Copertina
Autore David Yallop
Titolo In nome di Dio
SottotitoloLa morte di Papa Luciani
EdizioneTullio Pironti, Napoli, 2001 [1997] , pag. 340, ill., cop.fle., dim. 160x230x22 mm , Isbn 978-88-7937-056-1
OriginaleIn God's name
EdizioneJonathan Cape, London, 1984
TraduttoreCarmen Micillo, Enzo Micillo
LettoreLuca Vita, 2006
Classe storia contemporanea d'Italia , storia criminale , religione
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Indice

Prefazione                               XI
Prefazione edizione italiana             XV

Prologo                                   1
La strada verso Roma                      9
Il trono vacante                         61
Nel conclave                             75
Vatican incorporated                     93
I trentatré giorni                      161
Siamo spaventati                        219
I vantaggi di un assassinio.
    Affari come al solito               265
Epilogo                                 323

Indice dei nomi                         331

 

 

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Pagina 1

Prologo



Il capo spirituale di circa un quinto della popolazione mondiale esercita un immenso potere: tuttavia qualsiasi osservatore non informato di Albino Luciani, all'inizio del suo pontificato come Papa Giovanni Paolo I, avrebbe stentato a credere che quest'uomo potesse realmente incarnare quel potere. La modestia e l'umiltà che emanavano da quel piccolo, tranquillo italiano di sessantacinque anni avevano convinto molti che il suo papato non sarebbe stato particolarmente degno di nota. I ben informati, invece, la pensavano in maniera diversa: Albino Luciani aveva avviato una rivoluzione.

Il 28 settembre 1978 era Papa da trentratrè giorni. In poco più di un mese aveva dato corso ad alcune iniziative che, se completate, avrebbero avuto un effetto diretto e dinamico su noi tutti. La maggioranza nel mondo avrebbe approvato le sue decisioni, una minoranza sarebbe rimasta sgomenta. L'uomo che ben presto era stato nominato "il Papa del sorriso" intendeva rimuovere il sorriso da un certo numero di facce. Voleva proprio farlo il giorno dopo.

Quella sera Luciani sedeva a cena nella sala da pranzo al terzo piano del palazzo apostolico nella città del Vaticano. Con lui c'erano i due segretari, padre Diego Lorenzi, che aveva lavorato a stretto contatto con lui a Venezia per più di due anni quando, da cardinale, Luciani era stato patriarca, e padre John Magee, nominato dopo la sua elezione a Papa. Mentre le suore addette agli appartamenti papali sfaccendavano zelanti, Albino Luciani consumò un pasto frugale a base di consommé, vitello, fagioli freschi e un po' di insalata. Di tanto in tanto sorseggiava acqua da un bicchiere ed esaminava gli eventi del giorno e le decisioni adottate. Non aveva desiderato occupare quel posto. Non aveva cercato né sollecitato voti per il papato. Ora, da Capo di Stato, enormi responsabilità erano sue.

Mentre le suore Vincenza, Assunta, Clorinda e Gabriella servivano tranquillamente i tre uomini che seguivano in televisione le vicende che quella sera preoccupavano l'Italia, altri uomini in altri luoghi erano profondamente preoccupati per le attività di Albino Luciani.

Un piano al di sotto degli appartamenti papali le luci erano ancora accese nella Banca Vaticana. Il suo direttore, il vescovo Paul Marcinkus, aveva problemi più pressanti dell'abituale pasto serale. Nato a Chicago, Marcinkus aveva imparato a lottare per la sopravvivenza nelle strade di Cicero, Illinois. Durante la sua rapida ascesa al posto di "banchiere di Dio" era sopravvissuto a molti momenti di crisi. Ora, però, si trovava a fronteggiarne uno molto più grave dei precedenti. In quei trentatré giorni i suoi colleghi nella Banca avevano notato un grande cambiamento nell'uomo che controllava i miliardi del Vaticano. Quell'uomo così imponente ed estroverso era diventato all'improvviso pensoso ed introverso. Stava visibilmente perdendo peso e la sua faccia era pallida e grigia. Sotto molti aspetti la Città del Vaticano è un paese, e in un posto simile i segreti sono molto difficili da mantenere. A Marcinkus era giunta voce che il Papa aveva iniziato la sua personale indagine sulla Banca Vaticana ed in modo specifico sui metodi adoperati da Marcinkus per dirigerla. Dopo l'elezione del nuovo Papa, innumerevoli volte Marcinkus si era pentito di quel certo affare del 1972 riguardante la Banca Cattolica del Veneto.

Il Segretario di Stato del Vaticano, cardinale Jean Villot, era anch'egli al suo tavolo quella sera di settembre. Aveva studiato la lista delle nomine, delle dimissioni e dei trasferimenti, che il Papa gli aveva passato un'ora prima. Aveva dato consigli, aveva discusso, aveva protestato, ma non era servito a niente. Luciani era stato irremovibile.

Si trattava in ogni caso di un drammatico rimpasto che avrebbe indirizzato la Chiesa verso nuove direzioni; direzioni che Villot, e gli altri della lista che stavano per essere sostituiti, consideravano molto pericolose. Se questi mutamenti fossero stati annunciati, i mezzi di informazione mondiali avrebbero versato fiumi di inchiostro e di parole per analizzare, sviscerare, predire e spiegare. La vera spiegazione, tuttavia, non sarebbe stata discussa, non sarebbe trapelata in pubblico: c'era un denominatore comune, qualcosa che legava ciascuno degli uomini in procinto di essere sostituiti. Villot ne era consapevole, ma, cosa più importante, anche il Papa lo era, e per questo si era deciso ad agire: privare quegli uomini del potere effettivo e sistemarli in posizioni relativamente inoffensive. Quel qualcosa era la Massoneria.

Le prove che il Papa aveva raccolto mostravano che all'interno del Vaticano c'erano più di cento massoni, a partire dai cardinali fino ai preti, benché il diritto canonico stabilisca che l'appartenenza alla Massoneria comporta l'automatica scomunica. Luciani era inoltre preoccupato per una loggia massonica illegale che estendeva le sue radici al di fuori dell'Italia alla ricerca di denaro e potere. Era la P2. Il fatto che essa si fosse insinuata oltre le mura vaticane creando vincoli con preti, vescovi e perfino cardinali, era per Albino Luciani una maledizione.

Villot era già profondamente preoccupato per il nuovo pontificato ancor prima di quest'ultima notizia bomba. Egli era uno dei pochi al corrente del dialogo in corso tra il Papa e il Dipartimento di Stato a Washington. Sapeva che il 23 ottobre il Vaticano avrebbe ricevuto una delegazione del Congresso americano, e che il 24 ottobre la delegazione avrebbe avuto un'udienza privata con il Papa. Argomento: il controllo delle nascite.

Villot aveva esaminato attentamente il dossier su Albino Luciani. Aveva letto anche il memorandum segreto che Luciani, allora vescovo di Vittorio Veneto, aveva inviato a Paolo VI prima dell'annuncio papale dell'enciclica Humanae Vitae, che proibiva ai cattolici l'uso di qualsiasi controllo artificiale per il controllo delle nascite. Le sue discussioni con Luciani avevano dissipato in lui ogni dubbio sulla posizione del nuovo Papa su questo problema. Dunque secondo Villot, non c'era alcun dubbio su ciò che il successore di Paolo stava progettando di fare. Ci sarebbe stata una drammatica inversione di tendenza. Alcuni la pensavano come Villot: che sarebbe stato come tradire Paolo VI. Molti, invece, lo avrebbero acclamato come il più grande contributo della Chiesa al XX secolo.

A Buenos Aires, un altro banchiere, Roberto Calvi, pensava a Giovanni Paolo I mentre il settembre del 1978 volgeva al termine. Nelle settimane precedenti aveva discusso i problemi posti dal nuovo Papa con i suoi protettori, Licio Gelli ed Umberto Ortolani, due uomini che potevano catalogare tra le loro attività il controllo completo di Calvi, presidente del Banco Ambrosiano. Calvi si trovava nei guai ancor prima dell'elezione che aveva posto Albino Luciani sul trono di S. Pietro. La Banca d'Italia stava segretamente indagando sulla banca milanese di Calvi da aprile. Era un'indagine suggerita da una misteriosa campagna contro Calvi scoppiata verso la fine del 1977: volantini e manifesti che fornivano dettagli su alcune attività criminali di Calvi ed accennavano ad una serie di atti criminali su scala mondiale. Calvi era a conoscenza dei progressi che stava compiendo la Banca d'Italia nella sua indagine. La sua stretta amicizia con Licio Gelli gli assicurava resoconti dettagliati. Allo stesso tempo era al corrente dell'indagine papale sulla Banca Vaticana. Come Marcinkus, sapeva che era solo questione di tempo perché le due indagini, indipendenti tra loro, scoprissero che investigare su uno di questi imperi finanziari significava investigare su entrambi. Stava facendo tutto il possibile per contrastare la Banca d'Italia e proteggere il suo impero finanziario, dal quale stava per sottrarre più di un miliardo di dollari.

Un'attenta analisi della posizione di Roberto Calvi nel settembre del '78 mostra chiaramente che se Papa Paolo avesse avuto come successore un uomo onesto, allora Calvi si sarebbe trovato di fronte a una rovina totale, al crollo della sua banca e ad un sicuro arresto. E non c'è alcun dubbio che Albino Luciani fosse un uomo di questo genere.

A New York, anche il banchiere siciliano Michele Sindona stava ansiosamente controllando le attività di Papa Giovanni Paolo. Da circa tre anni Sindona stava lottando contro i tentativi del governo italiano di ottenere la sua estradizione. Volevano portarlo a Milano per metterlo di fronte alle accuse riguardanti un ammanco fraudolento di circa duecentoventicinque milioni di dollari. Quello stesso anno, a maggio, sembrava che Sindona avesse finalmente perso la lunga battaglia. Un giudice federale aveva deciso di consentire alla richiesta di estradizione.

Sindona sarebbe stato liberato dietro una cauzione di tre milioni di dollari, mentre i suoi avvocati si preparavano a giocare un'ultima carta. Chiedevano che il Governo degli Stati Uniti dimostrasse che esistevano elementi tali da giustificare l'estradizione. Sindona asseriva che le accuse mosse contro di lui dal governo italiano erano ispirate dai comunisti e da altri politici di sinistra. I suoi avvocati asserivano anche che il magistrato milanese aveva nascosto le prove che discolpavano Sindona e che se il loro cliente fosse ritornato in Italia quasi certamente sarebbe stato assassinato. L'udienza fu programmata per novembre.

Quell'estate, a New York, anche altri si davano da fare nell'interesse di Michele Sindona. Un mafioso, Luigi Roncisvalle, killer professionista, minacciò di morte il testimone Nicola Biase, che all'inizio aveva deposto contro Sindona nel processo di estradizione. La mafia aveva anche posto una taglia sulla vita del vice procuratore degli Stati Uniti John Kenney, che era il principale accusatore nel processo di estradizione. L'onorario offerto per l'assassinio del magistrato era di centomila dollari.

Se Papa Giovanni Paolo I avesse continuato ad indagare sugli affari della Banca Vaticana, allora nessuna somma avrebbe aiutato Sindona nella sua lotta contro il ritorno in Italia. La rete di corruzione nella Banca Vaticana, che includeva il riciclaggio del denaro di provenienza mafiosa, si estendeva più in là di Calvi, conduceva di nuovo a Michele Sindona.

A Chicago, un altro principe della Chiesa cattolica era preoccupato ed irritato per la piega presa dagli avvenimenti in Vaticano: era il cardinale John Cody, capo di una delle più ricche arcidiocesi del mondo. Cody governava circa due miliardi e mezzo di cattolici e circa tremila preti, controllava quattrocentocinquanta parrocchie con una rendita annuale di cui rifiutava di rivelare l'entità a chiunque. Si trattava in effetti di oltre duecentocinquanta milioni di dollari. Il segreto fiscale era solo uno dei problemi che turbinavano intorno a Cody. Nel 1978 governava Chicago da tredici anni, e le richieste di una sua sostituzione avevano raggiunto proporzioni straordinarie. Preti, suore e molti laici avevano chiesto a Roma il trasferimento dell'uomo che essi consideravano un despota.

Papa Paolo si era tormentato per anni circa il trasferimento di Cody. Solo in un'occasione aveva realmente preso una decisione, ma l'aveva revocata all'ultimo momento. La complessa, tormentata personalità di Papa Paolo costituiva solo uno dei motivi della sua esitazione. Il Papa sapeva che altre segrete accuse erano state rivolte contro Cody, con una notevole quantità di prove che indicavano l'urgente necessità di trasferire il cardinale di Chicago.

Verso la fine di settembre, Cody ricevette una chiamata telefonica da Roma. Dalla città del Vaticano era trapelata un'informazione, una di quelle che il cardinale Cody pagava bene da molti anni. L'informatore aveva detto al cardinale che ciò che aveva tormentato Paolo, stava per essere attuato dal suo successore, Giovanni Paolo. Il Papa aveva deciso che il cardinale John Cody doveva essere trasferito.

Dietro almeno tre di questi uomini si stagliava l'ombra di Licio Gelli. Molti lo chiamavano "il Burattinaio". I burattini erano molti, piazzati in molti paesi. Gelli controllava la P2 e, attraverso essa, l'Italia. A Buenos Aires, la città dove aveva discusso il problema del nuovo Papa con Calvi, il burattinaio aveva organizzato il trionfale ritorno al potere di Juan Peron un fatto che in seguito Peron avrebbe riconosciuto inginocchiandosi ai suoi piedi. Se Marcinkus, Sindona o Calvi erano minacciati dalle varie azioni progettate da Albino Luciani, era preciso interesse di Licio Gelli che la minaccia venisse rimossa.

Era fin troppo chiaro, il 28 settembre che questi sei uomoni Marcinkus, Villot, Cody, Sindona e Gelli avevano moltissimo da temere se il papato di Giovanni Paolo I fosse continuato. Altrettanto chiaramente, tutti loro avrebbero avuto molto da guadagnare se Papa Giovanni Paolo I fosse improvvisamente morto.

Il Papa morì.

Durante la tarda sera del 28 settembre e le prime ore del mattino del 29 settembre 1978, trentatré giorni dopo la sua elezione, Albino Luciani spirò.

Ora della morte: sconosciuta. Causa della morte: sconosciuta.

Sono convinto che i fatti e le circostanze semplicemente delineati nelle pagine precedenti contengono la chiave per scoprire la verità sulla morte di Albino Luciani. Sono altrettanto convinto che uno di questi sei uomini aveva già cominciato, la sera del 28 settembre 1978, ad agire per risolvere i problemi che il papato di Albino Luciani aveva posto. Uno di questi uomini era il vero cervello di una cospirazione che applicava una "soluzione" unicamente italiana.

Albino Luciani era stato eletto Papa il 26 agosto 1978. Uscendo dal conclave, il cardinale inglese Basil Hume disse alla stampa: "La decisione è stata inaspettata. Ma una volta successo, tutto è sembrato totalmente e completamente giusto. L'opinione che fosse proprio ciò che desideravamo era così generale che egli è stato senza dubbio il candidato di Dio".

Trentatré giorni più tardi il "candidato di Dio" moriva.

Ciò che segue è il risultato di tre anni di intense indagini sulla sua morte. Ho sviluppato una serie di regole per un'indagine di questa natura. Regola Uno: cominciare dall'inizio. Accertarsi della natura e della personalità del soggetto. Che genere di uomo era Albino Luciani?

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I vantaggi di un assassinio
Affari come al solito



Quando, domenica 15 ottobre 1978, nel conclave cominciarono le votazioni per eleggere il successore di Albino Luciani, lo Spirito Santo era chiaramente assente. Durante i primi giorni il tema principale fu una lunga, accanita lotta specialmente tra i sostenitori di Siri e di Benelli. Per due giorni, durante lo svolgimento di otto ballottaggi, parve che il cardinale Giovanni Benelli fosse quasi vicino alla vittoria. Se Benelli fosse stato eletto, non c'era alcun dubbio che molte delle azioni che Luciani aveva deciso di intraprendere sarebbero state eseguite. Cody sarebbe stato rimosso dal suo incarico; Villot sarebbe stato sostituito; Marcinkus, de Strobel e Mennini sarebbero stati allontanati dalla Banca Vaticana.

Ma Benelli non fu eletto per nove voti e il vincitore finale, un candidato di compromesso, il cardinale Karol Wojtyla, ha più volte dimostrato che tutto ciò che ha in comune con il suo predecessore è il nome papale di Giovanni Paolo.

Malgrado gli sforzi di Benelli, Felici ed altri, il papato di Giovanni Paolo II è stato un affare come al solito. L'affare ha tratto benefici in maniera smisurata non solo dall'assassinio di Albino Luciani, ma anche dagli omicidi che sono seguiti a quella strana, solitaria morte avvenuta in Vaticano nel settembre 1978.

Con la sua elezione, l'attuale Papa fu messo al corrente dei cambiamenti che Luciani aveva in mente di operare e dei vari incontri e discussioni che il suo predecessore aveva sostenuto riguardo ad una grande varietà di problemi. Gli furono rese note anche le informazioni raccolte da Benelli, Felici, dai membri dell'A.P.S.A. e da altre persone, gli furono mostrate le prove che avevano portato Luciani alla conclusione che il cardinale Cody di Chicago doveva essere sostituito, gli furono sottoposte le prove che la Massoneria si era infiltrata nel Vaticano. Gli fu riferito il dialogo di Luciani con il Dipartimento di Stato americano e il progettato incontro con il Comitato congressuale sulla popolazione ed il controllo delle nascite. Anche Villot parlò al Papa dell'atteggiamento di Albino Luciani riguardo al controllo delle nascite. In breve, Papa Giovanni Paolo II era nella posizione di poter realizzare i progetti di Luciani ma nessuno dei cambiamenti proposti da Giovanni Paolo I si tramutò in realtà. Chiunque avesse assassinato il Papa non aveva agito invano.

Villot fu riconfermato nella carica di Segretario di Stato; Cody continuò a controllare Chicago; Marcinkus, aiutato da Mennini, de Strobel e monsignor de Bonis, continuò a dirigere la Banca Vaticana e continuò a far sì che le attività criminali con il Banco Ambrosiano prosperassero. Calvi e i suoi maestri della P2; Gelli ed Ortolani, furono liberi di continuare nei loro furti e nelle loro frodi con la protezione della Banca Vaticana. Sindona riuscì, almeno per breve tempo, a mantenere la sua libertà a New York; Baggio non andò a Venezia; il corrotto Poletti rimase cardinale vicario di Roma.

Nel tentativo di analizzare e capire che genere di uomo fosse Karol Wojtyla, fin dalla sua elezione sono stati versati fiumi di inchiostro e di parole. Egli è quel genere di uomo che poteva permettere ad individui come Villot, Cody, Marcinkus, Mennini, de Strobel, de Bonis e Poletti di conservare i loro incarichi. Non può esserci nessuna difesa per l'ignoranza. Marcinkus è direttamente responsabile verso il Papa ed è inconcepibile che questi fosse ignaro della sua colpevolezza. Per quanto riguarda Cody, Sua Santità fu informato dell'intera vicenda nell'ottobre del 1978 dai cardinali Benelli e Baggio, e come risultato Wojtyla non fece niente. Abbiamo un Papa che, pubblicamente, rimprovera i sacerdoti nicaraguensi per il loro coinvolgimento in politica e simultaneamente dà il proprio beneplacito affinché una grande quantità di dollari affluisca segretamente ed illegalmente in Polonia, destinazione Solidarnosc. Questo è un papato dal doppio volto: uno per il Papa e l'altro per il resto del mondo. Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato, ed è, un trionfo per gli affaristi, i corrotti, i ladri internazionali come Calvi, Gelli e Sindona, mentre Sua Santità continua a mostrarsi pubblicamente in frequenti viaggi simili alle continue tourneé di una star del rock. Gli uomini che lo circondano affermano che lo fa per affari, come al solito, e che gli introiti sono aumentati. Ci si rammarica che, i discorsi severamente moralizzanti di Sua Santità non possono essere ascoltati dietro le quinte.

Come ho già detto precedentemente, dopo l'elezione di Luciani, il vescovo Paul Marcinkus mise in guardia i suoi soci della Banca Vaticana e Roberto Calvi, che si trovava a Buenos Aires: "Ricordate che questo Papa ha idee diverse da quello precedente e che qui molte cose cambieranno".

Con l'elezione di Wojtyla ci fu un ritorno molto interessato ai valori di Paolo VI. Per quanto riguarda l'infiltrazione della Massoneria, il Vaticano, tramite l'attuale Papa, non solo ha accolto tra le sue fila un certo numero di massoni provenienti da logge diverse, ma si è anche dimostrato disponibile nei confronti dell'Opus Dei.

Il 25 luglio, sul giornale veneziano Il Gazzettino era apparso un articolo di Albino Luciani sull'Opus Dei. Le sue osservazioni si erano limitate ad una breve storia del movimento e ad illustrare alcune delle aspirazioni di quest'organizzazione per la spiritualità laica. Per quanto riguarda gli aspetti controversi dell'Opus Dei, o Luciani non ne era a conoscenza, il che è improbabile, o cercava ancora una volta di mostrare la sua consueta discrezione.

Con l'elezione di Karol Wojtyla la discrezione è diventata merce rara. La sua apertura nei confronti dell'Opus Dei è ben documentata. Considerando il fatto che questa setta cattolica condivide molte concezioni e molti valori con la corrotta P2, e che l'Opus Dei ora deve essere considerata una forza all'interno della città del Vaticano, è opportuno tener presente alcuni dettagli fondamentali.

L'Opus Dei è un'organizzazione cattolico-romana di dimensioni internazionali. Sebbene il numero di membri effettivi sia relativamente basso (la stima varia dai sessantamila agli ottantamila), la sua influenza è enorme. una società segreta, e come tale severamente proibita dalla Chiesa. L'Opus Dei nega di essere una confraternita segreta ma rifiuta di rendere nota la lista dei suoi affiliati. Fu fondata nel 1928 da un prete spagnolo, monsignor Josemaria Escrival, e rappresenta lo schieramento di estrema destra della Chiesa Cattolica, una posizione politica che le ha procurato in egual numero nemici e simpatizzanti. Solo una piccola percentuale dei suoi membri, circa il 5%, è costituita da ecclesiastici, i rimanenti sono laici di entrambi i sessi. Sebbene tra i suoi aderenti sia possibile individuare persone di diversa condizione sociale, l'Opus Dei cerca di attrarre nella sua sfera soprattutto gente di rango superiore, compresi studenti e laureati che aspirano a posizioni di comando.

Il dottor John Roche, lettore dell'Università di Oxford ed ex membro dell'Opus Dei, la descrive come "inquietante, esoterica e orwelliana". Può darsi che la preoccupazione dei suoi membri di automortificarsi sia la causa principale dell'ostilità mostrata dai mass media nei confronti della setta. Certo che mentre siamo alle soglie del duemila può sembrare difficile, per la maggior parte delle persone, accettare l'idea di flagellarsi la schiena nuda e di portare intorno alle gambe strisce di metallo con chiodi rivolti verso l'interno per la maggior gloria di Dio. Nessuno, comunque, dubita della totale sincerità dei membri dell'Opus Dei, i quali si sono votati ad un compito di ancor più grande portata: impadronirsi della Chiesa Cattolica Romana. Ciò dovrebbe causare preoccupazione non solo ai cattolici romani ma a chiunque. Indubbiamente in questa società segreta ci sono degli aspetti da ammirare. Albino Luciani elogiò eloquentemente alcuni dei concetti spirituali fondamentali, ma rimase discretamente in silenzio sul problema dell'automortificazione e dell'ancor più potente filosofia politica fascista. Con Papa Giovanni Paolo II, l'Opus Dei si è sviluppata; anche se non vi appartiene, per i suoi membri Wojtyla rappresenta il Papa ideale. Una delle prime cose che fece dopo la sua elezione fu quella di recarsi sulla tomba del fondatore dell'Opus Dei e di pregare. Successivamente concesse alla setta lo status di prelatura personale, il che significava diventare responsabile solo verso Roma e verso Dio.

Quest'organizzazione ha, secondo le sue stesse affermazioni, membri che lavorano in più di seicento giornali, riviste, pubblicazioni scientifiche sparsi in tutto il mondo; ha, inoltre, membri in più di cinquanta stazioni radiotelevisive. Negli anni '60, tre dei suoi affiliati appartenenti al governo del dittatore spagnolo Franco, crearono il 'miracolo economico' della Spagna. Il capo della grande multinazionale spagnola Rumasa, Josè Mateos, è un membro dell'Opus Dei; attualmente è ancora in attività, dopo aver costituito una rete di corruzione simile a quella dell'impero di Calvi, come è stato rivelato recentemente. L'Opus Dei possiede un'enorme ricchezza. Josè Mateos, conosciuto come l'uomo più ricco di Spagna, ha portato milioni nell'Opus Dei e una considerevole somma di questo denaro proviene da affari illegali con Calvi, effettuati sia in Spagna che in Argentina. Ufficiale pagatore della P2 e ufficiale dell'Opus Dei: sarebbe questo un esempio che le vie del Signore sono infinite?

Dalla morte di Albino Luciani e la proclamazione del suo successore, Karol Wojtyla, la Soluzione Italiana, che era stata applicata al problema di un Papa onesto, è stata frequentemente applicata ai problemi di fronte a cui si sono trovati Marcinkus, Sindona e Gelli. La litania degli assassini e dei ferimenti commessi per mascherare furti su vasta scala rende particolarmente sinistra la lettura degli avvenimenti successivi ed inoltre serve come prova evidente per confermare il delitto di Albino Luciani.

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