Copertina
Autore Jasmina Trifoni
CoautoreMaurizio Battello, Ariel Brunner, Luca Mercalli, Riccardo Niccoli, Carlos Solito
Titolo Cielo
EdizioneWhite Star, Vercelli, 2006, Cube Book , pag. 726, ill., cop.ril., dim. 16,5x16,5x6 cm , Isbn 978-88-540-0427-6
LettoreAngela Razzini, 2006
Classe fotografia , natura , sport
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Indice


INTRODUZIONE                             22

IL CIELO DAL CIELO                       34

ARIA DI TEMPESTA                         82

CIELI SUL MONDO                         174

PADRONI DELL'ARIA                       278

SPORTIVI AD ALTA QUOTA                  350

L'ARTE DELLE NUVOLE                     470

EFFETTI SPECIALI                        552

ALTE ACROBAZIE                          596

AI CONFINI DELLA NOTTE                  666

BIOGRAFIE, INDICE, REFERENZE            728


 

 

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Pagina 22

Introduzione
di Jasmina Trifoni



Da quando l'uomo ha cominciato a muovere i suoi passi su questo pianeta, l'orizzonte che separa le cose vicine e terrene dagli inaccessibili mondi ultraterreni è stato lo sfondo di tutte le sue attività. Il cielo ha ispirato generazioni di poeti e pittori, filosofi e scienziati. Ha guidato i navigatori con il suo tappeto di stelle. Ha portato spaventose minacce e terribili distruzioni con la violenza degli uragani e delle tempeste, e, con l'oscurità delle eclissi, gli inquietanti messaggi di divinità ancestrali. Ha scandito i raccolti con il ripetitivo alternarsi delle stagioni. Ha sigillato per sempre i nostri amori con i suoi tramonti incendiati e ha sponsorizzato sogni con la traccia improwisa di una stella cadente. Da sempre il cielo, con i suoi inespugnabili misteri, esercita sull'uomo un'attrazione irresistibile. Tanto che fin dal mito di Icaro i più straordinari ingegni hanno cercato di raggiungerlo, di conquistarlo, di afferrarlo. Leonardo progettò per anni le sue macchine volanti. Al cielo si sono rivolti i filosofi per costruire le loro concezioni del cosmo. E al cielo guardava Galileo Galilei con il suo cannocchiale il 9 ottobre 1604, quando all'improvviso vide apparire una "stella nova". Da quel giorno, il cielo immutabile degli antichi non sarebbe più stato lo stesso. Con il passare dei secoli e l'invenzione di nuovi strumenti abbiamo scoperto che lassù, a milioni di anni luce da noi, accadono eventi di spaventosa violenza. Che le stelle nascono e muoiono, finendo il loro ciclo in maestose esplosioni che lasciano dietro di sé spettacolari nubi di polveri, dove si celebra l'eterna danza della materia. E ancora, oggi che sappiamo finalmente volare, il cielo, per certi versi, non è più sacro e inviolabile come lo fu per i nostri antenati. Lo attraversiamo con il naso incollato ai finestrini, ammirando lo scenario della natura che si dispiega sotto i nostri occhi. E grazie all'avventura spaziale possiamo perfino vedere la nostra terra avvolta dall'inconfondibile bagliore azzurrino che ne fa uno spettacolo unico in tutto il sistema solare. Ma che cos'è, dunque, il cielo? Dove comincia e dove finisce? A ben vedere, il cielo non esiste. Ciò che chiamiamo cielo non è che l'illusione di quella sottile, impalpabile finestra che è l'atmosfera, e che ci separa dall'ignoto, dagli sconfinati spazi di un universo turbolento e inesplorabile. Eppure, a ben vedere, tutto questo non esistere non fa che aggiungere altro fascino alle mille facce dei nostri cieli.

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Pagina 34

Il cielo dal cielo
di Luca Mercalli



Vista dallo spazio la terra è un pianeta blu cosparso di bolle e vortici bianchi: oceani e nubi. Le terre infatti sono scure, poco appariscenti, tranne i deserti. L'uomo ha potuto osservare per la prima volta il cielo dallo spazio dopo il primo aprile del 1960, quando la Nasa mandò in orbita il primo satellite meteorologico della storia, il Tiros 1. Ma erano immagini in bianco e nero, un po' appannate, disturbate e da ricomporre a tavolino sotto forma di mosaici di fotografie. All'inizio la semplice telecamera di bordo non era in grado di funzionare nell'oscurità notturna; poi furono introdotti strumenti in grado di osservare anche al buio, tramite le immagini all'infrarosso. I russi lanciarono il loro primo satellite meteorologico nel 1969: era una macchina dal gelido nome di Meteor 1, che ereditava tutte le conoscenze acquistate in anni di sperimentazione, durante i quali era stato possibile vedere dall'alto il cielo della terra in tutta la sua meravigliosa e straordinaria unicità, come era apparsa alle pupille di Yuri Gagarin il 12 aprile 1961, durante il primo breve volo umano nello spazio.

Un cielo che videro assai meglio Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins allorché il 20 luglio 1969 misero piede sul suolo lunare. Oggi l'osservazione del cielo dallo spazio è quotidiana. I cieli, perché si tratta di più cieli, sono analizzati, filtrati, fotografati, filmati, scanditi con dovizia di particolari. Una schiera di satelliti e di stazioni orbitanti regala un fiume di immagini che ciascuno di noi può osservare in tv o sul pc: un privilegio che spesso sottovalutiamo. Dall'alto il cielo terrestre ribolle delle tondeggianti sommità dei cumulonembi temporaleschi equatoriali e rotea nelle perturbazioni a spirale delle latitudini medie. Una silenziosa vitalità animata dal calore solare, dai venti e dalla condensa del vapore acqueo. Solo dallo spazio ci si rende conto della fragilità di questa nostra atmosfera: quasi tutta la sua massa è concentrata in soli 20 chilometri di spessore, un' esile pellicola che separa la vita dal nulla.

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Pagina 470

L'arte delle nuvole
di Maurizio Battello



Poesie e canzoni, dipinti e opere letterarie, persino campagne pubblicitarie o convegni politici hanno trattato o sfruttato le nuvole, che hanno finito con l'incuriosire ogni persona sensibile alla tematica dell'infinito e dell'eterno, con un fascino pari solo al mistero dell'amore. Le nuvole - che non sono altro che vapore acqueo che si combina con pressione atmosferica, cariche elettriche e correnti - ci affascinano per la loro presenza quotidiana mutevole e silente. Chi di noi, da piccolo, steso su di un prato, non si è lasciato andare a invidiare la libertà e la velocità dei cumuli gonfi di vento o a fantasticare sulla similitudine estetica delle loro forme. I più appassionati hanno tentato di indovinare la previsione del tempo e di verificare il proverbio "cielo a pecorelle acqua a catinelle". Con la passione e l'ammirazione subentra la ricerca della tipologia delle nuvole, della loro caratteristica e struttura e perché no, della loro personalità. Cirri, altostrati, cumulonembi, altocumuli, scie di condensazione e scie chimiche, i rari cumuli mammati, fino al cumulus humilis, una nuvola semplice e solitaria. Le nuvole sono strettamente legate al territorio e completano il paesaggio. La mutevolezza delle nuvole scozzesi cariche di piogge atlantiche o il legame con il cosiddetto verde irlandese; le nuvole basse che si toccano con un dito sulle canarie o quelle sulla vulcanica Islanda; le nuvole dei parchi americani piene di spirito libero e gli ampi spazi delle pampas della patagonia; "messico e nuvole" e lo stupore dei cumuli torre dei Caraibi o i tornado dello Yucatan; i temporali improvvisi che si scatenano vicino alla grandiosa cascata Iguacù o al polmone verde dell'Amazzonia; le nuvole spirituali che si respirano in Tibet che si integrano con la religione locale; le nuvole dai colori caldi del nord Europa o meglio ancora quello delle sognate aurore boreali. Nuvole che, con un pizzico di fortuna e di attenzione, ci regalano forme, luci, colori ed effetti ottici, quale l'iride e gli arcobaleni, le rifrazioni e le corone. Le nuvole, quindi, meriterebbero un'attenzione profonda e un rispetto fraterno, perché ci interrogano sul rapporto natura-uomo, sulla paura della morte e sul confronto con il mistero del divino. Una sorta di complicità e di saggezza indiana si instaura con le nuvole: l'invito alla riflessione sulla piccolezza della creatura umana, la consapevolezza di fare parte del pianeta e l'offerta di collaborazione in questo rapporto empatico con gli altri esseri viventi e con tutti gli elementi che compongono la terra, il cosiddetto stile di vita lieve.

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