Copertina
Autore Niles Eldredge
Titolo Darwin
SottotitoloAlla scoperta dell'albero della vita
EdizioneCodice, Torino, 2006 , pag. 278, ill., cop.ril.sov., dim. 14,5x21,5x2,2 cm , Isbn 978-88-7578-059-3
OriginaleDarwin. Discovering the Tree of Life
EdizioneBaror, New York, 2006
TraduttoreSimonetta Frediani
LettoreCorrado Leonardo, 2007
Classe biografie , evoluzione , biologia , storia della scienza
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Indice


  ix Elenco delle illustrazioni
xiii Introduzione
xvii Ringraziamenti

    Capitolo i
  3 Charles Darwin

    Capitolo 2
 31 Darwin sul Sandwalk

    Capitolo 3
 61 L'evoluzione di Darwin: i problemi, i contesti,
    il Red Notebook e i Transmutation Notebooks

    Capitolo 4
115 L'evoluzione di Darwin: i manoscritti e i libri

    Capitolo 5
139 L'evoluzione dopo Darwin

    Capitolo 6
179 Darwin come anticristo: il creazionismo nel XXI

203 Una storia per immagini

263 Bibliografia

267 Indice analitico

 

 

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Pagina xiii

Introduzione


Il secondo centenario della nascita di Charles Darwin e il centocinquantesimo anniversario della pubblicazione del libro che diede inizio a una nuova epoca, L'origine delle specie, cadono entrambi nel 2009. Al di qua e al di là dall'Atlantico sono in programma numerosi eventi per celebrare questo genio creativo che ha fondato la moderna biologia evoluzionistica.

La prima di queste celebrazioni è la doppia iniziativa di una mostra e di un libro sulla vita e sull'opera di Darwin, cui si aggiunge un'esposizione sulla moderna biologia evoluzionistica fino ai suoi sviluppi più recenti. Sono il curatore della mostra, il responsabile del contenuto scientifico; questo libro riflette il mio pensiero sulla vita e sull'opera di Darwin, in parallelo ai contenuti della mostra.

Libri e mostre sono mezzi di comunicazione quanto mai diversi. Per trasmettere il messaggio, le mostre si avvalgono di oggetti tridimensionali (campioni, manufatti eccetera) associati a una quantità minima di spiegazioni scritte. I libri sono l'opposto: anche se ho cercato di cogliere l'essenza della mostra con le illustrazioni, la vera forza di questo libro sta nella possibilità di presentare un'analisi e una spiegazione più complete delle idee fondamentali su Darwin, comuni a entrambi i progetti. La mostra su Darwin, inoltre, è un prodotto istituzionale, mentre l'unico responsabile dei contenuti di questo libro sono io.

Le idee centrali riguardano i processi di pensiero di Darwin — la sua creatività — e comprendono le prove che portarono un creazionista ventenne a convincersi che tutta la vita ebbe origine da un unico antenato comune nel remoto passato geologico: in breve, a convincersi della realtà dell'evoluzione. Il giovane Darwin era dotato di un grande intuito - «si lasciava pervadere dalla Natura» come un impressionista. Lui stesso affermò di essere un autentico induttivista baconiano e questo libro spiega che aveva ragione a considerarsi tale, contrariamente alle tesi di molti scienziati e storici, i quali hanno concluso che Darwin in realtà non era l'induttivista che affermava di essere.

Ma è anche vero (come del resto dichiarò lo stesso Darwin) che era assai analitico, che fu uno dei primi esponenti di quell'approccio alla pratica della scienza che oggi è noto come "ipotetico-deduttivo". Per realizzare questo libro e la mostra ho compiuto ricerche sulla vita e sull'opera di Darwin per molti anni; la conclusione principale cui sono giunto è che, quando Darwin tornò a casa dopo cinque anni sul Beagle, l'esperienza della varietà di schemi presentati dalle specie viventi e fossili in Sud America e, naturalmente, l'osservazione delle specie dell'arcipelago delle Galapagos lo avevano già convinto dell'evoluzione. A quel punto, Darwin riformulò gli schemi come predizioni, poi affrontò la letteratura e iniziò a interrogare per posta studiosi di tutto il mondo per verificare quelle predizioni, insieme ad altre tre che aveva formulato alla fine degli anni Trenta, quando viveva a Londra. Il passo finale, dopo la scoperta della selezione naturale, fu riconsiderare da capo l'insieme di schemi/indizi/predizioni, ricavandoli questa volta dalla sua visione del funzionamento della selezione naturale.

Tutto questo si realizzò in pochi anni - per lo più tra il 1837 e il 1842 (anche se L'origine fu pubblicata dopo altri 17 anni). L'"evoluzione dell'evoluzione di Darwin" si è conservata in maniera eccezionale in una serie di taccuini e manoscritti che Darwin non pubblicò mai. Questi documenti consentono un esame straordinariamente minuzioso dell'essenza della creatività e mostrano quanto la creatività scientifica sia simile a tutti gli altri aspetti dell'esperienza creativa dell'uomo. Un confronto con le concezioni pubblicate in seguito nell' Origine mette in luce che Darwin abbandonò alcuni degli schemi che per primi lo avevano portato a concludere che la vita si è evoluta - semplicemente perché gli parevano in contrasto con la sua interpretazione del principio della selezione naturale. Darwin ci ha dato la parte essenziale dell'attuale teoria dell'evoluzione. Ma sminuendo l'importanza di alcune delle sue prime osservazioni cruciali (ad esempio, sulla rilevanza dell'isolamento e sulla modalità di sostituzione delle specie nei reperti fossili), Darwin ha imposto una sorta di freno allo sviluppo della biologia evoluzionistica, che in alcuni ambienti si è mantenuto fino a oggi.

La mia analisi dei taccuini di Darwin e dei suoi manoscritti non pubblicati costituisce la parte principale di questo libro - e consente di mettere in luce, ritengo, risultati sinora mai intravisti, quanto meno non in modo così dettagliato. Anche se questi "gioielli della corona" sono esposti nella mostra associata, in quel contesto è impossibile apprezzarne a fondo l'importanza come lo si può fare in un libro. Ecco perché i libri e le mostre sono altrettanto necessari e, in questo caso, effettivamente complementari.

Tanto la mostra quanto il libro assumono ancor più significato per il semplice fatto che l'evoluzione, ancora una volta, è giudicata un'idea controversa. È sempre più frequente sentir dire che l'evoluzione è "soltanto una teoria". Affermazioni di questo genere vengono addirittura aggiunte come note di avvertimento nei libri di testo delle scuole superiori. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi che cos'è la scienza e come funziona. Dobbiamo diffondere l'informazione che tutte le grandi conclusioni della scienza sono teorie: la meccanica quantistica, la gravitazione, la tettonica a zolle, la relatività speciale, la natura della luce eccetera sono tutte teorie. Le teorie sono insiemi complessi di idee sulla natura e sul funzionamento dei fenomeni naturali; vengono verificate più e più volte - e prendono il loro posto come fatti virtuali accettati nella scienza, con la clausola che alla fine potrebbe emergere una formulazione alternativa che concorda un po' di più con le osservazioni.

E così l'evoluzione: le prove che la vita si è evoluta sono così schiaccianti che nessun biologo serio dopo Darwin le ha mai contestate. L'evoluzione è assodata come l'idea che la Terra è uno sferoide schiacciato ai poli che ruota sul proprio asse e gira intorno al Sole. E tuttavia anche questo quadro della relazione tra i componenti del sistema solare è una teoria — ma nessuno direbbe che è "soltanto una teoria".

L'obiettivo fondamentale di questo libro e della mostra è quindi la chiara dimostrazione delle prove e del modo di ragionare che portarono Charles Darwin alla conclusione che la vita si è evoluta.

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Pagina 3

Capitolo 1

Charles Darwin


Charles Robert Darwin nacque il 12 febbraio 1809 - lo stesso giorno in cui nacque Abraham Lincoln. Entrambi fecero tremare il mondo nel corso della loro vita, detestavano lo schiavismo e oggi sono raffigurati sulle banconote di piccolo taglio (le più comuni, quindi) della loro nazione d'origine. Lincoln è sul biglietto da cinque dollari; Darwin su quello da dieci sterline - dove ha sostituito un altro celebre personaggio vittoriano, Charles Dickens.

Il numero degli uomini illustri dell'Ottocento che mantengono un forte ascendente sulla coscienza collettiva del XXI secolo si sta rapidamente assottigliando. Si diceva per scherzo che Darwin avesse sostituito Dickens sulle banconote a causa della barba più bella. Ma la verità è che Darwin, come Lincoln, ha mantenuto una vicinanza con la vita del XXI secolo che Dickens ha quasi perso. Anche Karl Marx e Sigmund Freud hanno iniziato ad allontanarsi nello stesso modo ed è stupefacente, se si pensa a quante controversie hanno generato entrambi fino alla seconda metà del Novecento. Ma ora, con la caduta della cortina di ferro e l'avvento del Prozac, la società in generale pare aver metabolizzato questi due luminari al punto che sentire citare il loro nome non suscita più grandi sentimenti, positivi o negativi. Del resto, il loro nome non è più pronunciato spesso come un tempo.

[...]

Darwin — il povero vecchio Darwin — viene invocato anche in altri teatri di scontro del pensiero sociale e persino politico. Come Marx, che si dice abbia esclamato: «Moi, je ne suis pas marxiste!», Darwin si ritrarrebbe di fronte a certi movimenti fondati nel suo nome. Lo stesso darwinismo sociale, che dà un'immagine positiva di un mondo in cui la competizione è spietata, produce anche il movimento eugenetico e alcuni dei suoi sviluppi più sinistri, come le pratiche naziste di genocidio durante la Seconda guerra mondiale — quando l'eugenetica veniva invocata come giustificazione scientifica per approvare qualsiasi altra "ragione" Hitler e gli altri capi nazisti avessero per l'Olocausto. In parte l'eugenetica si può far risalire a Francis Galton, un cugino di Darwin. L'idea centrale è migliorare la razza umana non consentendo alle persone con tare ereditarie di riprodursi. I problemi etici sono insormontabili: in primo luogo, che cosa si può etichettare come "tara"? La mia mancanza di premolari e la mia vista difettosa sono sufficienti per proibirmi di avere figli (è troppo tardi, in ogni caso)? E chi deve decidere?

Darwin vide «qualcosa di grandioso in questa concezione della vita», nel senso che nell'evoluzione vide un semplice processo naturale che sta alla base della produzione di tutte le migliaia di piante e animali meravigliosi che popolano la Terra. È vero, la natura gli sembrava competitiva, e spesso crudele. Però anche il suo apprezzamento estetico del mondo naturale era grande. Non stupisce quindi che studiosi di etica di molti generi diversi — filosofi e biologi evoluzionisti, e anche teologi appassionati di storia naturale — abbiano cercato di usare l'evoluzione come punto di partenza per derivare un sistema etico in armonia con la propria interpretazione della natura del processo evolutivo.

Si può constatare, e non sorprende affatto, che non esiste una precisa corrispondenza diretta tra l'evoluzione e i singoli sistemi etici da questa derivabili. Il grande genetista russo Theodosius Dobzhansky considerava l'evoluzione del tutto compatibile con i principi fondamentali della fede cristiana. Altri vedono la natura con zanne e grinfie rosse di sangue — e scrivono che dobbiamo combattere la nostra spregevole tendenza, controllata dai geni e basata sull'evoluzione, a competere con i nostri simili. Le omelie etiche che si fanno discendere dall'evoluzione dipendono dagli aspetti del processo su cui ci si concentra. Credo che Darwin sarebbe stordito dal caos di conclusioni "etiche" contrastanti che si sono raggiunte nel suo nome.

Quasi tutti, però, sembrano pensare che in realtà fa differenza, dal punto di vista etico, se siamo stati appositamente creati da un Dio benevolo o se ci siamo evoluti da specie ancestrali insieme a tutte le altre creature viventi. Ma è proprio vero? Fa una differenza enorme per quanto riguarda i dettagli effettivi della storia che narriamo a noi stessi su come siamo nati — e in questo senso su chi siamo. Ma come esseri umani siamo noi a stabilire quali leggi debbano governare la nostra condotta, e queste leggi in parte si basano sull'etica. Le si può considerare come regole di comportamento per dare stabilità alla vita sociale — e questa concezione, a mio giudizio, è più difendibile dell'idea di far discendere codici di comportamento dal presupposto che siamo stati creati a immagine di Dio, oppure che ci siamo evoluti mediante processi naturali. E anche se non posso essere certo che Darwin sarebbe d'accordo, sono convinto che gli sarebbe di conforto sapere di non essere considerato il distruttore dell'etica tradizionale.

Un effetto che Darwin ha innegabilmente avuto sulla società, o quanto meno su quanti di noi riflettono sulle sue idee e su tutte le loro implicazioni, è l'aver dato nuova forma ai legami emotivi e concettuali dell'umanità con tutte le altre forme di vita. Darwin rappresenta un legame con il mondo naturale per un'umanità che, dall'invenzione dell'agricoltura, si è allontanata sempre di più dalle altre parti del regno della vita. Cessata la dipendenza dai prodotti spontanei della natura, negli ultimi 10000 anni abbiamo finito per considerarci estranei al resto della natura, se non addirittura superiori. E questo cambiamento di status ecologico mi sembra riflesso nel brano del "dominio" della Genesi: i primi agricoltori, compresi quelli che redassero quei meravigliosi testi arcaici sopravvissuti con il nome di Pentateuco, i primi libri dell'Antico Testamento, sapevano benissimo di essere animali, ma con qualcosa in più. Si accorsero di non essere in realtà una parte della natura come gli uccelli, i mammiferi, i rettili e i pesci intorno a loro. Il loro modo di spiegare come ebbe origine tutto ciò — che Dio creò tutto, ma creò gli esseri umani a Sua immagine — tiene conto molto bene di questa differenza ecologica tra gli esseri umani e tutte le altre forme di vita.

E non sembra forzato considerare che i cacciatori-raccoglitori (per quel che ne sappiamo dalle descrizioni antropologiche dei gruppi di cacciatori-raccoglitori ancora viventi) vedevano i propri dei come manifestazioni di una parte degli ecosistemi locali di cui si consideravano partecipi. Quando inventarono l'agricoltura, gli esseri umani abbandonarono gli ecosistemi locali ed ebbero bisogno di qualcosa di cui sentirsi parte — come un universo diretto da un unico Dio onnipotente. Secondo questa linea di pensiero, siamo stati noi a creare Dio a nostra immagine.

Qualunque sia la verità di tutto ciò, è molto probabile che sia stata l'agricoltura a dare avvio all'espansione della popolazione umana globale dai 5-6 milioni di appena 10000 anni fa agli oltre 6 miliardi dell'inizio del XXI secolo. In proporzione crescente, gli esseri umani vivono nelle città, procurandosi il cibo nei negozi, l'acqua aprendo un rubinetto e la fonte energetica premendo un interruttore. La nostra esplosione numerica in tutto il globo ha iniziato a far estinguere molte specie (Darwin ne sarebbe profondamente addolorato) e, nonostante l'abbondanza di motivi pratici per cercare di ridurre questa estinzione dilagante, l'insegnamento di Darwin secondo cui veniamo dalla natura e quindi per molti versi ne facciamo ancora parte (anche se abbiamo cambiato le regole della nostra interazione con essa) stabilizza la nostra visione di chi siamo e di che cosa stiamo facendo alla Terra e ai suoi abitanti.

[...]

Ma non è tutto: oggi Darwin è attuale, come è sempre stato, poiché noi biologi evoluzionisti dobbiamo ancora renderci pienamente conto del valore di tutti i risultati da lui ottenuti. Mi ha sorpreso scoprire quanto fossero moderne alcune delle prime riflessioni di Darwin: per citare solo un esempio, il suo principio di divergenza, pur essendo quasi ignorato dai biologi moderni, contiene i punti essenziali della comprensione di come sopravvivano e si accumulino le nuove specie grazie all'occupazione di nicchie diverse da quelle delle specie ancestrali. Nonostante la mente enciclopedica e metodica, Darwin era un pensatore di grande originalità, che prendeva in considerazione una gamma di problemi e di fenomeni ancora più ampia di quella che di solito gli viene riconosciuta.

Darwm mantiene un saldo ascendente sulla teoria moderna dell'evoluzione anche da un altro punto di vista. Come vedremo nei dettagli esaminando il percorso concettuale che seguì elaborando la "sua teoria", Darwin finì per dare rilievo a certi tipi di prove e di processi piuttosto che ad altri. Scrisse interminabili considerazioni sull'importanza dell'isolamento geografico. Era tanto convinto del potere fondamentale della selezione naturale da scartare i fenomeni che non gli parevano in accordo con la sua visione del funzionamento della selezione nel tempo geologico e così evitò inconsapevolmente alcuni prodotti legittimi del processo evolutivo. Esiste ancora oggi un'importante varietà di pensiero evoluzionistico basato sul "gene egoista" che fondamentalmente vede l'evoluzione soltanto come una questione di selezione naturale che agisce sullo spettro della variazione ereditabile presente in ciascuna generazione. L'isolamento, la speciazione, il ruolo dell'estinzione, nessuno di questi fenomeni su larga scala si riflette in misura significativa su tale pensiero. Vi è una somiglianza ossessiva con la versione dell'evoluzione che Darwin decise di presentare al mondo quando alla fine acconsentì all'inevitabile e cominciò a scrivere L'origine delle specie.

È sorprendente che una sola persona possa ancora dettare una parte così grande dell'agenda della biologia evoluzionistica dopo così tanti anni dalla sua morte. Nessun'altra figura storica della scienza continua ad avere una tale influenza. Chi era quest'uomo? E come riuscì a realizzare quel che nessun altro era stato in grado di fare prima di lui - e a realizzarlo così bene che l'incarnazione moderna della scienza sfaccettata che fondò è ancora sotto la sua influenza?

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Pagina 27

Come vedremo nel prossimo capitolo, Darwin era un pensatore molto intuitivo e creativo. Ma era anche uno sperimentalista, che verificava in modo sistematico le sue idee nella serra e nei suoi giardini. Continuò a osservare attentamente la natura che lo circondava; nel libro Annie's Box, Randal Keynes racconta una storia che si è tramandata nella famiglia Darwin: la bambinaia Jessie Brodie, che in precedenza era stata alle dipendenze di William Makepeace Thackeray, una volta, dopo aver visto Darwin fissare un formicaio per un'ora, disse che era un peccato che il signor Darwin, a differenza del signor Thackeray, non avesse nulla da fare. Questo aneddoto pare cogliere perfettamente l'atmosfera e lo stile della vita quotidiana di Darwin a Downe.


I particolari della vita scientifica di Darwin, specie le riflessioni e gli scritti sull'evoluzione, emergeranno nei prossimi capitoli. Per il momento, è sufficiente dire che gran parte del lavoro scientifico di Darwin a Down House di fatto non compare nell' Origine delle specie (1859) né nell' Origine dell'uomo (1871). A partire dal 1846, trascorse otto anni (due dei quali in realtà andarono persi per malattia, come racconta egli stesso) lavorando sui cirripedi. Benché talvolta si dica che questo minuzioso studio monografico sulla "sistematica" (classificazione) dei cirripedi fu determinante per lo sviluppo delle sue idee evoluzionistiche, in realtà queste erano già presenti nella sua mente — e nell' Essay del 1844. Piuttosto, i cirripedi diedero a Darwin qualcosa da fare, arricchendo sì la sua esperienza nel settore pratico della classificazione biologica, ma in realtà servendo a distrarlo da quella che altrimenti avrebbe potuto essere la sua attività, vale a dire riordinare le sue idee evoluzionistiche per farle pubblicare. Anche se la pubblicazione del lavoro sui cirripedi rafforzò la fama scientifica di Darwin, nell' Origine i cirripedi quasi non compaiono.

I colombi, invece, hanno una parte di rilievo. Dopo qualche anno dalla morte di Anne, avvenuta nel 1851, Darwin iniziò a trascrivere un saggio che nei suoi piani sarebbe stato il suo capolavoro e che avrebbe intitolato Natural Selection. Avendo inoltre deciso di diventare un esperto di qualche settore dell'allevamento selettivo, scelse di occuparsi seriamente dell'allevamento dei colombi di razza. Quando le circostanze lo obbligarono ad abbandonare Natural Selection per pubblicare invece un saggio più breve, L'origine delle specie, il suo lavoro sperimentale con i colombi ebbe un ruolo di spicco in quella prima presentazione delle sue idee evoluzionistiche. In effetti, uno degli studiosi incaricati dall'editore John Murray di recensire il manoscritto dell' Origine giudicò che la parte sull'allevamento dei colombi era l'unica meritevole di pubblicazione!

Dopo aver pubblicato L'origine, nel 1859, Darwin si immerse di nuovo nello studio, sperimentale e sul campo, della botanica. I risultati che ottenne hanno una certa importanza nella storia della botanica, ma anche questo studio sembra essere stato condotto, per quanto con entusiasmo, non solo per risolvere altri problemi dell'eredità e della variazione, ma pure per passare il tempo e non pensare alle reazioni dei lettori dell' Origine. Anche tutti i lavori successivi di Darwin, sui vermi, sulle piante insettivore e sulle piante rampicanti, sono apprezzabili. Nonostante il fatto che dopo il trasferimento a Down House si dedicò poco alla ricerca geologica sul campo, qualora non avesse elaborato le sue idee sull'evoluzione, se oggi Darwin fosse ricordato, lo sarebbe per i suoi studi di geologia — le ricerche sul campo e le successive conclusioni sull'età della Terra.

Ma la verità è che oggi Darwin è ricordato — anzi, non può essere dimenticato — per le sue idee sull'evoluzione. Fu un autentico rivoluzionario, che ironicamente si tentò in fretta e furia di inserire nel panteon dei più importanti personaggi inglesi seppellendolo nell'abbazia di Westminster. Era, però, un rivoluzionario riluttante. La sua curiosità e il suo desiderio apertamente ambizioso di «occupare un degno posto fra gli uomini di scienza» lo condussero all'evoluzione — e alla terribile prospettiva di contrastare le strutture della società britannica, non dichiarate ma non per questo meno potenti. Una volta Emma disse di non conoscere nessuno più onesto e sincero del marito (l'aggettivo che usò è "trasparente"). Come possiamo constatare, quando scriveva per se stesso era onesto e sincero nel modo più assoluto, ma conservò quella profonda integrità anche quando alla fine fu costretto a uscire allo scoperto pubblicando le sue opere. L'uomo, il suo modo di ragionare e le sue stesse idee richiedono un esame più approfondito.

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Pagina 174

Microcosmo evolutivo: il trionfo di Charles Darwin


Non è proprio vero che Darwin non fece mai parola della "sua teoria" a nessuno, tranne che alle persone a lui più vicine, fino a quando Wallace non lo spinse a farlo, fu decisa una pubblicazione congiunta e Darwin si lanciò freneticamente a scrivere L'origine. Di tanto in tanto fece qualche allusione qua e là e la più famosa compare in un brano sui fringuelli delle Galapagos aggiunto all'edizione del 1845 del Viaggio di un naturalista intorno al mondo (citato nel Capitolo 3).

Le Galapagos, e in particolare i fringuelli noti da tempo come "fringuelli di Darwin", hanno attratto un gran numero di biologi; gli ultimi di questa sfilza — senza dubbio i più scrupolosi e di maggior successo — sono Peter e Rosemarv Grant, dell'Università di Princeton. Il lavoro dei Grant è diventato famoso grazie alle loro pubblicazioni e a un certo numero di libri e articoli di altri autori. Ma vale la pena compierne una breve rivisitazione, se non altro per ribadire che i principi evoluzionistici, al cui sviluppo Darwin diede un contributo fondamentale, reggono alla più rigorosa analisi e alla più severa verifica, basate su minuziose osservazioni sul campo, misure e analisi genetiche. Il lavoro dei Grant simboleggia i ricchi risultati ottenuti negli ultimi decenni, grazie all'applicazione dei principi ecologici e all'uso degli strumenti sofisticati della biologia molecolare, dai biologi evolutivi moderni.

I Grant lavorano nelle Galapagos da più di trent'anni e hanno concentrato la maggior parte delle ricerche sull'isola di Daphne Major, che dista circa otto chilometri dall'isola più vicina. I Grant hanno realizzato quel che secondo Theodosius Dobzhansky dovremmo fare tutti: documentare e analizzare in natura il processo di evoluzione che intravediamo grazie alla sperimentazione in laboratorio. Il risultato è una delle dimostrazioni più complete della selezione naturale allo stato selvatico. I due ricercatori sono partiti dal requisito di base: dimostrare che le popolazioni delle specie locali di fringuelli sull'isola di Daphne Major presentano una variazione nelle dimensioni del corpo, nelle dimensioni e nella forma del becco, e che in effetti tale variazione è ereditabile. La dimostrazione ha comportato la misura delle caratteristiche di individui adulti e della loro prole. Il risultato delle ricerche è che le caratteristiche in esame sono effettivamente variabili e che la variazione è in gran parte ereditabile.

Il passo successivo ha riguardato la selezione naturale: i Grant, avendo trascorso alle Galapagos molti anni di seguito, hanno potuto studiare gli effetti della siccità prolungata - e della condizione opposta provocata da El Niño, con precipitazioni piovose più abbondanti della media. Entrambi gli eventi climatici modificavano la disponibilità di semi di grandezza e durezza particolari. Con la siccità, i semi più diffusi erano quelli più grossi e più duri e nella popolazione locale di Geospiza fortis, il fringuello terricolo medio, gli uccelli più piccoli, dotati di un becco più piccolo e più debole, avevano un tasso di mortalità molto elevato. Con El Niño, si verificava la situazione contraria: vi era grande abbondanza di semi piccoli e ad avere un tasso di mortalità più elevato erano gli uccelli di dimensioni maggiori.

I Grant hanno mostrato come allo stato selvatico la selezione naturale sia un processo reale, che modifica gli adattamenti degli organismi - e che lo può fare in maniera oscillatoria. Le dimensioni e la forma del becco non sono affatto stabili, ma l'andamento oscillatorio del loro cambiamento non sembra destinato a portare a un cambiamento permanente in una qualche direzione particolare. Il Darwin maturo forse sarebbe stato deluso venendo a sapere che, nell'intervallo relativamente breve di trent'anni (che pure è un periodo di permanenza sul campo lunghissimo per un'équipe di ricerca), non sembra che si sia accumulato un vero cambiamento graduale.

Tuttavia, com'è ovvio, le 13 specie di fringuelli Geospizinae (sull'isola di Cocos, a poco meno di 700 chilometri a nord-est delle Galapagos, ne esiste un'altra) mostrano una differenziazione adattativa. I Grant sono riusciti a documentare tutte le fasi del processo di speciazione e a essere testimoni dell'insediamento di una popolazione riproduttiva di fringuello terricolo grosso sull'isola di Daphne Major - una popolazione che, per l'adattamento a condizioni ambientali lievemente diverse rispetto all'isola di origine (Santiago) e a motivo della deriva genetica, oltre che per gli effetti dell'incrocio, è ormai piuttosto lontana dalla condizione ancestrale. Ma il cambiamento più significativo, avviato da un solo maschio, riguardava il canto usato per il riconoscimento del partner.

Nei sistemi di riconoscimento del partner, i cambiamenti sono necessari - e a volte sufficienti - per portare al totale isolamento riproduttivo. I Grant hanno presentato un resoconto dettagliato di un altro studio, che questa volta documenta una delle ultime fasi del processo di speciazione. I fringuelli dei cactus e i fringuelli terricoli medi sono specie distinte, che ciò nonostante a volte si possono ibridare. Pur essendo strettamente imparentate, differiscono riguardo a dimensioni e forma del becco - e per i canti di accoppiamento. I Grant hanno scoperto che l'ibridazione avviene quando le femmine imparano erroneamente il canto di accoppiamento non dal padre, ma da un maschio dell'altra specie che vive nelle vicinanze. L'ibridazione è possibile solo perché tra le due specie, nonostante le differenze, vi è ancora una somiglianza genetica sufficiente. Lo stadio finale della speciazione sopraggiunge quando, che vi siano o meno errori nel riconoscimento del canto, l'ibridazione è diventata fisicamente impossibile.

L'impressione iniziale di Darwin riguardo all'importanza dell'isolamento tra un'isola e l'altra delle Galapagos e ampiamente confermata: le nuove specie vi compaiono grazie al fatto casuale, ma a lungo andare piuttosto regolare, che popolazioni di specie differenti riescono a invadere isole diverse, con caratteristiche ambientali piuttosto dissimili, dove saranno soggette a una diversificazione adattativa. Questa, tuttavia, non sopravviverà necessariamente all'assalto degli incroci con altri migratori provenienti dalla popolazione progenitrice, a meno che non avvenga un cambiamento nei sistemi di riconoscimento dei partner - ovvero, nel caso dei fringuelli, soprattutto nei canti.

Ma non è tutto. Le specie di Geospizinae in effetti discendono tutte da un antenato comune, che, come ha rivelato l'analisi genetica, era un membro dei granivori, un gruppo parente dei passeracei della famiglia dei Tarapidae che vivono attualmente nell'America centrale e meridionale e sulle isole dei Caraibi. Arrivarono alle Galapagos (come indica, di nuovo, l'analisi del DNA) 2-3 milioni di anni fa. I Grant ne concludono con certezza che il processo oggi in corso di adattamento per selezione naturale come risposta al cambiamento ambientale - e il processo di speciazione mediante isolamento come modo per rendere permanenti i cambiamenti altrimenti oscillatori che sembrano realizzarsi costantemente - è continuato per tutti questi 2-3 milioni di anni e ha prodotto la radiazione adattativa che si osserva oggi nei fringuelli.

Non vi sono indizi precisi che indichino quale ruolo potrebbero avere avuto nell'evoluzione dei fringuelli di Darwin, se mai ne hanno avuto uno, l'estinzione e forse anche gli avvicendamenti focalizzati. L'ultimo grande evento che provocò avvicendamenti - un raffreddamento globale avvenuto all'incirca 2,5 milioni di anni fa - potrebbe essere stato la causa della prima comparsa del fringuello ancestrale alle Galapagos. E i Grant hanno l'impressione che il ritmo di evoluzione sia diventato più veloce negli ultimi stadi di questa storia evolutiva - probabilmente un riflesso del fatto che oggi vi sono più isole rispetto al momento dell'arrivo sull'arcipelago dei primi fringuelli e che il livello del mare ha avuto forti oscillazioni poiché i ghiacciai hanno alternato periodi di espansione (in cui hanno inglobato l'acqua del mare) e di riduzione. Senza alcun dubbio, la forza motrice dell'evoluzione dei fringuelli di Darwin è stata l'ambiente.

Ma la questione più importante è questa: grazie alla nutrita schiera di nuove tecniche che consentono di scandagliare le profondità della struttura genetica — strumenti che permettono di arrivare al cuore della variazione e della selezione e di ricostruire con precisione perfetta la sequenza di eventi evolutivi e persino la posizione nel tempo geologico - si è constatato che gli ingredienti fondamentali del processo dell'evoluzione delineati da Charles Robert Darwin sono gli stessi che si dimostrano essenziali nelle più elaborate versioni moderne della teoria dell'evoluzione. In un momento o nell'altro, in sostanza Darwin li considerò tutti. E se la versione che adottò della "sua teoria" — la versione così profondamente influenzata dal suo modo di concepire il funzionamento della selezione naturale allo stato selvatico — non riconosce appieno l'importanza dell'isolamento, o il ruolo dell'estinzione, o la stabilità delle specie nel tempo geologico, comunque sono tutti argomenti che Darwin fondamentalmente aveva compreso. Oggi possiamo saperne molto di più, ma la nostra teoria del processo dell'evoluzione in sostanza è ancora la sua teoria. È per questo motivo che Darwin, dal punto di vista scientifico, occupa nel mondo moderno una posizione paragonabile a quella di poche altre insigni figure dell'Ottocento.

Vi sono, però, anche altre ragioni per cui il nome di Darwin continua a essere citato oggi. E non tutte sono altrettanto piacevoli da considerare.

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Quindi l'evoluzione è abbondantemente "corroborata". È una teoria solida tanto quanto la tettonica a zolle (nota nella sua precedente versione come "deriva continentale", la teoria di una terra mobile), la meccanica quantistica, la relatività speciale e tutte le altre pietre angolari della scienza moderna. E dobbiamo ringraziare Charles Robert Darwin non solo per aver formulato l'idea, ma anche per averci dato gli strumenti per comprendere la fondamentale verificabilità, e quindi la fondamentale natura scientifica, dell'evoluzione.

Quando affronto i creazionisti - mossi, che lo ammettano o meno, da un'ispirazione religiosa e politica più che scientifica o comunque intellettuale - metto in particolare rilievo tre previsioni che emergono dalla semplice idea di evoluzione. Una è lo schema inclusivo di somiglianza che collega tutto l'insieme delle forme di vita (l'argomento della classificazione di Darwin, cui giunse subito dopo aver iniziato i Transmutation Notebooks). La seconda è l'argomento di Darwin sulla documentazione della storia della vita su vasta scala. La terza era una questione fondamentalmente sconosciuta a Darwin, se non come previsione: la documentazione fossile dell'evoluzione umana, rafforzata e amplificata dalle recenti scoperte della genetica. In breve, le tre previsioni e scoperte più importanti sono le seguenti:

1. Tutte le forme di vita, fossili e recenti, sono collegate da un unico insieme inclusivo di somiglianze. Darwin affermò che così doveva essere in base alla "sua teoria" - come già in precedenza avevano stabilito Linneo e altri biologi, in realtà creazionisti. Se in etetti tutta la vita ha avuto origine da un unico antenato comune, è ragionevole prevedere che ne sia rimasta una traccia - qualcosa di comune a tutti gli organismi attuali, trasmesso ed ereditato da tutte le forme di vita. Darwin non poteva sapere che cosa fosse quel "qualcosa", ma noi oggi lo sappiamo: sono le macromolecole di DNA e RNA ereditario.

All'inizio dell'Ottocento i batteri erano sconosciuti - e passò molto tempo in seguito alla loro scoperta prima che i microscopisti si rendessero conto che i batteri non hanno un nucleo attorno all'unico filamento di DNA; i microbi più grossi, e tutti i funghi, le piante e gli animali, hanno un nucleo con una membrana a doppio strato che contiene le molecole di DNA. Pertanto questi eucarioti discendono da un ceppo di batteri (procarioti; in realtà la biologa Lynn Margulis ha dimostrato che gli eucarioti nacquero dalla fusione di due diversi ceppi di procarioti) e la loro struttura cellulare reca l'impronta della discendenza comune.

E così via. Gli animali condividono alcune sequenze genetiche con i funghi - e per questo la loro parentela è più stretta di quella che gli uni e gli altri hanno con le piante. Nell'ambito degli animali, i vertebrati condividono alcune caratteristiche di sviluppo con gli echinodermi (stelle di mare, ricci di mare eccetera) - e per questo motivo siamo parenti più stretti delle stelle di mare che degli insetti o dei crostacei. L'attuale interpretazione degli insiemi inclusivi di somiglianze - delle caratteristiche genetiche, anatomiche e dello sviluppo - e del diagramma delle parentele evolutive che tali somiglianze dimostrano è illustrato dalla Fig. 6.1, p. 189.

2. La storia della vita dovrebbe procedere dal semplice al complesso - e nella documentazione fossile dovrebbe essere conservata questa sequenza. I biologi evoluzionisti da Darwin in poi hanno affermato che l'origine della vita è un problema distinto da quel che è accaduto alla vita (la sua evoluzione) una volta avviata. L'origine della vita è un problema biochimico e geochimico, mentre nell'evoluzione entrano in gioco la variazione, la selezione, la speciazione e tutti gli altri fattori che abbiamo incontrato finora.

Noi presumiamo che la vita sia nata sulla Terra; anche se alla fine si dovesse dimostrare che la vita ha avuto origine altrove e poi si è diffusa sulla Terra, supponiamo comunque che sia derivata da elementi non biologici (abiotici). Nell'una e nell'altra ipotesi, l'origine chimica della vita - la composizione dei primi amminoacidi in catene peptidiche e proteine, la formazione delle prime molecole di RNA e DNA - dovrebbe aver implicato la più semplice delle strutture biologiche, ancora più semplice di qualsiasi batterio noto. In altre parole, non prevediamo che le più antiche forme di vita siano state elefanti o sequoie. Dovrebbero essere state batteri, o qualcosa di ancora più piccolo e semplice. I creazionisti, di contro, sono convinti che tutte le forme di vita siano state create all'incirca nello stesso momento. Fanno eccezione solo gli esseri umani, che arrivarono il giorno dopo.

Ai tempi di Darwin, i più antichi fossili conosciuti provenivano dal Sistema Cambriano di Sedgwick, all'epoca noto soltanto in Galles (l'antica Cambria) e in alcune località scandinave, in seguito in tutto il mondo. Le rocce al di sotto del Cambriano sembravano completamente prive di ogni forma di vita fossilizzata. La documentazione fossile del cosiddetto Precambriano, nota da non più di mezzo secolo, ha un'estensione notevole e, insieme alle nuove conoscenze dello sviluppo delle forme di vita complesse negli ultimi 500 milioni di anni, ha fatto emergere un quadro assai ricco della storia della vita, in perfetto accordo con la sequenza prevista delle forme di vita, dalle più primitive a quelle derivate.

La Terra è molto vecchia: ha all'incirca 4,65 miliardi di anni. Alcuni creazionisti (assolutamente non tutti) arrivano a riconoscere questo dato, poiché negarlo significherebbe negare la datazione radioattiva, e quindi la fisica nucleare e la teoria dell'atomo e del decadimento atomico. I fossili più antichi, come previsto, sono batteri (semplici bastoncini e sfere di minuscole dimensioni); hanno 3,5 miliardi di anni, l'età dei più antichi sedimenti finora trovati in cui si sono potuti conservare i fossili.

Il passo successivo che si predirebbe dall'albero della vita sarebbe l'evoluzione di una struttura cellulare complessa - gli eucarioti monocellulari. In effetti gli eucarioti più vecchi hanno circa 2,2 miliardi di anni e quindi, per quanto ne sappiamo, i batteri furono le uniche forme di vita per più di un miliardo di anni.

Successivamente compaiono le forme più semplici di vita animale, ma solo all'incirca 650 milioni di anni fa. Le forme più complesse di vita animale comparvero più tardi, in quella che i creazionisti amano brandire come prova della simultanea creazione di tutta la vita: l'esplosione cambriana. Ed è proprio vero che tutte le forme più complesse di vita animale - gli artropodi, i molluschi, gli anellidi, i brachiopodi, gli echinodermi e i cordati - sembrano comparire grossomodo allo stesso tempo. Ma non è affatto "tutta la vita". Comunque, si tratta di una comparsa quasi simultanea di molti dei più complessi phyla animali.

In realtà, l'esplosione cambriana è un riflesso della mancanza di risoluzione dei dati genetici e di altro genere usati per costruire l'albero della vita: non si può dire se gli artropodi, ad esempio, siano parenti più stretti dei molluschi di quanto lo siano gli uni e gli altri del ceppo degli echinodermi/cordati. Si hanno quindi due filoni indipendenti di prove che indicano una rapida diversificazione evolutiva degli animali "superiori", che si ritiene sia stata provocata da un aumento del contenuto di ossigeno nell'acqua di mare fino al livello sufficiente per sostenere la vita animale complessa, multicellulare e dotata di molti organi.

L'esplosione cambriana, in altre parole, non è di grande sostegno per la tesi della creazione simultanea di tutti gli organismi, data la comparsa sequenziale dei batteri, dei microbi eucariotici e di semplici animali (come le spugne e alcuni parenti dei coralli), tutti separati da un miliardo di anni o più. Dopo l'esplosione, un ritmo più misurato di evoluzione produsse lo schema previsto che tutti possono osservare: nei vertebrati, ad esempio, i pesci compaiono prima degli anfibi, gli anfibi prima dei rettili e i mammiferi e gli uccelli ancora più tardi — da ceppi diversi nell'ambito dei rettili. I primati sono un ordine antico piuttosto primitivo, che compare durante il Cretaceo, quando erano ancora in circolazione dinosauri terrestri. Le scimmie antropomorfe arrivarono circa 30 milioni di anni fa — e la nostra stirpe umana si differenziò da tutte le altre antropomorfe solo 5 milioni di anni fa all'incirca. La nostra specie, Homo sapiens, è relativamente giovane, essendosi evoluta in Africa più o meno 150000 anni fa, secondo le diverse prove fornite dai fossili e dalla genetica molecolare. Questo ci porta alla nostra terza predizione.

3. La documentazione fossile dovrebbe rivelare una progressione di ominidi da individui più simili alle scimmie antropomorfe e con un cervello più piccolo a specie con un cervello più grosso, bipedi e capaci di costruire utensili — fino ad arrivare a noi. I dati genetici dovrebbero rivelare una parentela tra gli esseri umani e le scimmie antropomorfe (come gli scimpanzé) più stretta di quella che ci lega a qualsiasi altra forma di vita. Entrambe le predizioni sono abbondantemente verificate. Per quanto possano negarlo, in realtà quel che importa ai creazionisti è l'evoluzione umana.

Darwin arrivò subito a concludere che gli esseri umani si sono necessariamente evoluti insieme a tutte le altre forme di vita - ne parla già all'inizio dei Transmutation Notebooks. In seguito concluse che le nostre somiglianze sono più strette con le scimmie antropomorfe africane e quindi predisse che l'Africa si sarebbe rivelata la culla dell'evoluzione umana - com'è stato ampiamente confermato dalla profusione di ominidi fossili raccolti in Africa negli ultimi cinquant'anni. Ma ai tempi di Darwin i fossili umani erano pressoché sconosciuti, per non parlare delle somiglianze genetiche fra gli esseri umani e le scimmie antropomorfe.

Oggi ne sappiamo molto di più. All'inizio del Novecento, i resti di fossili umani erano ancora così pochi che si potevano allineare in perfetto stile "darwiniano" in una sequenza temporale - che descriveva nei dettagli, in accordo con quanto previsto, la progressione di specie dotate di un cervello sempre più grande. A partire dalla seconda metà del secolo, tuttavia, quando si iniziò a trovare fossili in gran numero, specie di più antichi (di oltre 2,5 milioni di anni), divenne evidente che l'albero evolutivo degli esseri umani è più complesso, più "cespuglioso", di quanto si fosse immaginato fino a quel momento - un fatto che avrebbe deliziato il giovane Darwin, in particolare perché mostra come siano stati importanti l'isolamento e la speciazione (e gli eventi di avvicendamento) sia per la generazione sia per la conservazione del cambiamento evolutivo umano.

Il recente annuncio del ritrovamento di fossili del piccolo Homo floresiensis è un esempio significativo davvero magnifico: a quanto pare, è un vestigio di una specie (Homo ergaster) che si evolse nelle pianure africane 1,8 milioni di anni fa, sopravvivendo in maniera sbalorditiva fino a 13000 anni fa in forma miniaturizzata sull'isola di Flores, nell'arcipelago indonesiano. Homo floresiensis mette in luce l'importanza dell'isolamento nella generazione del cambiamento evolutivo (in questo caso, miniaturizzazione) e nella sopravvivenza di specie antichissime.

Comunque, che si tratti di un albero o di un cespuglio (come emerge con chiarezza nel diagramma della Fig. 6.2, p. 191, che riassume le principali prove fossili dell'evoluzione umana negli ultimi cinque milioni di anni), l'aumento delle dimensioni del cervello è indubbio — al pari dell'avvento del bipedismo e della fabbricazione di strumenti (non indicato nella figura). Una volta, dopo che in un seminario avevo mostrato una sequenza di diapositive di fossili umani nell'ordine temporale corretto, un fisico di un'università cristiana conservatrice mi disse che avevo sferrato «un feroce attacco nel punto più debole». La documentazione fossile umana è senz'altro l'incubo peggiore dei creazionisti.

Analoghe considerazioni valgono anche per le prove genetiche. Come si può respingere l'ovvia implicazione del fatto straordinario che fra i geni degli scimpanzé e i geni degli esseri umani la differenza è inferiore al 2 percento? I geni diversi, oltretutto, non possono davvero rendere conto delle differenze tra noi e gli scimpanzé. Secondo la migliore ipotesi recente, come abbiamo visto, la questione riguarda soprattutto i tempi di attivazione e disattivazione, nel corso dello sviluppo, dei geni effettivamente in comune, piuttosto che la differenza genetica di per sé trascurabile.

Non vi è modo di aggirare l'ostacolo: tutte le prove ci inseriscono senza dubbio nelle file delle scimmie antropomorfe, che sono primati, che sono mammiferi, che sono animali, che sono eucarioti, che sono una parte di tutta la vita. È quel che ci si aspetterebbe se ci fossimo evoluti. È quel che osserviamo. Ci siamo evoluti. Non vi è alcun dubbio. Darwin aveva ragione.

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