Copertina
Autore Peter T. Leeson
Titolo L'economia secondo i pirati
SottotitoloIl fascino segreto del capitalismo
EdizioneGarzanti, Milano, 2010, Saggi , pag. 306, ill., cop.ril.sov., dim. 14,3x21,4x2,8 cm , Isbn 978-88-11-68173-1
OriginaleThe Invisible Hook [2009]
PrefazioneGiulio Giorello
TraduttoreRoberto Merlini
LettoreRiccardo Terzi, 2011
Classe storia criminale , economia , storia economica , mare
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Indice


Introduzione
La furiosa (ma razionale) logica dei pirati
di Giulio Giorello                                                5

Una bandiera contro tutte le bandiere, 5;
«Veri pirati noi siam...», 7;
Come le piume del pavone, 9;
Fratelli (e sorelle) nella tolleranza, 11;
Nostalgia per LongJohn Silver, 13

Prefazione e ringraziamenti                                      21


1.  L'uncino invisibile                                          27

Signor Adam Smith, Le presento «Capitan Uncino», 28;
Fermatevi, spregevoli cani!, 33;
Issa, issa: una vita redditizia per me, 38;
Una bussola per orientarsi nella lettura di questo libro, 48

2.  Votate per Barbanera
    La logica economica della democrazia piratesca               53

Un pirata, un voto: la democrazia dei pirati
    e il paradosso del potere, 57;
La separazione dei poteri tra i pirati, 65;
Tre hurrah per dei criminali?, 69

3.  An-arrr-chia
    La logica economica del codice piratesco                     79

Le tre chiavi per l'efficace governane dei pirati, 86;
Le leggi della anomia: le costituzioni dei pirati, 93;
La legge e la frusta: prevenire il conflitto tra i pirati, 99;
Non fumate per favore: prevenire le esternalità negative, 106;
La rete di sicurezza dei predoni:
    l'assistenza pubblica per i pirati, 107;
Tutti per uno e uno per tutti:
    il calcolo del consenso da parte dei pirati, 109

4.  Teschio e ossa
    La logica economica della Jolly Roger                       119

Dei pirati amanti della pace?, 127;
Il pirata e il pavone, 133;
Pirati, falsi pirati ed equilibrio consortile, 142

5.  Camminare bendati lungo una passerella affacciata sul mare
    La logica economica della tortura                           149

Non c'è nulla di personale: scoprire il bottino nascosto, 151;
Provocate un pirata e la pagherete: scoraggiare la cattura, 166;
Combinare affari e piacere: la giustizia dei pirati, 170

6.  Il torchio dei pirati
    La logica economica della coscrizione nella pirateria       179

I costi e i benefici della coscrizione, 180;
Arruolatevi con la forza, per favore, 188

7.  Uguale retribuzione a parità di bottino
    La logica economica della tolleranza da parte dei pirati    205

Pirati di colore, 206;
Costi concentrati, benefici dispersi e schiavitù
    praticata dai pirati, 214;
Dei bucanieri sessualmente ambigui?, 222

8.  I segreti del management piratesco                          229

Corso di management del professor Barbanera, martedì e
    giovedì ore 13-14.15, Queen Anne's Revenge, 229;
Settimane 1-2: Seguire il bottino, 230;
Settimane 3-4: Lasciate la vostra utopia nel Madagascar, 233;
Settimane 5-6: Accecatemi pure e tagliatemi pure la lingua,
    ma non sottoponetemi a una regolamentazione, 240;
Settimane 7-8: Una mente aperta è un vero e proprio tesoro, 243;
Settimane 9-10: Preoccupati della legge, e che il diavolo
    ti maledica se non lo fai, 244;
Settimane 11-12: Brevettate la vostra spaventosa immagine, 247


Epilogo
La logica economica onnipresente                                249


Postfazione
Non si può sconfiggere definitivamente un vecchio lupo di mare  253

Dove abbiamo trovato il nostro tesoro
Due parole sulle fonti                                          263

Note                                                            269

 

 

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Pagina 27

1. L'UNCINO INVISIBILE



Dev'essere stata la stessa Cariddi a «sputarli» nel mare. Hanno commesso «un crimine così odioso e orrido in tutti i suoi aspetti che coloro che si sono occupati di questo argomento non trovavano le parole per attribuirgli una sufficiente ignominia». I loro contemporanei li chiamavano «mostri marini», «demoni», e «rapinatori, oppositori e profanatori di tutte le leggi, umane e divine». Alcuni erano convinti che fossero «Diavoli incarnati». Altri sospettavano che fossero addirittura «Figli del Malvagio». «Il pericolo si celava nei loro stessi sorrisi.»

Per decenni terrorizzarono i mari, instillando la paura nei governi più potenti del mondo. La legge li definiva hostes humani generis - «una categoria di persone che si potrebbero veramente definire nemici del genere umano» e li accusava di voler «sovvertire ed estinguere i diritti naturali e civili» dell'umanità. Avevano «dichiarato guerra a tutto il mondo» e l'avevano combattuta con il massimo impegno. Variegata, truculenta e apparentemente maniacale, la loro mistica trova un parallelo solo nella nostra fascinazione per il loro fantastico modo di vivere. «Questi uomini, che definiamo, e non senza ragione, lo scandalo della natura umana, che si erano abbandonati a tutti i vizi, e vivevano di rapina» hanno lasciato sul mondo un marchio che vi rimane ancora impresso quasi tre secoli dopo la loro scomparsa. Sono i pirati, i più famigerati criminali della storia, e questa è la vicenda della forza occulta che li sospingeva - l'uncino invisibile.


Signor Adam Smith, Le presento «Capitan Uncino»

Nel 1776, il filosofo morale scozzese Adam Smith pubblicò un trattato fondamentale che dava l'avvio allo studio dell'economia moderna. Smith intitolò il suo libro Saggio sulla natura e sulle cause della ricchezza delle nazioni. Nelle sue pagine, egli descriveva l'idea su cui si incentra l'intera economia, quella che definiva «la mano invisibile», la forza occulta che guida la cooperazione economica. Secondo Smith, le persone sono animate dall'interesse egoistico; vogliono fare ciò che è meglio per loro. Tuttavia, il più delle volte, per fare questo, devono anche fare ciò che è meglio per gli altri. La ragione di questo processo è del tutto logica: la maggior parte di noi può perseguire i propri interessi egoistici solo cooperando con gli altri. Possiamo realizzare pochissimi dei nostri obiettivi egoistici, dall'assicurarci il prossimo pasto all'acquistare il prossimo paio di scarpe, senza interagire con gli altri. Pensate solamente alla quantità di competenze di cui avreste bisogno, e del tempo che vi occorrerebbe, se doveste produrre direttamente il latte che bevete o tagliare e cucire il cappotto che indossate, o addirittura costruirvi direttamente un'automobile.

Per queste ragioni, osservava Smith, nel tentativo di soddisfare i nostri interessi siamo indotti «quasi da una mano invisibile» a soddisfare anche gli interessi degli altri. Servendo gli interessi degli altri li si induce a cooperare con noi, a nostro vantaggio. Il produttore di latte, per esempio, deve offrire il miglior latte al minor prezzo possibile per soddisfare il suo interesse egoistico, che è quello di guadagnare. Ma indirettamente egli serve anche l'interesse egoistico dei suoi clienti, che è quello di acquistare un latte di alta qualità a un prezzo conveniente. E all'altro estremo di questo continuum, i clienti dei produttori di latte, nel loro ruolo di produttori di ciò che vendono, devono offrire il prezzo più basso e la qualità più alta ai loro clienti; e così via. Si crea così una catena di cultori del proprio interesse egoistico, ognuno dei quali è strettamente focalizzato su sé stesso, ma anche inconsapevolmente dedito ad aiutare il prossimo.

La mano invisibile di Smith vale per i criminali come per chiunque altro. Benché questi ultimi orientino la loro cooperazione sul danneggiamento di qualcun altro, se desiderano andare al di là del «piccolo cabotaggio», devono cooperare con altri per soddisfare il proprio interesse egoistico. Un «equipaggio» pirata composto da una sola persona, per esempio, non avrebbe combinato granché. Per fare i grandi colpi a cui aspiravano, i pirati dovevano cooperare con molti altri lupi di mare. Il mistero è come una simile «congrega di canaglie» sia riuscita a realizzare tutto questo. E la chiave per svelare questo mistero è l'uncino invisibile l'equivalente piratesco della mano invisibile di Smith che spiega come l'interesse egoistico dei pirati abbia portato alla cooperazione tra i predoni del mare, l'argomento di cui si occupa questo libro.

L'uncino invisibile differisce dalla mano invisibile sotto molti aspetti. Anzitutto, l'uncino invisibile considera l'effetto dell'interesse egoistico del criminale sulla cooperazione nella società piratesca. Si preoccupa di come funzionano i gruppi sociali criminali. La mano invisibile, per contro, prende in considerazione gli effetti degli interessi egoistici del consumatore e del produttore tradizionale sulla cooperazione che si determina nel mercato. Si preoccupa di come funzionano i mercati legittimi. Se la mano invisibile esamina l'ordine occulto che sta dietro la metaforica «anarchia del mercato», l'uncino invisibile può spiegare l'anarchia effettiva dei pirati.

In secondo luogo, diversamente dagli attori economici tradizionali che sono guidati dalla mano invisibile, i pirati non avevano come attività principale la vendita di alcunché. Non avevano perciò clienti da soddisfare. Inoltre, l'interesse egoistico che perseguivano i pirati non andava a beneficio dell'intera società, come avviene per l'interesse egoistico degli attori economici tradizionali. Attraverso la ricerca del profitto, per esempio, gli industriali migliorano il nostro tenore di vita fabbricano prodotti che rendono più facile o più soddisfacente la nostra vita. I pirati, per contro, vivevano parassitariamente sulla produzione altrui e non arrecavano alcun beneficio alla società attraverso la creazione di ricchezza. Anzi, la danneggiavano sottraendone una parte.

Nonostante queste differenze, anche i pirati, come chiunque altro, dovevano cooperare per realizzare con successo le loro imprese. Ed era il perseguimento dell'interesse egoistico che li spingeva a collaborare tra loro. Questo elemento critico, comune ai pirati e ai membri della società «legittima», è ciò che lega l'uncino alla mano invisibile.

L'uncino invisibile applica la «logica economica» ai pirati. Questo modo di ragionare si fonda su tre semplici assunti. Primo: gli individui sono animati dall'interesse egoistico. Ciò non significa però che non si prendano mai cura di nessun altro al di fuori di sé stessi. Significa che quasi tutti noi, in genere, siamo più interessati a creare dei benefici per noi stessi e per i nostri stretti congiunti, che a creare benefici per gli altri. In secondo luogo, gli individui sono razionali. Ciò non significa che siano dei robot o che siano infallibili. Significa solo che tentano di realizzare i loro obiettivi egoistici nel miglior modo possibile. In terzo luogo, gli individui reagiscono agli incentivi. Quando il costo di un'attività aumenta, gli uomini tendono a ridurla. L'opposto vale per il beneficio di un'attività. Quando questo aumenta, noi tendiamo a intensificarla. Quando il beneficio diminuisce, la ridimensioniamo. In sostanza, le persone cercano di evitare i costi e di massimizzare i benefici.

Gli economisti definiscono «scelta razionale» questo processo decisionale individuale. Lo schema della scelta razionale non si applica solo ai «normali» individui impegnati in un comportamento «regolare». Vale anche per individui devianti impegnati in un comportamento insolito. E in particolare, si applica ai pirati. Questi soddisfacevano ognuno degli assunti della logica economica descritti in precedenza. Per esempio, erano motivati dall'interesse egoistico. Le preoccupazioni materiali avevano fatto nascere i pirati, e il profitto li motivava fortemente. Diversamente da quanto vogliono farci credere gli stereotipi della cultura popolare, i pirati erano anche molto razionali. Come vedremo più avanti, avevano sviluppato pratiche ingegnose alcune delle quali li hanno resi tristemente noti per eludere i costi che minacciavano di intaccarne i profitti, e per accrescere la resa delle loro criminose spedizioni. I pirati reagivano anche agli incentivi. Quando la legge rese più rischiosa (e quindi più costosa) la loro attività, i pirati idearono brillanti soluzioni per controbilanciare il rischio. Quando offrivano ai componenti dei loro equipaggi ricompense per delle operazioni particolarmente ben condotte, questi ultimi lavoravano più intensamente per assicurarsi una fetta del prossimo bottino e così via.

Il punto non è che la logica economica si può applicare anche ai pirati. Al contrario, la scelta razionale è l'unico modo per comprendere veramente le pratiche esibitive, bizzarre e scioccanti dei pirati. Perché, per esempio, esponevano delle bandiere su cui campeggiavano teschi e ossa incrociate? Perché torturavano brutalmente alcuni prigionieri? Come facevano ad avere successo? E perché avevano creato dei «codici della pirateria»? Le risposte a queste domande stanno nell'economia occulta dei pirati, che solo lo schema della scelta razionale le può rivelare. La storia fornisce la «materia prima» da cui scaturiscono questi interrogativi. L'economia mette a disposizione la lente «analitica» per trovare le risposte.

Quando esaminiamo i pirati attraverso questa prospettiva, il loro comportamento apparentemente inusuale diventa del tutto comprensibile. Il loro strano modo di fare derivava da una risposta razionale al contesto economico insolito in cui si trovavano a operare che generava costi e benefici insoliti e non in qualche intrinseca stranezza. Come vedremo nei capitoli successivi di questo libro, una nave pirata assomigliava più a un'azienda della classifica Fortune 500 che all'accozzaglia di scolari indisciplinati rappresentata nel Signore delle mosche di William Golding. Alla fine, lasciando da parte le gambe di legno e i pappagalli, la pirateria era un business criminale, ma pur sempre un business, e merita di essere esaminata in questa prospettiva.

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Una bussola per orientarsi nella lettura di questo libro

Il libro si compone di sei capitoli principali e una conclusione. Il capitolo 2 concerne la democrazia dell'ambiente piratesco. Diversamente da quanto accadeva sulle navi mercantili e nei governi del XVII e del XVIII secolo, i pirati eleggevano democraticamente i loro «leader» e votavano su tutte le questioni importanti che incidevano sulla vita dei componenti della loro società. I pirati non avevano adottato per caso questa forma democratica di organizzazione politica. Essa emergeva direttamente dalle esperienze dei marinai imbarcati sulle navi mercantili, dove i comandanti avevano un'autorità pressoché assoluta, di cui alcuni abusavano impunemente. La struttura proprietaria delle navi mercantili giustificava e determinava questa organizzazione ultra-autoritaria. Tuttavia, i pirati, che erano dei criminali, e quindi rubavano le «proprie» navi, usavano una struttura proprietaria del tutto diversa per quei vascelli. Questa importante differenza indotta dalla criminalità nei pirati consentì loro di creare un sistema di pesi e contrappesi democratici che responsabilizzava i comandanti e ne riduceva il controllo su importanti aspetti della vita di bordo. Limitando la capacità dei comandanti di sfruttare i membri dell'equipaggio a proprio vantaggio, quei pesi e contrappesi facilitavano la cooperazione tra i pirati, e quindi il successo delle loro imprese banditesche.

Il capitolo 3 studia più approfonditamente il sistema organizzativo delle navi pirata analizzando le «costituzioni» che venivano usate per governare queste società galleggianti. Per la migliore e più pacifica preservazione della loro organizzazione criminale, i pirati creavano degli «statuti» o «codici della pirateria» che fungevano da costituzioni interne per le loro navi. Le regole e le normative previste da quelle costituzioni impedivano alle «esternalità negative» che potevano abbondare sulle navi pirata di limitare la capacità dei membri dell'equipaggio di cooperare tra di loro per effettuare dei saccheggi ben coordinati. Le costituzioni dei pirati creavano anche un «principio di legalità» che collocava gli ufficiali sullo stesso piano «giuridico» degli altri membri dell'equipaggio. La democrazia costituzionale dei pirati anticipava per molti versi quella costituzionale della Francia, della Spagna, degli Stati Uniti, e presumibilmente anche dell'Inghilterra.

Il capitolo 4 applica la logica economica alla famigerata bandiera dei pirati, la «Jolly Roger». Introduce un concetto che gli economisti chiamano «segnalazione» e spiega come i pirati abbiano capitalizzato su questo meccanismo per migliorare il loro utile netto. L'effige del teschio e delle ossa incrociate non era semplicemente un simbolo dello stile di vita dei pirati. Era un meccanismo razionalmente studiato per indurre gli equipaggi delle navi mercantili ad arrendersi senza combattere. Oltre a incrementare il profitto dei pirati, il successo della Jolly Roger «giovava» anche alle vittime evitando inutili spargimenti di sangue e la perdita di vite innocenti.

Il capitolo 5 accosta le implicazioni economiche della costruzione di una reputazione alla celebre passione dei pirati per la tortura. Le loro vittime erano comprensibilmente restie a lasciare il bottino agli aggressori. Alcune arrivavano addirittura a nascondere o a distruggere i beni preziosi che avevano a bordo. Questo comportamento minacciava di ridurre gli introiti dei pirati. Per impedire una contrazione dei ricavi, i pirati investivano sulla propria fama di barbarie e di follia, creandosi un «brand» terrificante. Torturare brutalmente chi osava fare resistenza era un mezzo fondamentale per questa opera di costruzione del brand. Ma i pirati usavano la tortura anche per altre ragioni. La prima era dissuadere le autorità dal molestarli. La seconda era rendere giustizia ai comandanti predatori delle navi mercantili quando il governo non poteva o non voleva farlo. Sotto questo profilo, la tortura esercitata dai pirati potrebbe aver contribuito all'introduzione di un importante beneficio pubblico per i marinai delle navi mercantili - la punizione dei comandanti disonesti, che ne avrebbe ridotto le violenze gratuite.

Il capitolo 6 analizza la logica economica della coscrizione dei pirati. Stando a un'immagine popolare, i pirati avrebbero incrementato i propri organici arruolando con la forza marinai innocenti e restii dalle navi commerciali che catturavano. Il capitolo 6 dimostra che in molti casi il presunto «arruolamento forzato» non era altro che un astuto trucco dei pirati. A fronte dei cambiamenti giuridici introdotti nel XVIII secolo, che rendevano più rischiosa la loro attività, i pirati fingevano di arruolare con la forza i marinai per sfruttare una scappatoia nella normativa anti-pirateria. Come tutti i bravi uomini d'affari, i pirati sviluppavano soluzioni per promuovere i loro interessi quando l'incremento dei costi minacciava di penalizzarli economicamente.

Il capitolo 7 studia le implicazioni economiche della tolleranza dei pirati. In un'epoca in cui le navi mercantili britanniche trattavano gli schiavi neri come... schiavi, alcune navi pirata li integravano a pieno titolo nei loro equipaggi. Il trattamento dei marinai di colore da parte dei pirati era tutt'altro che coerente. Alcuni pirati partecipavano al commercio degli schiavi. Altri garantivano uguali diritti ai bianchi e ai neri a bordo delle loro navi. Altri ancora facevano contestualmente entrambe le cose. Ciò nonostante, i pirati applicavano più coerentemente le idee incorporate nel preambolo della Dichiarazione di indipendenza prima che questo documento fosse formulato, di quanto non facessero gli americani quasi un secolo dopo la fondazione del loro paese. La tolleranza dei pirati non era tuttavia frutto di concetti illuminati sull'uguaglianza o sui diritti universali dell'uomo. Dipendeva invece da semplici considerazioni di costo e di beneficio indotte dalla struttura retributiva della loro occupazione criminale.

Il capitolo 8 conclude la trattazione analizzando i segreti del management piratesco, e in particolare le lezioni manageriali contemporanee che fornisce la logica economica dei pirati del XVII e del XVIII secolo.

I dettagli sono più che sufficienti; è ora di entrare nel mondo della pirateria.

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