Copertina
Autore Evgenij Zamjatin
Titolo Racconti inglesi
EdizioneVoland, Roma, 1999, sírin 20 , pag. 128, cop.fle., dim. 120x164x9 mm , Isbn 978-88-86586-54-2
OriginaleOstrovitjane, Lovec celovekov [1917]
CuratoreAlessandro Niero
TraduttoreAlessandro Niero, Sergio Pescatori
LettoreAngela Razzini, 2004
Classe narrativa russa , umorismo
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Indice


ISOLANI

 1. Un corpo estraneo                     5
 2. Il pince-nez                         11
 3. I gentlemen festivi                  15
 4. Razza dotata d'intelletto superiore  22
 5. Il carlino di porcellana             28
 6. La faccia della persona civile       33
 7. Il volante è rotto                   39
 8. Le azzurre e le rosa                 46
 9. Come volete                          51
10. Il ferro da stiro elettrico          54
11. Troppo caldo                         59
12. La nascita di Campbell               63
13. Avventure nella nebbia               68
14. La penna modello Waterman            74
15. Le squame grigiobianche              77
16. Il sole trionfante                   81

IL PESCATORE DI UOMINI                   85


POSTFAZIONE di Alessandro Niero
Meglio mostrare che raccontare          113
 

 

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Pagina 5

ISOLANI



1. Un corpo estraneo



Il vicario Dewley: certo, era proprio quel Dewley, l'orgoglio di Jesmond e l'autore del libro Precetti di Salvezza Forzata. Gli orari, redatti in conformità ai Precetti, erano appesi alle pareti della biblioteca di Mr Dewley: l'orario di assunzione del cibo; i giorni di penitenza (due volte la settimana); l'orario per l'inalazione di aria fresca; l'orario per l'esercizio della beneficenza; e infine, tra gli altri, un orario che, per discrezione, era senza titolo e riguardava direttamente Mrs Dewley, dove erano evidenziati i sabati di ogni terza settimana.

Nei primi tempi capitava che Mrs Dewley uscisse dai binari e tentasse di sedersi sulle ginocchia del vicario in un giorno non prefissato o di esercitare la beneficenza in tempi non prescritti. Ma ogni volta Mr Dewley, con un abbagliante sorriso aureo (aveva otto denti incapsulati) e il tatto che gli era proprio, spiegava:

- Certo, mia cara, è una deviazione da nulla. Ma voi ricordate il secondo capitolo dei miei Precetti: la vita deve diventare una macchina armoniosa e condurci con meccanica ineluttabilità alla meta desiderata. Meccanica: capite? E se viene intralciato il lavoro anche di una piccola rotella... Be', lo capite...

Sì, Mrs Dewley capiva. Con un libro si rimetteva seduta accanto alla finestra e ci restava a lungo. Tirava avanti, si immalinconiva fra i capitoli di un romanzo. Dopo un anno vedeva con sorpresa una nuova ruga accanto agli occhi: come, già un anno? Per un giorno o due non riusciva a leggere. Alla finestra, in una strana attesa, guardava fuori la gente che scendeva da un tram rosso, le nuvole veloci che andavano gonfiandosi. Mentre Mr Dewley, gettando occhiate all'orologio, si esercitava nella penitenza, nel lavoro fisico, nella beneficenza, e si rallegrava: la macchina lavorava con grande armonia e precisione.

Purtroppo, nessuna macchina è immune da guasti se tra le ruote va a finire un corpo estraneo. Così accadde una volta anche alla macchina del vicario Dewley.

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Pagina 22

4. Razza dotata d'intelletto superiore



Lo studio dell'avvocato O'Kelly era situato al primo piano di una vecchia casa. Nello spesso muro di mattoni una porta ferrata con un batacchio, una buia scaletta di pietra che saliva e un gradino che scendeva fuori, nel vicolo di John il Ciabattino. Il vicolo era una stretto pertugio tra le case, ci si poteva incrociare solo in due e, in alto, una strisciolina azzurra di cielo tra i muri. Nella vecchia casa un tempo viveva John il Ciabattino, amante della libertà, seguace ostinato dell'eresia di Lutero e perciò arso vivo. E qui adesso era venuto a lavorare Mr Campbell.

Nella prima stanzetta battevano a macchina sulle Underwood quattro signorine. O'Kelly condusse Campbell dalla prima e fece le presentazioni.

- Mia moglie Cecily, alias Agnellino.

I capelli color lino e la boccuccia minuscola la facevano davvero somigliare a un agnello pasquale legato col nastrino. Campbell le strinse con cautela la mano.

Poi O'Kelly presentò le altre tre e di ognuna disse sempre in modo serio e conciso: - Mia moglie. Mia moglie. Mia moglie.

Campbell si fermò con la mano tesa, corrugò tormentosamente la fronte, si sentiva sbuffare il pesante autocarro, incapace di schiodarsi dal posto. Mia moglie - mia moglie - mia moglie... Guardò O'Kelly: no, O'Kelly era assolutamente serio.

- Ah, già, non lo sapevate: sono maomettano, - gli venne in aiuto O'Kelly.

Campbell distese la fronte sollevato: ora erano chiare sia la premessa maggiore che la minore: un perfetto sillogismo. Tutto diventava di quadrata semplicità.

- Oh, ho sempre avuto rispetto di qualsiasi religione confermata, - cominciò serio Campbell. - Qualsiasi religione confermata...

O'Kelly, tutto rosso, accumulò in silenzio la risata per un minuto, poi scoppiò, e con lui tutte e quattro le sue mogli.

- Sentite, Campbell... Oh, scoppio! Siete proprio un tipo... Oh, Signore, ma tu guarda: ci ha creduto, com'è vero Iddio! Be', mio caro, vi insegnerò io alla svelta a riconoscere le bugie...

- Bugie? - Campbell si smarrì del tutto. - Bugie? Quella era una cosa inconcepibile sia come scherzo che come verità: una cosa semplicemente inconcepibile, come può essere inconcepibile, inimmaginabile l'infinità dell'universo. Campbell se stava annichilito, con le gambe come pali, divaricate.

- Statemi a sentire, Campbell, siamo seri... - O'Kelly diventò serio come tutte le volte che non parlava seriamente. - Non dimenticate che siamo una razza dotata d'intelletto superiore, avvocati, e perciò il nostro privilegio è mentire. chiaro come il sole: gli animali non sanno cosa sia la menzogna; se voi finirete in un'isola tra i selvaggi, anche loro diranno soltanto la verità finché non conosceranno la cultura europea. Ergo: questo non è forse segno di...

Le cose stavano esattamente così. Campbell però era incontestabilmente, quadratamente convinto che non doveva essere vero, e perciò in testa aveva una gran baraonda. E già non sentiva più le parole di O'Kelly, e non faceva che grattarsi disperatamente la fronte con la mano: così un orso si gratta via le api appiccicate addosso...

In anticamera l'avvocato era atteso da una giovane lady con taglio alla maschietta e sigaretta in bocca.

- A-ah, Didi! Piccola mia, siete qui da molto? Mrs Didi Lloyd, una nostra cliente. Divorzio... - l'avvocato si voltò verso Campbell, vide la sua fronte pensierosa e riscoppiò a ridere. - Io glielo avevo detto: fate prima un matrimonio di prova, ma lei è una disobbediente... Avete mai sentito dei matrimoni di prova? Ma sì, ma sì, il progetto di legge è stato approvato in parlamento il trentuno... sì, il trentuno di marzo.

Mrs Didi Lloyd era facile al riso, le tremavano le labbra, Campbell stava confondendosi di nuovo: credergli o non credergli? Ma O'Kelly gli stava già mettendo delle carte davanti.

- ...Sono rimaste proprio delle inezie. Ecco, sbrigatevela voi.

Campbell fece un inchino molto formale: i modi da ragazzo, la sigaretta di Mrs Didi Lloyd e le gambe accavallate non erano di suo gusto. Si mise a sedere di fronte alle carte, mentre alle sue spalle O'Kelly camminava avanti e indietro, cospargendosi di cenere il gilet e ascoltando con attenzione.

Un documento è qualcosa di preciso. La nebbia nella testa di Campbell si andava dissipando, sulla strada battuta l'autocarro trainava il carico sicuro e veloce. O'Kelly era raggiante e dava pacche sulle spalle a Campbell:

- Siete proprio bravo! Lo sapevo... Un bel cavallo da tiro...

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Pagina 33

6. La faccia della persona civile



Com'è noto, la persona civile deve, per quanto possibile, non avere una faccia. Cioè, non è che non debba averla affatto, ma così: che sembri una faccia ma anche no - in modo che non dia nell'occhio, come non dà nell'occhio un vestito cucito da un bravo sarto. inutile dire che la faccia della persona civile deve essere completamente uguale a quella delle altre persone (civili), e va da sé, naturalmente, che non deve cambiare in nessuna circostanza della vita.

ovvio che agli stessi requisiti devono rispondere anche le case, gli alberi, le strade, il cielo, e tutto il resto nel mondo per avere l'onore di chiamarsi civile e perbene. Perciò, quando le giornate fredde e grigie furono passate e all'improvviso arrivò l'estate, e il sole si mise a splendere scandalosamente - lady Campbell se ne sentì scioccata.

- qualcosa di decisamente... Dio lo sa che cosa! - i vermi di lady Campbell si agitavano, si sporgevano, ma il sole, scatenato, incivile, continuava a ghignare a tutta bocca. Allora lady Campbell faceva l'unica cosa che le restava: chiudeva tutte le persiane e ristabiliva nelle stanze una luce più misurata e decorosa.

Lady Campbell attualmente occupava assieme al figlio tre stanze: due camere da letto al piano superiore e la sala da pranzo a quello inferiore, con le finestre sulla strada. Adesso tutto andava "come Dio vuole". L'incidente con l'automobile lady Campbell lo intendeva come manifesta misericordia divina. E ci mancherebbe: la gente perbene Dio non l'abbandona.

Ecco, adesso tutto era come si deve: e il tappeto, e il caminetto, e sopra il caminetto il ritratto del defunto sir Harold (lo stesso quadrato mento campbelliano), e il tavolino di mogano vicino alla finestra, e sul tavolino un vaso per i garofani domenicali. In tutte le case sul lato sinistro della strada si vedevano dei vasi verdi, su quello destro, azzurri. Lady Campbell abitava sul lato destro della strada, quindi sul suo tavolino c'era un vaso azzurro.

Per quanto le era possibile, lady Campbell cercava di ristabilire le regole di quando il defunto sir Harold era in vita. Al mattino si stringeva nel corsetto, per pranzo si presentava in abito da sera. Aveva comprato per cinque scellini un piccolo gong di rame, e poiché la vecchia domestica non sapeva suonare il gong, lo suonava sempre lei di persona: staccava il gong dalla parete nella sala da pranzo, usciva in corridoio, suonava, e tornava nella sala da pranzo. Pranzasse anche da sola - Campbell era in ufficio - lei suonava lo stesso: l'ordine innanzi tutto.

Disgraziatamente, il pranzo e la colazione non erano serviti da un domestico, ma dalla vecchia Mrs Taylor, tremante e annosa. E perché la cosa riuscisse quantomeno decente, lady Campbell si mise a convincere la vecchia a servire il pranzo con i guanti bianchi.

- Ma cosa sono queste stramberie, santo Dio! Uno si lava le mani, se le rilava, ma a loro non basta mai... - la vecchia si era offesa e aveva persino frignato un po', ma per altri due scellini al mese infine acconsentì.

Adesso era tutto a posto - e lady Campbell invitò a pranzo O'Kelly: che vedesse di non aver a che fare con una persona qualunque.

Ci fu molto da sbrigare. Sul tavolo c'erano fiori e bottiglie. La vecchia Taylor aveva lavato i suoi guanti bianchi. E solo O'Kelly...

Difficile a credersi, ma O'Kelly si presentò a pranzo... in finanziera. Tutto il pranzo fu rovinato. I vermi di lady Campbell si snodavano, si agitavano.

- Sono così contenta, Mr O'Kelly, che siate vestito alla buona. Lo smoking, del resto, data la conformazione del vostro viso...

O'Kelly si mise a ridere:

- Oh, del mio aspetto esteriore ho un'alta opinione: è di eccezionale bruttezza, ma è eccezionale, e questo basta.

Tarchiato, corpulento, ansimava dal caldo, si tergeva il viso con un fazzoletto variopinto. I ciuffi rossicci si scarruffavano, le sue quattro mani guizzavano in continuazione, si sgocciolava il sugo sul gilet e chiacchierava senza sosta. Sì, a dire il vero, neanche Wilde era bello, ma sottolineava il brutto - e tutti credevano che fosse bello. E poi: un'accentuata bruttezza e un'accentuata viziosità devono creare armonia. La bellezza è nell'armonia, nello stile, si tratti dell'armonia del brutto o del bello, dell'armonia del vizio o della virtù...

Ma qui O'Kelly notò che un'invisibile briglia aveva tirato verso l'alto la testa gialla di lady Campbell, i vermi rosa pallido si agitavano e strisciavano sinistri. O'Kelly si impappinò - e anche i vermi rosa pallido si fermarono. Parlare di Wilde in società! Se quella volta lady Campbell aveva risparmiato O'Kelly, era esclusivamente per amore del figlio...

La vecchia Taylor, con le mani tremanti nei guanti bianchi, servì il liquore e il caffè. Su questo liquore lady Campbell aveva riflettuto abbastanza. Ma alla fine aveva deciso di rimandare di un mese la riparazione delle sue scarpe. Del liquore proprio non si poteva fare a meno, così come del gong e dei guanti di Mrs Taylor.

Per due volte lady Campbell avvicinò il liquore a O'Kelly - e per due volte O'Kelly si versò un po' di whisky scozzese nel caffè. Tutte queste cose insieme - i ciuffi variopinti, il liquore, le mani di O'Kelly che guizzavano nell'aria - irritavano Mrs Campbell. I vermi si morsero:

- Voi, però, siete un originale: è la prima volta che vedo una persona bere whisky con il caffè.

"Originale" per lady Campbell equivaleva a "persona incivile" ma Mr O'Kelly aveva, evidentemente, la pelle troppo spessa. Tacque allegramente per un attimo - era allegro anche quando taceva - e poi pensò a voce alta:

- ...Con un caldo del genere, sarebbe bello sfoggiare solo un gonnellino scozzese!

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Pagina 74

14. La penna modello Waterman



La mattina dopo Campbell si fece la barba con cura, come sempre, e si mise un colletto pulito. Allo specchio notò con sorpresa di essere perfettamente lo stesso di sempre, soltanto i piccoli occhi da elefante erano forse diventati più grandi: in una notte gli si era stesa sotto gli occhi un'ombra scura.

In sala da pranzo Campbell prese il giornale e meccanicamente si mise a scorrere gli annunci delle case in affitto - come aveva fatto negli ultimi giorni. Sorpresosi in quel gesto, ridacchiò e ripose il giornale. Bevve, come di consueto, due tazze di caffè. Continuava a spalmare il burro sul pane ma, chissà perché, non lo mangiava, bensì lo disponeva con cura sul piatto. E solo quando notò davanti a sé un'intera montagnola di pane, si confuse e uscì.

Era già ora di andare in ufficio, ma Campbell tornò in camera da letto. Si chiuse a chiave: doveva ripensare di nuovo tutto quanto e decidere tutto dall'inizio. Ma nella testa le rotelle erano inerti e non si muovevano, e al posto dei pensieri c'era sempre la stessa cosa: l'intreccio rosanero, chiaro fino al dolore, sul petto di lei e le gambe ridicole, storte ed esili di lui.

Quando suonarono per il pranzo, Campbell si riscosse e comprese: non c'era niente da pensare e nessun motivo per farlo. Tutto era già stato deciso da qualcuno, lui adesso camminava tra muri di mattoni, alti fino al cielo, e non c'era possibilità di svoltare, si poteva soltanto andare avanti, fino in fondo.

Campbell aprì un cassetto del tavolo e ne estrasse un vecchio revolver con cartucce appuntite, eredità del padre. Poi intestò a lady Campbell un assegno di trenta sterline, quelle che erano ancora depositate in banca, stracciò l'assegno di cinquanta sterline ricevuto da O'Kelly - e a quel punto si accorse che la penna con cui stava scrivendo era quella di O'Kelly: evidentemente O'Kelly l'aveva lasciata là il giorno del compleanno di Campbell. Era una comune penna a inchiostro modello Waterman - "Waterman's Fountain Pen" - e adesso, naturalmente, bisognava restituirla a O'Kelly.

Campbell corrugò tormentosamente la fronte: tutto il resto era semplice e definito, ma questo era tremendamente difficile: la penna Waterman. Bisognava restituirla e in quel frangente dire qualcosa, e questo complicava molto la situazione. Campbell infilò la penna nella stessa tasca della giacca in cui stava il revolver, e per tutto il tragitto pensò alla penna: come se davvero...

E così, con aria preoccupata e corrugata, entrò nello studio di O'Kelly.

O'Kelly sedeva nello studio fra i documenti, come il giorno prima, eppure in lui c'era qualche cosa di completamente nuovo. Dopo un attimo, osservandolo bene, Campbell vide che O'Kel1y non sorrideva. Era una cosa inverosimile, come se all'improvviso avesse smesso di sorridere Johnny, il carlino di porcellana. Non era O'Kelly...

Campbell fece scivolare smarrito la mano nella tasca, estrasse la penna Waterman e la mise sul tavolo:

- Ecco... la vostra penna... l'avevate dimenticata, dovevo ridarvela...

O'Kelly sgranò gli occhi stupito e li fece scorrere dalla penna Waterman allo smarrito Campbell e da Campbell alla penna. Poi diventò rosso, si trattenne per un minuto, poi scoppiò a ridere:

- Dio mio... la penna Waterman! Campbell, voi... voi... voi siete impareggiabile...

Adesso era proprio lui, era O'Kelly. Campbell, senza esitare, estrasse il revolver e sparò tre volte all'impazzata. O'Kelly si piegò lentamente in avanti fino a sbattere la faccia nei documenti.

Campbell non sentì né il grido di O'Kelly, né il grido delle sue quattro mogli. Si mise il cappello, uscì fuori e sentì di essere tremendamente stanco, non si era mai stancato tanto in vita sua. In High Street si avvicinò a un bobby pacificamente appisolato:

- Ho ucciso Mr O'Kelly, l'avvocato. Vi prego di condurmi al più presto dove compete: sono molto stanco.

Il poliziotto spalancò la bocca: tutto il suo essere e gli occhi strabuzzati manifestarono il suo pensiero in modo così evidente - "è matto" - che Campbell aggiunse:

- Su, andate a chiedere nell'ufficio, io intanto aspetto. Solo vi prego di far presto.

Un minuto dopo il poliziotto e Campbell camminavano insieme giù per il vicolo di John il Ciabattino. Camminavano in silenzio tra i muri lisci che si alzavano fino al cielo, e attraverso la nebbia Campbell si ricordò che così all'infinito - aveva già camminato una volta, tra due muri lisci e infiniti...

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