Autore Wark McKenzie
Titolo Un manifesto hacker
SottotitoloLavoratori immateriali di tutto il mondo unitevi!
EdizioneFeltrinelli, Milano, 2005, Serie bianca , pag. 180, cop.fle., dim. 142x220x15 mm , Isbn 978-88-07-17108-6
OriginaleA Hacker Manifesto [2004]
TraduttoreMarco Deseriis
LettoreCorrado Leonardo, 2005
Classe politica , sociologia , lavoro , informatica: politica , copyright-copyleft












 

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Indice


   Abstraction   11  Astrazione
         Class   19  Classe
     Education   29  Istruzione
       Hacking   38  Hacking
       History   46  Storia
   Information   58  Informazione
        Nature   63  Natura
    Production   70  Produzione
      Property   77  Proprietà
Representation   90  Rappresentazione
        Revolt   98  Rivolta
         State  106  Stato
       Subject  114  Soggetto
       Surplus  124  Surplus
        Vector  129  Vettore
         World  141  Mondo
      Writings  156  Testi


 

 

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Pagina 11

Astrazione



[001] Un doppio si aggira per il mondo, il doppio dell'astrazione. La sorte degli stati e degli eserciti, delle compagnie e dei gruppi sociali dipende da esso. Tutte le classi in lotta, siano esse dominanti o dominate, lo venerano - eppure lo temono. Il nostro è un mondo che si incammina ciecamente verso il nuovo, con le dita incrociate.


[002] Tutte le classi temono quest'astrazione inesorabile del mondo, da cui dipende il loro destino. Tutte le classi eccetto una: la classe hacker. Noi siamo gli hacker dell'astrazione.(1) Produciamo nuovi concetti, nuove percezioni e nuove sensazioni, che hackeriamo da dati non ancora elaborati. Qualsiasi sia il codice che hackeriamo, sia esso linguaggio di programmazione, lingua poetica, matematica o musica, curve o colori, noi siamo coloro che astraggono i mondi nuovi. Qualsiasi sia il modo in cui scegliamo di rappresentarci - come ricercatori o autori, artisti o biologi, chimici o musicisti, filosofi o programmatori - ognuna di queste soggettività è un frammento di una classe che diviene, a poco a poco, consapevole di sé in quanto tale.

[--- (1) L'autore utizza il termine hacker nella sua accezione espansa. L'hacker di Wark non è solo un pirata informatico, né un programmatore esperto o appassionato di informatica. È un lavoratore immateriale di alto livello che rientra nella settima definizione del Jargon File, il dizionario specialistico dell'hacking curato da Eric S. Raymond: "Una persona che trae piacere nella sfida intellettuale di scavalcare o aggirare creativamente dei limiti". L'hack è dunque invenzione, trovata, capacità d'astrazione e sintesi, intesi come il motore dell'innovazione. [N.d.T.] ---]


[003] Eppure non sappiamo ancora bene chi siamo. Questa è la ragione per cui questo libro cerca di rendere manifeste le nostre origini, il nostro scopo e i nostri interessi. Un manifesto hacker: non il solo manifesto, perché è nella natura degli hacker essere differenti gli uni dagli altri ed esserlo anche da se stessi, nel tempo. Hackerare significa differenziarsi. Un manifesto hacker non può affermare di rappresentare ciò che rifiuta la rappresentazione.


[004] Gli hacker creano la possibilità per l'ingresso di nuove cose nel mondo. Non sempre delle grandi cose, e neanche necessariamente buone, ma nuove. Nell'arte, nella scienza, nella filosofia e nella cultura, in ogni produzione di conoscenza in cui possono essere raccolti dei dati, e da cui si può estrarre informazione, e in cui da quell'informazione si producono nuove possibilità per il mondo, esistono degli hacker che hackerano il nuovo dal vecchio. Mentre creiamo questi mondi nuovi non li possediamo. Ciò che creiamo viene ipotecato da altri, e nell'interesse di altri, di stati e corporation che monopolizzano i mezzi per produrre i mondi che scopriamo da soli. Non siamo noi a possedere ciò che produciamo ma il contrario.


[005] Gli hacker usano la loro conoscenza e il loro ingegno per mantenere la propria autonomia. Alcuni prendono i soldi e scappano. (Viviamo accettando alcuni compromessi.) Altri rifiutano di fare compromessi. (Viviamo meglio che possiamo.) Troppo spesso coloro che tra noi scelgono una di queste strade se la prendono con coloro che scelgono l'altra. Gli uni se la prendono molto per la prosperità che non hanno gli altri se la prendono per la libertà che manca loro per hackerare il mondo liberamente. Ciò che sfugge alla classe hacker è un'espressione astratta dei nostri interessi in quanto classe e di come questi interessi potrebbero incontrarsi con quelli di altre persone nel mondo.


[006] Gli hacker non sono persone socievoli. Spesso non vogliamo sacrificare la nostra singolarità. Ciò che i tempi richiedono è un hack collettivo che ci aiuti a realizzare i nostri interessi di classe piuttosto che un'unità coercitiva. Gli hacker sono una classe, ma una classe astratta. Una classe che produce astrazioni e una classe resa astratta. Astrarre gli hacker come classe vuoi dire astrarre il concetto stesso di classe. Lo slogan della classe hacker non è "lavoratori di tutto il mondo unitevi", ma "disarticolate la macchina del mondo".


[007] Ovunque regna l'astrazione, l'astrazione resa concreta. Ovunque le linee dritte e le curve pure dell'astrazione ordinano le cose secondo vettori complessi ma efficienti. Ma se l'educazione ci insegna ciò che si può produrre con un'astrazione, la conoscenza più utile alla classe hacker è il modo in cui le astrazioni stesse vengono prodotte. Deleuze: "Le astrazioni non spiegano nulla, sono esse stesse che devono essere spiegate".

[008] L'astrazione può essere scoperta o prodotta, può essere materiale o immateriale, ma l'astrazione è ciò che ogni hack produce e afferma. Astrarre significa costruire un piano su cui cose altrimenti differenti e non in relazione tra loro possono essere portate a costruire molte relazioni possibili. Astrarre significa esprimere la virtualità della natura, rendere note alcune delle sue possibilità, attualizzare una relazione dalla relazionalità infinita, manifestare la molteplicità.

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Pagina 21

[029] L'informazione, come la terra o il capitale, diventa una forma di proprietà monopolizzata da una classe, la classe vettoriale, che deve il suo nome al fatto che controlla i vettori lungo i quali l'informazione viene resa astratta, allo stesso modo in cui i capitalisti controllano i mezzi materiali con cui vengono prodotti i beni e gli allevatori la terra con cui si produce il cibo. Quest'informazione, che una volta era proprietà collettiva delle classi produttive - le classi operaie e contadine nel loro insieme - diventa proprietà di un'altra classe appropriatrice.

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Pagina 22

[032] Che la classe vettoriale abbia rimpiazzato il capitale come classe sfruttatrice dominante risulta evidente dalla forma che le maggiori corporation stanno assumendo. Sono aziende che si stanno liberando della loro capacità produttiva poiché essa non rappresenta più una fonte di potere. Si affidano così a una massa di appaltatori capitalisti per la manifattura dei loro prodotti. Il loro potere risiede nel monopolio della proprietà intellettuale - brevetti, copyright e marchi registrati - e negli strumenti per riprodurne il valore, i vettori della comunicazione. La privatizzazione dell'informazione diventa l'aspetto dominante e non più un aspetto secondario della vita mercificata. "In questa progressione esiste una certa logica: prima un gruppo scelto di proprietari manifatturieri trascende la sua connessione con i prodotti materiali; quindi, elevando il marketing a punta avanzata del proprio business, cerca di alterare lo status sociale del marketing come interruzione pubblicitaria e di rimpiazzarlo con un'integrazione senza soluzione di continuità." Con l'ascesa della classe vettoriale, il mondo vettoriale è completo.


[033] Mano a mano che la proprietà privata avanza dalla terra al capitale all'informazione, la proprietà stessa si fa più astratta. Il capitale come proprietà libera la terra dalla sua fissità spaziale. L'informazione come proprietà libera il capitale dalla sua fissità in un oggetto particolare. Quest'astrazione della proprietà fa della proprietà stessa qualcosa di soggetto all'innovazione accelerata, e al conflitto. Il conflitto di classe frammenta, ma si insinua in ciascuna e in tutte le relazioni che diventano relazioni di proprietà. La questione della proprietà, la base di classe, diviene la domanda che viene posta dappertutto, su tutto. Se la "classe" appare come assente agli apologeti della nostra epoca non è perché sia diventata solo una tra i tanti antagonismi e articolazioni, ma al contrario perché è diventata il principio strutturante del piano vettoriale che organizza il gioco delle identità come differenze.


[034] La classe hacker, produttrice di nuove astrazioni, diventa sempre più importante per ogni classe dirigente che si succede, poiché ognuna di esse dipende sempre più dall'informazione come risorsa. La terra non può essere riprodotta a volontà. La terra di migliore qualità si presta da sola alla scarsità e l'astrazione della proprietà privata è quasi sufficiente di per sé a proteggere le rendite della classe agro-pastorale. I profitti del capitale riposano su mezzi di produzione meccanicamente riproducibili, sulle fabbriche e le scorte di magazzino. A volte l'azienda capitalista ha bisogno dell'hacker per rifinire e far progredire le tecniche di produzione onde mantenere il passo della concorrenza. L'informazione è l'oggetto più facilmente riproducibile mai incorporato nell'astrazione della proprietà. Niente protegge il business vettoriale dai suoi concorrenti se non la sua capacità di trasformare qualitativamente l'informazione in suo possesso ed estrarne del valore nuovo. I servizi della classe hacker diventano indispensabili per un'economia di cui si può sempre più fare a meno, un'economia basata sulla proprietà e la scarsità.

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Pagina 28

[047] La lotta tra le classi ha determinato fino a oggi l'allocazione del surplus, il regime di scarsità e la forma in cui la produzione cresce. Ma ora la posta in gioco è molto più alta. Sopravvivenza e libertà sono entrambe all'orizzonte contemporaneamente. Le classi dominanti trasformano non solo le classi produttive in una risorsa strumentale, ma la natura stessa, al punto che lo sfruttamento di classe e lo sfruttamento della natura coincidono nella stessa insostenibile reificazione. La possibilità che un mondo diviso in classi produca il suo stesso rovesciamento si avvicina ogni momento.

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Pagina 29

Istruzione



[048] L'istruzione è schiavitù. L'istruzione incatena la mente e ne fa una risorsa per il potere di classe. Il tipo di schiavitù rifletterà lo stato attuale della lotta di classe per la conoscenza, all'interno dell'apparato educativo.


[049] La classe agro-pastorale resiste all'istruzione, eccetto che come indottrinamento all'obbedienza. Il suo interesse per l'istruzione si ferma immediatamente agli allevatori che devono controllare la morale da pecore da conculcare nel gregge umano che accudisce il loro grano e le loro pecore.


[050] Quando il capitale richiede "braccia" che facciano il lavoro sporco, l'apparato educativo addestra semplicemente braccia utili a occuparsi delle macchine e corpi docili che accettino come naturale l'ordine sociale in cui si trovano. Quando il capitale richiede cervelli, sia per gestire le sue operazioni sempre più complesse sia per impiegarli nel lavoro di consumo dei suoi prodotti, allunga il tempro richiesto da trascorrere nella prigione educativa per essere ammessi nei ranghi della classe operaia salariata. Quando il capitale scopre che molti compiti possono essere eseguiti da impiegati qualsiasi con un breve apprendistato, l'istruzione si suddivide in un sistema minimale che insegna il servilismo ai lavoratori più poveri e in un sistema competitivo che offre ai lavoratori più intelligenti una strada in salita lungo la scivolosa china che porta alla sicurezza e al consumo. Quando la classe dominante predica la necessità di un'istruzione vuol dire inevitabilmente un'istruzione nella necessità.


[051] La cosiddetta "classe media" si garantisce un accesso privilegiato al consumo e alla sicurezza tramite l'istruzione, in cui è obbligata a investire una parte sostanziale del suo reddito, acquistando come una proprietà una laurea che rappresenta la spiacevole prova che "il candidato sa sopportare la noia e sa come seguire le regole". Ma la maggior parte rimangono lavoratori, anche se "spalano" informazioni invece di raccogliere il cotone o piegare il metallo. Lavorano in fabbrica, ma sono addestrati a percepirla come un ufficio. Prendono delle paghe da lavoro domiciliare, ma sono addestrati a percepirli come salari. Indossano delle uniformi, ma sono addestrati a percepirle come dei completi. La sola differenza è che l'istruzione ha insegnato loro a dare dei nomi differenti agli strumenti dello sfruttamento e a disprezzare quelli della propria classe che li chiamano con un altro nome.


[052] L'istruzione è organizzata come un mercato di prestigio, in cui poche e scarse qualifiche permettono l'accesso ai lavori meglio pagati, e tutto il resto si dispone al di sotto secondo una piramide dei prezzi e del prestigio. La scarsità infetta il soggetto con il desiderio di una formazione che conferisca la capacità magica di procacciarsi un "salario" con il quale acquistare altre cose. Attraverso lo strumento della scarsità e la razionalizzazione gerarchica dell'istruzione, i lavoratori vengono persuasi a vedere l'istruzione in modo simile a quello in cui la classe dominante vuole che la vedano: come un privilegio.


[053] I lavoratori hanno un interesse genuino per l'istruzione che garantisce il posto di lavoro. Desiderano che l'istruzione veicoli almeno un po' di conoscenza, ma viene concepita spesso in termini di opportunità di lavoro. Capita che anche i capitalisti possano richiedere un'istruzione a scopo lavorativo. Ma se i lavoratori sono interessati a un'istruzione che dia loro una certa capacità di cambiare lavoro e azienda, preservando quindi un po' d'autonomia, i capitalisti pretendono una riduzione dell'istruzione agli elementi formativi più funzionali, al minimo necessario ad assolvere una funzione particolare.

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Pagina 31

[055] La classe hacker ha un rapporto ambivalente con l'istruzione. Gli hacker desiderano la conoscenza, non l'istruzione. L'hacker entra in essere tramite la libertà pura della conoscenza in sé e per sé. Tutto ciò pone l'hacker in una relazione antagonistica con la lotta condotta dalla classe capitalista per trasformare l'istruzione in induzione alla schiavitù salariale.

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Pagina 35

[065] Le classi dominanti desiderano un apparato formativo da cui poter comprare un'istruzione prestigiosa anche per gli eredi più stupidi delle loro fortune private. Se ciò può sembrare attraente ai lavoratori meglio pagati come un modo per assicurare un futuro ai loro figli a prescindere dal talento, alla fine anche essi rischiano di non essere in grado di sostenere i costi di questa ingiustizia. Gli interessi delle classi produttive in quanto tali risiedono nel complesso in una conoscenza democratica fondata sul libero accesso alle informazioni e sull'allocazione di risorse basate sul talento piuttosto che sulla ricchezza.


[066] Dove la classe capitalista vede l'istruzione come un mezzo indirizzato a uno scopo, la classe vettoriale la vede come uno scopo in sé. Essa vede delle opportunità nel rendere l'istruzione un'industria che dà profitto in sé, basata sulla messa in sicurezza della proprietà intellettuale come forma di proprietà privata. La classe vettoriale cerca di privatizzare la conoscenza come risorsa, così come privatizza la scienza e la cultura, al fine di garantirne scarsità e valore. Per i vettorialisti, l'istruzione è solo un altro "contenuto" da mercificare in quanto "comunicazione".

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Pagina 36

[070] Hackerare significa esprimere la conoscenza in tutte le sue forme. La conoscenza hacker implica, nella sua pratica, una politica di informazione libera, di apprendimento libero, il risultato di un dono in un network da pari a pari. La conoscenza hacker implica inoltre un'etica della conoscenza aperta ai desideri delle classi produttive e libera dalla subordinazione alla produzione di merci. La conoscenza hacker è una conoscenza che esprime la virtualità della natura, trasformandola, pienamente cosciente della ricompensa e dei pericoli. Quando la conoscenza viene liberata dalla scarsità, la libera produzione di conoscenza diventa la conoscenza dei liberi produttori. Tutto questo può suonare utopico, ma i racconti di zone temporali di libertà hacker realmente esistenti sono moltissimi. Stallmann: "Era un po' come il giardino dell'Eden. L'idea di non cooperare non ci aveva neanche sfiorati".

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Pagina 38

Hacking



[071] Un hack sfiora il virtuale, e trasforma l'attuale. "Per qualificarsi come hack, l'azione deve essere permeata di innovazione, stile e virtuosismo tecnico." I termini hacking e hacker provengono in questo senso dall'ingegneria elettronica e dall'informatica. Poiché queste sono le aree di punta della produzione creativa in un mondo vettoriale, è appropriato che questi nomi vengano a designare un'attività più vasta. L'hacking dei nuovi vettori dell'informazione è stato in realtà un momento di svolta nell'affermarsi di una più ampia consapevolezza della produzione creativa di astrazione.


[072] Sin dalla sua comparsa nei circoli informatici, "l'etica" hacker si è battuta contro le forze dell'istruzione e della comunicazione mercificate. Come scrive Himanen, gli hacker che "vogliono realizzare le loro passioni" pongono "una sfida sociale di ordine generale", ma la realizzazione del valore di questa sfida "richiederà del tempo, come tutti i grandi cambiamenti culturali". E ci vorrà non solo del tempo, poiché non si tratta solo di un cambiamento culturale. Si dovrà lottare, perché cio che gli hacker portano a essere nel mondo è un mondo e un essere nuovi. Il primo passo di questa lotta è la liberazione stessa del concetto di hacker dai suoi limiti particolari, ossia la sua comprensione astratta.


[073] Gli apologeti degli interessi vettoriali vogliono ridurre la produttività semantica del termine "hacker" a semplice criminale, soprattutto perché ne temono il potenziale astratto e molteplice, il suo potenziale di classe. Dappertutto si sente sparlare dell'hacker come nuovo tipo di delinquente giovanile o vandalo nichilista o servo del crimine organizzato. Oppure, l'hacker viene rappresentato come una sottocultura innocua, la ricerca ossessiva di spazi underground, con i suoi codici restrittivi di condotta e di apparenza. Ovunque il desiderio di schiudere la virtualità dell'informazione, di condividere le informazioni come dono, di appropriarsi del vettore per esprimersi, viene rappresentato come l'oggetto di un panico morale, una scusa per la sorveglianza e per l'affidamento della conoscenza tecnica alle "autorità preposte". Non è la prima volta che le classi produttive subiscono questo ricatto ideologico. L'hacker oggi appare negli organi ufficiali dell'ordine dominante a fianco dei suoi archetipi precedenti, l'operaio organizzato, il contadino ribelle. L'hacker si trova in ottima compagnia.

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Pagina 42

[083] Hackerare è astrarre. Astrarre significa produrre il piano su cui cose differenti possono entrare in relazione. Significa produrre nomi e numeri, il posizionamento e le traiettorie di queste cose. Significa produrre varie tipologie di relazione, e relazioni di relazioni, in cui le cose potrebbero entrare. La differenziazione di componenti funzionanti predisposti su un piano con un obiettivo condiviso è l'impresa dell'hacker, che sia esso in campo tecnico, culturale, politico, sessuale o scientifico. Avendo raggiunto un'astrazione creativa e produttiva in così tanti altri campi, la classe hacker deve ancora prodursi come la sua stessa astrazione. Ciò che deve essere creato come progetto, astratto, collettivo e affermativo è, come dice Ross, "una conoscenza hacker che sia capace di penetrare i sistemi esistenti della razionalità che possono altrimenti sembrare infallibili; una conoscenza hacker capace di riqualificare e quindi di riscrivere i programmi culturali e di riprogettare dei valori sociali che creino spazio per le nuove tecnologie; una conoscenza hacker capace anche di generare nuovi romanzi popolari sugli usi alternativi dell'ingenuità umana".

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Pagina 58

Informazione



[126] L'informazione vuole essere libera ma è in catene ovunque.


[127] L'informazione è immateriale, ma non esiste mai senza un supporto materiale. L'informazione può essere trasferita da un supporto materiale a un altro, ma non può essere smaterializzata, tranne che nelle ideologie vettorialiste più occulte. L'informazione emerge come concetto quando raggiunge una relazione astratta con la materialità. Questa astrazione dell'informazione da ogni supporto materiale particolare crea la stessa possibilità di una società vettoriale e produce un nuovo terreno per il conflitto di classe: il conflitto tra classe hacker e classe vettoriale.

[...]

[131] Le condizioni che rendono possibile la libertà di informazione non finiscono con il "libero" mercato, per quanto gli apologeti della classe vettoriale possano sostenere. La libera informazione non è un prodotto, ma una condizione di un'allocazione efficace delle risorse. La molteplicità delle economie pubbliche e del dono, una pluralità di forme - il tenere aperta la questione della proprietà - è ciò che rende possibile l'informazione libera.


[132] La mercificazione dell'informazione vuol dire soggiogare il mondo agli interessi di coloro i cui margini dipendono dalla scarsità dell'informazione, la classe vettoriale. I grandi benefici potenziali della libera informazione vengono subordinati a beneficio esclusivo del margine di profitto. La virtualità infinita del futuro viene così subordinata alla produzione e alla rappresentazione di futuri che sono ripetizioni della stessa forma della merce.

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Pagina 84

[194] La classe hacker, che detiene una qualche briciola di proprietà conferitale dallo strumento della proprietà intellettuale, scopre che i suoi diritti vengono continuamente messi in discussione dagli interessi della classe vettoriale. Gli hacker, come i contadini e gli operai prima di loro, scoprono che la loro proprietà degli strumenti immediati della produzione è compromessa sia dal potere di mercato delle classi proprietarie che li fronteggiano, sia dall'influenza che quella classe può avere sulla definizione statale delle rappresentazioni della proprietà. E così gli hacker come individui sono obbligati a svendere i propri interessi, e come classe scoprono che i loro diritti di proprietà vengono ridotti.


[195] Gli hacker devono calcolare i loro interessi non come padroni ma come produttori, poiché questo è ciò che li distingue dalla classe vettoriale. Gli hacker non sono dei semplici proprietari che approfittano delle informazioni possedute. Producono nuova informazione e come produttori hanno bisogno di accedere a essa liberi dal dominio assoluto della forma di merce. Se ciò che contraddistingue l'attività dell'hacking è la libera produttività, l'espressione della virtualità della natura, allora il suo assoggettamento alla proprietà privata e alla forma di merce è l'imposizione di una catena. "Quando il significato di una stringa di caratteri puo essere comprato e chiuso a chiavi in un posto, la termodinamica del linguaggio viene ridotta a una singola camera criogenica."

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Pagina 98

Rivolta



[233] Le rivolte attorno al 1989 sono gli eventi chiave del nostro tempo. Nell'Est e nel Sud del mondo, le classi produttive si sollevarono contro tutte le forme di tirannia e noia. Gli agricoltori e i lavoratori - lavoratori sia delle categorie materiali sia immateriali - formarono delle alleanze contro le forme di stato più oppressive e pesanti. Confusi tra loro c'erano gli hacker, hacker di tutti i generi, nati dalle lotte, che sono gli hacker della politica stessa.


[234] A Pechino e a Berlino, a Manila e a Praga, a Seoul e a Johannesburg, nacquero delle alleanze che potevano orientare i flussi vettoriali dell'informazione contro stati sin troppo abituati a sorvegliare in modo poliziesco le rappresentazioni, rompendo le teste di chi osava contestarle. La rottura delle teste sfidò l'hacking dei codici e l'hack ebbe la meglio.


[235] Ma solo per un breve momento. Ciò che le rivolte del 1989 ottennero fu il rovesciamento di regimi così impermeabili al riconoscimento del valore dell'hack che avevano sottratto ogni incremento del surplus non solo ai loro hacker ma anche agli operai e ai contadini fino ad affamarli. Con il nepotismo e la cleptocrazia, la burocrazia e l'ideologia, la polizia e le spie, questi regimi privavano persino gli allevatori e i capitalisti di ogni trasformazione e crescita innovativa. La rivolta del 1989 mise fine a tutto ciò.


[236] Non vinse dappertutto. Nei quattro stati più popolosi, in Cina, Russia, India e Indonesia, non vi fu alcuna rottura effettiva con il vecchio ordine. L'India andò per reazione verso il nazionalismo spirituale. La Russia precipitò nella cleptocrazia e nel controllo della polizia segreta. L'Indonesia conobbe una rivolta democratica coraggiosa ma fragile e incompiuta. In Cina, la Dea della Democrazia apparve rapidamente in piazza Tienanmen, prima di diventare espressione globale di un movimento fuggiasco.


[237] Negli "stati sul fronte" della Guerra fredda, le forze della rivolta ottennero maggiori successi. A Taiwan, in Corea, in Thailandia e nelle Filippine; in Cecoslovacchia, in Germania Est, in Polonia, in Ungheria, in Slovenia e negli stati baltici, le forze della rivolta spinsero le vecchie classi dirigenti verso una nuova forma di stato, in cui movimenti ulteriori verso l'astrazione hanno almeno l'opportunità di lottare.


[238] In America latina, la cosiddetta "transizione" produsse risultati ambivalenti, indebolendo gli stati autoritari ma anche la proprietà socializzata delle classi produttive attraverso la privatizzazione e i bilanci "austeri". In Medio Oriente, le classi dominanti usarono lo stato come bastione contro l'apertura al mondo, al prezzo di un aumento della repressione, della corruzione e del furto in quegli stati in cui il petrolio intorbidisce le acque. In Africa, i movimenti democratici raramente hanno fatto molta strada contro le maree della divisione etnica - quel lascito avvelenato del colonialismo - o contro il nuovo colonialismo del potere vettoriale. Il Sudafrica fu un'eccezione di rilievo e fonte d'ispirazione per il mondo intero.

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Pagina 104

[253] A poter essere liberata completamente dalla forma di merce non è né la terra né il capitale ma l'informazione. Tutte le altre forme di proprietà sono esclusive. La proprietà di uno esclude, per definizione, la proprietà di un altro. Il rapporto di classe può essere mitigato ma non superato. La classe vettoriale vede nello sviluppo dei mezzi vettoriali di produzione e distribuzione lo strumento finale per mercificare il globo attraverso la mercificazione dell'informazione. Ma la classe hacker può realizzare, a partire dalla stessa opportunità storica, che lo strumento per demercificare l'informazione è a portata di mano. L'informazione è il dono che può essere condiviso senza diminuire nient'altro che la sua scarsità. L'informazione è ciò che può sottrarsi interamente alla forma di merce. L'informazione si sottrae alla merce in quanto storia e alla storia in quanto mercificazione. Libera l'astrazione dalla sua fase mercificata.


[254] Parlare di fine dell'informazione come proprietà rende nervosi gli avvocati e i liberali. Lessig: "Mettere in discussione lo scopo della 'proprietà' non significa mettere in discussione la proprietà". Ma perché no? Perché limitare la critica a pochi monopolisti vettoriali, come se il cancro della mercificazione fosse circoscritto al monopolio? Forse, per quel che riguarda l'informazione, la forma di merce è il cancro e i monopoli sono solo dei morti che camminano.

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Pagina 112

[272] L'interesse di classe delle classi operaie e contadine risiede nella produzione di un surplus, nello strappare la libertà alla necessità. L'interesse di classe degli hacker risiede nell'espressione libera e aperta della virtualità. Questi interessi convergono in una forma stato che è a un tempo astratta in rapporto alla rappresentazione e plurale in rapporto alle forme della proprietà. Eppure questo è solo l'inizio di ciò che le classi produttive associate possono desiderare. Desiderano uno stato che sia astratto, plurale e virtuale quanto basta per creare delle aperture al di là della scarsità e della merce.


[273] Lo stato ha i suoi limiti. Può essere ovunque e da nessuna parte, impresso nei pori e nelle particelle stesse dei suoi soggetti attraverso la gestione dell'istruzione e della cultura, eppure ha ancora i suoi limiti. Un limite è la violenza su cui basa la sua pretesa di esercitare la sovranità sulle leggi della rappresentazione. Sfidare questi limiti riafferma semplicemente l'ingiustizia che risiede nel cuore dello stato, senza sfuggirla in alcun modo. Lo stato è limite, interiorità, guscio. La trasgressione finisce semplicemente per confermarlo. Una politica espressiva non è trasgressiva. Cerca di sottrarsi, non di sfidare lo stato. Coloro che sfidano lo stato, che sfidano la violenza con la violenza, coltivano sempre il desiderio reattivo di diventare ciò che si trovano di fronte.


[274] Il limite della rappresentazione è esso stesso un limite dello stato. Agamben: "In ultima analisi lo stato può riconoscere ogni richiesta di identità [...]. Ma ciò che lo stato non può tollerare in alcun modo è che le singolarità formino una comunità senza rivendicare un'identità, che gli esseri umani co-appartengano senza una condizione rappresentabile dell'appartenenza". La classe che può esprimere i suoi desideri, anziché rappresentarli, è la classe che sfugge alla violenza della legge. Quella che non può essere nominata, non può essere identificata, non può essere accusata, non può essere imprigionata. L'astrazione senza autorità o autorizzazione schiude la libera virtualità al di fuori della legge. Contrariamente al ritornello degli apologeti volontari o involontari dello stato, c'è sempre qualcosa, e qualcosa di diverso dalla violenza, al di fuori della sua legge.

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Pagina 154

[387] La produzione di merce è in una fase di transizione dal dominio del capitale come proprietà al dominio dell'informazione come proprietà. La teoria della transizione a un mondo al di là della produzione di merce deve ancora compiere questa stessa transizione. Questo corpo della teoria è passato attraverso due fasi, che corrispondono a due tipi d'errore. Nella prima fase, quando la teoria era nelle mani del movimento operaio, essa feticizzava l'infrastruttura economica della formazione sociale. Nella seconda fase, quando la teoria era nelle mani degli accademici radicali, feticizzava le sovrastrutture della cultura e dell'ideologia. La teoria del primo tipo riduce la sovrastruttura a un puro riflesso dell'economia; la teoria del secondo tipo riconosce alla sovrastruttura una certa autonomia. Nessuna delle due afferra i cambiamenti fondamentali nella produzione di merce che rendono obsoleta questa comprensione della formazione sociale o i nuovi tipi di lotta di classe che emergono sotto il segno del dominio dell'informazione come proprietà. La proprietà è un concetto che occupa un posto liminale e indecidibile tra l'economia e la cultura. Il nostro compito oggi è afferrare lo sviluppo storico della produzione di merce dal punto di vista della proprietà, il perno su cui ruotano non sole la struttura e la sovrastruttura, ma anche la lotta di classe.


[388] Attraverso il rinnovamento della storia, come storia hacker, emerge una teoria del vettore come teoria di classe. Questa teoria offre contemporaneamente un'astrazione attraverso cui il vettore può essere compreso come una forza d'astrazione al lavoro nel mondo, così come una consapevolezza critica del chiasmo tra i poteri virtuali del vettore e le sue limitazioni reali sotto il regno della classe vettoriale. Da questa prospettiva nascente, i tentativi del passato di cambiare il mondo appaiono come pure interpretazioni. Le interpretazioni presenti, anche quelle che rivendicano una discendenza dalla tradizione storica, appaiono prigioniere della mercificazione dell'informazione sotto il regno della classe vettoriale.


[389] In questi tempi faticosi, quando anche l'aria svanisce nelle onde elettromagnetiche, dove tutto ciò che è profano viene impacchettato come se fosse profondo, emerge ancora la possibilità di hackerare le pure apparenze e di fuggire con loro. Ci sono altri mondi e sono questo qui.

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