Copertina
Autore Gianfranco Trapani
CoautoreAurora Mastroleo
Titolo Il nostro bambino da 3 a 6 anni
EdizioneRed, Milano, 2006 , pag. 606, ill., cop.ril., dim. 20x24,2x5 cm , Isbn 978-88-7447-442-4
LettoreSara Allodi, 2007
Classe bambini
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice

Piano dell'opera

IL BAMBINO SI AVVENTURA NEL MONDO (da 3 a 4 anni)

Il bambino e la sua mamma (e il suo papà) p. 23
La copertina di Linus p. 30
Il bambino diventa grande p. 37
Lo sviluppo del linguaggio p. 58
Il mondo fantastico: fiabe e filastrocche p. 71
Le paure del bambino p. 79
Gioco e prime amicizie p. 88
Il piccolo artista p. 94
La scuola dell'infanzia p. 111
Le dinamiche familiari p. 124

IL BAMBINO OSSERVA E SI INTERROGA (da 4 a 5 anni)

Educazione e regole p. 147
La scoperta del corpo p. 161
Un'età di grandi domande p. 177
Gioco e immaginazione p. 183
Problemi di famiglia p. 189
Nuove forme di famiglia p. 195

IL BAMBINO  (QUASI) GRANDE (da 5 a 6 anni)

La scuola primaria p. 205
Intelligenza e apprendimento scolastico p. 221
Affetti e valori in famiglia e fuori p. 230



LA SALUTE DEL BAMBINO

Alimentazione p. 243
Attività fisica e stile di vita p. 293
Tutti i disturbi dalla A alla Z p. 315
Primo soccorso p. 557



 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 30

La copertina di Linus


Molti bambini a tre anni hanno bisogno di un oggetto, di solito morbido e caldo, che dia loro conforto. Può trattarsi di un angolo del lenzuolino, di una copertina (è il caso di Linus, il famoso personaggio dei fumetti), di un peluche, del ciuccio o anche di un indumento che appartiene alla mamma. L'oggetto viene conservato con grandissima cura, annusato e accarezzato. Anche il pollice in bocca può essere usato per dare conforto e oltretutto... non c'è il pericolo di perderlo!

L'oggetto è detto transizionale (una definizione che dobbiamo al pediatra e psicoanalista inglese Donald W. Winnicott. 1896-1971) in quanto aiuta il bambino nel passaggio (transizione) dallo stato di totale dipendenza dalla mamma a una fase di maggiore autonomia e al rapporto con altre figure affettive. L'oggetto dà al bambino l'illusione di avere accanto a sé la mamma momentaneamente lontana.

Nei primissimi mesi di vita il bambino vive infatti l'esperienza di fusione pressoché totale con la mamma e l'illusione che essa sia parte di sé, del suo stesso corpo; ma ben presto scopre attraverso l'esperienza della frustrazione (che prova in quei momenti in cui non basta il suo pianto per farla comparire) di essere un individuo separato e diverso da lei. In queste circostanze egli trova dunque conforto in un oggetto capace di sostituire temporaneamente la presenza della mamma che non lo abbandona mai.

Inizialmente l'effetto rassicurante dell'oggetto viene sperimentato al momento di addormentarsi, ma più avanti il bambino scopre che può ricorrere a esso ogni volta che prova un sentimento di solitudine.

Questo uso affettivo degli oggetti può iniziare già a quattro mesi di vita; sebbene nel corso della crescita l'oggetto in genere cambi, pur mantenendo qualche somiglianza con il primo oggetto (per esempio il bambino passa da un lembo di lenzuolino a una copertina, oppure a una bambola che indossa un vestitino di stoffa simile), le modalità che si stabiliscono per il suo impiego persistono per tutta l'infanzia.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 221

Intelligenza e apprendimento scolastico


All'eta di cinque-sei anni il bambino si è già formato un considerevole bagaglio di esperienze e di vissuti emotivi, che nel corso degli anni si sono a mano a mano trasformati in pensieri e capacità logiche. Il piccolo è ora in grado di fare collegamenti, associazioni, deduzioni di esperienze e di concetti: ovvero, inizia a elaborare un pensiero astratto.

Si definisce dunque pensiero astratto il pensiero non meramente descrittivo di una realtà concreta, bensì il pensiero strutturato e finalizzato alla comprensione del reale e a una progettualità. Il pensiero astratto permette infine di formulare giudizi.


L'intelligenza è l'insieme delle facoltà mentali e psichiche che consente di pensare, comprendere la realtà, di intervenire su di essa, di elaborare soluzioni nuove a fronte di situazioni mutate.

L'intelligenza dipende da numerosi fattori: culturali, sociali, ambientali, educativi e soggettivi. Non è mai stata dimostrata l'esistenza di un fattore ereditario.


Non bisogna confondere l'intelligenza con lo sviluppo mentale. Quest'ultimo, come tutti gli aspetti della crescita del piccolo, segue dei tempi individuali: può conoscere accelerazioni e rallentamenti, può proseguire regolarmente oppure a salti. La vita affettiva, la relazione con i genitori, le esperienze emotive e le sollecitazioni dell'ambiente costituiscono i principali stimoli per lo sviluppo dell'intelligenza e per l'espressione delle proprie potenzialità. Ovviamente l'intelligenza non si esprime solo in campo scolastico ma in molti altri ambiti, come quelli creativi e artistici. Per esempio, un bambino può faticare ad assimilare alcune nozioni e manifestare invece acume nell'interagire con i compagni, nell'inventare storie e nell'esprimersi in attività quali il disegno, la musica o spettacolini teatrali. I genitori dovrebbero accettare il piccolo nella sua unicità, aiutandolo a utilizzare e a valorizzare pienamente le sue particolari qualità e rispettando i suoi tempi di crescita.


Imparare a leggere

Nei primi due anni della scuola primaria viene dedicata moltissima attenzione alla lettura.

Il leggere è un processo mentale articolato e complesso che può attivarsi già intorno ai quattro anni, ma è a sei anni che i bambini sono in grado di impiegare stabilmente questa capacità.

La lettura implica infatti la capacità di simbolizzare, ovvero comprendere che l'insieme di lettere scritte su una pagina rappresenta delle parole e che gruppi di parole compongono le frasi; il passo successivo è quello che porta a riconoscere il collegmento fra la parola detta e la parola scritta, ovvero a individuare il significato di ciò che si è letto.

dimostrato che l'apprendimento della lettura è in parte collegato allo sviluppo del linguaggio e che quindi il bambino con una buona padronanza del linguaggio impara a leggere con più facilità.

Molti bambini imparano da soli a leggere semplici scritte, soprattutto se sono collegate a oggetti che rivestono particolare intesse ai loro occhi: il cartone del latte, la bottiglia della loro bevanda preferita, oppure le lettere del loro nome, o le parole 'mamma' e 'papà'.

Il modo migliore per invogliare il bambino alla lettura è senz'altro di fornirgli un buon esempio, ovvero che i genitori leggano. utile anche sollecitare l'interesse del piccolo: leggergli storie, offrirgli libri da leggere insieme (si vedano i riquadri a p. 72 e 224). Prima ancora che sappia leggere lo si vedrà sfogliare le pagine ed esporne il contenuto.

| << |  <  |