Copertina
Autore Patrick Süskind
Titolo Il Profumo
EdizioneLonganesi, Milano, 1996 [1985], La Gaja Scienza 144 , pag. 261, dim. 145x213x20 mm , Isbn 88-304-0587-6
OriginaleDas Parfum [1985]
TraduttoreGiovanna Agabio
LettoreRenato di Stefano, 1999
Classe narrativa tedesca , sensi
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Pagina 9 [ inizio libro ]

1


Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-just, Fouché, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell'oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.

Al tempo di cui parliamo, nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro di vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali.

Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c'era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. li contadino puzzava come il prete, l'apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, perfino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra, sia d'estate sia d'inverno. Infatti nel diciottesimo secolo non era stato ancora posto alcun limite all'azione disgregante dei batteri, e così non v'era attività umana, sia costruttiva sia distruttiva, o manifestazione di vita in ascesa o in declino, che non fosse accompagnata dal puzzo.

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Pagina 24

4


Madame Gaillard, sebbene non avesse neppure trent'anni, aveva già vissuto la propria vita. Esteriormente dimostrava l'età che in realtà aveva, e nello stesso tempo due, tre, cento volte di più, proprio come la mummia di una ragazza; ma interiormente era già morta da tempo. Quando era bambina suo padre le aveva dato un colpo sulla fronte con l'attizzatoio, poco più su della radice del naso, e da allora lei aveva perso l'olfatto e qualsiasi senso di calore umano e di freddezza umana e soprattutto qualsiasi passione. Quell'unico colpo l'aveva resa estranea alla tenerezza come all'avversione, estranea alla gioia come alla disperazione. In seguito, quando andò a letto con un uomo, non provò nulla, e nulla provò quando partorì i propri figli. Non portò il lutto per quelli che le morirono e non si rallegrò per quelli che le restarono. Quando il marito la picchiava non si scomponeva, e non provò nessun sollievo quando lui morì di colera all'Hótel-Dieu. Le uniche due sensazioni che conosceva erano un lievissimo offuscamento dell'animo quando si avvicinava l'emicrania mensile, e un lievissimo rasserenamento dell'animo quando l'emicrania se ne andava. Per il resto questa donna insensibile non provava nulla.

D'altra parte... e forse proprio a causa della sua totale mancanza di emozioni, Madame Gaillard possedeva un senso spietato dell'ordine e della giustizia. Non prediligeva nessuno dei bambini a lei affidati e non ne trascurava nessuno. Somministrava tre pasti al giorno e non un solo boccone di più. Cambiava le fasce ai piccoli tre volte al giorno e solo fino a quando compivano due anni. Dopo questo termine, chi continuava a farsela addosso riceveva un ceffone senza alcun rimprovero e un pasto in meno. Madame Gaillard spendeva la metà esatta della retta per i suoi pupilli, e teneva per sé l'altra metà esatta. Nei tempi buoni non cercava di aumentare il suo guadagno, ma nei tempi duri non lasciava perdere neppure un soldo, neanche quando si trattava di vita o di morte. Diversamente il mestiere non sarebbe più stato redditizio. Aveva bisogno di denaro. Aveva fatto i suoi conti con precisione estrema. Da vecchia voleva assicurarsi un vitalizio e inoltre avere abbastanza da potersi permettere di morire in casa, anziché crepare all'Hotel-Dieu come suo marito. Anche la morte di lui non le aveva fatto né caldo né freddo. Ma aveva orrore di quella morte pubblica, assieme a centinaia di estranei. Voleva potersi permettere una morte privata, e per questo le occorreva tutto il margine di guadagno proveniente dalla retta. C'era l'inverno, è vero, e in quel periodo su due dozzine di piccoli pensionanti ne morivano tre o quattro. Tuttavia anche così se la cavava sempre molto meglio della maggior parte delle altre madri adottive, e il suo reddito superava di gran lunga quello dei grandi brefotrofi statali o religiosi, la cui percentuale di perdite spesso ammontava a nove decimi. Poi c'era anche molto ricambio. Ogni anno Parigi produceva più di diecimila nuovi trovatelli, bastardi e orfani. In tal modo era possibile consolarsi di più d'un ammanco.

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Pagina 44

Stava quasi male per l'eccitazione. Non era ancora riuscito a scoprire neppure la direzione da cui veniva l'odore. Talvolta, prima che un minimo soffio gli alitasse incontro, passavano minuti, e ogni volta era sopraffatto dall'orribile angoscia di averlo perso per sempre. Infine lo salvò l'estrema speranza che l'odore arrivasse dall'altra riva del fiume, da qualche luogo in direzione sud-est.

Si staccò dal muro del Pavillon de Flore, s'immerse tra la folla e si fece strada attraverso il ponte. Ogni due passi si fermava, si alzava sulle punte dei piedi per poter annusare oltre le teste delle persone, dapprima non sentiva nulla, tanto era agitato, poi percepiva finalmente qualcosa, fiutava l'odore, anche più forte di prima, capiva di essere sulla strada giusta, s'immergeva di nuovo, di nuovo si seppelliva tra la moltitudine di curiosi e di pirotecnici che tenevano sempre le fiaccole vicine alle micce dei razzi, perdeva il suo odore nel fumo acre della polvere, era colto dal panico, di continuo urtava qualcuno e dava spintoni e s'immergeva di nuovo tra la folla: dopo minuti interminabili raggiunse l'altra riva, l'Hótel de Mailly, il Quai Malaquest, lo sbocco di Rue de Seine...

Qui si fermò, si concentrò e annusò. Eccolo. Lo teneva stretto. Come un nastro, l'aroma si srotolava giù per Rue de Seine, inconfondibilmente chiaro e tuttavia sempre molto delicato e molto fine. Grenouille sentì che gli batteva il cuore, e seppe che non era lo sforzo della corsa a farlo battere, bensì la sua eccitata impotenza in presenza di quell'odore. Tentò di ricordare qualcosa che gli si potesse paragonare, e dovette scartare tutti i paragoni. Quell'odore aveva in sé una freschezza: ma non la freschezza dei limoncelli o delle arance amare, non la freschezza della mirra o della scorza di cannella o della menta verde o delle betulle o della canfora o degli aghi di pino, non quella della pioggia di maggio o del vento gelido o dell'acqua di fonte... e nello stesso tempo aveva un calore: ma non come il bergamotto, il cipresso o il muschio, non come il gelsomino o il narciso, non come il legno di rosa e non come l'iris... Quell'odore era un miscuglio di fugace e di intenso, no, non un miscuglio, un tutto unico, e inoltre era debole e lieve e tuttavia forte e deciso, come una pezza di sottile seta cangiante... ma no, neppure come seta, bensì come un latte dolcissimo, in cui il biscotto si scioglie... cose che con tutta la buona volontà possibile non andavano d'accordo: latte e seta! Indescrivibile, quell'odore, indescrivibile, impossibile classificarlo in qualche modo, in realtà non poteva esistere. E tuttavia era là, nella sua splendida naturalezza. Grenouille lo seguì, con il cuore che batteva ansioso, poiché sentiva che non era lui a seguire il profumo, bensì il profumo ad averlo catturato, e ora lo attirava irresistibilmente a sé.

Risalì Rue de Seine. Per strada non c'era nessuno. Le case erano vuote e silenziose. Là gente era giù al fiume nei pressi dei fuochi d'artificio. Nessun odore umano febbrile disturbava la quiete, nessun puzzo acre di polvere. La strada sapeva dei consueti odori d'acqua, di escrementi, di ratti e di scarti di verdura. Ma al di sopra fluttuava, tenue e chiaro, il nastro che guidava Grenouille. Dopo pochi passi, la scarsa luce notturna del cielo fu inghiottita dalle case alte, e Grenouille proseguì al buio. Non aveva bisogno di vedere nulla. L'odore lo conduceva con sicurezza.

Dopo cinquanta metri piegò a destra in Rue des Marais, un vicolo se possibile ancora più buio, largo appena una spanna. Stranamente l'odore non divenne molto più intenso. Divenne soltanto più puro, e per questo, per la sua purezza in continuo aumento, acquisì una forza d'attrazione sempre maggiore. Grenouille camminava senza volontà propria. A un certo punto l'odore lo portò decisamente a destra, apparentemente al centro del muro di una casa. Si aprì un passaggio basso, che conduceva nel cortile interno. Come un sonnambulo, Grenouille entrò nel passaggio, attraverso il cortile interno, svoltò un angolo e arrivò in un secondo cortile interno più piccolo, finalmente illuminato: il luogo era un quadrato grande soltanto qualche passo. Dal muro sporgeva una tettoia di legno obliqua. Sotto la tettoia, su un tavolo, era appiccicata una candela. Una fanciulla era seduta a questo tavolo e puliva mirabelle. Prendeva i frutti da un canestro alla sua sinistra, li privava del gambo e del nocciolo con un coltello e li gettava in un secchio. Poteva avere tredici o quattordici anni. Grenouille si fermò. Capì subito qual era la fonte dell'odore che aveva annusato per più di mezzo miglio fino all'altra riva del fiume: non questo sudicio cortile interno, non le mirabelle. La fonte era la fanciulla.

Per un attimo fu talmente confuso che credette realmente di non aver mai visto in vita sua una cosa bella come quella fanciulla. Tuttavia vedeva solo il suo contorno da dietro, contro la candela. Naturalmente pensò di non aver mai sentito un odore così buono. Ma poiché conosceva gli odori umani a migliaia, odori di uomini, di donne, di

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