Copertina
Autore Luigi Trucillo
Titolo Darwin
EdizioneQuodlibet, Macerata, 2009, Quodlibet 47 , pag. 172, cop.fle., dim. 12x18x1,2 cm , Isbn 978-88-7462-251-1
LettoreCorrado Leonardo, 2010
Classe poesia italiana
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


  7 La lingua dei vincitori

    Darwin

 11 Sulla tolda del Beagle
 16 Bildung
 17 Le Ande
 18 Geologia
 23 Nei mari del sud
 25 Nei mari del sud II
 26 Nei mari del sud III
 28 Fonte
 32 Il ritorno
 33 Brother
 37 Il metodo
 39 Prima
 40 Memoria della specie
 42 Londra
 46 Il teorema di Lazzaro
 47 Il cirripede
 49 Padre Lamarck
 50 Allo zoo
 52 Il dolore animale
 56 Wordsworth
 58 Il lepidottero
 59 La guerra di Crimea
 60 L'ascesa sul pallone
 62 Il matrimonio
 65 L'anello mancante
 67 Lettera a Emma
 69 Il sublime
 75 Lui
 79 I nomadi attraversano la mente di Darwin
 82 Considerazioni di Darwin sul caso
 84 Sonnecchiando sul treno per il Kent
 86 Notte a Down House
 87 Il soffio del dato
 88 Trasmutazione
 90 Il canto
 92 Ipotesi sulla pazienza di Darwin in campagna
 95 L'embrione
 96 Déjeuner sur l'herbe
 98 Fuori
101 La morte di Anne
103 Mal di stomaco
105 Preludio per Taussig-Blalock
107 Favola della buona notte
108 Salmo selvaggio
112 Lombrichi
118 A tre dita dai miei occhiali
I19 Atteone
121 Estinzione
124 Lo strappo da angina
127 Oltre
130 La felicità
136 Dopo

    Elementi di antropofagia culturale

139 Angelus usatus
140 Zdanov
141 Tree for two
143 Washoe
146 Il minotauro
147 Ultimissime
148 Lo scambio
150 Tutti insieme appassionatamente
151 Il limite
153 Sullo strazio animale
154 Il libero arbitrio
155 Buona visione
156 Superman
157 Una variazione sulla sublimazione estetica
158 King Kong
159 La corsa della storia e della tartaruga
160 Dammi una mano
161 Gli eternauti
162 La pogonofora


 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 11

Sulla tolda del Beagle



Albeggia.
Un prete che non è più prete
sulla tolda di una nave
che beccheggia
come un pastore
può salvare
molti più corpi e anime
assordati
riconducendoli nel flusso
della scienza.
L'oceano che tace
intorno a me
posa le sue labbra
sul mio sforzo
come Dio
con la sua massa azzurra,
toccandomi, benedicendomi
di spruzzi incandescenti.
E sono schiere,
torri innalzate
dall'accanimento della luce
già esposte al crollo
che le insegue.
Qui l'azzurro è un inizio
che barbaglia lontano
perché le navi arano
un germoglio profondo
che sala il cuore
sopra e sotto,
dove ogni grido cade.
Io ho curato i dubbi
con le lame
dei mattini salmastri,
quando il vento schiaffeggia
le false direzioni
con uno schiocco
nelle vele,
e la scia di poppa
sperpera bianca
le false sirene
del viaggio.
Ma l'azzurro,
l'azzurro del cosmo
che s'impenna
in un'innumerevole scoperta
è presente dovunque
con le sue raffiche violente,
e trasforma la mente
nel polmone
di un nuovo slancio,
di una fresca energia
che accende il vissuto
dai suoi primordi
a oggi.
Chi ripete
la frase che è in tutti
dice: ho sete,
ma qui l'arsura
è spazio,
onda che stana un'altra onda
eternamente.
Nel vento
un prete che non è più prete
ha molte più cose da salvare,
come quel soffio avventato
a cui si adatta
la nostra specie
manovrando le vele
per acquistare un assetto
di viaggio.
Sto andando,
penso con le nubi che mi aprono
la pelle,
e non ho rimpianto:
la mia mano è umida
di un mare
più vasto
del mio sguardo.
La luce, e l'acqua, e la luce
saluta la mia rotta
irta di scorie
e di sgomento.
Perché
chi può sgombrare il vento
dall'essere in balia?
Io non ho abbastanza mura,
per quanto è lontana
solo davanti al mare
posso trovare la mia lingua.
Accanto
un marinaio si issa
su un pennone:
ha avvistato la terra.
La vedo profilarsi
oltre una nuvola confusa
di gabbiani
che mi orienta
gridando senza posa
la sua breccia randagia
che spalancata
vola a ventosa
sul cielo che cede
con uno scricchiolio di piuma
la sua sosta.
Anche se ho perso
la mia vecchia vocazione
apro le braccia alle ali
e aspetto
turbinando
lo slancio della vita
che onda per onda
mi consegna
a un'altra forma.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 23

Nei mari del sud



Accanto all'oceano
le specie
dimenticano in fretta
i propri ricordi.
La salsedine
stacca chele e membrane
come se fossero sogni,
unghie agitate
dal fantasma di un sauro.
Il sole batte,
ma l'onda è un mattino
o una notte allungata
da un ritmo
che mugghia i suoi inganni?
Il mio sguardo è spaccato
da strane libellule
come se fossero nomi,
suoni sciamanti dall'acqua
che mi fermano il sangue:
può la scienza
essere aperta
fin dove la mente finisce
e poi aprirsi ancora
nel lampo, nella ventosa purpurea
in cui la visione si accelera
pulsando
in una scia di vapore?
Di nuovo
accade tutto così all'improvviso
da essere lento.
La sabbia spazzata dal vento
mi acceca
mi penetra.
Stanotte ero estraneo
e oggi non potrò più diventare
un uomo
irrimediabilmente lontano.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 92

Ipotesi sulla pazienza di Darwin in campagna



Le querce sfasciano il verde
con il tonfo delle ghiande
cadute
all'improvviso,
quasi giocando
a rimpiattino.
Seguire il caso
è come rincorrere una lepre:
mi è davanti
o l'aspetto?
La vita sfreccia
e non trovo più le idee
nascoste accanto al libro,
ma come un ospite
sopraggiunto troppo presto
guardando la natura
ho appreso la pazienza.
Come ogni antica scienza
è una cattura.
Il fagiano che sfiora
la rete dell'uccellatore
riempiendola di un'evanescenza
odorosa di muschio.
O la spuma che invade
l'orlo più alto dello scoglio
aspettando che la propria cresta
rifranga il sole.
La pazienza mi placa
con la sua voglia sicura,
dando un ritmo smorzato
a ciò che sfugge.
Se mi affrettassi
a ghermire il tempo
questo istante lucente
sotto il castagno
prenderebbe forma
in un punto lontano
immediatamente svanito
tra le dita,
ma la mia fronte trattiene
quel punto preciso
come l'ombra di un nibbio
dandogli uno spazio tenace,
il nido di un'attesa
che l'impiglia.
Lo spazio
anticipa il gesto
e la teoria:
a che servirebbe altrimenti
la cruna dell'ago
abbagliante
in attesa del filo indeciso
di cotone?
Alla fine
tutte le cose si staccano
per andare incontro
alla nuova figura
che viene
e mettersi in contatto
grano a grano.
Per chi precede
basta avere pazienza.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 136

Dopo



La sua teoria
sarà osteggiata e bandita
nei nostri giorni bigotti
dentro le scuole d'oltreoceano,
e in epoche più mistiche
avrebbe visto il rogo.
Dio occupa tutto per loro,
come Narciso
accanto al lago.
«Chi è senza peccato
dicono
scagli la prima pietra».
O chi è senza pensiero?

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 161

Gli eternauti



Aerodinamici Bonobo!
Sconfiggono il male
con il corpo,
da viventi
sedotti dalla materia
dove abitano.
Se il sesso è il motore
che avvia il mondo
propongono un prototipo
così sperimentale
da buttare a mare
con l'amplesso
i giochi di potere
e di conflitto
che appestano il nostro branco
culturale.
La ricetta è geniale:
come un principio vincolante
il piacere è l'unica fonte
di scambio. Incontrollabile.

| << |  <  |