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| << | < | > | >> |IndicePrefazione 7 Introduzione 9 I. La formazione di Bisanzio (285-457) 23 1. Diocleziano il rifondatore 23 2. Costammo il fortunato 29 3. Cinque imperatori in lotta 40 4. Tre imperatori deboli 47 5. Una nuova società 54 6. Una nuova cultura 63 II. Riconquista e crisi (457-602) 73 1. La sopravvivenza dell'Oriente 73 2. Giustiniano il riconquistatore 80 3. Giustiniano e la peste 86 4. I successori di Giustiniano 94 5. Una società divisa 101 6. Una diversa cultura 108 III. Catastrofe e contenimento (602-780) 119 1. Eraclio il difensore 119 2. Costante II il riformatore 126 3. Incursioni e ribellioni 132 4. Tre imperatori iconoclasti 140 5. Una società ridotta 147 IV. Ripresa e vittoria (780-1025) 165 1. La rinascita dell'impero 165 2. L'impero rinvigorito 173 3. Rivalità e sviluppo 180 4. Niceforo II e Giovanni I il conquistatore 185 5. Basilio II il trionfante 190 6. Una società in espansione 198 7. Un risveglio culturale 208 V. Prosperità e debolezza (1025-1204) 215 1. Tredici imperatori minori 215 2. Due imperatori capaci 223 3. Ambizione e disgregazione 229 4. Una società irrequieta 236 5. Una cultura rinvigorita 245 VI. Restaurazione e caduta (1204-1461) 255 1. I successori 255 2. La restaurazione di Michele Vili 260 3. Opportunità mancate 268 4. La fine di Bisanzio 276 5. Una società difensiva 281 6. Un Rinascimento mancato 289 Conclusioni 299 Cronologia 313 Bibliografia 321 Indice dei nomi 331 |
| << | < | > | >> |Pagina 23Capitolo primo
La formazione di Bisanzio (285-457)
1. Diocleziano il rifondatore Diocleziano, come la maggior parte degli imperatori rimasti per breve tempo al governo durante il mezzo secolo precedente, era un militare proveniente dalla penisola balcanica, a quel tempo chiamata Illirico. Uomo dotato di sangue freddo e astuto, si guadagnò il rispetto di coloro che lo conobbero o ebbero rapporti con lui. Il suo vero nome, Diocle, significava «Gloria di Zeus», ed egli lo prese sul serio mostrando per tutta la vita una speciale devozione nei confronti del padre degli dei. Era inoltre un nome greco, che poi latinizzò in Diocleziano. Evidentemente si trovava a proprio agio parlando sia il latino, la lingua dell'esercito e dell'amministrazione, sia il greco, la lingua comune fra gli indigeni poliglotti della parte orientale dell'impero. Nel 284, all'età di circa quarantanni, era capo della guardia imperiale quando s'impadronì del potere in Oriente sostenendo, all'atto della proclamazione, di essere innocente della morte del suo predecessore. L'anno seguente, in una cruenta battaglia nell'Illirico, Diocleziano si liberò del suo ultimo rivale: il fratello dell'imperatore a cui era succeduto. Non appena Diocleziano ebbe conquistato la parte occidentale dell'impero, la assegnò al suo compagno d'armi e amico Massimiano, che poi, non avendo figli, adottò nominandolo cesare (o imperatore subalterno), il titolo usuale per il figlio ed erede dell'augusto, l'imperatore più anziano; sembra però che già dal principio Diocleziano avesse destinato Massimiano, di pochi anni più giovane di lui, a diventare il sovrano permanente dell'Occidente. Un anno più tardi Diocleziano rese chiaro il suo proposito promovendo il collega al titolo di augusto. Grazie alla sua fedeltà e abilità, Massimiano si dimostrò meritevole della fiducia di Diocleziano sebbene avesse il difficile compito di conservare la più povera e meno difendibile metà dell'impero con soltanto un terzo circa dell'esercito. Diocleziano inoltre mantenne la suprema autorità in ogni parte dell'impero, dove tutti i suoi provvedimenti avevano valore di legge. Mentre alcuni imperatori del passato avevano affidato ai loro figli il controllo su parte dell'impero solo come una soluzione di emergenza, la divisione attuata da Diocleziano fu rivoluzionaria, non solo perché formale e permanente, ma anche perché chiarì agli occhi di tutti che la parte orientale dell'impero, in suo possesso, era la più importante. Diocleziano rese tutto ciò inequivocabile assumendo per sé il nome di Giovio e per Massimiano quello di Erculio, paragonando così se stesso a Zeus e il collega a Èrcole figlio di Zeus. Senza dubbio fin dalla costituzione dell'impero l'Oriente aveva prodotto maggiori entrate rispetto all'Occidente e dal II secolo l'esercito orientale era stato più numeroso di quello occidentale. Fino ad allora l'importanza storica di Roma e dell'Italia aveva ancora consentito all'Occidente di conservare un certo vantaggio in autorità e prestigio all'interno dell'impero, ma a un militare grecofono come Diocleziano interessavano maggiormente gli eserciti e le risorse necessarie per poterli pagare. Dopo di lui l'Occidente non riuscì mai più a riconquistare veramente il suo ruolo dominante. I territori orientali che Diocleziano governò direttamente includevano quattro regioni principali. All'estremo Occidente, l'Illirico, dove si parlava il latino tanto quanto il greco, avrebbe potuto essere incluso nella parte occidentale se non fosse stato proprio la patria di Diocleziano. L'Illirico era la più vasta ma la più povera regione dell'Oriente, sottopopolata e con poca estensione messa a coltura, priva di un vero grande centro urbano e con il confine danubiano vulnerabile alle incursioni barbariche. La regione più ricca dell'Oriente era l'Egitto, il principale fornitore di grano dell'impero, non difficile da difendere; comprendeva inoltre l'importante porto cittadino di Alessandria. La Siria era pressappoco prosperosa quanto l'Egitto e la sua più illustre città, Antiochia, era grande più o meno come Alessandria, anche se il territorio era meno popolato e meno difendibile per la presenza dei Persiani appena al di là del deserto che segnava il confine in Mesopotamia. La più centrale, difendibile, ellenizzata e probabilmente popolosa regione era l'Anatolia, benché mancasse di una metropoli delle dimensioni di Alessandria o Antiochia. Da imperatore Diocleziano viaggiò per tutti i suoi domini, ma il luogo in cui trascorse più tempo rispetto a qualsiasi altro fu Nicomedia in Anatolia: se è possibile che abbia accordato tale preferenza alla città perché proprio lì era divenuto imperatore, è anche vero che era opportunamente ubicata sulla principale via che univa le due problematiche frontiere dell'Illirico e della Siria. Per diversi anni fece faticosamente la spola fra le due regioni, mentre nello stesso tempo in Occidente Massimiano aveva ancora maggiori problemi nel difendere i confini del Danubio e del Reno. Nel 293, perciò, Diocleziano decise di tentare una soluzione tanto audace quanto la sua precedente divisione dell'impero. Ciascun augusto affidò la responsabilità di una di queste due frontiere minacciate a un nuovo cesare, che in entrambi i casi divenne figlio adottivo. Costanzo, il cesare di Massimiano, si occupò della difesa del Reno e Galerio, il cesare di Diocleziano, in un primo momento si prese cura del deserto siriano, stabilendo il suo quartier generale ad Antiochia. Nonostante questo sistema sia spesso chiamato tetrarchia - governo di quattro imperatori -, la divisione principale rimase fra Oriente ed Occidente, dove ciascun augusto e ciascun cesare cooperavano, mentre Diocleziano manteneva la sua autorità al di sopra di tutto. | << | < | > | >> |Pagina 39L'adozione da parte di Costantino del cristianesimo come religione dell'impero, nonostante fosse senza ombra di dubbio una questione di convinzione religiosa piuttosto che di condotta politica, risultò estremamente vantaggiosa per lo stato. Il cristianesimo era caratterizzato da un rigore spirituale, morale e organizzativo che all'epoca non era più possibile trovare nel paganesimo; questo non possedeva né la struttura gerarchica né l'impianto teologico necessari per attuare un cambiamento e, anche ammesso che ci fosse riuscito, avrebbe sicuramente perso quel richiamo alla tradizione che era rimasto l'unico chiaro vantaggio nei confronti del cristianesimo. Fin dai tempi di Diocleziano risultò subito evidente che era impossibile sopprimere il cristianesimo, che le persecuzioni portavano solamente problemi e che la tolleranza era una via che non soddisfaceva praticamente nessuno. Nonostante la conversione di Costantino potesse esser sembrata prematura, soprattutto in Occidente, questa in realtà ottenne talmente ampi consensi e provocò così poche critiche che effettivamente potè averlo aiutato a trionfare nelle guerre civili e sicuramente non gli causò alcun tipo di problema. D'altra parte il suo comportamento ambiguo nella controversia ariana, che sarebbe sicuramente terminata in fretta se soltanto avesse difeso le decisioni prese nel concilio di Nicea, mise in luce come Costantino avesse interpretato poco profondamente la fede religiosa che aveva adottato.Costantinopoli, la cui fondazione a quel tempo deve essere sembrata una stravaganza, a lungo andare divenne anche prospera, portando ben presto il duplice vantaggio dovuto alla indipendenza di fatto e al dominio sulla parte orientale dell'impero. Mentre l'Occidente era più povero e debole senza l'Oriente, l'Oriente era più ricco e più forte senza l'Occidente, anche se entrambi avrebbero sicuramente ottenuto maggiori risultati se si fossero sforzati di collaborare in maniera più stretta di quanto facessero. Soltanto poche città dell'impero potevano vantarsi di essere completamente difendibili come Costantinopoli e la sua inespugnabilità risultava vitale per la sopravvivenza stessa della zona orientale. In realtà Costantino non poteva aver previsto nulla del genere: come tutti gli altri successi della sua carriera, la rifondazione di Bisanzio non fu tanto accorta né previdente, quanto piuttosto fortunata. Molto di ciò che restò della sua eredità divenne un peso per i successori. | << | < | > | >> |Pagina 636. Una nuova culturaI grandi unificatori culturali dell'impero bizantino furono il governo, il cristianesimo e la lingua greca. Tutti e tre erano legati gli uni agli altri. Dai tempi di Costantino gli imperatori generalmente riconobbero l'autorità della chiesa in questioni religiose e morali. La chiesa, che a lungo aveva riconosciuto la legittimità dello stato romano nella sfera laica, lo accettò volentieri come alleato. Il governo orientale, che esercitava un nuovo tipo di ingerenza, usò il greco piuttosto che il latino anche se il latino continuò ad essere la lingua ufficiale dell'impero. Il greco era già la lingua del Nuovo Testamento cristiano e delle forme più comuni della liturgia cristiana in Oriente. Prima di Diocleziano la maggioranza delle persone nell'impero orientale aveva pochi contatti con il governo, conosceva a malapena il cristianesimo e viveva in luoghi dove il greco si udiva solo di rado. Entro la metà del V secolo la maggior parte degli abitanti dell'impero doveva avere a che fare regolarmente con il governo, era cristiana almeno nominalmente ed aveva imparato a convivere con il greco, se non a usarne più di qualche parola per necessità. Il cristianesimo era un tipo di religione molto differente dal paganesimo. Quello che noi chiamiamo paganesimo, che mancò anche di un nome appropriato per designarsi, era un insieme di credenze e culti disparati senza una precisa teologia, un'etica o un'organizzazione definita. La lista delle sue molteplici divinità era convenzionale e mutevole e molte di queste divinità erano vagamente identificate con altre, come per esempio il greco Zeus che corrispondeva al romano Giove e al semitico Baal. Come da tradizione, le divinità commettevano adulteri, incesti, violenze carnali, furti ed assassini; Zeus stesso era un adultero e un pedofilo che aveva ucciso suo padre e sposato sua sorella.
Poiché gli dei concedevano favori agli uomini in cambio di venerazione e
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