproca significativa.


Il contatto tra due culture poteva avere un grande impatto proprio perché spesso le differenze erano consistenti. Dal contatto potevano nascere idee religiose o scientifiche; gli artisti potevano fare riferimento a stili diversi. Ma poteva anche accadere che una cultura, nello sforzo di ridurre l'interazione e di preservare i valori preesistenti, si richiudesse in se stessa; anche questo comunque rappresentava un cambiamento. Alcuni contatti culturali furono del tutto accidentali, come conseguenze di una guerra, di un'invasione o del commercio, senza per questo risultare sgraditi. Qualche contatto, però, poté anche essere il risultato di una ricerca deliberata, come accadeva quando una società cominciava a imitare taluni aspetti di una cultura vicina. Una variante fondamentale dipendeva dal grado di apertura al mondo esterno di una data cultura. Alcune società, spesso grazie a esperienze precedenti, presero l'abitudine di studiare le credenze e gli stili delle altre per poi sceglierne i tratti che potevano essere incorporati nelle proprie tradizioni. Altre svilupparono l'impulso a opporre resistenza a questo genere di influenze. Fin dai primi stadi della storia del mondo il ventaglio di reazioni al contatto fu molto ampio.


In realtà, gran parte dello studio della storia del mondo implica l'osservazione del modo in cui le società si sono confrontate con le opportunità culturali: se le hanno ricercate, se vi si sono adattate sotto costrizione o se hanno resistito loro attivamente. E, come è ovvio, le reazioni cambiano nel tempo. All'inizio del XXI secolo, per esempio, molte delle società più importanti dimostrano una certa volontà di imparare dalle altre culture ma si sono sviluppate anche alcune reazioni all'eccesso di ricettività e a favore di tradizioni religiose o nazionali, reali o immaginarie. Un modo fondamentale per capire le influenze e le sensibilità interculturali dei nostri giorni è lo studio dei modelli del passato.


Come si è visto, i contatti tra popoli che possedevano modelli di credenze e di stili ben definiti cominciarono presto; il motivo è semplice, e sta nella frequente mobilità delle popolazioni. Nella storia del mondo la valutazione dei contatti estensivi diventa più facile quando, a partire dal 3500 a.C., nelle principali valli fluviali asiatiche e africane si formarono le prime civiltà.


Per loro stessa natura, le civiltà erano più vaste di quasi tutte le aree culturali precedenti. Per lo più, esse godevano di eccedenze agricole maggiori che consentirono la nascita di città più grandi, ma anche l'insorgere di ineguaglianze sociali più pronunciate. Le loro istituzioni governative ebbero un carattere più formalizzato. Spesso queste caratteristiche comportavano sforzi più espliciti (talvolta condotti dai governi) per diffondere una cultura comune all'interno della civiltà stessa e anche per enfatizzare le proprie differenze rispetto alle credenze e agli stili di altre società. La civiltà, in altre parole, influenzava il processo del contatto, rendendolo in qualche modo più stimolante. Contemporaneamente, però, molti popoli furono a lungo esclusi dalle civiltà; alcuni gruppi nomadi, in particolare, svilupparono proprie credenze e istituzioni di grande importanza e, muovendosi lungo le frontiere delle civiltà, contribuirono a far loro evitare un isolamento completo.


Nel corso dell'età classica della storia del mondo, che ebbe inizio dopo il 1000 a.C., diverse civiltà si adoperarono per diffondere culture coerenti in zone più ampie, come la Cina, l'India e l'area mediterranea. Il contatto tra queste culture più ampie fu raro, ma potenzialmente molto importante. Dopo il declino dei grandi imperi della classicità, per lo più entro il V secolo d.C., le interazioni culturali diventarono più ampie, in particolare in seguito alla diffusione delle religioni che svolgevano attività missionaria il buddhismo, il cristianesimo e l'islamismo e anche grazie allo sviluppo di reti commerciali internazionali più regolari. Durante il periodo postclassico vari generi di contatto culturale subirono un'accelerazione. Dal 1450 al 1750 cioè durante i primi secoli dell'età moderna della storia mondiale alcune società si sforzarono di evitare qualunque contatto, mentre altre furono soggette a influenze esterne nuove e spesso non ben accette. Le interazioni tra le culture americana, europea e africana furono un elemento nuovo e vitale della storia del mondo. Tra il 1750 e l'inizio del XX secolo le nuove tecnologie dei trasporti e delle comunicazioni, oltre alla crescente potenza dell'Europa occidentale rispetto al resto del mondo, spinsero quasi tutte le società a interrogarsi sul che fare di fronte all'esempio culturale fornito dall'Europa occidentale. Infine, nel XX secolo, gli ulteriori e più massicci cambiamenti avvenuti nelle comunicazioni e nel commercio, uniti a una complessa modificazione dell'equilibrio dei poteri, ridefinirono di nuovo la questione del contatto culturale.


Il contatto culturale, insomma, ha sperimentato molte interazioni a seconda dei modelli commerciali internazionali, della tecnologia dominante nel periodo dato e anche, semplicemente, a seconda della volontà di diffondere le credenze o della riluttanza a farlo. In questo libro esporremo alcuni tra i principali episodi chiave di contatto, unendovi una breve descrizione di ogni periodo in ordine cronologico. La cultura ciò in cui gli individui credono e ciò che le loro convinzioni li inducono a fare è uno degli aspetti più affascinanti della specie umana e della sua lunga storia. Proprio perché le culture sono alla base dell'identità e spesso provocano una resistenza al cambiamento in nome di presupposti consolidati, lo studio delle varie conseguenze degli incontri culturali offre una chiave di lettura di alcuni dei processi più ampi verificatisi nel corso della storia del mondo.


Tre punti conclusivi. Primo: in questo libro non ci occuperemo di tutti i casi di contatto culturale, anche dopo le prime fasi della storia dell'uomo. Al contrario, abbiamo scelto i casi esemplari più importanti in cui sistemi di credenze (religiose, politiche o organizzative) si sono diffusi con maggiore ampiezza. Il che permette una comprensione di come avviene il processo di contatto culturale che possa essere applicabile anche ad altri esempi, sia del passato sia contemporanei.


Secondo: i casi indagati illustrano chiaramente la complessità delle conseguenze del contatto interculturale, che possono essere valutate in modo differente. I contatti portano idee nuove, talvolta enormemente creative e liberatorie. Ma possono anche minare tradizioni e identità preziose. E questo aiuta a spiegare perché spesso i contatti producano reazioni inattese e talvolta negative, e anche perché molti individui, nelle società interessate, si chiedano legittimamente se non sarebbe stato meglio rimanere isolati. I capitoli che seguono consentono di analizzare questi diversi risultati e anche di apprezzare l'ingegnosità con cui l'uomo progetta le combinazioni delle influenze culturali.


Infine, il contatto culturale avviene spesso in società dotate di gradi diversi di potere, il che può fare apparire una cultura "superiore" ad altre. Ma, in realtà, significa solo che le idee e gli stili di quella società sono associati a un determinato successo militare o economico e non che essi sono, in linea di principio, più veri o migliori. Seguire le potenti ramificazioni del contatto culturale è parte essenziale dell'analisi. Questo è vero per il primo periodo della civiltà, ma lo è anche per l'epoca in cui divenne dominante quella che viene talvolta chiamata civiltà occidentale (la civiltà che si sviluppò nell'Europa occidentale e si estese, in larga misura, a varie aree come gli Stati Uniti).


Ma qui entra di nuovo in gioco il meccanismo della complessità: le culture che sono superiori in termini di potere, solo di rado trionfano del tutto, pure quando le loro classi dirigenti ritengono di avere vinto; e anche le culture "superiori" subiscono l'influenza delle idee con cui entrano in contatto.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 52

Dalla sua base nel Medio Oriente e nel Nordafrica, l'islamismo si diffuse in diverse aree dell'Europa meridionale, dell'Africa subsahariana, dell'Asia centrale compresa la Cina occidentale dell'India e del sudest asiatico. Le date e le modalità della diffusione variarono da un caso all'altro. Per dare ragione del modo in cui l'islamismo fece presa, bisogna assolutamente tenere conto della variabile dell'equilibrio tra la conquista da un lato e il commercio e l'esempio spirituale dall'altro. Un'ulteriore discriminante, quando la diffusione dell'islamismo fu dovuta soprattutto alla persuasione, è quella dei rapporti tra le élite e le masse nelle aree riceventi. In alcuni casi, le élite e le classi di governo si convertirono per prime, attirate tanto dalla religione quanto dal fatto che essa guardava con rispetto ai mercanti e registrava successi politici; in questi casi, a loro volta le élite propagarono ulteriormente la religione. In altri casi la conversione cominciò tra il popolo, e questo si verificò quando i maestri sufi interagirono con i villaggi rurali.


Inevitabilmente, dato che l'islamismo si manifestava in aree di credenze e di stili tradizionali differenti, si determinò un amalgama culturale. Alcune aree accolsero la religione nella sua interezza, facendo propri anche gli stili artistici a essa associati come l'architettura delle moschee e la ricchezza delle decorazioni dovute al fatto che la religione stessa si sforzava di proibire la rappresentazione della figura umana e degli animali. Altre aree, però, pur accettando la religione, non ne accolsero alcuni tratti specifici riguardanti l'arte o la vita familiare. Si ebbe quindi una varietà di modelli di sincretismo, o di misture culturali. Infine, alcune aree assistettero contemporaneamente allo sviluppo di un'importante minoranza musulmana e alla resistenza opposta dalla cultura maggioritaria. Individuare la geografia dell'Islam vuol dire esplorare questi esiti importanti e vari.


L'islamismo e l'Europa

La nascita dell'Islam ingenerò timori e odio nell'Europa cristiana, che presto nella nuova religione identificò un rivale potente e, in realtà, di gran lunga superiore. Le crociate promosse dagli europei alla fine dell'XI secolo avevano lo scopo di strappare la Terra Santa ai musulmani, ma il loro successo fu effimero. L'ostilità verso l'islamismo è ancora oggi uno dei problemi principali nella storia d'Europa. Da parte loro, i musulmani guardarono spesso con disprezzo all'arretratezza e alla grossolanità degli europei e, quando la potenza dell'Europa si accrebbe, scartarono talvolta puntigliosamente le opportunità di imitarla e di interagire con essa.


Tuttavia, alcuni contatti furono significativi. I musulmani fecero due diverse scorrerie in Europa: la prima provocò una massiccia fusione culturale che si rivelò vitale per la storia europea e anche, in seguito, per quella americana, mentre la seconda insediò una presenza musulmana durevole e attiva ancora ai nostri giorni.


Le conquiste del VII secolo in Spagna furono dovute alle rapide incursioni degli arabi del Nordafrica. Entro il 732 gli arabi avevano occupato tutta la penisola iberica, a eccezione di un territorio residuo nel nordest. Gli eserciti franchi li sconfissero in Francia, impedendo ulteriori avanzamenti e una breve occupazione della Sicilia e di altre isole italiane fu respinta da controinvasioni cristiane. Tuttavia, il dominio musulmano in Spagna e in Portogallo ebbe conseguenze vitali. La classe di governo islamica, pur non cessando di mostrare grande tolleranza nei confronti dei sudditi cristiani, mise a punto un'elaborata struttura politica e culturale. Moltissimi spagnoli si convertirono sia grazie all'influenza esercitata dalla conquista sia a seguito del successo dei musulmani. Anche dopo la loro cacciata, gli stili artistici musulmani continuarono a lungo a influenzare l'architettura e la decorazione spagnole. Le tradizioni si mescolarono anche nella musica (non si deve dimenticare che la chitarra è uno strumento arabo) e in seguito dalla Spagna i nuovi stili si diffusero nelle Americhe. Alcuni centri culturali, come per esempio Toledo, attirarono studiosi di tutta Europa ansiosi di fare tesoro della scienza e della filosofia musulmane ed ebraiche; ciò che ne risultò contribuì a spronare il cambiamento e il progresso della vita culturale europea.


Dal X secolo, mentre si verificavano tutte queste proficue interazioni, gli eserciti cristiani prepararono un solido contrattacco a partire dal nord della Spagna, di cui a poco a poco riconquistarono tutto il territorio. La forza del cristianesimo e, ironicamente, le limitate opportunità commerciali dell'Europa arretrata impedirono la propagazione dell'influenza musulmana. La ritirata fu inesorabile, in particolare quando il mancato consolidamento politico degli arabi in Medio Oriente e in Africa lasciò isolati i musulmani al governo della Spagna. Nel 1492 l'ultima sacca rimasta, a Granada, fu scacciata dagli eserciti uniti della monarchia spagnola di Ferdinando e Isabella.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 78

10. La diffusione della scienza


La rivoluzione scientifica del XVII secolo in Europa occidentale ebbe, nell'immediato, ripercussioni drammatiche per la cultura occidentale e, sul lungo termine, anche per le culture delle altre aree del mondo. Le scoperte scientifiche relative alla circolazione sanguigna o alle leggi di gravità o, ancora, al movimento dei pianeti non si limitarono a fornire nuove conoscenze sui meccanismi della natura. Esse svilupparono, inoltre, metodologie formali coniugando la generalizzazione, spesso con l'utilizzo della matematica più avanzata, e l'indagine empirica, così che la conoscenza poté fare ulteriori progressi. Ed elevarono, infine, la posizione della scienza e del pensiero razionale nel campo culturale più generale, riducendo gradualmente la credibilità della fede religiosa.


A dire il vero, il termine "rivoluzione scientifica" può essere fuorviante. Secondo l'affermazione di Steven Shapin non vi fu un'autentica rivoluzione scientifica, intesa come un insieme di procedure compiutamente coerenti e standardizzate intese a sviluppare le conoscenze scientifiche. Per penetrare il mondo della natura gli scienziati non perseguirono un processo unico, ma svilupparono piuttosto una serie di procedure culturali. Per di più, molte nuove scoperte non ebbero alcun impatto pratico immediato, benché alcuni ricercatori, tra cui Francis Bacon nel XVII secolo, pronosticassero fiduciosi che la scienza avrebbe aperto la strada ai progressi della tecnica. Scoperte come quella inerente alla circolazione sanguigna non furono rilevanti per la medicina, quanto meno fino al XIX secolo. L'insieme di scoperte scientifiche cambiò il clima intellettuale dell'Europa occidentale, ma fu un fenomeno complesso.


La nuova scienza europea non nasceva dal nulla. La Cina aveva una tradizione scientifica molto antica e molto affermata, ma diversa da quella che finì per essere chiamata la scienza moderna. La nuova scienza europea si basava in gran parte su osservazioni empiriche ed era priva di più ampie generalizzazioni sulla natura: per queste ragioni non riuscì a conquistare un posto di riguardo presso la cultura cinese. (I seguaci del confucianesimo, in particolare, mostrarono raramente un interesse profondo). Per di più, nel XVII e nel XVIII secolo la creatività scientifica stava declinando. Il Medio Oriente era il centro di un'altra tradizione dinamica, basata in parte su quella stessa scienza greca che aveva concorso a stimolare l'Europa occidentale. A partire all'incirca dal XII secolo, tuttavia, a causa del crescente fervore religioso la scienza mediorientale rimaneva arretrata, e l'ostilità verso le lezioni dell'Europa cristiana frenò le risposte ai progressi conseguiti in Occidente. Per un certo periodo, dunque, l'Occidente sembrò ergersi da solo nel suo nuovo ruolo di avanguardia scientifica.


La forza del pensiero scientifico, tuttavia, e la sua associazione reale o immaginaria con altri aspetti del progresso occidentale, tra cui quelli tecnologici, spinsero inevitabilmente le altre società all'imitazione man mano che prendevano coscienza dei nuovi sviluppi. Singoli intellettuali affascinati dall'innovazione, governanti desiderosi di far progredire le proprie società grazie a nuove ricerche: tutto un esercito di persone poté subire il fascino della nuova scienza. L'inserimento dei nuovi modelli di formazione scientifica nei sistemi scolastici, quali si svilupparono nel XIX e nel XX secolo nel mondo occidentale e altrove, fu un passo importantissimo per il nuovo orientamento delle culture mondiali.


In ultima analisi, possiamo affermare che tutte le società del globo sono state influenzate dalla forza dell'istruzione e del pensiero scientifico. Dal XX secolo, la scienza fa parte dei piani di studio scolastici di ogni paese, sia nei cicli di istruzione primaria sia, ancora più ovviamente, nella formazione superiore destinata alle élite.


I convegni di studio internazionale per aver accesso all'istruzione scientifica sono stati un'altra occasione vitale del contatto culturale. A seconda delle proprie risorse economiche, quasi tutti i paesi hanno formato ricercatori scientifici, i cui contatti in occasione di incontri internazionali hanno dato vita a uno dei più importanti rapporti tra civiltà del mondo contemporaneo. L'influenza dell'Occidente e l'impegno di una moltitudine di nuove o risorte nazioni hanno contribuito a estendere la forza creativa globale della scienza.


La tempestività e l'intensità dell'interesse nei confronti della scienza dell'Europa occidentale furono, comunque, meno omogenee di quanto gli esiti finali potrebbero far pensare. Diverse società manifestarono una sensibilizzazione precoce. Nelle colonie nordamericane, per esempio, alcuni cultori della scienza cominciarono a scambiare informazioni con gli scienziati europei e, già entro la fine del XVIII secolo, furono in grado di svolgere alcune ricerche per proprio conto. Al contrario, in Medio Oriente, l'impero ottomano ignorò a lungo la scienza occidentale, limitandosi ad ammettere, nel XVIII secolo, alcuni medici europei alla corte del sultano e mantenendo una posizione di sostanziale isolamento nonostante i contatti frequenti con l'Europa.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 103

La prima guerra mondiale non aveva mietuto vittime soltanto tra le popolazioni europee. Centomila soldati indiani erano morti nelle Fiandre e in Medio Oriente al seguito delle truppe inglesi, ventimila erano stati i caduti tra i quasi duecentomila africani del Maghreb che si erano arruolati nell'esercito francese. I bianchi avevano preteso un drammatico tributo di sangue dagli abitanti delle colonie e il primo ministro inglese Lloyd George aveva accettato che nel suo governo di guerra sedessero con pari dignità anche i rappresentanti dei dominion dell'impero britannico. Ma proprio quei soldati che venivano da così lontano erano stati spettatori di un massacro di vite umane che ai loro occhi aveva fortemente incrinato il mito di una civiltà europea superiore. Al tempo stesso, tra i motivi di quella guerra avevano incontrato idee di indipendenza e libertà che potevano trovare applicazione anche al passato di soggezione e sfruttamento dei loro paesi d'origine. Tra i "Quattordici punti" proposti dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson come base per un nuovo ordine Internazionale figurava anche l'istituto del mandato che stabiliva il principio della salvaguardia degli interessi dei popoli nativi delle colonie e limitava la presenza della potenza coloniale europea a un aiuto per il raggiungimento della capacità di autogoverno.


In Asia la reazione nazionalista si accompagnò alla diffusione del marxismo. Mao Zedong e Ho Chi Min, i leader indipendentisti di Cina e Vietnam, erano militanti dell'Internazionale Comunista. I movimenti anticoloniali da loro diretti vinsero coniugando questione nazionale e questione sociale, grazie a un'energica azione di riforma agraria che espropriò i grandi latifondi e distribuì la terra ai contadini. Proprio in questo ambiente rurale si sviluppò la guerriglia partigiana degli eserciti indipendentisti. Nella colonia olandese dell'Indonesia, invece, il risveglio del sentimento nazionale venne guidato all'inizio da un partito musulmano, il Saraket Islam, cui si contrappose negli anni venti il partito comunista indonesiano. Nel 1927, in alternativa alla religione islamica e all'ideologia marxista, venne fondato il Partito nazionale, che sotto la guida di Akmed Sukarno si pose l'obiettivo di un'indipendenza limitata alla politica interna, secondo il modello del Commonwealth britannico.


Ancora diversa fu l'esperienza indiana, dominata dalla guida spirituale di Gandhi: l'indipendenza dell'India significava la ricerca di una via di sviluppo alternativa a quella occidentale, fondata sul rifiuto della civiltà industriale e il rilancio del khaddar, la filatura e tessitura a mano, nel quadro del boicottaggio delle merci di importazione inglese e del ritorno a un'economia di autoconsumo contro la corruzione commerciale introdotta dall'Occidente. Gandhi però si lanciava anche contro le incongruenze più ingiuste della pratica religiosa indiana come la condizione degradante della donna e il dogma dell'intoccabilità che condannava alla segregazione e alla miseria la casta dei paria, cioè dei cittadini più poveri e destinati ai lavori più degradanti. La sua pratica di lotta non violenta, condotta attraverso scioperi della fame e campagne di boicottaggio dei prodotti soggetti al monopolio britannico, ebbe alla lunga ragione della dominazione straniera.


In gran parte dell'Asia una svolta decisiva avvenne con l'espansione giapponese che nel corso della seconda guerra mondiale sconfisse le potenze coloniali: la Francia in Indocina, l'Olanda in Indonesia, la Gran Bretagna in Birmania. In ognuno di questi paesi l'effetto delle truppe giapponesi fu simile a quello degli eserciti napoleonici nell'Europa di primo Ottocento: un grande impulso allo sviluppo di sentimenti nazionali che legavano l'idea dell'indipendenza all'idea di una grande riforma costituzionale e sociale.


Tra gli effetti del dominio straniero vi fu anche una radicalizzazione in senso politico della religione musulmana. L'Islam, infatti, rappresentava insieme una fede e un codice etico che definiva le regole della convivenza civile: il movimento panislamico fondava su questa base un'ideologia politica, non nazionalista ma universalistica, di totale contrapposizione al mondo occidentale. La società dei Fratelli Musulmani, fondata nel 1928 e rapidamente diffusasi in Iran, Pakistan, Egitto e Algeria, imputava il ritardo della nazione araba proprio a un allontanamento dalla religione e proponeva un modello di società radicalmente alternativa, priva di partiti politici, legata alla shari'a (la legge canonica fissata nel Corano) e all'educazione religiosa, ispirata a un controllo della morale dei cittadini da parte dello stato.

| << |  <  |