Autore Franco Foschi
Titolo Farsi fuori
SottotitoloVizi e virtù del suicidio
EdizioneMeltemi, Milano, 2020, Linee 100 , pag. 200, cop.fle., dim. 14x21x1,6 cm , Isbn 978-88-5519-268-2
LettoreLuca Vita, 2021
Classe psichiatria , psicologia , salute , aforismi , umorismo












 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice



    9  A partire da, giungendo a

   13  FARSI FUORI

  193  Indice analitico

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 9

A partire da, giungendo a


La prima volta che mi accorsi del suicidio ero un adolescente.

[...]

Nessuna premessa essenziale, tanto quanto nessuna soluzione preconfezionata: qui si può trovare solo la spinta a meditare sulle proprie variabili del discorso, rendendo questo libro plastico, e modificabile da chiunque coi suoi specifici io.

Del resto: c'è argomento più privato di quello della propria morte? Provocata da altri o da se stessi, o naturale che sia? No. Quindi di questo libro bisogna impadronirsene per sé, per trovarci tra le righe tutti i propri io.

E quel che sarà, sarà.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 13

1.

Il suicidio ha sempre attratto gli intellettuali per il suo essere puro, cristallino. Per questo sono qui: per scrivere un libro puro, cristallino.


2.

Il punto di partenza è la domanda, cristallina, di Camus: perché non mi suicido? Secondo Camus l'unica domanda alla quale vale la pena rispondere.


3.

Sulle questioni ultime, come il suicidio, si è sempre penultimi. Guai alla sicumera, la problematicità è un dovere.


4.

ADDII SPECIALI non privi di humor. Non pioverà più, questo sì che è un addio. Oppure quello del marito dí Jean Harlow, che si è ucciso, clamorosamente, la prima notte di nozze: Era solo uno scherzo. E il fantastico George Sanders, un classico: Caro mondo, me ne vado perché mi annoio. Ma veramente strepitoso è quello di Hart Crane, si butta dal parapetto di una nave, col vento che gli gonfia la camicia grida a squarciagola verso l'alto: Arrivederci a tutti!

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 17

21.

Ogni anno ci sono in Italia circa quattromila suicidi. Un'enormità. Ma questo è un dato che nessuno conosce, e che i media occultano. Il suicidio è una cosa che fa paura ai sopravviventi.

[...]


24.

Una curiosità nel pensiero critico. Si ha la tentazione di considerare il suicidio di un poeta come parte integrante della sua opera, addirittura una degna conclusione della stessa: che nulla diventerebbe se non una più o meno consapevole preparazione al suicidio.

[...]


28.

Lettore, la persona che ami di più al mondo si è appena suicidata. Che stai pensando?

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 21

37.

I suicidi di protesta svelano, col tempo, tutta la loro spaventosa fatuità. Il sacrificio di Bobby Sands ha cambiato la storia dell'Ulster? Il bonzo che si bruciò a Saigon ha cambiato il corso della guerra nel suo paese? Quanto è sopravvissuto il comunismo dei paesi dell'est al sacrificio di Jan Palach? E Budd Dwyer, che si è sparato in diretta televisiva, chi se lo ricorda più? Ha cambiato il costume politico degli Stati Uniti?


38.

Verrebbe da dire: ma sacrificatevi per motivi personali, per favore...

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 27

63.

Ogni organismo ha un fine primario, autodiretto, che è quello della sopravvivenza. Se il fine svanisce, si può portare il proprio organismo al suicidio. La sopravvivenza delle macchine è invece eterodiretta, è affidata ad altri e serve ad altri. Per ciò che riguarda le macchine, gli studi sulla cosiddetta Intelligenza Artificiale cercano di darle un'impostazione evolutiva, per arrivare a una sintesi tra intelligenza naturale e artificiale. Se mai ciò dovesse accadere, bisognerebbe dotare la macchina intelligente della possibilità di autodistruggersi, di suicidarsi.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 31

84.

L'ammiraglio Villeneuve, lo sconfitto di Trafalgar, un vero raffinato, si trafisse con un lungo spillone il cuore.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 37

112.

Poniamo l'assunto: della nostra vita possiamo fare ciò che vogliamo, perché non anche della nostra morte?

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 39

121.

Tra i giovani c'è la più alta concentrazione di suicidi tentati, mentre tra i vecchi la più alta concentrazione è quella dei suicidi riusciti. Cosa riesce a fare l'esperienza.

[...]


125.

C'è qualcuno che non può suicidarsi: gli animali e Dio. Anzi Plinio sostiene che la possibilità di togliersi la vita rende gli uomini superiori agli dei (e agli animali, dico io).

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 45

151.

"La vita è come un dente, può capitare di doversela togliere". Da una poesia di Boris Vian.


152.

Il suicidio, in sé, è una cosa tremenda. L'idea del suicidio, in sé, è una consolazione tremenda.


153.

L'unico atto che non si può ripetere.

[...]


160.

EQUAZIONE. Non parlarne tanto : farlo = parlarne tanto : non farlo (da questo punto di vista dovrei essere in salvo...).

[...]

170.

DAL MONDO DEI MEDIA. Un signore di 89 anni, all'ospedale per una visita ambulatoriale, viene informato dal medico che ha un cancro. Parlano un poco. Poi cortesemente il signore si alza, stringe la mano al medico e se ne va. Appena fuori dall'ambulatorio apre la prima finestra che trova e si butta di sotto. Una decisione impeccabile. Che qualche tempo dopo ripeterà anche Mario Monicelli.

[...]


A proposito di nichilismo applicato: Mikhail Sushkov a 17 anni pubblicò Il Werther russo poi, diligentemente, si uccise. Scrisse riguardo ai fratelli e sorelle che lasciava: "Mi auguro che comincino a riflettere più tardi di quanto non abbia fatto io, altrimenti la loro vita sarebbe avvelenata da amarezze oppure dovrebbero spararsi tutti! Eppure milioni di uomini non nascono forse per morire in varie maniere?". Brrr.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 53

182.

Alan Turing fu uno dei grandi geni che hanno reso possibile l'informatica. Quando venne scoperta la sua omosessualità venne costretto a una terapia ormonale che avrebbe dovuto raddrizzarne la natura. Il 7 giugno 1954 Turing si suicidò. Ecco una causa chiara di suicidio: il pregiudizio sociale.


183.

A questo proposito: sì e no il 50% dei transessuali supera il trentesimo anno d'età. Causa più frequente di morte: il suicidio.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 57

197.

Sylvia Plath tentò tre volte di suicidarsi, cominciando a dieci anni e finendo a poco più di trenta, riuscendoci. Aveva pensato a tutto per i suoi piccoli Frieda e Nicholas. Dormivano nella camera a fianco di quella dove lei si uccise col gas. Aveva messo vicino ai lettini fette di pane imburrato e ciotole di latte, aveva spalancato la finestra e tappato le fessure della porta con dei panni. Nel pomeriggio arrivò un'infermiera, mandata dal dottor Horder perché questi aveva trovato Sylvia, il giorno precedente, estremamente agitata. Avendo suonato invano, l'infermiera chiamò un operaio, e insieme buttarono giù la porta. Sylvia era con la testa nella stufa, poggiata su un panno. Una delle cause potenziali di questa morte viene attribuita al marito Ted Hughes, che l'aveva abbandonata con i bambini per andarsene con un'altra donna. Questa, Assia Wevill, dopo sei anni si uccise anche lei. Che storia.


198.

Gli ultimi dati dicono che le donne si suicidano molto, molto meno degli uomini. Chi è il sesso forte?

[...]


202.

"Chi è riuscito a suicidarsi non può nemmeno farsi le congratulazioni", dice Stanislaw Lec. Forse è solo una boutade, un aforisma birichino, ma il gelo che c'è dietro è terribile: le congratulazioni, al suicida, non possiamo fargliele nemmeno noi.

[...]


212.

"La morte non è ciò che credevamo, ma una fortuna più grande" è un verso di Walt Whitman che forse non è molto saggio far circolare tra i depressi.

[...]


218.

Ha senso vivere aspettando la morte? Non sarebbe meglio darle una mano?

[...]


220.

Stig Dagerman si uccise perché ossessionato dal tempo e dalla morte, ma anche per incapacità di sottrarsi alle pressioni della società e ancor di più per la propria intransigenza nei confronti di se stesso. In altre parole, fu un suicida morale. Infatti l'ultimo giorno della sua vita non tralasciò di consegnare al quotidiano per cui lavorava una poesia satirica, una forte accusa contro il Potere in difesa della dignità dei deboli. Scrisse: "Io sono la nostalgia della morte - recidi!".

[...]


223.

Majakovskij , nel suo biglietto d'addio, scrive in versi: "Come si dice / l'incidente è chiuso. / La vita e io / siamo pari". Di rara determinazione, e quasi ferocia, lo scritto. Questo nel 1920. Ma già nel 1915, ne Il flauto di vertebre, scriveva: "Mi chiedo ancora e ancora / se non sia meglio mettere il punto / d'un proiettile all'esser mio". Perché alla fine si prendono così poco sul serio quelli che parlano e parlano del suicidio, il proprio, intendo?

[...]


225.

Bruno Bettelheim , grande studioso, aveva una personalità tormentata, e finì col suicidarsi a 86 anni. Aveva notato che l'unico periodo della sua vita in cui si era sentito affrancato da pensieri suicidi era stato l'anno trascorso a Buchenwald e Dachau.

[...]

228.

Sansone, Giuda Iscariota, Bruto e Catone, Annibale, la povera Lucrezia narrata da Tito Livio, Cleopatra, Seneca, Demostene, Empedocle... E anche se Aristotele fu il primo a dire che íl suicidio è un atto antisociale, secondo la tradizione lui stesso si avvelenò dopo la morte di Alessandro.

[...]


230.

RAGIONAMENTO DEL SUICIDA INTELLETTUALE CARTESIANO. Ma chi è 'sto tizio che si è appropriato del mio corpo? Ora lo stronco, così ritorno finalmente IO.

[...]


232.

McLuhan parla di una "sete metafisica" che potrebbe spiegare l'ossessione per il suicidio. Partendo dalla constatazione che il nostro mondo è percorso ininterrottamente da immagini di sesso, tecnologia e morte, che spesso si presentano a grappoli, McLuhan dice che il sensazionalismo e il sadismo, termini quasi gemelli, sono lo sbocco inevitabile al quale la mente giunge, in queste condizioni. L'atto sessuale, per esempio, giunge al punto da sembrare meccanico, nient'altro che l'incontro e la manipolazione di parti del corpo. A questo punto resta la "sete", che lui definisce metafisica, anche se non viene riconosciuta come tale. Una sete che può cercare soddisfazione nel pericolo fisico, o addirittura nella tortura, o nel delitto, o, tout court, nel suicidio.


233.

Di quella vecchia signora inglese che si uccise. Nel suo diario trovarono che da mesi e mesi riportava sempre e solo la stessa frase: "Oggi non è venuto nessuno".

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 71

254.

Plutarco racconta che molte ragazze di Mileto si suicidavano una dietro l'altra, come per una moda. A un certo punto qualcuno propose di esporre completamente nudi i cadaveri delle suicide. L'epidemia si arrestò di colpo. Un genio, quel tizio. In seguito anche Tarquinio il Superbo fece altrettanto: diede ordine di crocifiggere i suicidi (era in corso un'epidemia spaventosa) e di abbandonarli in preda agli uccelli e agli animali selvatici.


255.

Alla fine si può credere che il suicidio non sia una negazione, quanto piuttosto un disperato richiamo. Un vero peccato, che non sia reversibile.

[...]


259.

Piccolo sipario (dovuto) per Cesare Pavese. Sua madre diceva spesso di lui: "Quello si ammazza". Sapere di avere questa considerazione da parte della propria madre sarebbe già un ottimo motivo per farlo. E il suo biglietto finale: "Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi". Quel "Va bene?" è agghiacciante: ancora cercare una approvazione significa che quell'uomo era salvabile, e significa che niente e nessuno è riuscito a salvarlo.


260.

In realtà non si può incolpare nessuno per un suicidio, se non eventualmente chi lo commette (ammesso che sia una colpa). Un suicidio è un suicidio. Non è sinonimo di incidente. Di sicuro non è sinonimo di sfortunate circostanze.

[...]


265.

Perché scrivo di un argomento così particolare? » per non doverlo risolvere, che cerco di decifrarne il significato?

[...]


267.

In fondo fa bene scrivere sul suicido. » un argomento riposante. Riflettere sull'arte di uccidersi rende liberi quasi quanto il farlo davvero... Chi si uccide col pensiero (l'arte di uccidersi col pensiero) non è più uno schiavo.

[...]


270.

In Francia, al povero suicida, venivano riservati trattamenti tremendi. A Bordeaux il cadavere veniva impiccato per i piedi ed esposto al pubblico ludibrio. Ad Abbeville lo si trascinava per le strade della città su un graticcio. A Lille il cadavere veniva trascinato alle forche, se si trattava di un uomo veniva impiccato, di una donna bruciato. Luigi XVI, nel 1670, attenuò queste usanze barbare, ma senza modificarle poi molto: i corpi venivano comunque profanati e derisi in pubblico, i beni venivano confiscati, i nobili decadevano dal titolo, si tagliavano i loro boschi, si demoliva il loro castello e si spezzavano gli stemmi... Solo la Rivoluzione del 1789 abolì tutte queste misure repressive e cancellò il suicidio dalla lista dei delitti perseguibili legalmente.


271.

Non è che in Inghilterra stessero molto meglio. Fino al X secolo i suicidi venivano accostati ai ladri, agli assassini, ai criminali di ogni specie. Fino a circa il 1820 rimase il solito uso di trascinare il cadavere del suicida per le strade, infilzato in un bastone, e sotterrarlo poi in una strada maestra, senza cerimonia alcuna. Inoltre il suicida era dichiarato fellone (o meglio, felo de se, cioè traditore di se stesso) e i suoi beni passavano, guarda caso, alla Corona...

[...]


275.

Michel Houellebecq sostiene che l'assenza di voglia di vivere non basta per avere voglia di morire. Lui aggiunge un purtroppo, ma forse sarebbe meglio dire per fortuna.

[...]


280.

Anche in nome di Dio ci furono processi ai suicidi, con confisca dei beni e, addirittura, sevizie sui cadaveri. Non solo gli Stati vi si impegnavano, ma anche la Chiesa. Alleluia.

[...]


284.

Roma è la capitale europea dove ci si suicida di meno. Tutti a Roma!

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 82

302.

"Il suicidio è l'atto più normale che si possa compiere. » a esso che dovrebbe giungere ogni riflessione e con esso concludersi ogni carriera. Dappertutto dovrebbe sostituire la fine involontaria e degradante. E che ognuno sia finalmente libero di scegliere la sua ultima ora". Lapidario, Cioran.


303.

A questo proposito: ci sarà un giorno in cui il suicidio non sarà più una tentazione ma un dovere?


304.

Nel suicidio c'è passione.


305.

Il suicidio alla fine è una questione di impazienza. Ci si stufa di aspettare la morte. Naturalmente basterebbe avere un po' di pazienza e tutto si aggiusterebbe. Ma a certe persone parlare di pazienza è come parlare a un muro...


306.

Tutto sommato, se non ci si ammazza è perché ci sono troppe ragioni per farlo.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 97

358.

Agli antipodi c'è la morte di Alexandre Marius Jacob. Era stato l'ispiratore del personaggio letterario di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo. Per tutta la vita aveva rubato come un pazzo ai ricconi e distribuito tutto ai poveri, scegliendo per sé una vita morigerata, spartana. Un sabato di agosto del 1954, nel paesino di Bois Saint-Denis, dove si era ritirato nel silenzio della propria vecchiaia, organizzò nel suo giardino una festa per i bambini del vicinato, ai quali offrì una lauta merenda. Poi si ritirò in casa e scrisse una lettera agli amici. "Ho vissuto un'esperienza piena di avventure e sventure, e mi considero soddisfatto del mio destino. Dunque voglio andarmene senza disperazione, il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. Voi siete troppo giovani per apprezzare il piacere di andarsene in buona salute, facendo un ultimo sberleffo a tutti gli acciacchi e le malattie che arrivano con la vecchiaia. Ho vissuto. Adesso posso morire". Aggiunse anche un post scriptum: "Vi lascio qui due litri di vino rosato. Brindate alla vostra salute". Poi accarezzò il vecchio cane di nome Negro, un cocker di 19 anni, cieco e sordo, e gli fece un'iniezione. Quindi ricaricò la stessa siringa con una dose letale di morfina e se la iniettò a sua volta. Si distese sul letto e si addormentò serenamente. Sorridendo.

[...]


367.

Ne parlo ancora una volta perché il fenomeno omicidio-suicidio mi fa davvero arrabbiare, in quanto quasi sempre è un solido esempio di vigliaccheria ed egoismo. "Ho già deciso di eliminarmi e non posso sopportare l'idea di lasciarti qui senza me". Non riesco a controllarmi: provo solo odio per chi compie questa aberrazione.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 102

382.

Come viene giudicato sbrigativamente il suicidio! Basta sapere che il tizio aveva problemi economici, o grossi dispiaceri in famiglia, o magari era un ubriacone, che, alé!, tutto è chiaro, possiamo chiudere la pratica. Ma chissà quale carico di sofferenza o disagio, quali riflessioni profonde e imbattibili hanno prodotto un livello di distacco tale da portare al suicidio. Ma noi le ignoriamo.


383.

Miseria, rovesci di fortuna, dispiaceri di famiglia, amore infelice, gelosia, dissolutezza, sregolatezza, malattie mentali, rimorsi, timore di condanne penali, dolori fisici, gioco, solitudine estrema, sindromi persecutorie, follia religiosa, collera, disgusto della vita, perdita di un impiego, alcolismo... Di tutti i fenomeni, la volontà umana è il più complesso.

[...]


385.

Un tale, strappato al suicidio, raccontò che dopo aver preso una dose massiccia di sonniferi si era "comodamente sistemato a letto", e nell'attesa aveva anche mangiato del cioccolato. Come direbbe il poeta, se l'era spassata un po'!

[...]


395.

Il cristianesimo condanna così duramente il suicidio solo per evitare la strage. Nel cristianesimo infatti tutto ha senso perché c'è un aldilà. Di là c'è il bello, di qua la sofferenza (dice il cristianesimo): perché allora non andarci subito, di là?

[...]


397.

Perché i vecchi non si ammazzano in massa? Cioran dà una strana risposta articolata. Parte dalla constatazione di base che la vita non ha alcun senso. Ma anche dal fatto che questo, da giovani, non ha alcuna importanza. I vecchi, invece, cominciano a preoccuparsene: questa inquietudine diventa allora problema, e i vecchi, che hanno un sacco di tempo libero, cercano di risolverlo, senza ovviamente averne le capacità. » proprio l'assorbimento su questo pensiero che impedisce di farsi fuori in massa.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 108

404.

Il CDC (Centro per il controllo delle malattie) di Atlanta, negli Stati Uniti, è l'istituto di ricerca rinomato nel mondo per lo studio e la prevenzione delle malattie. Questo istituto ha classificato tra le malattie anche il suicido, e utilizza una bella fetta dei soldi pubblici americani per prevenirlo. Normalmente la prevenzione di una malattia, al contrario della sua cura, ha lo scopo di scoprire le cause della stessa e di rimuoverle dalla popolazione, per mezzo dell'informazione sanitaria o delle vaccinazioni. Curiosamente, per ciò che riguarda il suicidio la prevenzione è attuata solo dopo che il sintomo si è manifestato. Non c'è nessun interesse di base verso tutto ciò che potrebbe portare a questa scelta, nemmeno a eventuali disordini o malattie di tipo neurologico, niente che serva a negare che questa scelta alla fine non si riveli un'ottima scelta. Ogni volta che la malattia si manifesterà, il CDC correrà a investigarla, da qualsiasi parte del mondo, per cercare di capire perché sia avvenuta e come far sì che non avvenga più... I risultati di questa caccia, a tutt'oggi, sono desolanti.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 110

411.

A un certo punto Durkheim , parlando del matrimonio, dice una frase sconcertante, e cioè che non si può ridurre il suicidio dei mariti senza alzare quello delle mogli. Se dunque l'istituzione del matrimonio è così frustrante, che una libertà corrisponde necessariamente a una costrizione, invece di suicidarsi non si potrebbe non sposarsi?

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 115

427.

Formiggini fu un grande editore, nel XX secolo. Inventò una collana grandiosa, la famosa Classici del ridere. Ma, soffocato dal regime fascista, decise che in qualche modo doveva espiare anche i peccati altrui, uccidendosi. Programmò la sua fine con decisione e precisione, per lancio dalla torre di Modena detta Ghirlandina. Aveva preparato addirittura un'epigrafe dedicata a questo evento. Ma la sua epigrafe migliore, sempre dedicata all'evento, fu questa: "Crepare / è il solo diritto / che sia rispettato: / sarebbe peccato / non ne approfittare". La guardia che frugò le tasche di quell'uomo sfracellato al suolo trovò due assegni da centomila lire, e si chiese perché mai si debba uccidere un uomo che non ha problemi economici...


428.

Cioran spiega il suo concetto di suicidio in maniera molto semplice: gli sembra l'unica soluzione per chi voglia andare al fondo delle cose. Alla superficie, invece, si può transigere, differire, barare, scrivere.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 120

446.

Certe volte penso che nel suicidio non vi sia nessun mistero da spiegare: è semplicemente il trasformare la morte da avvenimento casuale a scelta. Fine della spiegazione?

[...]


455.

Spero che scrivere sul suicidio significhi averlo superato.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 134

500.

Un giorno, non tanto tempo fa, avevo preso una decisione di cui ero del tutto sicuro: quando mio padre non ci sarà più, mi suiciderò. Di poche cose ero altrettanto sicuro. Poi, mio padre vivo e vegeto, è arrivato qualcuno che, semplicemente, mi ha salvato la vita. Davanti a me splende la luce dell'unico vero motivo per cui non spararsi: il principio di responsabilità. Non ne vedo altri - e tanto meno il principio del piacere, che fino a ieri ha sempre guidato tutto il mio tempo. Con solo quello a reggere le sorti della mia filosofia individuale, me ne sarei già andato da un bel po'.

504.

Nel capolavoro di Cormac McCarthy, La strada , il mondo è praticamente finito. La poca umanità rimasta è destinata a una vita selvaggia, feroce, senza speranza. La donna ha appena partorito, e sceglie di non vivere in quel mondo senza futuro né regole. Parla con il suo uomo. "Non me ne importa. Non ha senso. Se vuoi considerami pure una puttana infedele. Mi sono fatta un nuovo amante. Mi dà quello che tu non puoi darmi." "La morte non è un amante." "Sì che lo è." Di rado ho sentito descrivere con più efficacia e disincanto ciò che un suicida convinto ha sperimentato: l'amore per la morte, quando nessun altro tipo d'amore ha significato.

[...]


507.

Uccidersi, con di fronte a sé i ritratti di Rimbaud ed …variste Galois, più che un suicidio sembra un programma di vita. Un grido tra una poesia e un teorema. La razionalità che decide, senza scampo, che non resta da fare nient'altro che scomparire, annullarsi. La sera dell'8 maggio 1959 Renato Caccioppoli , matematico di fama mondiale, rientrò da via Chiaia nel suo sontuoso palazzo Cellamare, sospeso sulla rutilante quotidianità di Napoli. Prese una pistola. Si accomodò in poltrona. Lanciò probabilmente un ultimo sguardo alle foto del poeta adolescente e dell'adolescente matematico. Ripensò per un istante allo loro morti precoci. E fece fuoco.

[...]


512.

In un libro divertentissimo di David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più , improvvisamente l'autore prende un tono serissimo. Racconta del suicidio di un adolescente che si è lasciato cadere dal ponte di una nave extralusso, etichettato in maniera sbrigativa come il gesto estremo dopo una pena d'amore adolescenziale. Vale la pena di riportare l'intero scritto di Wallace, molto utile per la riflessione legata a questo libro: "In queste crociere extralusso di massa c'è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della Nadir - soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell'allegria cessavano - io mi sentivo disperato. Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione - uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. » più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave".

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 141

517.

Nei grandi capolavori letterari del passato, quando commettono adulterio poi si ammazzano. Io ho sempre desiderato ammazzarmi quando non ci riuscivo.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 160

588.

Lo dico per l'ultima volta, forse perché è l'unico detto sul suicidio che mi sento di sottoscrivere al cento per cento: semplificando al massimo, il suicidio potrebbe essere il desiderio più o meno conscio di cambiare vita, non di finirla.

[...]


592.

Già è difficile comprendere il motivo del suicidio tra gli uomini, ma io i virus e i batteri proprio non li capisco. Fanno una gran fatica per trasmettersi, e poi si suicidano ammazzando l'ospite...

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 173

628.

Ora sappiamo per certo che Hitler si è ucciso sparandosi un colpo alla tempia. Gran bel gesto, peccato un po' tardivo.


629.

"... morto suicida a seguito di una serie di tragedie personali". Non ne basta una?


630.

In una delle rarissime interviste concesse da Cormac McCarthy , all'intervistatore che gli chiede se non gli venga mai la voglia di scrivere storie brevi l'autore risponde: "Non mi interessa scrivere storie brevi. Qualunque cosa che non ti occupi anni interi della vita e non ti spinga al suicidio mi sembra che sia qualcosa che non vale la pena". Scrivere porta al suicidio, dunque... Anche questo libro? Vedremo.

| << |  <  |