Copertina
Autore Junichiro Tanizaki
Titolo Diario di un vecchio pazzo
EdizioneBompiani, Milano, 2000 [1965], Tascabili 413 , pag. 164, dim. 125x192x12 mm , Isbn 978-88-452-4375-2
OriginaleFuten rojin nikki [1962]
TraduttoreAtsuko Ricca Suga, Giovanna Baccini
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe narrativa giapponese , erotica
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Pagina 3

16 giugno. ... Questa sera sono stato allo spettacolo di kabuki del teatro Daiichi di Shinjuku. Il programma prevedeva: "Il perdono", "I racconti di Hikoichi" e "I crisantemi: Sukeroku nel quartiere dei piaceri". Ma avevo intenzione di vedere soltanto il "Sukeroku". vero che Kanya nella parte di Sukeroku non mi soddisfa del tutto, ma avevo saputo che il ruolo di Agemaki era interpretato da Tosho e sapevo che sarebbe stato una splendida cortigiana. Sono andato in compagnia della vecchia e di Satsuko. Jokichi ci ha raggiunti direttamente dall'ufficio subito dopo il lavoro. Solo io e la vecchia conoscevamo già il dramma "Sukeroku". Satsuko non l'aveva mai visto. La mia vecchia pensava di averlo visto nell'interpretazione di Danjuro, ma non ne è sicura. Dice di averlo visto una o due volte nell'interpretazione dell'Utaemon di due generazioni fa. Quanto a me, ricordo di averlo visto interpretato da Danjura. Era verso il 1897, quando avevo tredici o quattordici anni. Poiché Danjurò è morto nel 1903, credo di averlo visto recitare nel ruolo di Sukeroku per l'ultima volta. Quella volta nella parte di Agemaki recitava l'Utaemon della generazione precedente, che si chiamava ancora Fukusuke. La parte di Ikyu era interpretata da Shikan, padre di Fukusuke. In quel periodo abitavo a Warishitamizu,u nel quartiere di Honjo. Non ho ancora scordato la vetrina di un famoso negozio di stampe e libri illustrati sul corso Ryógoku (ma come si chiamava...) che aveva esposta una serie di tre stampe che rappresentavano Sukeroku, Ikyu e Agemaki.

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Quand'ero ancora giovane, una volta mi è capitata un'esperienza piuttosto curiosa. Tempo fa, c'era un attore di kabuki di nome Wakayama Chidori. Era un bellissimo ragazzo e interpretava parti femminili. Recitava nella compagnia di Yamazaki Chonosuke e lavorava al teatro Masago di Nakasu. Più tardi, da vecchio, al teatro Miyako recitò con Arashi Yoshisaburo della generazione precedente, che aveva nei lineamenti qualche somiglianza con Kikugoro VI. Dico "vecchio", ma aveva appena una trentina d'anni ed era ancora più bello di prima. Aveva tutta l'apparenza di una donna nel fiore degli anni e non era facile indovinare che fosse uomo. Quando l'ho visto interpretare la parte della ragazza nell'"Abito estivo" di Ozaki Koyo, rimasi stranamente affascinato da questa "donna". Desideravo ardentemente invitarlo una sera a una casa da tè: gli avrei chiesto di vestirsi da donna come sulla scena e mi sarei sdraiato con lui solo per un attimo. A queste mie parole scherzose, la padrona della casa da tè mi aveva detto gentilmente: "Le offrirò certamente quest'occasione." Inaspettatamente il mio desiderio fu appagato ed ebbi la fortuna di sdraiarmi accanto a lui. Ma anche nel momento dell'amplesso non ci fu alcuna differenza da come avviene normalmente con una qualunque geisha. Nemmeno per un istante faceva sentire all'altro di essere uomo: si era trasformato completamente in donna. Stava coricato con la parrucca e posava il capo sul makura, il poggiatesta di legno usato dalle donne. Tutto ebbe luogo in una stanza buia e sotto la coperta egli indossava un sottokimono fantasia. Possedeva davvero una tecnica straordinaria: fu certo un'esperienza strana. Preciso qui che egli non era affatto quel che si dice un ermafrodito. Era un uomo perfettamente normale. Ma la sua tecnica impediva di accorgersene.

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Vedendola coricata, anch'io mi sono disteso. La mia camera è molto piccola; per far girare aria ho acceso il condizionatore, ma, temendo il dolore alla mano, l'ho regolato sulla velocità più bassa. In questi giorni c'è un'aria così pesante e umida che il dottore e l'infermiera mi hanno consigliato di usarlo, non foss'altro per asciugare un po' l'umidità. Fingendo di dormire, guardavo le piccole punte delle pantofole cinesi di Satsuko che spuntavano dall'orlo della vestaglia. Piedi così delicatamente affusolati non si trovano spesso tra le giapponesi.

"Nonno, non dormi ancora? Non ti sento russare. Sasaki-san diceva che si sente russare appena tu ti addormenti."

"Non so perché, ma oggi non riesco ad addormentarmi."

" perché sono vicino a te?"

Siccome non rispondevo soffocò una risata.

"Ti fa male eccitarti." Poi aggiunse: "Non voglio che tu ti ecciti. Ti do qualche compressa di Adalin?"

Era la prima volta che sentivo Satsuko usare questo genere di coquetterie. Mi sentii eccitato a causa di queste parole.

"Ma no. Non ne ho bisogno."

"Te le darò lo stesso."

Mentre era via per cercare la medicina, mi venne in mente un'altra idea lussuriosa.

"Eccotele. Vanno bene due compresse?"

Con la sinistra prese un piattino e con la destra vi fece cadere dal flacone due compresse, poi andò a prendere un bicchier d'acqua in bagno.

"Ecco. Apri la bocca. Va bene? Non ti piace che sia io a fartele inghiottire?"

"Non darmele sul piattino. Prendile fra le dita e mettimele in bocca."

"Allora vado un momento a lavarmi le mani."

Entrò un momento nel bagno e ne uscì.

"Ti cadono le gocce d'acqua. Perché non me le dai direttamente dalla tua bocca?"

"No, no. Non devi approfittare della mia gentilezza."

Senza che me ne rendessi conto mi ficcò le pastiglie in bocca e mi fece bere l'acqua per inghiottirle. Volevo far finta di addormentarmi subito per effetto della medicina, invece mi addormentai sul serio.

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5 settembre. Questa mattina presto, ho sognato mia madre. raro per me che non sono mai stato molto devoto ai genitori. Sarà senz'altro dipeso dal sogno dei grilli e della bambinaia di ieri mattina. Nel sogno mia madre era molto giovane e bella, come la potevo ricordare. Non so dove fossimo di preciso ma doveva essere quando si stava a Honjo. Portava un kimono grigio con piccoli disegni e lo haori leggero di crespo di seta nera che indossava per uscire. Non capivo dove volesse andare, o in quale stanza si trovasse. Forse nella sala perché sedette, estrasse dall' obi l'astuccio col kiseru e il portatabacco e tirò alcune boccate. Ma chi sa come, si trovava già fuori casa, e camminava con gli zori a piedi nudi come si usa ad Azuma. Era pettinata come una giovane sposa all' ichogaeshi, e portava nei capelli le spille di corallo e un pettine di tartaruga intarsiato di madreperla. Benché abbia distinto così nei particolari la sua pettinatura, non ricordo il suo viso. Come tutte le donne di una volta, mia madre era piccola di statura e misurava appena un metro e cinquanta. Forse per questo motivo ho sognato solo la sua testa. Tuttavia ero sicuro che fosse mia madre. Purtroppo non ha nemmeno guardato verso di me e non mi ha detto una parola. Neppure io le ho parlato. Mi pare d'esser stato zitto perché avevo l'impressione che mi avrebbe sgridato se avessi aperto bocca. C'è una casa di parenti a Yokoami, e pareva che stesse andando da loro. Fu soltanto un minuto, e poi tutto si annebbiò.

Anche dopo che mi ero svegliato, ripensavo alla figura di mia madre, come rimuginando. In una bella giornata intorno alla metà degli anni Novanta del secolo scorso, quando ero ancora un bambino, avevo incontrato mia madre che stava passando davanti al cancello di casa. Sarà stato questo ricordo d'infanzia a tornarmi alla memoria oggi. Tuttavia c'era una cosa strana; cioè, soltanto mia madre era giovane, io ero vecchio come lo sono adesso. Ero più alto di mia madre e la guardavo dall'alto. Nonostante ciò, sapevo di essere un bambino piccolo, e che mia madre era mia madre. Forse si era tra il 1894 e il 1895, quando abitavamo a Honjo. Tutti i sogni sono così. Mia madre sapeva che le era nato un nipote di nome Jokichi. Tuttavia, essendo morta nel 1928, quando Jokichi aveva cinque anni, non poteva sapere che suo nipote si è sposato con una tale Satsuko. Già, mia moghe era molto contraria al matrimonio di Jokichi e Satsuko. Se mia madre fosse vissuta fino a quel tempo, chissà quanto si sarebbe opposta. Sono quasi certo che il loro matrimonio non si sarebbe concluso. Prima di tutto, non avrebbe nemmeno preso in considerazione un matrimonio con una ex ballerina di rivista. Se poi avesse saputo che non solo quel matrimonio era andato in porto, ma che suo figlio si era preso di folle passione per la nuora e le aveva regalato un occhio di gatto da tre milioni di yen per ricompensarla di essersi fatta toccare, sarebbe svenuta dal raccapriccio. E se fosse stato ancora in vita mio padre, io e Jokichi saremmo stati diseredati. E delle maniere di Satsuko cosa avrebbe detto mia madre?

Da giovane, mia madre era bella; così diceva la gente. Anch'io me la ricordo a quel tempo, avevo quindici o sedici anni, e lei era splendida. Quando paragono il ricordo che ho di lei con Satsuko. mi accorgo della grande differenza fra loro. Anche Satsuko passa per una bella donna ed è ben per questo che Jokichi l'ha sposata. Ma quanta distanza tra la bellezza fisica di una giapponese del 1890 e una del 1960! Anche i piedi della mamma erano belli, ma la bellezza dei piedi di Satsuko è completamente diversa. quasi difficile pensare che siano i piedi di persone della stessa razza. I piedi di mia madre erano piccoli e graziosi e stavano quasi sul palmo della mia mano. Portava warazori e camminava a passettini tenendo le punte rivolte verso l'interno. (Mi viene in mente ora che mia madre nel sogno non portava calze, eppure era vestita da cerimonia con lo haori in crespo di seta nera. Che lo facesse apposta per mostrarmi i piedi nudi?) Non soltanto le belle, ma tutte le donne di Meiji camminavano con le punte dei piedi rivolte verso l'interno. I piedi di Satsuko sono lunghi e delicati come sogliole. Satsuko si vanta di non riuscire a trovare calzature adatte ai suoi piedi: sono tutte troppo grandi. Al contrario, i piedi di mia madre erano così larghi che facevano venire in mente quelli del bodhisattva Fukúkenjaku Kannon del tempio Sangetsudo di Nara. Anche la statura era bassa come quella di mia madre. Le donne che non arrivavano a un metro e cinquanta non erano rare. Anch'io, che sono nato nel periodo Meiji, misuro appena un metro e cinquantasei. Satsuko misura quasi un metro e sessantadue.

Una volta anche la maniera di truccarsi il viso era molto diversa; era molto più semplice. Le donne sposate, e quelle che avevano più di diciotto, diciannove anni, rasavano le sopracciglia e tingevano i denti di nero. Dalla metà di Meiji, anche questo costume è stato abolito, ma quando ero piccolo era ancora in voga. Mi ricordo che quando si annerivano i denti si sentiva il caratteristico odore metallico della tintura. Mi chiedo cosa avrebbe pensato Satsuko se avesse visto mia madre truccata a quel modo. Ha i capelli ondulati con la permanente, porta orecchini, si tinge le labbra con colori come rosa corano, rosa perla, o marrone caffè. Tinge le sopracciglia e le palpebre con la matita, mette le ciglia finte e, non contenta, cerca di dare l'impressione delle ciglia lunghe curvandole con apposite forbici. Si dipinge gli occhi con la matita marrone scuro di giorno e di sera mescola il nero della matita con l'inchiostro di china. Poi segue un procedimento altrettanto complesso per la cura delle mani. Entrare nei dettagli sarebbe complicato e fastidioso. possibile che la donna giapponese sia cambiata così radicalmente in settant'anni soltanto? Mi impressiona pensare a quanti anni ho vissuto e a che incalcolabili cambiamenti ho assistito. Che cosa penserebbe mia madre se sapesse che suo figlio Tokusuke che lei ha dato alla luce nel 1883 è ancora al mondo e che è vergognosamente sedotto dal fascino di una donna come Satsuko, che per di più è sua nuora, moglie legittima di suo figlio, e che prova piacere a essere maltrattato da lei, e cerca di ottenerne l'affetto sacrificando la propria moglie e i figli? Poteva forse immaginare che trentadue anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1928, suo figlio sarebbe impazzito in questo modo e sarebbe entrata in famiglia una donna di quella specie? Neanche io stesso avrei creduto che sarebbe andata così.

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