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Pagina 7
[ inizio libro ]
1880
Era una primavera incerta. Il tempo, eternamente
mutevole, spargeva a volo sulla campagna nubi azzurre e
violette. I contadini, guardando i campi, diventavano
apprensivi; a Londra la gente, alzando gli occhi al cielo,
apriva e subito richiudeva gli ombrelli. Ma in aprile un
tempo simile bisognava aspettarselo. Migliaia di commessi
facevano quest'osservazione, nel porgere pacchetti dalle
raffinate confezionature alle signore coi vestiti a volanti,
di là dal banco, da Whiteley e ai grandi magazzini. Teorie
interminabili di signore in giro per le spese nel West End,
e di uomini d'affari nell'East End, sfilavano lungo i
marciapiedi, quasi carovane in marcia senza fine; almeno
cosi pareva a chiunque avesse occasione di fermarsi, poniamo
per impostare una lettera, o si affacciasse alla finestra di
un club a Piccadilly. Il fiume dei landò, dei carrozzini a
quattro ruote e a due ruote non aveva requie; infatti, la
stagione mondana era agli inizi. Nelle strade piú
tranquille i suonatori ambulanti distribuivano ai quattro
venti il loro tenue e quasi sempre melanconico filo di suono
riecheggiato o parodiato ora qui tra gli alberi di Hyde
Park, ora nel St. James's Park, dal cinguettio dei
passerotti e dai gorgheggi improvvisi, amorosi e
intermittenti, del tordo canterino. I colombi nelle
piazzette si agitavano sugli alberi, facendo cadere un
ramoscello di quando in quando, e tubavano all'infinito una
ninna-nanna sempre interrotta. Ai cancelli presso il Marble
Arch e Apsley House, il pomeriggio, si accalcavano le
signore nei vestiti multicolori con i loro puf, e i signori
in marsina col bastone da passeggio e il garofano
all'occhiello. Ecco la Principessa, e tutti i cappelli si
alzavano al suo passaggio.
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