Copertina
Autore August Strindberg
Titolo La stanza rossa
EdizioneSansoni, Firenze, 1963 , pag. 283, dim. 115x190x15 mm
OriginaleRöda Rummet [1879]
TraduttoreCarlo Picchio
Classe narrativa svedese
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Indice


I      Il panorama di Stoccolma          7
II     I due fratelli                   19
III    I coloni di Lill Jans            27
IV     Il padrone e i suoi cani         39
V      Dall'editore                     56
VI     La Stanza Rossa                  65
VII    I successori di Gesù Cristo      79
VIII   Povera patria!                   85
IX     Direttive                        95
X      «Berretta Grigia», Società
       Pubblicitaria per Azioni        100
XI     Felicità                        110
XII    La Compagnia «Tritone» di
       Assicurazioni Marittime         119
XIII   I disegni della Provvidenza     128
XIV    Assenzio                        137
XV     L'Anonima Teatrale «La Fenice»  149
XVI    Sui Monti Bianchi               160
XVII   Natura                          173
XVIII  Nichilismo                      177
XIX    Dal camposanto all'osteria      187
XX     Sull'altare                     198
XXI    Un'anima a mare                 203
XXII   Tempi difficili                 209
XXIII  Udienze                         216
XXIV   La Svezia                       222
XXV    L'ultima mossa del giuoco       238
XXVI   Epistolario                     253
XXVII  Guarito!                        261
XXVIII Di là dalla tomba               265
XXIX   Rassegna                        274

 

 

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Pagina 15 [ inizio libro ]

I / Il panorama di Stoccolma

Era una sera dei primi di maggio. Sul Monte di Mosè, nella parte meridionale della città, il piccolo giardino non s'era ancora aperto al pubblico, e nessuno ancora ne aveva lavorate le aiuole. Fra i cumuli delle foglie cadute l'anno prima i bucaneve s'erano già aperta la via e stavano adesso conchiudendo la loro breve giornata per far largo ai fiori del croco che s'erano intanto rifugiati sotto uno sterile pero. I sambuchi aspettavano per fiorire il vento del sud, mentre i tigli già offrivano, nelle lor gemme ancor chiuse, filtri d'amore ai fringuelli che, tra tronco e ramo, avevano incominciato a costruire i loro nidi di treccia.

Sulla ghiaia dei sentieri non s'era posato ancora alcun piede umano da quando la neve dell'ultimo inverno s'era sciolta, e così animali e fiori trascorrevano la loro vita senza affanni. I passeri si davano un gran da fare a racimolar del bottino che poi nascondevano sotto i tegoli della Scuola di Nautica. Trasportavano dei frammenti di cartucce degli ultimi fuochi artificiali, raccattavano fili di paglia fra gli alberelli che, l'anno innanzi, erano usciti dal vivaio di Rosendal. Nulla sfuggiva ai loro occhietti! Scovavano minuscoli brandelli di tulle nelle pergole e, tra le scheggie d'un piede di panchina, riuscivano a trar fuori ciuffetti di peli di cani che s'erano abbaruffati là presso nel San Giuseppe dell'anno prima. Era davvero un bel vivere, e anche un bel battagliare!

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