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| << | < | > | >> |Indice
Appuntamenti per il 2006 5
L'annata 2004 7
Il 2003: uno sguardo a distanza 8
Come usare questa guida 11
Vitigni 12
Vini e piatti 21
Carta dei vini 2006 34
Francia 36
Chàteaux del Bordeaux 96
Italia 124
Germania e Lussemburgo 159
Spagna e Portogallo 184
Sherry, Porto e Madeira 209
Svizzera 219
Austria 224
Europa centrale e sudorientale 232
Ungheria 234
Bulgaria 238
Slovenia 240
Croazia 243
Bosnia Erzegovina 245
Serbia 245
Montenegro 245
Macedonia 246
Repubblica Ceca 246
Slovacchia 247
Romania 247
Grecia 249
Isole del Mediterraneo 252
Paesi ex sovietici 253
Inghilterra e Galles 255
Asia e Nordafrica 257
America del Nord 261
California 262
Pacifico nordoccidentale 286
A est delle Montagne Rocciose 291
Il Sudovest e le Montagne Rocciose 294
Canada 296
America latina 298
Australia 308
Nuova Zelanda 327
Sudafrica 337
Alcuni termini tecnici 351
Come valutare un vino 353
La scala Johnson 354
La temperatura ideale 355
Tabelle delle annate 356
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| << | < | > | >> |Pagina 5Cosa deve avere un vino, nell'anno di grazia 2006, per assicurarsi la vittoria nella corsa della qualità? Il traguardo, indubbiamente, si è allontanato, e continua a spostarsi anche a nostra insaputa. Per alcuni critici, quel che conta è la corporatura: se trovate una scheda di degustazione, in un'enoteca o su una carta dei vini, che si compiace di poter usare aggettivi come "gigantesco" e "immenso" come elementi sempre positivi, allora saprete che siete in compagnia di persone che per principio preferiscono un grosso fuoristrada a un'elegante decappottabile, o che amano la musica, sempre e comunque, ad alto volume. È una reazione prevedibile dopo un'epoca in cui troppi vini erano magri e scialbi, quando le uniche automobili andavano a pedali e si era costretti ad ascoltare musica con la radio della scuola. Ma quell'epoca è lontana: è tempo di andare oltre. Altri ritengono che gli elementi indispensabili siano la dolcezza del frutto e la morbidezza dei tannini. È naturale che agli inizi della propria avventura con il mondo alcolico sì prediligano questi aspetti: è per questo che ai bambini piace bere dolce e frizzante. (Un commerciante di mia conoscenza sostiene che il gusto britannico per i tannini derivi dall'abitudine a bere tè piuttosto forte sin da piccoli: secondo questa teoria, gli italiani cresciuti a espresso non dovrebbero temere in alcun modo il gusto dell'amaro.) Qualcun altro, addirittura, giudica la qualità in base al prezzo. Questo criterio, tuttavia, non ha motivo di esser preso in considerazione. Il corpo, la dolcezza e la morbidezza hanno tutti un ruolo importante nel definire la qualità. Un vino che al gusto ci appare fiacco e denutrito non è buono: quando le rese sono forzate (e la resa corretta per un dato vigneto dipende da un insieme di fattori come il numero di viti per ettaro, il genere di vitigno, il metodo di coltivazione, il tipo di suolo, la topografia e le condizioni del tempo specifiche di quell'anno) la qualità sarà scarsa. Alcuni vini magri e diluiti, senza sostanza, si producono ancora in diverse parti della Francia, dove i vignerons sono pesantemente indebitati con il Crédit Agricole perché nessuno acquista i loro prodotti — tranne qualche incauto inglese che se ne esce dall'Eurotunnel e pensa di fare un bell'affare. Un vino deve avere un elemento di maturità. L'uva matura conferisce al vino un buon gusto dolce, ma un'uva matura che sia solo dolce dà la nausea. Questo vale per i rossi come per i bianchi: ci sono rossi dell'emisfero australe che sono dolci come una caramella. Un vino deve avere anche un elemento di acidità e, se rosso, buona astringenza tannica: questi toni acerbi conferiscono al vino equilibrio e vivacità. Anche i tannini, però, devono essere maturi: se ruvidi, non sono più apprezzati, nemmeno nel più giovane dei Bordeaux rossi. I tannini verdi, terribilmente spigolosi, sono trattati con lo stesso disprezzo che un ragazzo riserverebbe a un paio di scarpe da ginnastica passate di moda. Tutto ruota intorno alla stoffa, alla consistenza del vino, e questo per i rossi ha molto a che fare con i tannini. [...] | << | < | > | >> |Pagina 126Annate recentiToscana 2004 Straordinariamente promettente sulla costa, a Montepulciano e Montalcino. Meno affidabile nelle zone più fresche (Rufina e vigneti più in altura del Chianti Classico). 2003 Viti notevolmente affaticate dal caldo soffocante e da tre mesi di siccità. Ben riuscite le varietà a maturazione tardiva (Sangiovese, Cabernet Sauvignon); meno bene il Merlot. Particolarmente penalizzati i vigneti giovani, nell'estate più calda a memoria d'uomo. 2002 Fresco in agosto e piogge frequenti in settembre/ottobre. Un po' ovunque, muffa e uve annacquate. 2001 Sole cocente in agosto, con un inizio di settembre insolitamente freddo; poi giorni umidi quando è tornato il caldo. Alcuni vini sono eccellenti, ma la qualità è molto irregolare. 2000 Molto caldo e secco alla fine dell'estate e inizio autunno, con una vendemmia tra le più anticipate di sempre. Vini di corpo pieno e alcolici, alcuni di buon effetto, altri privi di equilibrio. 1999 Un'annata eccellente in tutte le zone principali. 1998 Ottima lungo la costa, irregolare nelle altre zone.
Buone annate precedenti: 97 95 90
Piemonte 2004 Stagione vegetativa molto lunga, con alti livelli di qualità per tutte le principali uve a frutto nero (Dolcetto, Barbera, Nebbiolo). La migliore dal 1999. 2003 Estate soffocante, ma comunque molto positiva per Barbera, Dolcetto, Moscato. Nebbiolo più irregolare, con risultati migliori per chi ha vendemmiato tardi. 2002 Stagione vegetativa fresca e umida, molte piogge in settembre/ottobre e gravi danni per la grandine sul Barolo. Prima annata deludente dopo sette anni consecutivi di successi. 2001 Nebbiolo e Barbera di classe e decisi, meno riusciti gli altri vini. 2000 Eccellenti Barolo, Barbaresco e Barbera. Buona qualità per la quinta annata consecutiva. 1999 Barbaresco e Barolo equilibrati ed eleganti; Barbera più irregolari a causa delle incerte condizioni climatiche di fine stagione; Dolcetto deliziosi. 1998 Ottimi bianchi, rossi eccellenti. Per Borolo e Barbaresco terza buona annata consecutiva dopo le difficoltà di 91, 92 e 94. Buone annate precedenti: 97 90 89 | << | < | > | >> |Pagina 353Vini biologici e biodinamici
Per la normativa europea non esistono 'vini biologici', ma solo vini
realizzati da uve biologiche. (Per gli Stati Uniti la legislazione è
differente). Questo significa che nel vigneto è vietato l'utilizzo di
sostanze chimiche, ad eccezione della poltiglia bordolese (una
miscela di solfato di rame e idrato di calcio), particolarmente efficace
contro oidio e peronospora. La biodinamica si spinge oltre.
Ispirata alle teorie di Rudolf Steiner, l'agricoltura biodinamica
considera il suolo e la vite come parte di un organismo più ampio
che include i pianeti e il cosmo. Le sostanze chimiche sono proibite
(con l'eccezione, anche qui, della poltiglia bordolese); i vigneti
vengono curali con quantità omeopatiche di preparati biodinamici,
la cui energia cosmica viene riattivata mescolandoli a grandi
quantità d'acqua con il movimento delle mani. Chi segue questi
principi (ad esempio, molti dei più grandi
domaines
di Borgogna) riesce ad ottenere viti più sane e una migliore maturazione delle
uve. Gli scettici temono l'inganno. La cosa però sembra funzionare:
bisognerebbe individuare il fondamento razionale che determina questo successo.
Come valutare un vino
Sembra che l'America e il resto del mondo non vogliano
mettersi d'accordo riguardo al sistema di valutazione dei vini.
L'America sembra fidarsi solo della scala di valutazione a 100
punti concepita da Robert Parker basata sullo strano sistema
scolastico americano secondo cui 50 = O. L'argomentazione
secondo la quale il gusto dei vini è troppo vario, troppo sottile,
troppo evanescente, troppo meraviglioso per essere ridotto
a una serie pseudo-scientifica di numeri non convince
gli americani. E non sembra essere persuasiva la tesi secondo
cui dare a un vino il punteggio di 87 e a un altro quello di 88
è di una precisione chimerica. Ma i numeri, si sa, servono
al mercato. Anche in Europa i critici utilizzano i numeri,
ma in scala più piccola, meno spettacolare. Tra i professionisti
è diffuso un sistema a 20 punti; altri usano una scala di 7,
mentre la rivista Decanter utilizza un sistema a 5 stelle
che i lettori sembrano apprezzare. Gli
amateurs
(perfetta, nel caso del vino, una parola francese) saranno sempre scettici
nei confronti di chi rivendica la precisione assoluta.
Meglio attenersi al principio del puro piacere.
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