Copertina
Autore Gabriele La Porta
CoautoreDonatella Scatena [disegni]
Titolo Tu chiamale se vuoi coincidenze
SottotitoloQuaranta storie realmente accadute
EdizioneLa Lepre, Roma, 2011, Visioni , pag. 136, ill., cop.fle., dim. 13,5x21x1,1 cm , Isbn 978-88-96052-41-9
LettoreGiangiacomo Pisa, 2012
Classe psicologia , esoterismo , misteri
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Indice

 11 Intenti

 15 CAPITOLO PRIMO
    Cominciamo allora

 21 CAPITOLO SECONDO
    Dove ci sono bambini soli

 25 CAPITOLO TERZO
    Dove donne eccezionali sono protagoniste di meravigliose coincidenze

 33 CAPITOLO QUARTO
    Dove i sogni premonitori ci preparano al ciclo di vita-morte-rinascita

 45 CAPITOLO QUINTO
    Dove si parla della "vista altra" e dove Elémire Zolla riferisce
    dell'apparizione degli angeli

 51 CAPITOLO SESTO
    Dove compare la guida celeste che ci fa vedere oltre

 57 CAPITOLO SETTIMO
    Dove necessariamente amore è ripagato con amore

 61 CAPITOLO OTTAVO
    Dove si racconta di una "coincidenza" capitata a mia madre e quindi
    si parla delle preveggenze dettate dalla forza dell'amore

 65 CAPITOLO NONO
    Dove si parla del sesto senso ovvero degli angeli custodi

 69 CAPITOLO DECIMO
    Dove compaiono piccoli sogni, ovvero piccole dimensioni intrecciate

 77 CAPITOLO UNDICESIMO
    Dove ci sono coincidenze d'amore davvero singolari che potrebbero
    spiegare il rapporto con le cose inanimate. Inanimate?

 85 CAPITOLO DODICESIMO
    Dove ci sono sincronicità di tipo junghiano e il "guadare attraverso"
    ci immette nello spazio diretto dell'anima e dell'immaginazione pura

 91 CAPITOLO TREDICESIMO
    Dove ci sono storie legate a persone che ho conosciuto personalmente
    e che hanno voluto farmene dono

 95 CAPITOLO QUATTORDICESIMO
    Dove si parla del fato

103 CAPITOLO QUINDICESIMO
    Dove appare ancora il destino...

107 CAPITOLO SEDICESIMO
    Dove c'è un'attrice con un potere davvero tanto insolito quanto
    divertente e dove anche un grande regista ebbe una premonizione

111 CAPITOLO DICIASSETTESIMO
    Dove i numeri annunciano tragiche fatalità

117 CAPITOLO DICIOTTESIMO
    Dove arrivano le conclusioni... Conclusioni?

119 CAPITOLO DICIANNOVESIMO
    Tre citazioni e un augurio per salutarvi con affetto

123 LETTURE CONSIGLIATE PER APPROFONDIRE
    LE TEMATICHE RELATIVE ALLE COINCIDENZE

    In cerca di anima (prima sezione), 125
    In cerca di anima (seconda sezione), 129
    In cerca di anima (terza sezione), 133

 

 

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Pagina 11

Intenti



                                            Un'unica forza, l'Amore,
                              unisce infiniti mondi e li rende vivi.

                                                      Giordano Bruno



Ho iniziato questo lungo racconto con la citazione che avete appena letto perché il sapiente di Nola ha fatto della sua vita un unico inno all'amore.


Vedete, accorgersi delle "sincronicità" è già manifestazione di Eros, e con la guida di Afrodite è possibile cominciare a osservare quante volte l'asse temporale e spaziale si interrompa per introdurci nel mondo della simultaneità pluridimensionale. Un universo impossibile da scorgere qualora si adoperi esclusivamente la logica. Occorrono una sensibilità e un'accortezza tali da percepire la coesistenza di "infiniti mondi" affiancati e compenetrati in un'osmosi semplicemente inconcepibile con la ratio.

Il filosofo Elémire Zolla ha scritto che le simultaneità sono dovute all'improvvisa manifestazione nel nostro mondo di angeli benevoli. E forse l'antico sapiente Avicenna direbbe che questi angeli, malgrado il loro grande anelito verso il divino, non riescono a dimenticarci. Sono, probabilmente, i "soccorritori", i parèdros, che di tanto in tanto mostrano agli umani la grandezza dell'Eterno.

Quindi per entrare dentro la narrazione delle coincidenze meravigliose bisogna sviluppare quello che James Hillman , scrutatore dell'interiorità, chiama il «pensiero del cuore».


Infatti, ho raccolto tutte le storie qui riportate attraverso alcuni programmi televisivi e poi mediante il mio blog. Ma questa è soltanto l'apparenza. Perché invero mi sono giunte per la gran parte quasi da sole, mediante racconti che numerose persone mi hanno inviato per lettera, per e-mail o mi hanno riferito direttamente a viva voce, aprendo a me e ora a voi il loro cuore. Altre ancora le ho trovate, "per caso", su libri e periodici. Debbo anche dire che i protagonisti degli eventi "di cronaca" non avevano nessuna percezione dell'eccezionalità di quanto era loro accaduto. Siamo tutti disabituati a intravedere la "brillantanza" nel nostro vivere. Appiattiti in un'unica dimensione, fare per fare, siamo diventati sordi e ciechi rispetto alla meraviglia, che rifiutiamo perché anestetizzati dal materialismo che ci ha risucchiati in una spirale di sopraffazione.

Ebbene, per me, le coincidenze sono un antidoto. Perché in esse è possibile scorgere quella che un altro straordinario pensatore del passato, Marsilio Ficino , chiama una «necessaria follia». Una sorta di slancio che consente di abbattere la barriera asfittica della ripetitività del vivere angusto per la sola "materia": lavoro-guadagno-lavoro.

Una prigione.

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Pagina 21

CAPITOLO SECONDO
Dove ci sono bambini soli



Ecco una delle tante storie/coincidenze riportate in questo librino che mi vede direttamente coinvolto. Riguarda una mia amica, appunto presa dal suo io e dal suo desiderio di affermarsi e di fare carriera, che quando ha deciso, finalmente, di avere un figlio ha capito che era troppo tardi. Qualche tentativo con le cure e poi l'idea, giusta, di un'adozione. Ma le pratiche sono difficili, anche se non ha problemi economici (è architetto e insegna all'università "Sapienza" di Roma). In fondo una situazione ideale, ma la burocrazia a volte sa essere snervante. Nonostante tutto, lei e il marito insistono fino a quando le viene detto che l'età di lui è di un anno al di sopra del limite massimo. La delusione è forte. Tutto sembra sfumato. Però la nostra architetta non si perde d'animo, tanto è forte in lei il desiderio di occuparsi di qualcuno che abbia bisogno di protezione. In fondo, pensa, anche l'affido e addirittura l'accoglienza possono essere una buona strada e infatti ecco che le danno una bimba lituana, di Vilnius.

Comincia così il loro rapporto, fatto di grandi gioie, quando si vedono, e di dolori immensi, quando si devono lasciare. Un mese insieme e tre-quattro mesi di lontananza. Durante le vacanze scolastiche la piccola va da lei e qualche volta l'architetto vola a Vilnius a trovarla. Proprio la prima volta che Des stava andando a trovare Sigita nella sua "casa per bambini" lituana, mi fa una telefonata struggente. Sta per prendere l'aereo ed è infinitamente felice, anche se il pensiero già la conduce a quando dovrà tornare in Italia. Malinconicamente sola.

Mentre mi parla mi trovo in RAI alla mia scrivania. E mi accorgo che ho davanti a me un libro, un'antologia di poeti: Poesie d'amore del Novecento. Gli occhi mi cadono proprio su una lirica di Marina I. Cvetaeva che "per combinazione" si chiama "Versi per l'orfano" e la prima quartina dice:

    E finalmente ho trovato
    chi mi è necessario:
    qualcuno ha bisogno di me come aria.

Capite? Tra centinaia di liriche presenti nel testo, tra decine e decine di libri presenti sul mio tavolo di lavoro, "improvvisamente" questa grande poetessa si fa leggere da me affinché io dicessi alla signora le parole che vi ho riportato. E mentre Des si commuove io continuo a leggere gli ultimi versi:

    E tutto il braccio nel fuoco!
    Più della luce degli occhi
    mi serve l'umano bisogno
    di me, come fiato.

La Cvetaeva così ha comunicato, superando barriere spazio-temporali, fossati di vita e morte, il suo sostegno d'amore a una professoressa coraggiosa e generosa.

Quel pomeriggio mi è stato difficile lavorare. Perché le due donne hanno dialogato attraverso di me. Si sono conosciute e riconosciute attraverso il bisogno, tutto femminile, di dare affetto. Senza condizioni e remore. Da mamme perfette.

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Pagina 45

CAPITOLO QUINTO
Dove si parla della "vista altra"
e dove Elémire Zolla riferisce
dell'apparizione degli angeli



In ogni mio libro c'è sempre Elémire Zolla, come una presenza da cui mi è impossibile prescindere.

Il suo pensiero mi accompagna fin dal 1978, quando pubblicai per il CNR l'opera di Giordano Bruno De umbris idearum.

Desidero riportarvi alcune righe tratte dal suo Aure: í luoghi e i riti, edito da Marsilio, dove Zolla si riferisce proprio alle coincidenze e all'apparizione degli angeli:

[...] capita nella vita che si aprano vortici dove roteano svasati in una coincidenza, in una simultaneità inspiegabile, elementi che dovrebbero essere separati dal tempo e dallo spazio. Ne nasce, in chi vive quegli attimi, una meraviglia pura: un'aura sprigiona da quelle sovrapposizioni. Viene in mente una metafora degli Scolastici: gli angeli, che sono fuori dal fiume del tempo, di quando in quando vi immergono un piede. Quando avvengono coincidenze, è come se scorgessimo un'ombra angelica nel nostro mondo. A esse, come manifestazioni arcane, l'antichità tributava un culto.

Si pensa a una persona e quella compare: il momento riceve una sua modesta consacrazione, dalla realtà ordinaria si è slittati via, si è provato uno stupore puro, sia pur tenue e subito scordato. Un'aura abbagliante avvolge le sincronicità più complesse.

La premessa di Zolla ci permette di arrivare a Giancarla Tisselli, una psicoterapeuta junghiana, con la qualità di essere «molto attenta come dice lei alle coincidenze significative». Ma lasciamole la parola e mettete in parallelo i suoi suggerimenti-riflessioni con quanto avete letto in precedenza.

«Nella mia storia personale ci sono diverse coincidenze che ho cominciato a leggere fin da piccola, a volte mi spaventavano, ma poi ho imparato ad ascoltare quella parte di me che manda messaggi al di là della razionalità. Oggi sento che prestare attenzione alle coincidenze significative è una risorsa interiore che mi aiuta nelle piccole decisioni quotidiane e nelle grandi scelte della vita. Le coincidenze ci spaventano quando riguardano annunci di morte, incidenti o malattie. Tendiamo a viverle con paura, con ambivalenza, e a volte le confondiamo con pensieri e fantasie negativi di cui temiamo l'avverarsi. Invece penso che vada incoraggiata quella parte di noi che ci invia le coincidenze. Occorre educarla perché costituisce una risorsa che ognuno può imparare a utilizzare in positivo, una ricchezza per capire noi stessi e la realtà che ci circonda».

Sono pensieri per noi "significativi" perché si intessono nella tela mentale delle nostre amiche di cui ho già scritto e di altre di cui vi dirò. Ma anche alla psicoterapeuta sono accaduti avvenimenti sincronici.

«Da piccola, tra i nove e dieci anni, pensavo che Gesù mi mandasse una forza per aiutarmi a ottenere quello che volevo. Come indovinare il numero estratto nella piccola lotteria che le suore facevano per i bambini del catechismo. Per tre domeniche consecutive vinsi il piccolo premio, ma alla quarta non ottenni nulla, malgrado avessi centrato l'estrazione. La suora credette che stessi usando dei "sotterfugi"».

E qui vedete come scatta automatica la punizione da parte degli esseri troppo razionali. Continuiamo però a sentirla.

«Fra persone che si amano sono frequenti le coincidenze; una volta ho pensato a una mia amica di Milano che non sentivo da almeno due anni, le ho telefonato e lei mi ha chiesto se l'avessi cercata per farle gli auguri. Per combinazione avevo centrato proprio il giorno del suo compleanno». E poi la dottoressa Tisselli prosegue e affronta il terribile tema della premonizione della morte, che abbiamo già visto essere davvero doloroso per chi ne rimane coinvolto.

«Una mia cara zia era seriamente ammalata e io ero andata a trovarla consapevole che forse quella sarebbe stata l'ultima volta che la vedevo in vita. L'ho salutata affettuosamente sentendola serena, circondata dagli affetti più cari. Non ho più pensato a lei per tre o quattro giorni, poi, in una pausa dal lavoro, in un momento in cui la mia coscienza era disattenta, mi è venuta alla mente. Davanti a me c'era un grande orologio, segnava le 12.45. Terminate le mie sedute ho cercato mia madre che mi ha dato la notizia della morte della zia, avvenuta proprio in quell'attimo, esattamente alle 12.45.

«Un'altra volta prosegue la Tisselli è venuto nello studio un paziente. Si è seduto e prima che cominciasse a parlare ho avvertito il bisogno di recarmi alla scrivania e accendere un bastoncino d'incenso. Subito dopo lui mi ha annunciato il decesso di sua madre. C'è stato un momento di grande commozione perché la fiamma in molte culture rappresenta simbolicamente l'anima.

Il mio inconscio si era messo in contatto con il suo. Per capire quanto mi accade mi sono rifatta a Jung e al suo scritto Sincronicità che spiega come certi episodi accadono quando siamo in equilibrio con le forze cosmiche».


Che cosa dobbiamo fare, allora, per mantenere queste forze che ci vengono dall'incontro con l'universo? E come possiamo fare in modo che l'angelo-daimon torni a farci visita? Leggiamo questo passo di James Hillman:

[...] le virtù della mediocrità (quegli atti di devozione che sono l'energia disciplinata, l'ordine, l'autocontrollo, la probità, la fede) sono esse stesse messaggere del diavolo che vorrebbero sconfiggere. Oggi, in una società che, per una forma di snobismo alla rovescia, ama tanto la normalità [...] diventa importante enfatizzare l'eccezionalità. Se la società è afflitta da una perdita d'anima, da una perdita di ispirazione da parte del daimon, dell'angelo, del genio, allora, prima di partire lancia in resta alla loro ricerca, non sarebbe meglio chiederci che cosa le fa allontanare? Forse proprio il fatto di ospitare dentro di sé la mediocrità, attenersi al ruolo assegnato nella propria squadra, non rovesciare la barca, restare attaccati ai valori della famiglia, aiutare in parrocchia, non perdere le staffe, e intanto avere paura degli estremismi e degli esoterismi è ciò che allontana gli Invisibili.

Non credo che ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Perciò andiamo a sentire altre donne.

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