"Prima Pagina" di settembre 2006

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Sul piacere del testo non possibile nessuna tesi; appena un'ispezione (una introspezione), che taglia corto. "Eppure si gaude!" [In italiano nel testo]. Eppure, a dispetto di tutto, io godo del testo.

Almeno degli esempi? Si potrebbe pensare a un'immensa mietitura collettiva: si raccoglierebbero tutti i testi a cui toccato di "far piacere a qualcuno" (da qualunque parte questi testi vengano) e si manifesterebbe questo corpo testuale (corpus: la parola giusta), un po' come la psicanalisi ha esposto il corpo erotico dell'uomo. Un simile lavoro, per, c' da temere che arriverebbe solo a "spiegare" i testi scelti; ci sarebbe una biforcazione inevitabile del progetto: non potendosi dire, il piacere si metterebbe sulla via generale delle motivazioni, di cui "nessuna riuscirebbe a essere definitiva" (se adduco qui certi piaceri del testo lo faccio sempre di sfuggita, in modo molto precario, nient'affatto regolare). In una parola, un lavoro del genere non potrebbe scriversi. Non posso che "girare" intorno a un soggetto simile - e allora meglio farlo brevemente e solitariamente che non collettivamente e interminabilmente; meglio rinunciare a passare dal "valore", fondamento dell'affermazione, ai "valori", che sono effetti di cultura.

Roland Barthes, "Variazioni sulla scrittura", Einaudi, Torino, 1999