Copertina
Autore Christa Wolf
Titolo Con uno sguardo diverso
Edizioneedizioni eo, Roma, 2008, Dal mondo , pag. 156, cop.fle., dim. 13,5x21x1,2 cm , Isbn 978-88-7641-848-8
OriginaleMit anderem Blick
EdizioneSuhrkamp, Frankfurt am main, 2005
TraduttoreMonica Pesetti, Anita Raja, Paola Sorge
LettoreRenato di Stefano, 2008
Classe narrativa tedesca
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Indice



    Parte prima

  7 Nella pietra
 21 Associazioni in azzurro

    Parte seconda

 27 Incontri Third Street
 59 Sessione fotografica L.A.
 67 Viaggio nel deserto

    Parte terza

 99 Lui e io
123 Il signor Wolf aspetta ospiti e prepara la cena

    Parte quarta

137 Giovedì 27 settembre 2001


 

 

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Pagina 21

Associazioni in azzurro


Chi urlò di gioia quando nacque l'azzurro? Pablo Neruda


Lei, Pablo, fa strane domande. L'azzurro? Nacque? Ma non c'è sempre stato? Come l'azzurro color cielo sopra il paesaggio dell'infanzia? Come il meno transitorio degli azzurri? Fuori c'è un magnifico cielo azzurro, e tu te ne stai curva sul libro! Diventerai una bas-bleu, e non troverai marito. L'azzurro scriveva storie. L'innamorato di Annemarie ha detto che le tirerà l'azzurro giù dal cielo. Ti prenderò l'azzurro. Santoddio, sono cose che dice così, a vanvera, per amore dei suoi begli occhi azzurri. Però le è fedele, sostiene lei. Chi ci crede. È bionda, l'azzurro le dona, dice il suo innamorato. Azzurri, azzurri, tutti i miei vestiti sono azzurri. L'azzurro è il colore della fedeltà. Ma ultimamente porta scarpe rosse, gliele ha regalate lui. Di rosso e di azzurro si adorna la troia e la moglie del buffone. Gli piace far festa, al suo innamorato, in riva all'acqua azzurra. Azzurro oggi, azzurro domani e pure dopodomani. Azzurro anche lunedì.

Vedi? Lunedì azzurro, martedì fame, questo si sa. E adesso purtroppo barcolla per la piazza e canta: azzurro-fiordaliso è il cielo in riva allo splendido Reno. Tutto azzurro violaceo per la sbronza, il tipo. Quello non lo salva più nemmeno la Croce azzurra. Col vino, alle donne gli occhi diventano d'un colore azzurro-cianotico. Lo puoi dire forte.

Ultimamente lui a forza di botte l'ha fatta blu. Ah, vedi. E allora il fratello di lei ha detto che gli farà vedere le stelle azzurre e gli ha rifatto i connotati in blu. Se l'è cavata ancora una volta con qualche segno azzurrolivido. Bene, bravo. Ma speriamo che in fondo al pozzo azzurro adesso Annemarie la smetta di vedere la luna. È troppo il fumo azzurrino che lui le ha gettato negli occhi. Veniamo dalle montagne azzurre, tesoro oh mio tesoro, e sei così lontano. Il nostro maestro è stupido quanto noi, cantavamo. Il cielo è azzurro, il tempo è bello, signor maestro, vogliamo andare a spasso. Volete per caso ricevere un'ammonizione su carta azzurra? Meglio che vi imprimiate a mente una buona volta i colori dell'arcobaleno: rosso arancio giallo verde azzurro indaco viola. RAGVAIV. O volete che vi racconti qualche altra cosa sulla guerra, quando i proiettili come fagioli azzurri ci fischiavano vicino alle orecchie. Avanti marsch! Una canzone. I dragoni azzurri a cavallo varcano la porta al suono dei tamburi.

Non potete cantare qualcosa di bello? Il bel Danubio blu. È stato il primo valzer che ho ballato con Hans.

Sì, sì. Sempre la stessa storia. È finita male col suo marinaio in blu.

Grete non riesce a venirne fuori. Un marinaio in blu che viaggiava intorno al mondo. Amava una ragazza, ma non aveva un soldo. La ragazza arrossiva, e per colpa di chi? Del marinaio in blu che se ne partì. Cose del genere possono andare storte. Hanno appena dovuto portare via la signora X in ambulanza, con la luce azzurra lampeggiante. Cianuro, dico solo questo. Aveva già le labbra completamente blu. In un caso del genere è troppo tardi per qualunque soccorso. Pare che il bellimbusto che l'ha piantata avesse sangue blu, così perlomeno le ha detto.

Re Barbablù, conosciamo la storia. "Il cavaliere straniero aveva una barba tutta blu, e lei ne aveva paura, e si sentiva poco tranquilla ogni volta che lo guardava". Ah se avessero dato retta al suo istinto. Ma lui le ha donato una volpe azzurra, e lei ha pensato che un tipo così non poteva mentire, e s'è sentita le ginocchia molli. Questo le costerà qualche bigliettone azzurro, se li dovrà prima guadagnare. Vada come vada. Per la bella copia utilizziamo sempre l'inchiostro blu. Ma prima di tutto mi faccia una ciano, con un progetto del genere non mi va di sparare all'azzurro del cielo. Alcuni però sparano per aria all'azzurro e finiscono per centrare il nero del bersaglio.

Prima in due ore riempivamo il bricco del latte di mirtilli blu. E il pomeriggio il dolce era già pronto. Carpe in blu a capodanno? Mai. Le carpe vanno servite in salsa alla birra. E la trota in blu è roba per gente raffinata. Il blu non è un colore adatto al cibo. Meglio per i fiori. Le viole, per esempio. Una viola sul prato era adagiata, chiusa in sé stessa e acquattata, era una viola assai aggraziata. Cavolo rossoblù, al sud, be', per me va bene. E liquore azzurro, c'è anche quello. Curaçao, o come si chiama. E il formaggio detto "blue master", erborinato, non è roba per me. Come si possano coltivare patate azzurre e poi chiamarle "sorci blu" resterà sempre un mistero. Una cosa così innaturale.

L'azzurro, Pablo, è il colore della nostalgia. Aveva in mente questo? La primavera torna a sventolare il suo nastro azzurro nell'aria. Azzurre colline nel lontano azzurro. Verso orizzonti di troppo azzurro. Bandiere azzurre per Berlino. Blu di Prussia, blu di Berlino, vero pigmento blu, fatto con solfato di ferro e ferrocianuro di potassio.

Una striscia sottile sulla porcellana. Il profondo blu cobalto di vasi, coppe e portacenere di vetro, il mio colore preferito. Tovaglie stampate in blu, con vecchi motivi. Una tecnica che sta sparendo.

Una volta nella vita starsene in riva all'Adriatico azzurro. Oh cielo, azzurro radioso. La farfalla azzurra che ci svolazza davanti. L'uccello azzurro sul sipario dipinto dalla pittrice Liessner-Blomberg per il cabaret degli emigrati russi, a Berlino negli anni Venti. Il Cavaliere azzurro di Kandinskij. La Torre dei cavalli azzurri di Franz Marc. Il periodo blu di Picasso. L'ora azzurra tra il giorno e il sogno. Blu notte.

Grigioazzurro. La luce azzurra del pozzo nella fiaba dei Grimm, che procura al bravo soldato trattato ingiustamente, quando vi accende la pipa, non solo soddisfazione ma un intero regno e per giunta la figlia del re. Solo così funziona. La divisione blu del generale Franco nella guerra civile spagnola. La bandiera azzurra dell'Europa. E i pacchetti di viveri che gli americani lanciano in Afghanistan, ultimamente blu, non più gialli, per distinguerli dalle bombe gialle a dispersione che pure lanciano. Invece il fiore azzurro, Pablo, simbolo del romanticismo tedesco, un'invenzione del conte Friedrich von Hardenberg, detto Novalis.

L'eroe del suo romanzo, Heinrich von Ofterdingen, lo vede in sogno, un alto fiore azzurro chiaro che dapprima stava vicino alla sorgente, e lo sfiorava con le sue ampie foglie lucenti. "...Non vedeva altro che quel fiore azzurro e lo osservò a lungo con indicibile tenerezza". E lui ne segue l'immagine struggente, e vi vede "un argine contro la normalità e la mediocrità della vita", un incanto contro la monotonia di ciò che è terreno. Ma chi urlò di gioia quando nacque l'azzurro?

A che cosa pensava, Pablo? Ora lo so: furono gli extraterrestri a urlare di gioia quando videro nascere la Terra, il pianeta azzurro.

2003

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Pagina 59

Sessione fotografica L.A.


Di pomeriggio non ho bisogno dell'auto nuova appena comprata. Todd, che qualche giorno fa mi ha fatto una lunga intervista per la famosa rivista MAGAZINE su cui io non volevo assolutamente apparire, ha fissato per me un appuntamento con un noto studio fotografico in cui io non volevo andare in nessun modo, ma la casa editrice ha insistito, i miei libri che devono uscire ai primi dell'anno hanno bisogno urgente di pubblicità, hanno detto, alla fine ho ceduto di malavoglia. Mi sarebbero venuti a prendere, hanno detto. Il tassista arriva con oltre mezz'ora di ritardo, si scusa dando la colpa all'heavy traffic, inoltre non aveva trovato subito il mio domicilio, MS. VICTORIA. È un distinto signore brizzolato, afflitto da un grandioso raffreddore, mentre percorriamo il Wilshire Boulevard ormai già buio aggiunge che ha fatto anche una capatina dal medico per farsi prescrivere delle medicine e a prova di ciò mi sventola davanti la grande busta gialla che tiene accanto a sé sul sedile anteriore. Io sono dell'idea che si deve arrivare puntuali a un appuntamento col fotografo, ma lui sa come stanno le cose, io devo aver fiducia nella sua lunga esperienza, dice lui, e ora vuol sapere da dove vengo, che faccio, perché mi trovo qui, se mi piace Los Angeles, ogni tanto mi illustra i quartieri sconosciuti della città che percorriamo e mi assicura una volta per tutte che il fotografo, per quanto famoso, ci aspetterà, that's his job, you see. Suona il telefono dell'auto, la sua Company gli fa sapere che Melrose Avenue non è l'indirizzo giusto, con voce rauca che lentamente viene meno, lui individua a forza di rapide domande l'indirizzo giusto, sorry!, dice lui e gira di botto nella direzione opposta, ma non è lontano, dice lui, abbiamo tempo. Io dico che per me questo appuntamento col fotografo potrebbe tranquillamente saltare, a questo punto il mio tassista va in fibrillazione. A che scopo la foto, vuol sapere, questo Mathew è pretty famous come fotografo, dice lui, io nomino il MAGAZINE, il mio autista emette un fischio d'ammirazione, per caso non potrei cedere a lui il mio appuntamento, lui infatti è attore e non ha lavoro, aspetta solo un'occasione del genere, è già stato sullo schermo assieme a colleghi famosi, gli devo credere.

Abbiamo lasciato da un pezzo le avenue scintillanti di decori natalizi, percorriamo quartieri scuri, sempre più scuri, vaghi sospetti alimentati dai film sulla mafia mi volteggiano nella testa, ecco che finalmente ci fermiamo in una traversa particolarmente buia davanti all'entrata posteriore di una fabbrica silenziosa, da una porta una striscia di luce illumina un paio di gradini di pietra che noi saliamo, ecco, ora sono finita proprio in un film, solo il genere non mi viene comunicato, può essere benissimo un film di gangster in cui io sono la vittima sequestrata, o un melodramma che racconta la vita di un attore sul viale del tramonto, in questo caso io avrei solo una parte secondaria, ma gli uomini giovani ed eleganti le cui silhouette si distinguono nel corridoio mi salutano apertamente, mentre l'attore, ovvero il mio autista, annuncia che mi aspetterà qui, alla mia obiezione che la cosa potrebbe andare per le lunghe fa un cenno: don't worry, e si dirige risoluto verso lo studio attraverso un intrico di corridoi di cemento grigio, un cavallo da circo che fiuta l'aria del circo. No, dicono i nostri accompagnatori, Mathew non ha ancora finito, sta ancora lavorando con l'ultima modella, ma non vede l'ora di incontrarmi, perché intanto magari non do uno sguardo allo Studio. Lo Studio è un enorme capannone avvolto nella semioscurità, in un angolo, illuminata da diversi riflettori, una giovane donna bionda e supersnella in abito nero tiene amorevolmente in equilibrio sulle mani tese una palla di vetro cambiando continuamente posa davanti alla macchina fotografica, di faccia, di profilo, mentre l'uomo che sta dietro la macchina fotografica e del quale distinguo in controluce solo il contorno di una testa piena di ricci la incita: Yes! Right! Perfect!, e i giovanotti, i suoi assistenti, gridano entusiasti: Isn't he great?

Mathew interrompe il suo lavoro alla macchina fotografica per girarsi verso di me e spiegarmi che lui è delighted di vedermi, ha da fare solo un attimino ancora, dice lui, intanto Bob mi porterà di sicuro un caffè, right, Bob?, e Bob sparisce nell'angolo più buio del capannone da dove una macchina da caffè emette sinistri bagliori, torna con il temuto bicchiere di carta pieno della temuta bevanda che gli americani chiamano caffè e che giorno e notte portano con sé in grosse tazze spesse inventate ad hoc, io intanto sto seduta su una specie di sedia da giardino ed esamino l'ambiente che mi circonda, una cosa così non ti succederà mai più nella vita, dico a me stessa, guardati tutto per bene in modo da poterlo poi descrivere, ma ecco che arriva già una giovane donna dall'aria mascolina, capelli cortissimi e berrettino di pelle, è la make-up-girl, dice lei, e se posso seguirla, solo per qualche attimo. Why don't we go into my room. Con un certo sconcerto mi vedo alzarmi dalla sedia e seguirla. La mia condizione non era stata: niente make-up? È ciò che dico anche a Mathew mentre gli passo davanti e la modella intanto si prepara a stendersi con la palla di vetro, I know, I know, grida lui lietamente, si tratta solo di correzioni minuscole, Jo Anne è meravigliosa in questo. Eccomi seduta sulla sedia del trucco davanti a una parete a specchi, circondata da aggeggi da cosmetica, pennelli, spugnette e vasetti, e Jo Anne comincia a lavorare alla mia faccia. La faccenda andrà per le lunghe, lo capisco ben presto, lei lavora per strati, ma sa come farmi passare il tempo. La giovane donna là dentro, dice lei, è tutto il pomeriggio che si fa fotografare, tra l'altro è una nipote di Jane Fonda, è davvero dotata. Ha un rapporto tutto particolare con le bestie feroci, dice lei, oggi pomeriggio, su suo desiderio, avevano in studio un cammello preso dallo zoo, su cui ha cavalcato davanti alla macchina fotografica, e c'era stato lì anche un leone addomesticato, la modella si è raggomitolata nella sua criniera, dice lei, solo che si è scoperto che era allergica ai leoni e loro hanno dovuto far uscire di corsa la bestia delusa. Ma le foto erano marvellous. Mathew è semplicemente great, lavora solo in bianco e nero, per questo ha bisogno di facce un po' elaborate, you know, altrimenti non viene fuori niente.

Io mi sono rassegnata al mio destino, ma quando Jo Anne dopo una mezz'ora mi libera lo specchio, mi azzardo a dire: Oh no! That's not me! Ma Jo Anne non si lascia smuovere, Mathew mi vuole proprio così, sulle foto sarà tutto okay, dice lei. Poi passo alla sedia accanto. Mike, il parrucchiere, just a minute!, passa col phon i miei capelli appena lavati arrotolandoli su una grande spazzola cilindrica. Leila, l'addetta ai costumi, non ha niente da eccepire sulla mia blusa di seta giallo oro, devo togliere solo la collana, dice lei, a me si adatta il classic style.

Sono dunque in un film che racconta come si gira un film, a me piacciono questi avviluppamenti, mi piace il mio tassista che ha trovato il suo posto nello Studio e parla con Bob dei problemi di illuminazione in ambienti enormi come questo. Lui è high, io mi devo dar da fare per essere anch'io high perché Mathew ora sta qui solo per me. Vengo pilotata verso una sedia posta un po' in alto, devo poggiare il braccio sinistro su un sostegno imbottito, iniziano le prove di illuminazione. No, non mi vogliono accecare, loro devono essere contenti, ma anch'io devo essere contenta della luce. Poi comincia Mathew. A ogni shot lampeggia un flash superabbagliante, ma così rapidamente che i miei occhi non riescono a reagire, Mathew dà indicazioni laconiche. Le prime foto vengono fuori dalla macchina già sviluppate, lui me le mostra. E quindi capisco: devo diventare severa adesso, assolutamente, No. That's not me. That's a mask. Okay, dice Mathew, You don't like it.

Proprio per questa evenienza Jo Anne sta lì nei pressi con un certo numero di attrezzi, riceve nuove indicazioni e comincia a togliere con fazzolettini oleosi l'intero make-up artisticamente eseguito, ci impiega un quarto d'ora ad arrivare di nuovo alla bocca che mi ridipinge facendola diventare troppo grossa, okay, toglie via un'altra volta tutto il rossetto e lo rimette con parsimonia. Mathew aspetta. Dà il segnale: Perfect!, e si ricomincia, ma dopo le prime foto fa un cenno a Leila, deve mettere un pullover nero sopra la mia blusa troppo gialla, questa è l'unica incombenza che ha durante questa seduta fotografica. Perfect! Eppoi la faccenda diventa professionale, arrivano le laconiche indicazioni di Mathew, all'inizio ancora vado dicendo: I am no model, poi non dico più nulla, mi giro verso destra, mi giro verso sinistra, poggio la testa sulla mano, sorrido, sono seria, mi piego in avanti, mi piego indietro, lui mi mostra le prime foto, io dico better, e si va avanti. Ogni serie di foto è migliore della precedente, e alla fine credo proprio che Mathew sia un buon fotografo e ho smesso di immaginare quanto venga a costare al MAGAZINE una sola sua foto, visto che deve pagare l'intera équipe di quattro persone, e quando tutte le foto sono appuntate su una tavola una accanto all'altra e una sotto l'altra, Mathew e io indichiamo le stesse che vogliamo far entrare nella ristretta rosa delle prescelte. È passata un'ora e mezza, sono le nove di sera, io ero l'ultimo impegno di Mathew prima di quel Xmas che in Europa chiamiamo Natale, tutti i membri del crew si gettano uno nelle braccia dell'altro e si augurano Happy Holidays, a me Happy Christmas, e anche al mio tassista attore che sta sulla porta e mi aspetta. Mi saluta con i pollici alzati, come si fa tra professionisti, ora la mia sessione fotografica è veramente riuscita, improvvisamente sono high e ascolto con grande interesse cosa ha da dirmi il mio autista, che già da un pezzo mi chiama per nome di battesimo e vuole che lo chiami Richard, sul team di Mathew dal punto di vista professionale, con la sua voce rauca che spesso gli viene meno, e io lo incoraggio con right! e correct!

Ora siamo al punto che Richard mi allunga una grossa busta gialla che evidentemente si porta sempre dietro, la devo guardare, dice lui, così non lo prendo per un fanfarone. Nella busta ci sono naturalmente foto di film a cui lui ha preso parte, scene in cui sta sempre accanto a un attore famoso, brinda con lui, gli accende la sigaretta o, apparentemente come una specie di maggiordomo, gli sistema il vestito, io sono entusiasta, chiamo per nome gli attori famosi, quelli che conosco, Richard grida right! e snocciola i titoli dei film. Queste foto le ha sempre con sé, dice Richard, nel caso gli capiti come passeggero un regista o un produttore, li conosce tutti, dice lui, e a volte questa gente ha bisogno semplicemente che gli si rinfreschi la memoria, e poi all'improvviso si è di nuovo in. Ma Hollywood non è più quella di prima, dice lui, anche Los Angeles, troppe macchine, troppi criminali, e i film poi! Quelli da un pezzo non sono più come ai suoi tempi, dice lui, troppa violenza. È dovuto andar via da Hollywood, gli affitti erano saliti semplicemente alle stelle, al di fuori di ogni controllo, ci ha vissuto vent'anni, dice lui, ora non può più pagare tanto, ma alla fin fine a che gli serve Hollywood, è legato forse a Hollywood? No. Ha trovato di nuovo un buon neighbourhood, dice lui, e Hollywood con tutta la sua folle industria cinematografica può andare tranquillamente al diavolo, right?

Io non parlo più. Gli ultimi minuti di viaggio li passiamo in silenzio, il regista del film in cui mi sono trovata sembra si sia deciso per la versione "attore in declino". Ci fermiamo davanti al MS. VICTORIA, Richard scende dal taxi, mi dà il numero della sua Company, posso chiamarlo in ogni momento. So happy to meet you. Dichiarazione da film? Ha le lacrime agli occhi. Lacrime da film?

Good luck, my friend. Oh yes, thank you.

Quella foto, la migliore che Mathew mi ha scattato, non è mai stata pubblicata in quel costoso e famoso MAGAZINE perché l'intervista che Todd mi ha fatto la redazione non l'ha trovata abbastanza "personale". Ma che vuol dire?, domando a Todd al telefono. Già, loro non vogliono sapere per quali motivi ho scritto i miei libri, o cosa ho pensato e oggi penso sulla politica, no, loro vorrebbero piuttosto sapere che rapporto ho con mio marito, con gli uomini in generale, e cosa fanno le mie figlie, cosa pensano loro di me e che effetto fa avere per madre una donna famosa, e che tipo di donna sono io, dal punto di vista della moda beninteso, e così via. Io dico: Interesting questions, Todd chiede: Do you think so?, io dico: No. I told them, dice Todd. Lavoro sprecato, dico io, ma Todd cercherà di vendere il suo testo altrove, e di Mathew e della sua foto non ho più saputo nulla, e sono perfettamente consapevole del fatto che questa foto è troppo cara, neanch'io me la posso permettere.

2004

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Pagina 123

Il signor Wolf aspetta ospiti e prepara la cena


Bene, hanno detto di sì.

Quando vengono?

Venerdì prossimo.

Il venerdì è comodo, c'è il mercato. Ti ricordi cosa abbiamo mangiato l'ultima volta che hanno cenato da noi? No? Sarebbe stato utile. Eppure segni sempre tutto. Non possiamo mica fargli trovare sempre le stesse cose.

Dunque, di venerdì possiamo comprare il pesce fresco al mercato, anche se quello che ha l'olandese il mercoledì è più buono. Sarei perfino disposto a fare la fila, benché a volte ci siano anche trenta persone. Non solo perché da lui il pesce è fresco davvero. Ha prezzi modici. Deve partire molto presto per essere qui a mezzogiorno.

Non riesco proprio a capire come mai non aprano una pescheria in zona. Hanno paura di non fare affari? Non credo ci sarebbe questo pericolo. Quella roba surgelata che trovi al supermercato è disgustosa. Oppure ti tocca andare da Metro, si potrebbe anche fare, ci penseremo. C'è un'enorme scelta.

Vediamo un po', cosa potrei comprare di buono? Il salmone è un classico, tagliato a fette e cotto sulla griglia, con riso e insalata, prima una bella zuppa, dopo dolce ai frutti rossi e siamo a posto. Ma non ti sembra piuttosto banale? Mi piacerebbe cucinare un brodetto, con tre, quattro tipi di pesce, si prepara un fondo di cottura con le lische, le teste, il sedano e la carota, poi si aggiungono i filetti e si lasciano cuocere a fuoco lento, lo puoi fare con una salsa aioli oppure con il peperoncino, a te la scelta, accompagnato da baguette appena sfornate, che ne dici. Sì?

In tal caso dovremmo proprio andare da Metro, non che lì il pesce sia esattamente economico, ma che ci vuoi fare. Potremmo prendere anche un po' di caviale per l'antipasto. E hanno anche la salsa aioli, così non occorre passare apposta da Lafayette.

Certo però che caviale e brodetto... troppo pesce, non ti pare. Forse come antipasto potremmo servire bruschette con pomodori sminuzzati insaporiti con aglio e basilico. No, ancora aglio, non va bene.

Allora una bella insalata mista condita con una vinaigrette e andiamo sul sicuro. Lattuga, pomodori a grappolo che sono i migliori, finocchio tagliato a fettine sottili, volendo qualche oliva nera di quelle piccole, un po' di cetrioli. Magari qualche foglia di rucola.

O un'insalata di valeriana, può diventare un piatto molto raffinato. Abbiamo ancora l'olio d'oliva buono. Potremmo prendere anche quello di noce, con la valeriana è l'ideale. Aceto balsamico, sale, pepe. Una punta di senape, ma non è indispensabile. Più semplice è, meglio è. Al limite una manciata di gamberetti. Anzi, ancora meglio: fegatini rosolati in padella su un letto di valeriana. Una poesia.

Come aperitivo serviamo un prosecco, che ne dici. E insieme? Io farei soltanto qualche crostino con le acciughe. Ma no che non è troppo, giusto uno stuzzichino per non bere a stomaco vuoto.

E per dessert? In fatto di dolci non siamo molto ferrati, non ti pare. Dovremmo imparare due o tre ricette nuove. Non possiamo propinare costantemente il dolce ai frutti rossi. La crema al limone non la facciamo più perché ci sono troppe uova e la mousse al cioccolato ha troppe calorie. Ai ricevimenti servono sempre torta e caffè, ma lo trovo eccessivo. Ovviamente dobbiamo avere in casa degli ottimi biscotti.

Se poi non ci viene in mente nulla di meglio prepariamo una macedonia con una piccola nota esotica. Mela, arancia, pompelmo, kiwi, papaia, ananas. A proposito, potrebbe essere un'idea: per dessert, ananas. Tra l'altro dovrebbe avere degli enzimi che facilitano la digestione. L'unica cosa è che bisogna stare attentissimi quando si compra. Se ti dice male, fuori è perfetto e dentro è marrone. Fai affidamento sull'ananas e alla fine è inutilizzabile. Semmai prendiamo anche un po' di frutta di riserva, così al limite facciamo una macedonia.

Ottimo, direi proprio che ci siamo.


Lunga pausa, a seconda delle circostanze giorni interi.


Tornando alla cena. Non sono tanto convinto del brodetto. Sei sicura che il pesce piaccia a tutti? È sempre un rischio. Ricordi quella volta che G. si è fatto togliere le lische dalla moglie? Forse lo ha detto solo per gentilezza che il pesce lo mangiava volentieri.

E quando mi è esplosa la pentola a pressione con la zuppa di pesce? Dagli Schmidt a Columbus, nell'Ohio. Ah, era a Tübingen, quando volevano mettere in scena l' eulenspiegel? E poi non ne hanno fatto più nulla. Non importa. Giusto: a Columbus ho cucinato un'autentica soljanka ucraina con il rognone di vitello...

Certo, nulla vieta di ribaltare il menu e orientarci sulla carne, allora cambia tutto. In quel caso, invece del prosecco, come aperitivo possiamo servire un margarita. Abbiamo ancora la tequila? Il Cointreau? I lime li prendo al mercato, devo ricordarmelo. Ogni tanto si trovano anche nei negozi di prodotti biologici. Tra l'altro costano un patrimonio.

Il margarita dà subito alla testa? Meglio. Ti fai un cocktail e sei allegro. Non occorre farlo troppo forte.

Già che siamo in argomento, perché non esista un tritaghiaccio capace di tritare il ghiaccio in scaglie davvero sottili per me resterà sempre un mistero. E sì che fabbricano ogni genere di fesserie, ti servano o no.

Carne, dunque. Questo ci apre nuove prospettive. A proposito, i primi tempi non facevamo che mangiare maiale affumicato in salamoia, ricordi? Dalla vedova Specht, che per fortuna era mezza sorda, il sabato sera in Ricarda-Huch-Weg a Jena, maiale cotto a fuoco lento, e per contorno carote e piselli. Metà delle carote le rubavo, un mazzo lo pagavo e uno lo rubavo. Come con i libri, soldi non ne avevamo.

Tu preparavi il budino, budino alla vaniglia ricoperto di cioccolato fuso, ma il più delle volte ci mancava lo zucchero. Le tessere le dovevamo tenere da parte per la torta di farina nera che facevano in quel caffè al mercato, ti ricordi che sapore aveva?

E quella volta che ci mancavano trentasei centesimi per pagare il conto e la borsa di studio sarebbe arrivata solo qualche giorno dopo? Però la cameriera ci conosceva e fu così generosa da farci credito. Poi hanno aperto le catene di negozi e ristoranti HO, avevano prodotti e piatti squisiti, cari impestati e senza tessera, e noi, come da disposizioni, discutevamo con la gente arrabbiata dicendo che era per il loro bene. Una volta siamo anche andati al ristorante HO al mercato, abbiamo ordinato patate saltate in padella e aspic, erano squisiti e li abbiamo pagati un occhio della testa.

Poi hai cominciato a stare sempre male per via della gravidanza e abbiamo raccontato alla vedova Specht quella storia sull'intossicazione da pesce, finché, con tutto che era ingenua, ha cominciato a insospettirsi ed è diventata diffidente. Quando passavamo davanti a una pescheria dovevo trascinarti via, non sopportavi l'odore.

E quando il professor Malte Wagner, che era emigrato in Inghilterra, ti chiese cosa bevevamo la sera, tu rispondesti: «Tisana alle erbe!» e lui replicò leggermente sbigottito: «Ma davvero si può bere una cosa del genere?», mi fece andare da lui e mi consegnò un pacchetto di tè inglese pressato che ci è durato per settimane.

Il vino? Non saprei quando abbiamo bevuto vino per la prima volta. Sul lago Schwielow, alla Casa dello scrittore? No, quando ci siamo fidanzati. Vino della Saale-Unstrut, piuttosto acidulo. Ti ricordi invece il Rosenthaler Kadarka, quello stucchevole?

Comunque, in pratica il maiale in salamoia non lo abbiamo più mangiato. Per un certo periodo andavano forte i timballi di pasta, con gli avanzi di salsiccia e il concentrato di pomodoro, cosparsi di formaggio grattugiato e cotti al forno. Non erano niente male. Oppure l'insalata di patate della Turingia con l'uovo al tegamino e l'insalata verde. Ora a casa nostra non sono più di moda, visto che non posso mangiare uova e i würstel al massimo quelli di pollo. E il filetto di manzo in crosta con le cipolle e la senape di Lotte Fürnberg rientrava nell'alta gastronomia, come del resto tutta la cucina boema. Oggi però i grandi arrosti non si fanno più. Nemmeno le scaloppine, sembrano esagerati. Chissà come mai?

Anche la zuppa di patate, per esempio, la prepariamo poche volte. È vero che per cucinarla alla maniera di Frieder Schlotterbeck ci vuole effettivamente troppo tempo.

Ci si metteva di tutto, ma la base era un buon brodo. È un peccato che con questi discorsi sulla mucca pazza ci abbiano rovinato il piacere di mangiare il brodo di manzo. Io tra poco ricomincio, basta con tutti questi riguardi. Considerato il lungo periodo di incubazione, con noi il virus non ha speranza. Andiamo avanti: naturalmente il brodo va insaporito con gli odori, una patata tagliata a pezzetti, una foglia d'alloro – ora che ci penso, si può sapere perché non si trova da nessuna parte una piantina d'alloro? Mi piacerebbe così tanto avere l'alloro fresco! – qualche grano di pepe, qualche pezzetto di mela, un pomodoro, qualche spicchio d'aglio, un po' di senape, rafano, un pizzico di zucchero e, volendo, maggiorana. E per finire, bisogna scegliere tra una spruzzata di vino o crème fraîche.

Come? Va bene, vada per le crêpe, dopo però – non insieme, come le mangiate voi brandeburghesi incivili. Dopo, con i mirtilli rossi.

Ma non divaghiamo, non vorremo mica servire agli ospiti zuppa di patate. Dobbiamo decidere un piatto a base di carne. Le costolette d'agnello alla griglia fanno sempre la loro figura. Potrei prenderle dal turco in Wollankstraße, insieme ai fagiolini per il contorno. Nessuno avrà da ridire sull'aglio, no?

Se scegliamo le costolette come antipasto preparo crostini con acciughe, pomodori tagliati a metà con basilico e mozzarella – tra parentesi, la mozzarella non mi dice nulla, non sa di niente –, una fettina di cetriolo e un po' di pâté d'anatra o d'oca. Però quelli di buona qualità li troviamo solo da Lafayette. Tutto sommato converrebbe farci un salto, potrei prendere quel rosé che avevamo bevuto a La Napoule e ci era piaciuto tanto e la rou... come si chiama la salsa? Se la vedo la riconosco, ah sì: rouille! – so perfino dove la tengono, e poi naturalmente formaggio francese, un tagliere di formaggi misti non può mancare, non ci avevamo ancora pensato.

E per iniziare solo una minestrina di spinaci leggera leggera. Perché mai dovrebbe essere troppo, giusto due cucchiai per preparare lo stomaco.

Poi l'antipasto in pratica è per bellezza, non se ne accorgeranno nemmeno!

E va bene, allora potremmo fare una bella insalata mista, quest'anno non l'abbiamo mai fatta, con tutti gli annessi e connessi, insalata verde, pomodori, mortadella e prosciutto, olive, acciughe, uova sode e una spolverata di parmigiano grattugiato. Con quella non si sbaglia mai.

Come non ce la facciamo a finire tutto? Riempie troppo? Ma dovremo pur dare qualcosa da mangiare agli ospiti! Naturalmente facciamo porzioni piccole, e le serviamo con baguette imburrate, con il burro di Ravensburg, è di gran lunga il migliore.

Dopo di che il piatto forte.

Allora, carne di maiale eliminata. Perché poi? Un bell'arrosto tenero con un contorno di verdure di stagione è buonissimo. Ma da quando la naturopata ti ha detto che la carne di maiale equivale a un'intossicazione fulminante abbiamo chiuso. E va bene. Anzi, va male. Come se non ci si intossicasse anche con altre carni. Il fegato, per esempio. È eccellente, non si può negare. Ma no. Le interiora trattengono il piombo e tutti i metalli possibili. Il cervello poi, neanche a parlarne.

I tuoi nonni mangiavano il cervello con le uova strapazzate? Non mi stupisce. In fin dei conti venivano dalla Prussia orientale. Prussia occidentale? Capirai la differenza. I miei sono nati in Turingia e ci hanno trasmesso la passione per gli gnocchi. Tutte le domeniche che Dio mandava in terra mio padre non sentiva ragioni. La domenica mattina era dedicata alla preparazione degli gnocchi della Turingia per tutta la famiglia. Da qualche parte dovremmo ancora avere l'utensile antidiluviano che usavamo per schiacciare l'impasto. Sì, sì, l'impasto, quello surgelato non è poi così cattivo, si può usare, ovviamente, però non è la stessa cosa.

Trippa? Come ti è venuta in mente? Ah, per via delle interiora. L'abbiamo mangiata solo a Praga, da Honzas Baba. È un tipico piatto ceco, cucina povera. Rumine pulito! Bisogna proprio avere fame. [...]

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