Copertina
Autore Damian Thompson
Titolo La mia casa i miei libri
EdizioneLogos, Modena, 2012 , pag. 160, ill., cop.ril.sov., dim. 22,3x26x1,8 cm , Isbn 978-88-576-0247-9
OriginaleBooks Make a Home [2011]
CuratoreNathalie Anne Dodd
TraduttoreTania Calcinaro
LettoreGiorgio Crepe, 2012
Classe libri , architettura , collezionismo
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Indice


INTRODUZIONE                         6

I LIBRI COME DECORAZIONE            12

SOGGIORNO                           24

STUDIO E BIBLIOTECA                 52

CUCINA E SALA DA PRANZO             74

CAMERA DA LETTO E BAGNO             92

SCALE E CORRIDOI                   116

CAMERA DEI BAMBINI                 132

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA           148

RISORSE E FORNITORI                149

CREDITI                            152

INDICE ANALITICO                   158

RINGRAZIAMENTI                     160



 

 

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Pagina 7

INTRODUZIONE



"Quando ho un po' di denaro compro libri. E se avanza qualcosa, compro da mangiare e da vestire". Con la sconfinata varietà di svaghi che ci viene proposta al giorno d'oggi, il detto di Erasmo , umanista del Rinascimento, oggi è condiviso da pochissimi. Tuttavia i libri continuano ad arricchire la nostra vita in molteplici modi: stando comodamente seduti in poltrona possiamo viaggiare in tutto il mondo, acquisire nuove conoscenze e fare un tuffo nel passato. L'antologista Alberto Manguel ha definito la lettura come una bussola che ci guida nella scoperta di noi stessi e nella nostra esplorazione del mondo. I libri rivelano gli interessi e il carattere di una persona; li sentiamo parte della nostra identità e per questo siamo restii a liberarcene: Benjamin Franklin ha definito se stesso un libro che Dio avrebbe limato dopo la sua morte. Ma c'è anche un altro motivo per conservare i libri, almeno secondo il romanziere canadese Robertson Davies: "Un libro veramente grande si dovrebbe leggere in gioventù, rileggere nella maturità e poi di nuovo in vecchiaia, proprio come un bell'edificio andrebbe ammirato alla luce del mattino, di mezzogiorno e al chiaro di luna". Ma accumulare i libri senza mai disfarsene pone problemi di spazio e di collocazione, sia che si abiti in un moderno loft, sia in una casa vittoriana o in una villa georgiana.

VANDALI VS VENERATORI

In questa concisa guida, parole e immagini operano in tandem per suggerire soluzioni di design per ogni tipo di spazio, di gusti e di quantità di volumi. Nei capitoli che si affacciano sulle varie stanze della casa scoprirete una quantità di tecniche per impilare i libri o collocarli su mensole e librerie. Ma, ovviamente, il modo in cui si sceglie di disporre e organizzare i volumi non è una mera questione d'arredamento: qui entra in gioco anche l'inclinazione personale. Per alcune persone i libri sono soltanto un agglomerato di carta, tela, cartoncino, colla e filo banali contenitori per la sacra parola. Mi riferisco a quegli infedeli che fanno le orecchie ai libri e si leccano i polpastrelli per voltare pagina. Quando faccio visita a mio cugino, un collezionista di quelli seri, ho la cattiva abitudine di lasciare aperti a faccia in giù i volumi che inizio a leggere; quando torno li trovo immancabilmente chiusi, con un segnalibro inserito con discrezione all'interno.

Me ne vergogno, ma c'è chi fa anche di peggio: il chimico Sir Humphry Davy strappava le pagine quando aveva finito di leggerle, mentre James Boswell, biografo di Samuel Johnson, un giorno trovò il grande lessicografo circondato da nuvoloni di polvere mentre batteva sui libri con i guanti per potare. All'estremo opposto stanno i puristi, che hanno biblioteche climatizzate e deumidificate, catalogano con precisione i propri idoli, assegnano loro una collocazione sugli scaffali e li trattano con i guanti di velluto. In Ex Libris la giornalista Anne Fadiman cita il caso di un collezionista newyorkese che non permette alla moglie di aprire le persiane finché non fa buio, per timore che le copertine si sbiadiscano. Analista finanziario di professione, egli acquista almeno due copie dei suoi libri preferiti, in modo che soltanto una debba essere sottoposta allo stress di voltarne le pagine.

LA FINE DEL LIBRO?

Che vi riconosciate in uno di questi due estremi o vi collochiate nel mezzo, ha senso investire in mensole e librerie nell'era del digitale? Visto che un Kindle può contenere circa 1500 titoli, forse tutti i nostri libri sono destinati al macero. vero che gli editori si trovano di fronte alla più grande rivoluzione del loro settore da quando Gutenberg inventò il torchio da stampa nel 1439, ma parlare della scomparsa del libro è decisamente esagerato. Lo scorso anno sono stati pubblicati circa 80.000 libri soltanto in Gran Bretagna. anche vero che oggi gli scrittori possono pubblicare le loro opere online, evitando ogni intermediario e quindi aumentando il proprio guadagno. Tuttavia gli editori svolgono un ruolo essenziale di filtro a livello qualitativo: hanno l'esperienza per dire se un libro è scritto bene e sanno come raggiungere i lettori; inoltre lo staff di redazione, grafica e ricerca iconografica apporta ulteriori competenze, migliorando la qualità finale dell'opera. I dispositivi palmari sono sicuramente una manna per chi legge sui mezzi di trasporto, ma i libri tradizionali hanno caratteristiche visive e tattili insostituibili. L'avvento dell'editoria digitale potrebbe far diventare i libri "veri" più costosi, un prodotto di "nicchia" come erano in passato; ma questo potrebbe costringerci a valutarli di più, a diventare più critici riguardo alla loro estetica. Come ha detto il filosofo Alain de Botton: "Dovremmo sostituire qualcuno dei nostri libri in brossura, destinati a un veloce degrado, con volumi che proclamano, con il loro peso e la qualità dei materiali, la grazia dei caratteri tipografici e la bellezza delle illustrazioni, il nostro desiderio che i loro contenuti assumano un posto permanente nei nostri cuori".

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Pagina 53

STUDIO E BIBLIOTECA



"I libri ti siano compagni. Che la tua biblioteca sia il tuo giardino delle delizie" (Judah ibn-Tibbon, XII secolo). La biblioteca tradizionale, con le proporzioni classiche il mappamondo e le librerie con le ante in vetro, piace ancora a molti - così come la soluzione "old-fashion" di realizzare una selezione di grandi pensatori. Esamineremo qui anche gli aspetti pratici offriremo consigli agli aspiranti collezionisti.

Una biblioteca privata non è la semplice somma dei libri raccolti da qualcuno nel corso della vita: rispecchia e incarna tutta una serie di interessi profondi. Nel suo saggio Books Unread, il predicatore americano Thomas Wentworth Higginson racconta di quando, rimasto senza più spazio per i libri, chiamò un falegname. Quando quest'ultimo gli chiese: "Ha effettivamente letto tutti questi libri?", Higginson gli rispose: "Ha effettivamente usato tutti gli attrezzi che tiene nella sua cassetta?" No: li tiene a portata di mano nel caso ne avesse bisogno.

La biblioteca è quindi uno strumento di lavoro, di consultazione, più che una mera raccolta di libri letti.


UN MONDO DI SAPIENZA

Chi crea una biblioteca è sempre spinto da un'aspirazione, dall'esigenza di impadronirsi della sapienza di secoli sotto forma di carta quella che Umberto Eco ha definito "memoria vegetale". Nel 1771 il futuro cognato, Robert Skipwith, chiese al ventottenne Thomas Jefferson di stilare un elenco di libri "adatti alle capacità del lettore comune, che comprende poco dei classici e non ha tempo per studi complessi o noiosi". La lista del futuro terzo presidente degli Stati Uniti includeva 148 titoli, principalmente classici, ma anche alcune opere pratiche, come Horse Hoeing Husbandry dell'agronomo Jethro Tull. L'idea di una selezione di libri è stata ulteriormente elaborata un centinaio di anni fa dal presidente uscente della Harvard University, Charles W. Eliot, secondo il quale qualsiasi persona, leggendo anche solo 15 minuti al giorno, poteva acquisire una buona "formazione umanistica" con appena 50 volumi accuratamente selezionati. La cosiddetta collana "five-foot shelf" di classici di Harvard si poteva acquistare in un'unica soluzione e comprendeva opere di autori quali Platone, Milton, Benjamin Franklin, Darwin, Dante, Adam Smith e Shakespeare (testi scientifici, romanzi e scrittrici non erano contemplati).

LA BIBLIOTECA TRADIZIONALE

Il desiderio di circondarsi dei frutti della civiltà non è completamente scomparso, e chi ha soldi da spendere potrebbe aver voglia di mantenere alcune, se non tutte, le caratteristiche di una biblioteca tradizionale. L'immagine della biblioteca che per prima viene in mente è quella di una stanza a doppia altezza, con una scala che sale a un ballatoio in legno per raggiungere i libri collocati più in alto e un affresco di Apollo, il dio della sapienza, sul soffitto. Le biblioteche tradizionali spesso sono concepite secondo criteri classici, in parte perché l'antica Grecia e Roma sono la culla della cultura occidentale. Le librerie che arrivano al soffitto imprimono un accento verticale, in un consapevole richiamo alla struttura della colonna: le mensole inferiori sporgono maggiormente e diventano via via più strette salendo verso l'alto, e i montanti possono essere decorati da modanature che ricordano i fusti delle colonne. La libreria può, inoltre, essere coronata da una "cornice" decorata con un fregio. Le biblioteche di questo tipo, realizzate su commissione, spesso presentano mensole a muro.

I libri rilegati in pelle e tela rigida in genere hanno un aspetto uniforme, perché nel XVIII e XIX secolo non esistevano editori come quelli di oggi e le persone facoltose si facevano rilegare personalmente i libri. Gli scaffali possono essere elegantemente contrassegnati, in foglia d'oro, con codici numerici e alfabetici che, tramite un sistema di schedatura, consentono di trovare la collocazione dei libri. previsto anche un grande tavolo da studio intagliato, che in genere include un elemento con cassetti poco profondi e molto ampi in cui conservare carte geografiche e incisioni. Scale e leggii permettono di accedere a tutti i libri e di consultarli. Altri elementi decorativi hanno una valenza simbolica; ad esempio il mappamondo allude alla diffusione geografica della conoscenza attraverso il commercio e la colonizzazione, mentre i busti in gesso di uomini di grande ingegno, da Ben Franklin a Goethe, celebrano l'Illuminismo. Gli orologi ricordano che le conquiste di ogni epoca poggiano su quelle precedenti, e non manca un riferimento alla vanitas: così tanto da sapere, così poco tempo.


LIBRI E STATUS SOCIALE

Da centinaia di anni si fa sfoggio dei libri per dare lustro alla propria immagine sociale. Verso la fine del XVI secolo Louis Le Roy derideva chi collezionava libri "accuratamente stampati e rilegati, impreziositi da dorature, soltanto per decorazione; libri che non aprivano mai, né consentivano ad altri di aprire per timore che li sporcassero". Qualche decina di anni dopo John Bunyan si esprimeva severamente nei riguardi di chi si vantava di possedere una biblioteca e traeva maggior piacere dal numero dei libri che dai loro contenuti. Oggi ci sono persone convinte che possedere una biblioteca, meglio se con libri rilegati in pelle, dia un "tono" ineguagliabile. Un sito web creato per gli americani vende a metro polverosi tomi in lingua danese e tedesca per crearsi un'immagine. Esistono anche libri finti, vuoti all'interno, e sono certamente ridicoli se lo scopo è quello di apparire più eruditi. Ma ho scoperto con piacere che lo studio di Dickens aveva una porta segreta, dissimulata da una libreria; vi figuravano opere inesistenti dai titoli spiritosi, come Noah's Arkitecture ("L'arcatettura di Noè"), e una collana di nove volumi intitolata Cats' Lives ("Vite di gatti"). Una carta da parati con motivi di libri, come la Bibliothèque di Brunschwig & Fils, è un altro modo simpatico per celare una porta, soprattutto in una biblioteca o un angolo di lettura.


COLLEZIONARE LIBRI: PRINCIPI FONDAMENTALI

I bibliomani che possono anche non essere avidi lettori sono persone che non riescono a smettere di cercare libri per la loro biblioteca. un desiderio che non trova mai soddisfazione. Come diceva lo scrittore marxista Walter Benjamin : "La perdita di un libro può trasformare alcune persone in invalidi, e la smania di possederne uno può trasformarne altre in criminali". Collezionisti più equilibrati possono costruire una biblioteca intorno a un nucleo di interessi. Il romanziere John Fowles collezionava libri di viaggio, vecchi processi per omicidio e biografie di personaggi storici; per lui i libri di questo genere erano una sorta di "fantascienza al contrario", piccole macchine del tempo per tornare all'epoca in cui erano stati scritti. Si può andare alla ricerca di opere di uno specifico autore, di un determinato argomento o di un particolare tipo di rilegatura, oppure acquistare una collana. C'è chi colleziona opere rare di autori celebri o edizioni economiche del periodo d'oro della fantascienza. La maggior parte delle guide al collezionismo insiste su questo principio: specializzatevi o avrete sprecato i vostri soldi. Inoltre è fondamentale ricordare che il valore di un libro è direttamente collegato alla domanda del mercato; che le condizioni di un volume, e il fatto che possieda o meno una sovraccoperta, sono determinanti per il suo valore; che si dovrebbe acquisire una mentalità "compra a poco, vendi a molto" cercando libri il cui prezzo non sia già alle stelle e possibilmente una prima edizione.

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CUCINA E SALA DA PRANZO



"ALCUNI LIBRI DEVONO ESSERE ASSAGGIATI, ALTRI INGHIOTTITI, E POCHI MASTICATI E DIGERITI" (Francis Bacon). Negli ultimi trent'anni nessuna stanza della casa ha cambiato volto quanto la cucina. La metamorfosi da luogo di fatiche a cuore dell'ambiente domestico ha addirittura fatto assumere una connotazione glamour all'arte della cucina. Questo ha influito anche sulla collocazione dei libri, così nelle moderne cucine di design come in quelle rustiche.

I lettori sono consumatori e i libri sono cibo per l'anima; assaporiamo la prosa di uno scrittore, ci danno gusto le biografie e ci alimentiamo di storie di mistero (anche quando non sono condite ad arte). Carlo Petrini, che alla fine degli anni '80 fondò il movimento Slow Food per contrastare la diffusione dei McDonald's in Italia, espresse la sua filosofia con poche ma efficaci parole: "Se metto un paio di pantaloni Armani, i pantaloni non diventano parte di me; ma se mangio una fetta di prosciutto, questa sì che lo diventa. Per questo spendo soldi per mangiare". Forse lo stesso vale per i libri. Oggi sono poche le persone che, rientrate dopo una dura giornata di lavoro, non si arrendono a un pasto pronto consumato davanti a un insulso programma televisivo. Ma non ci vuole un grosso sforzo di immaginazione per soppesare la differenza fra "din" del microonde e mezz'ora di risate preregistrate, da un lato, e un buon piatto preparato con passione, seguito dalla lettura di un romanzo ben architettato dall'altro.


L'EVOLUZIONE DEL DESIGN DELLA CUCINA

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, quando il Mrs Beeton's Book of Household Management era ancora un'affidabile opera di consultazione per la casalinga, il vapore e il fumo che si levavano dai fornelli costringevano a tenere le cucine sigillate e separate dal resto della zona giorno. Oggi sembrerebbero delle prigioni domestiche. Nel saggio The Late-Onset Cook Julian Barnes scrive: "Mia madre usciva dalla cucina con i piatti pronti, spesso preparati con i prodotti dell'orto di mio padre, ma né lui, né mio fratello, né io chiedevamo, o eravamo stimolati a chiedere, come li avesse cucinati". L'ingresso sul mercato delle cappe aspiranti negli anni '80 ha contribuito in misura determinante alla diffusione della cucina a pianta aperta. La zona pranzo e quella di preparazione dei cibi spesso sono diventate tutt'uno e la cucina rustica si è affermata anche in città. Questa reintegrazione della cucina nella zona giorno ha conferito una nuova dimensione alla preparazione dei cibi, oggi considerata un'attività che richiede abilità e creatività e che nulla toglie allo status di una persona. La classica "cucina trofeo", piena di utensili costosi (e spesso poco utilizzati), dimostra come l'arte culinaria sia diventata degna di pubblicità, e cuochi famosi sfruttano l'immagine di cui godono presso il pubblico per promuovere i loro libri.


LE RICETTE DI UNA VITA

I sensi del gusto e dell'olfatto costituiscono una sorta di linea diretta con il nostro passato. celebre la sensazione raccontata da Proust ne Alla ricerca del tempo perduto di una madeleine intinta in un infuso di tiglio che gli risveglia tutta una serie di ricordi. Analogamente, i libri di cucina 76 CUCINA E SALA DA PRANZO

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Pagina 119

Una vignetta di Sam Gross, pubblicata su un numero del 1967 della rivista New Yorker, ha per protagonisti un gangster e la moglie impellicciata che visitano una casa vuota. Tutte le pareti sono coperte, fino al soffitto, di librerie. La donna si volta verso l'agente immobiliare ed esclama: "Caspita! Che strana gente abitava qui?" Quando il numero dei vostri libri inizia a sfiorare il migliaio, avete fondamentalmente tre alternative: a) applicare una politica "uno va, l'altro viene"; b) comprare una casa più grande; c) cercare soluzioni sempre più ingegnose per collocarli. Le prime due strategie in genere sono troppo dolorose, rispettivamente per la psiche e per il conto in banca. Owiamente, per alcuni bibliomani la bramosia di acquisire supererà sempre la capacità di conservare. Henry Petroski cita la vedova di un collezionista newyorkese, il cui appartamento di 18 stanze "era così pieno di libri che i figliastri di lei dovevano camminare di fianco nel corridoio per arrivare alle loro camere (anch'esse foderate di libri)". Per chi non è ancora giunto a certi livelli, questo capitolo esplora le aree della casa che fungono da collegamento tra le stanze e che si possono sfruttare per sistemare i libri: ingressi, corridoi, scale e pianerottoli.

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