Copertina
Autore Ludwig Wittgenstein
Titolo Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916
EdizioneEinaudi, Torino, 1979 [1964], Reprints 9 , pag. 281, dim. 125x195x19 mm
OriginaleTractatus logico-philosophicus [1961] - Notebooks 1914-1916 [1961]
TraduttoreAmedeo G. Conte
LettoreRenato di Stefano, 1980
Classe filosofia , logica
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Indice


 IX Nota introduttiva alla prima edizione,
    di Amedeo G. Conte.
XII Nota introduttiva alla seconda
    edizione.

  1 Tractatus logico-phflosophicus.

  3 Prefazione dell'autore.
  5 Tractatus logico-pbilosopbicus.

 83 Quaderni 1914-19I6

197 Appendici.
199 1. Note sulla logica, settembre 1913.
221 2. Note dettate a G. E. Moore in
       Norvegia, aprile 1914.
239 3. Estratti da lettere di L.
       Wittgenstein a B. Russell,
       1912-1920.

257 Bibliografia.

265 Indici.
267 Indice delle corrispondenze e
    concordanze tra Quaderni e Appendici
    ed il Tractatus logico-philosophicus.
269 Indice degli autori.

 

 

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Pagina 3

Prefazione dell'autore.

Questo libro, forse, comprenderà solo colui che già a sua volta abbia pensato i pensieri ivi espressi - o, almeno, pensieri simili -. Esso non è, dunque, un manuale -. Conseguirebbe il suo fine se piacesse ad uno che lo legga e comprenda.

Il libro tratta i problemi filosofici e mostra - credo - che la formulazione di questi problemi si fonda sul fraintendimento della logica del nostro linguaggio. Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

Il libro vuole dunque tracciare al pensiero un limite, o piuttosto - non al pensiero, ma all'espressione dei pensieri: Ché, per tracciare al pensiero un limite, dovremmo poter pensare ambo i lati di questo limite (dovremmo dunque poter pensare quel che pensare non si può).

Il limite potrà dunque esser tracciato solo nel linguaggio, e ciò che è oltre il limite non sarà che nonsenso.

In che misura i miei sforzi coincidano con quelli d'altri filosofi non voglio giudicare. Ciò che qui ho scritto non pretende già essere nuovo, nei particolari; né perciò cito fonti, poiché m'è indifferente se già altri, prima di me, abbia pensato ciò che io ho pensato.

Solo questo voglio menzionare, che io devo alle grandiose opere di Frege ed ai lavori del mio amico Bertrand Russell gran parte dello stimolo ai miei pensieri.

Se questo lavoro ha un valore, questo consiste in due cose. In primo luogo, pensieri son qui espressi; e questo valore sarà tanto maggiore quanto meglio i pensieri sono espressi. Quanto piú s'è còlto nel segno. - Qui so d'esser rimasto ben sotto il possibile. Semplicemente poiché la mia forza è troppo impari al compito. - Possano altri venire e far ciò meglio.

Invece la verità dei pensieri qui comunicati mi sembra intangibile e definitiva. Sono dunque dell'avviso d'aver definitivamente risolto nell'essenziale i problemi. E, se qui non erro, il valore di questo lavoro consiste allora, in secondo luogo, nel mostrare quanto poco sia fatto dall'essere questi problemi risolti.

L. W.

Vienna, 1918.

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Pagina 5

Tractatus logico-philosophicus.

1 Il mondo è tutto ciò che accade.

1.1 Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose.

1.11 Il mondo è determinato dai fatti e dall'essere essi tutti i fatti.

1.12 Ché la totalità dei fatti determina ciò che accade, ed anche tutto ciò che non accade.

1.13 I fatti nello spazio logico sono il mondo.

1.2 Il mondo si divide in fatti.

1.21 Una cosa può accadere o non accadere e tutto l'altro restare eguale.

2 Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose.

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Pagina 9

2.1 Noi ci facciamo immagini dei fatti.

2.11 L'immagine presenta la situazione nello spazio logico, il sussistere e non sussistere di stati di cose.

2.12 L'immagine è un modello della realtà.

2.13 Agli oggetti corrispondono nell'immagine gli elementi dell'immagine.

2-131 Gli elementi dell'immagine sono rappresentanti degli oggetti nell'immagine.

2.14 L'immagine consiste nell'essere i suoi elementi in una determinata relazione l'uno all'altro.

2.141 L'immagine è un fatto.

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Pagina 11

3 L'immagine logica dei fatti è il pensiero.

3.001 «Uno stato di cose è pensabile» vuol dire: Noi ce ne possiamo fare un'immagine.

3.01 La totalità dei pensieri veri è un'immagine del mondo.

3.02 Il pensiero contiene la possibilità della situazione che esso pensa. Ciò che è pensabile è anche possibile.

3.03 Non possiamo pensare nulla d'illogico, ché altrimenti dovremmo pensare illogicamente.

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Pagina 20

4 Il pensiero è la proposizione munita di senso.

4.001 La totalità delle proposizioni è il linguaggio.

4.002 L'uomo possiede la capacità di costruire linguaggi, con i quali ogni senso può esprimersi, senza sospettare come e che cosa ogni parola significhi. - Cosí come si parla senza sapere come i singoli suoni siano emessi.

Il linguaggio comune è una parte dell'organismo umano, né è meno complicato di questo.

umanamente impossibile desumerne immediatamente la logica del linguaggio.

Il linguaggio traveste i pensieri. E precisamente cosí che dalla forma esteriore dell'abito non si può concludere alla forma dei pensiero rivestito; perché la forma esteriore dell'abito è formata per ben altri scopi che quello di far riconoscere la forma del corpo.

Le tacite intese per la comprensione del linguaggio comune sono enormemente complicate.

4.003 Il piú delle proposizioni e questioni che sono state scritte su cose filosofiche è non falso, ma insensato. Perciò a questioni di questa specie non possiamo affatto rispondere, ma possiamo solo stabilire la loro insensatezza. Il piú delle questioni e proposizioni dei filosofi si fonda sul fatto che noi non comprendiamo la nostra logica del linguaggio.

(Esse sono della specie della questione, se il bene sia piú o meno identico del bello.)

Né meraviglia che i problemi piú profondi propriamente non siano problemi.

4.0031 Tutta la filosofia è «critica del linguaggio». (Ma non nel senso di Mauthner.) Merito di Russell è aver mostrato che la forma logica apparente della proposizione non ne è necessariamente la forma reale.

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Pagina 27

4.1 La proposizione rappresenta il sussistere e non sussistere degli stati di cose.

4-11 La totalità delle proposizioni vere è la scienza naturale tutta (o la totalità delle scienze naturali).

4-111 La filosofia non è una delle scienze naturali. (La parola «filosofia» deve significare qualcosa che sta sopra o sotto, non già presso, le scienze naturali.)

4-112 Scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri.

La filosofia è non una dottrina, ma un'attività.

Un'opera filosofica consta essenzialmente d'illustrazioni.

Risultato della filosofia non sono «proposizioni filosofiche», ma il chiarirsi di proposizioni.

La filosofia deve chiarire e delimitare nettamente i pensieri che altrimenti, direi, sarebbero torbidi e indistinti.

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Pagina 63

5.6 I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

5.61 La logica riempie il mondo; i limiti del mondo sono anche i suoi limiti.

Non possiamo dunque dire nella logica: Questo e quest'altro v'è nel mondo, quello no.

Ciò parrebbe infatti presupporre che noi escludiamo certe possibilità, e questo non può essere, poiché altrimenti la logica dovrebbe trascendere i limiti del mondo; solo cosí potrebbe considerare questi limiti anche dall'altro lato.

Ciò, che non possiamo pensare, non possiamo pensare; né dunque possiamo dire ciò che non possiamo pensare.

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Pagina 72

6.13 La logica non è una dottrina, ma un'immagine speculare del mondo.

La logica è trascendentale.

6.2 La matematica è un metodo logico. Le proposizioni della matematica sono equazioni, dunque proposizioni apparenti.

6.21 La proposizione della matematica non esprime un pensiero.

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Pagina 79

6.4 Tutte le proposizioni son d'egual valore.

6.41 Il senso del mondo dev'essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non v'è in esso alcun valore - né, se vi fosse, avrebbe un valore.

Se un valore che ha valore v'è, dev'esser fuori d'ogni avvenire ed essere-cosí. Infatti ogni avvenire ed essere-cosí è accidentale.

Ciò che li rende non-accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Dev'essere fuori del mondo.

6.4 Né, quindi, vi possono essere proposizioni dell'etica.

Le proposizioni non possono esprimere nulla ch'è piú alto.

6.421 chiaro che l'etica non può formularsi. L'etica è trascendentale. (Etica ed estetica son uno.)

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Pagina 81

6.5 D'una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda.

L'enigma non v'è.

Se una domanda può porsi, può pure aver risposta.

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Pagina 82

7 Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

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