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| << | < | > | >> |Indice
5 Prefazione
13 Fiaba per gente comune
15 Il primo capitolo non è mio". (L'autore)
17 Capitolo due
18 Capitolo tre
19 Capitolo quattro
25 Capitolo cinque
57 Peripezie nelle plaghe
59 Capitolo 1 — Adelphin in ghingheri
61 Capitolo 2 — Il giallo è un colore
63 Capitolo 3 — Psicologia
64 Capitolo 4 — Ritratto di Adelphin
66 Capitolo 5 — L'arrivo all'evento mondano
68 Capitolo 6 — Ritratto di Serafinio
70 Capitolo 7 — L'evento mondano
72 Capitolo 8 — Quo non ascendam...?
74 Capitolo 9 — La spiegazione
75 Capitolo 10 — Nel buio
77 Capitolo 11 — Congetture
79 Capitolo 12 — La fauna delle tenebre
81 Capitolo 13 — Conciliabolo dei saggi
84 Capitolo 14 — La riscossa
86 Capitolo 15 — Il Maggiore
88 Capitolo 16 — Riassunto
90 Capitolo 17 — Piano
92 Capitolo 18 — Trappole?
94 Capitolo 19 — Antioche
98 Capitolo 20 — Antioche in marcia
100 Capitolo 21 — Perizia
103 Capitolo 22 — Strada
105 Capitolo 23 — Sud-America
106 Capitolo 24 — Volo di un gatto
108 Capitolo 25 — Cantina
111 Capitolo 26 — La bestia
114 Capitolo 27 — Il manoscritto
116 Capitolo 28 — Lettura del manoscritto
120 Capitolo 29 — Seguito del manoscritto
123 Capitolo 30 — Continuazione del seguito del manoscritto
125 Capitolo 31 — Ancora il manoscritto
129 Capitolo 32 — Sempre il manoscritto
132 Capitolo 33 — Il manoscritto non è terminato
133 Capitolo 34 — Interludio
138 Capitolo 35 — C'è ancora qualche pagina...
139 Capitolo 36 — Ancora otto pagine
142 Capitolo 37 — È tutto
146 Capitolo 38 — Alla ricerca del Barone perduto
147 Capitolo 39 — Vedi il titolo precedente
152 Capitolo 40 — A zonzo
1S5 Capitolo 41 — Alla ricerca del Maggiore perduto...
156 Capitolo 42 — La pista del Barone si ricongiunge
con quella del Maggiore
159 Capitolo 43 — Dunœud ritorna
162 Capitolo 44
169 Note
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| << | < | > | >> |Pagina 15C'era una volta un principe bello come il sole. Viveva con il suo cane e il suo cavallo al margine di un bosco, in un castello dai muri grigi e dal tetto color malva (il tetto pareva verde perché era coperto di muschio). Viveva in solitudine e quella solitudine affliggeva i suoi giovani anni. Una notte, mentre gironzolava nel parco e la luna, dolce e sorridente compagna (io credevo che fosse solo), accarezzava con un tenero sguardo (tenero come un pollo) le sommità dei grandi alberi mossi da una brezza tiepida e profumata (accidenti! come si esprime bene) incominciò a pensare che la vita è amara quando in fondo non c'è zucchero. Allora una grande decisione si impadronì del suo cuore: partire (che è un po' come morire). Partire alla ricerca di quello zucchero così prezioso e raro (urrà! viva il mercato nero). L'indomani mattina all'alba, sellato il suo nero palafreno (non mi servo della pala per frenare) e poi montatogli in groppa, fuggì da quel luogo in altri tempi amato (tutto passa, tutto si scassa, soltanto il plexiglas resiste) ma ora detestato proprio per l'assenza di zucchero. Cavalcò per valli e monti, per faticose e interminabili giornate. Attraversò paesi sconosciuti, incontrando bestie strane e imparando a conoscere i diversi costumi in uso presso le popolazioni del continente. Un giorno, poiché pioveva, prese un para-pioggia e lo usò per ripararsi (e quindi niente più acqua). Poi la pioggia cessò ma la stanchezza lo colse e lui fu estremamente felice e contento di incontrare un letto massone (non appena lo tocca il mago Merlino). Allora, così dice Dédé, si fermò in una locanda dove incontrò una bella principessa, la figlia del re Giaquarto. Ma che ci fa una principessa in una locanda come questa? si chiese il cavaliere (che si chiamava Joseph). Forse lei ha dello zucchero. Chiamò con un cenno la fanciulla e le disse: – Per il drago che vive nella foresta, per il vino che hai bevuto, per l'acqua che berrai, per il sangue della mandragora, indicami i mezzi che mi permetteranno di procurarmi dello zucchero. La fanciulla arrossì, svenne e poi morì. Così il cavaliere, triste come nei giorni più felici, cavalcò di nuovo il suo palafreno che lo condusse in un bizzarro paese... | << | < | > | >> |Pagina 17La strada era bianca e il sole perforante e Joseph aveva l'impressione che ogni passo fosse una sofferenza per il suo palafreno. Ma non erano trascorsi neanche tre anni da quando avevano iniziato a marciare che apparve loro una conigliera in cui degli elfi danzavano canticchiando una romanza.
Per i campi e per i monaci
Che sollevano il sottanino
Il tuo peritoneo mostraci
Ti dirò chi sei...
L'aria languida e melanconica piacque a Joseph che fuggì al galoppo (il palafreno non sopportava l'aria). | << | < | > | >> |Pagina 18Senza alcun interesse. | << | < | > | >> |Pagina 19a) Dunque Joseph cavalcò e fitte caddero su di lui le gocce di una nuvola scura. E aspro era l'odore di ozono che saliva dalla terra umida. Cavalcò per molto tempo, e finalmente apparve l'ingresso della caverna... b) "Questo stile fastidioso potrebbe impedire la comprensione di questa importante parte dell'opera..." così incominciava il libro che Joseph estrasse dalla sua fondina con l'intento di realizzare un pasto sostanzioso. Si trattava di un libro di cucina del dottor de Pomiane. Joseph afferrò quindi il suo arco e si recò nel cortile attiguo alla caverna per cacciare un pollo. Ma la strega che là viveva non ne fu contenta. Era gibbosa, aveva occhi cisposi e il suo labbro inferiore penzolava un bel po' sul suo mento. Inorridito, Joseph la uccise e se la mangiò insieme al pollo: era veramente affamato.
Dopo di che incominciò a esplorare questo nuovo territorio.
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